L’inedito estintore

Non ci voleva un genio per capire dove il governo voleva andare a parare. Far distruggere la città per poi invocare leggi più restrittive. Maroni è più fine di Cossiga. Quest’ultimo aveva la bavetta alla bocca con la sua ricetta “manganelli e infiltrati”. Maroni preferisce tenere un ruolo istituzionale più ponderato ma non per questo meno violento.

Maroni parla di una “inedita forma di terrorismo urbano”. Inedita forma di terrorismo urbano. Tente a mente questa frase. Fa parte di quelle frasi che verranno usate in futuro continuamente.

Io non so che fine ha fatto la memoria degli ultracinquantenni in questo paese, ma perfino io che sono nato nel 1981 so che aria si respirava negli anni 70. “Inedito” per descrivere quello che è successo sabato scorso mi pare una cazzata. A meno che Maroni all’epoca non fosse ancora nato. Negli anni 70 gli studenti andavano in giro con pistole e molotov, perfino in classe. Gente che leggeva letteratura e saggistica marxista a colazione.

Quelli di Sabato leggono Fabio Volo, si rifanno le sopracciglia dalla cugina estetista, a malapena riescono a tenere su i pantaloni perché vogliono mostrare la mutanda D&G (guardate lo slancio de Er Pelliccia quando lancia l’estintore, le mutande gli arrivano al ginocchio; un rivoluzionario anni 70 manco ce li aveva le mutande perché era troppo borghese), tra un sanpietrino e l’altro guardano lo status su Facebook.

Quello che è successo Sabato è ordinaria amministrazione in Italia. Ordinaria, normale, ripetitiva routine da 40 anni a questa parte. Tutti sapevano. Tutti aspettavano. I ragazzi pacifici e quelli violenti, le TV e i giornali, i vecchi seduti al bar e i bambini all’asilo. La polizia e i carabinieri, il governo e Maroni. Tutti sapevano e avevano già preparato tutte le frasi fatte nei loro fogliettini per il giorno dopo:

Manifestanti: “Noi siamo pacifici sono i black block i violenti.”

Sindacati: “Bisogna condannare questa deriva…”

Sinistra: “Bisogna condannare la violenza…”

Destra: “Leggi più dure!”

Di Pietro: “Leggi più dure!” (Ah no, destra l’ho già ripetuto vero?)

Governo: “Repressione e controlli.”

Gente al bar: “Tanto poi li scarcerano in due giorni”

Giovanardi: “E’ la droga il problema. Erano tutti drogati!”

Black Block: “Volevamo spegnere l’incendio!” (Ah no questa l’hanno improvvisata sul momento tra uno spinello e l’altro)

Notare poi quella parolina: terrorismo. Lo spauracchio del ventunesimo secolo.

Un tempo c’erano i giacobini, poi gli anarchici, poi i comunisti, ora i terroristi. Spero che i prossimi siano i Teletubbies.

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6 commenti

Archiviato in Italia provinciale, politica, Smash the system, tristezze

6 risposte a “L’inedito estintore

  1. L’importante però è non semplificare, perchè se accade che i risultati sono le fideiussioni per manifestare, i violenti di sabato non sono solo ragazzini viziati, ma qualcos’altro. Io sono dell’opinione che dovremmo parlare di questo argomento con molta attenzione.

  2. Naturalmente puntare l’ obiettivo sulla “violenza” della manifestazione ed inondare, letteralmente, i media delle immagini compulsive di devastazioni operate è un ottimo sistema per porre in secondo piano le istanze vere e sacrosante della maggioranza dei cittadini che erano lì presenti.
    Che una massa, poi, non detenga in sé intelligenza e sia soggetta a sottili meccanismi mimetici che tendono a propagarsi in modo subdolo e spesso incontrollabile -soprattutto quando manca di riferimenti organizzativi-, è altrettanto noto nel campo della psicologia collettiva: l’ intelligenza può esercitarsi soltanto individualmente, ma in ogni caso la maggioranza davvero motivata è in grado di non farsi coinvolgere e travolgere.
    Negli anni ’70, te lo garantisco -io c’ ero-, noi studenti non manifestavamo tutti con la molotov in tasca: anche allora i “guerriglieri” erano soltanto alcuni, appartenenti a fazioni ben determinate, con un’ idea della lotta politica ben precisa e finalizzata, dalla quale i più si dissociavano nettamente.
    La violenza -ed hai perfettamente ragione ad osservarlo- è connaturata alla storia del nostro Paese, così come l’ intima natura postribolare dei suoi politici, che noi, italioti, continuiamo ad eleggere.
    Spesso, però, misura esasperazione e la frustrazione dell’ assenza di alternative.
    In ogni caso, ed in sintesi (troppo sarebbe da dire), ciò che da noi succede e che altrove non è (ancora) successo, traccia le linee di uno Stato che non s’ è mai interamente fatto Stato, di una politica da baraccone, di una democrazia claudicante.
    Ciò che mi preoccupa è che in una crisi generale del sistema mondiale e di civiltà, come quella che ci sta travolgendo, non c’ è una sola ragione per pensare che la soluzione sia imminente.

  3. Emanuele

    Se avessi tempo andrei a cercare certi commenti nei mesi e anni scorsi in questo blog. Perché se ricordo bene di violenza verbale ce n’era. Se invece ricordo male mi scuso in anticipo.

  4. Eh, eh, eh … io, negli anni ’70, giravo con pistola, molotov…. catena, spranga, pugno di ferro, coltello a scatto. Tutto sotto la sella della vespa, che veniva parcheggiata vicino alle manifestazioni, pronta all’evenienza.
    Poi, mio padre buonanima, accortosi suo malgrado tramite i C.C., dai quali venne a prelevarmi, delle mie frequentazioni poco salubri, dopo avermi massacrato di botte, mi spedì oltre oceano a rinfrescarmi le idee. Lì ebbi a girare “per i peggiori bar di Caracas” (si fa per dire) e compresi immediatamente la differenza che esiste tra uomini duri “veri” (tanto per essere espliciti, quelli che per darti una lezione si tolgono le brache e t’inchiappettano senza tanti se e tanti ma – esperienza che schivai per un pelo, dopo esser stato tenuto tutta una notte con un affilatissimo rasoio da barba sotto i testicoli, solo per aver rivolto la parola alla ragazza d’un capobanda) e ragazzini viziati e nullafacenti.
    Tornai dopo due anni con una visione completamente diversa della vita.

  5. Le violenze nelle manifestazioni di oggi e in quelle degli anni settanta sono diverse.
    Negli anni settanta il fumo che si vedeva erano i fumogeni dei celerini, in quelle di questi giorni il fumo è quello degli incendi appiccati.
    Comunque anche se può sembrare un discorso da bar… sono solo parole al vento, in due giorni sono fuori di galera questi giovani vandali imbecilli del sabato pomeriggio.

  6. “Se avessi tempo andrei a cercare certi commenti nei mesi e anni scorsi in questo blog. ”

    ?? credo che tu abbia sbagliato blog.

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