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Il Vietnam persiano

Nelle prossime settimane incomincerete a vedere molti servizi giornalistici e articoli sui maggiori giornali riguardo all’Iran. Parleranno di presunti attacchi iraniani agli interessi occidentali, sabotaggi, interferenze con elezioni, pericoli contro Israele ecc. Ci saranno esperti militari ospiti di telegiornali e trasmissioni che parleranno di documenti dei servizi segreti che provano che l’Iran sta organizzando qualche attacco contro gli interessi americani e israeliani. Opinionisti scriveranno op-eds su grandi giornali come il New York Times e il Washington Post che verranno copia-incollati da agenzie in tutto il mondo. Non abboccate. Tutto questo e’ stato deciso a tavolino da qualche generale del Pentagono e spin doctor della Casa Bianca.

Tutte queste notizie verranno date in pasto ai giornali da agenzie dei servizi segreti americani e israeliane. Su Twitter e su Facebook vedrete un aumento delle campagne di appoggio per le donne che protestano contro il velo. Più del normale ovviamente. Questo viene fatto dagli algoritmi delle piattaforme per amplificare un messaggio di propaganda anti-iraniana. Voci contro la guerra verranno silenziate e le campagne anti-iraniane saranno martellanti. I social media e la maggior parte dei media tradizionali sono alle dirette dipendenze degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita (Twitter e’ in mano ai sauditi infatti). E’ tutto fatto di modo tale che l’opinione pubblica arrivi preparata alla prossima guerra contro l’Iran. Già, la guerra. Perché ora?

Alcune cose sono capitate negli ultimi mesi: la rielezione di Netanyahu in Israele, la riapertura del fronte di guerra siriano di Idlib, le pesanti perdite dei sauditi nel teatro yemenita a causa della guerrilla degli Houthis. Ma soprattutto una legge non scritta che dice che qualsiasi presidente americano che non va in guerra non viene rieletto per un secondo mandato. Trump ci ha provato con il Venezuela ma ha miseramente fallito e ora ci prova con l’Iran. Con modi da criminali gli americani hanno prima lasciato l’accordo internazionale sul nucleare che stava funzionando benissimo, poi hanno incominciato ad inviare navi e bombardieri nel Golfo Persico per stuzzicare una risposta dall’Iran. Come un bambino con un bastone che scuote un alveare stanno solo aspettando che una ape faccia una mossa sbagliata per poi giustificare un attacco.

Il problema e’ che gli americani sono cosi ignoranti che non si rendono conto che questa sarà la più dura e difficile guerra mai combattuta dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Non hanno alcuna idea di cosa sia l’Iran, quanto sia impervio geograficamente e quanti alleati fedeli abbia nella regione e fuori dalla regione. Non sarà una passeggiata e questi sono i motivi principali:

1. geograficamente l’Iran e’ immenso. Grande quanto l’Europa Occidentale (Germania, Francia, Italia e Regno Unito assieme per esempio) con zone impervie e montagnose, deserti e foreste. E’ un microcontinente a se stante. E’ impossibile da invadere dal mare, cioè dal Golfo Persico, perché controlla il passaggio delle navi sullo stretto di Hormuz. (infatti e’ una trappola per le navi nemiche) e da terra e’ circondata da paesi alleati o neutrali.

2. alleanze: A Est il Pakistan non ha alcun interesse ad allearsi con gli USA e a Nord-Est l’Afghanistan e’ in caos. A Ovest l’Iraq e’ diventato praticamente un paese satellite dell’Iran, l’Oman e’ storicamente neutrale ma si affaccia su Hormuz quindi ha interesse a non entrare nel conflitto, lo Yemen e’ in piena guerra civile, la Siria sta vincendo contro gli ultimi bastioni di Al Qaeda ad Idlib con l’aiuto dei russi, in Libano Hezbollah controlla parte del governo, la Turchia e’ alleata della Russia e in rotta di collisione con la NATO. Gli unici paesi che potrebbero supportare un attacco sono Arabia Saudita e Israele. E potrebbero farlo solo con supporto aereo.

