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Sullo scrivere e rileggersi (una storia di alienazione)

Mi capita raramente di ri-leggermi, soprattutto dopo mesi o anni dalla stesura di un testo. La ragione è tanto semplice quanto bizzarra: ho paura di farlo.

Quando scrivo (su carta, PC o su web) lo faccio di getto, per ispirazione non attraverso il raziocinio. Non so come spiegarlo ma il processo della scrittura per me implica una completa perdita dell’IO razionale. Spesso entro in trance quando scrivo testi veramente ispirati (soprattutto fuori dal web). Poi mi fermo, guardo l’orologio e sono passate due-tre ore ma per il mio IO conscio erano appena 10 minuti. E poi a mente lucida mi domando che cosa ho scritto? Torno indietro e non mi capacito di quelle frasi, conclusioni, espressioni, parole. E’ come se la memoria nel momento dello scrivere non passasse attraverso l’ippocampo per consolidarsi. Tutto deriva dall’interazione tra la corteccia motoria e il cervelletto per muovere dita e occhi e da “qualche altra parte” per l’ispirazione. Quello che penso o scrivo non passa per le aree deputate alla memoria. Così l’attività dello scrivere si rivela per essere una capacità ancestrale, comandata dal tronco encefalico senza alcuna connessione con le parti superiori del cervello. Come quando guidate, parlate con qualcuno affianco a voi e non vi rendete conto che avete appena schivato una macchina all’incrocio. State parlando col vostro amico utilizzando il vostro io conscio e guidando utilizzando il vostro (vostro?) io ancestrale: due cervelli allo stesso tempo. Non mi stupisce quindi che in passato la scrittura fosse considerata un’arte ispirata dal divino come per le muse greche.

Rileggermi quindi significa leggere qualcun altro. E la sensazione che provo a rileggermi anche dopo anni è quella del totale straniamento. A volte rileggendo gli archivi ho dovuto ricontrollare più volte che l’autore del testo fossi io perché non ci credevo. Stile, parole, punteggiatura tutto questo non mi apparteneva.

E’ questo il motivo per cui non rileggo mai i post che scrivo. Anche perché mi verrebbe la tentazione di cancellarli seduta stante. E’ spesso un problema perché il testo contiene errori grammaticali e di struttura e soprattutto pensieri scritti di getto parzialmente filtrati dal “colino” razionale. E così ogni testo che ho disseminato per il web o sul mio hard disk è scritto da un altro io. Ho disseminato in 15 anni migliaia di testi alieni di cui non riesco a rivendicare la paternità. Come quello che avete appena letto.

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