3. conseguenze: se gli USA dovessero attaccare l’Iran, la prima mossa dell’Iran sarebbe quella di chiudere lo stretto di Hormuz e affondare la flotta americana. E potrebbero farlo perché in tutti questi anni si sono preparati a questa evenienza. Con minisommerigibili, droni, razzi terra-terra, motoscafi veloci da due posti per azioni kamikaze. Queste sono tutte azioni di guerriglia e  sabotaggio che non necessitano di tecnologie avanzate o di flotte di fregate o squadroni di jet. Sarà una sorta di Vietnam sull’acqua che terrà in scacco matto gli americani. Israeliani e sauditi tenteranno di usare la loro aviazione per fare sortite nel territorio iraniano ma come sappiamo dall’esperienza l’unico modo per vincere e’ con una invasione di terra. Impossibile a meno che non si facciano sbarcare 500000 mila soldati con perdite devastanti. Al confronto il D-Day fu una passeggiata. Nel frattempo l’Iran non ha neppure bisogno di spostare truppe al confine. Deve solo aspettare che i suoi alleati attacchino Israele (Hezbollah, Siria e Hamas) da più fronti e internamente, i sauditi (houthis dallo Yemen e dall’est sciita) e gli americani stazionati in Iraq (PMU sciite e IRGG). Non solo ma sarebbe impossibile per le petroliere dei paesi arabi attraversare lo stretto senza essere attaccati. Il prezzo del petrolio schizzerebbe a livelli mai visti dagli anni 70 con conseguenza disastrose sull’economia mondiale.

4. effetto domino. Non solo l’Iran non deve fare nulla – solo aspettare con pazienza – ma può contare su appoggio indiretto di Russia e Cina i quali faranno di tutto per sabotare gli interessi statunitensi aumentando la loro pressione su aree diverse come il Mare Cinese nel caso della Cina e l’Ucraina nel caso della Russia. Altri paesi poi potrebbero approfittarne come il Venezuela e la Corea del Nord (difatti la Corea nei giorni successivi all’annuncio della guerra contro l’Iran ha sparato missili a lunga gittata) per contrastare il potere americano nelle loro regioni di influenza.

5. Conclusioni: non solo gli USA non possono vincere militarmente contro l’Iran ma rischiano di esacerbare conflitti che non sembrano connessi come in Corea del Nord, Venezuela, Libia, Ucraina ecc. Esiste un solo modo per vincere la guerra militarmente: le armi nucleari. E non e’ da escludere che Netanyahu possa sganciare qualche atomica strategica su qualche piccola città iraniana. Ma come reagirebbe al comunità internazionale ad un tale atto criminale?

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Kurdistan nel caos

Come era prevedibile dalle premesse e dai personaggi coinvolti – vedi mio post di qualche giorno fa qui – il Kurdistan post-referendum e’ nel caso più totale. Con una delle decisioni più stupide della sua lunga carriera politica Barzani ha voluto inserire nel futuro Kurdistan tutti i territori conquistati recentemente dall’ISIS come Kirkuk, Ninive e Sinjar. Tutte a zone o a maggioranza araba o miste. E comunque fuori dai confini del KRG, Kurdistan Regional Government. Ovviamente l’Iraq con l’aiuto delle PMU, le milizie sciite, non ci ha pensato due volte e ha marciato verso Kirkuk. I peshmerga, vista la artiglieria pesante battere in ritirata per ordine di Barzani ha dovuto fare bagagli e scappare di tutta corsa. Solo i militanti del PKK son rimasti ma solo simbolicamente. La popolazione curda, visti i peshmerga scappare a gambe levate e stata presa dal panico ed e’ scappata fuori dalla città. 100mila curdi si sono infilati in automobili e si sono diretti verso l’autostrada. Per la terza volta Barzani ordina all’esercito di ritirarsi e ogni volta sono i civili a perderci – prima nel Sinjar dove  gli Yazidi furono massacrati poi a Ninive e ora Kirkuk. Cio’ che non era riuscito a fare Saddam contro i curdi e’ riuscito Barzani. Ovviamente gli Stati Uniti si sono strategicamente tirati fuori dalla disputa ma con un solo obiettivo: quello di far avanzare le PMU sciite verso il Kurdistan e poi condannare l’Iran per pulizia etnica. La pistola fumante per la prossima guerra contro l’Iran. Ma Abadi e l’Iran non sono scemi e hanno fatto ritirare le milizie sciite da Kirkuk il prima possibile lasciando solo l’esercito federale iracheno. Stessa cosa che gli USA faranno con l’SDF quando l’ISIS sarà sconfitto in Siria. Gli USA abbandoneranno l’SDF (YPG + milizie arabe) quando l’esercito siriano e la Russia reclameranno Raqqa e le altre zone occupate. Per poi accusare l’Iran e la Russia di massacri contro i curdi. Mai, dico mai, allearsi con gli americani. Ti useranno solo come pedine per i loro fini e poi al cambio di amministrazione alla Casa Bianca sarete carne da macello.

Update: Oggi ci sono voci di un golpe contro il governo Barzani. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi.

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Cyberterrorismo made in USA

Non mi sono mai trovato bene nei panni dell’antiamerikano. Non ho mai lesinato critiche a certi aspetti della cultura americana e alla politica americana (soprattutto quella bushiana) in passato ma sono sempre stato restio a fare una critica tout court della cultura statunitense come fanno certe frange di sinistra e destra (no-global e Forza Nuova per nominarne solo due).

Ma uno cosa deve dire o pensare se dalle colonne di uno dei più autorevoli giornali d’oltreoceano, il Washington Post,  spunta fuori un editoriale dal sapore totalitario con un retrogusto da terrorismo internazionale?

In breve, Mark Thiessen dice che Wikileaks, mostrando al mondo i documenti  sulle responsabilità americane, sui silenzi, sulle torture, sulle bugie nella guerra in Afghanistan, rappresenta un nemico degli USA. Una organizzazione criminale che deve essere eliminata, il suo fondatore arrestato e il sito soppresso o oscurato.

Da brividi. Non stiamo leggendo un pamphlet di qualche esaltato neocon, stiamo leggendo il WP. Un articolo che segue di qualche settimana le proposte della Casa Bianca di oscurare internet come in Cina.

In USA si sta proponendo di compiere quell’esecrabile atto che si chiama cyberterrorismo internazionale, tanto paventato quando si parla di stati canaglia e da cui ci vorremmo difendere.

In questi giorni mi sono chiesto: quando internet o Wikileaks mostrano documenti sugli stati nemici come Cina, Cuba, Korea del Nord va tutto bene e allora siamo pronti a dargli il Nobel per la Pace. Quando si tratta di nascondere le nostre porcherie, le nostre schifosissime ipocrite porcherie, allora internet è un nemico da abbattere.

Che differenza c’è tra uno stato che compie atti criminali contro civili, mente all’opinione pubblica mondiale, nasconde le prove ai media come l’Iraq di Saddam o l’Iran odierno e gli USA dei documenti Wikileaks? Pensavo che la differenza fosse la trasparenza di fronte ai media e all’opinione pubblica, la totale mancanza di torture e barbare uccisioni di civili ecc.

Evidentemente non è così, e la guerra è guerra chiunque la muova. E allora non è preoccupante che io leggendo queste cose abbia i brividi? Che abbia più paura degli amici, alleati USA che dell’Iran o della Corea de Nord?

P.S.

L’Islanda si appresta ad approvare una legge che permetterà assoluta libertà per i server ospitati e per internet. Chiunque potrà ospitare documenti di qualsiasi genere, compresi i documenti scottanti di Wikileaks. Se dovesse accadere, gli USA potrebbero considerare l’Islanda uno stato canaglia e nella peggiore delle ipotesi un paese da attaccare.

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