Archivi del mese: aprile 2012

Cento metri fuori dall’Italia il paradiso (e Monti è un criminale)

Se il governo Monti fosse al suo posto per fare crescere l’economia farebbe semplicemente quello che si fa a cento metri dal confine italiano, in Svizzera: 40 giorni per aprire un’impresa e tasse al 25%. Crescita, nessuna disoccupazione, tasse bassissime. E’ lì da secoli il modello migliore per far crescere l’economia al di là delle Alpi ma tutti fanno spallucce. Grillo è un coglione ma una cosa l’ha detta giusta qualche settimana fa: vi vorrebbe una Norimberga. Peccato che metà degli italiani finirebbe impiccato.

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Sbadigliare… dalla fame

C’è uno strano detto nella mia famiglia, almeno tra i componenti della vecchia generazione dalla parte di mia madre, ma poi ho scoperto che è diffuso anche in altre famiglie in Sardegna ma solo tra i vecchi: sbadigliare dalla fame. Se sbadiglio quando torno a casa nugoli di zie e parenti mi portano vassoi di roba da mangiare pensando che io abbia fame. Ogni volta rimango allibito. Pensavo infatti che l’atto dello sbadigliare fosse universalmente riconosciuto dalla specie umana come associato al sonno, non alla fame. Anche tra gli altri animali si sbadiglia per sonno non per fame. Ma tra i sardi della vecchia generazione il primo pensiero che viene in mente è la fame, non il sonno.

“Hai fame?” la domanda. E ogni volta chiedo soncertato: “Perché dovrei avere fame?” “Perché stai sbadigliando?” “Eh?”

Un momento, rewind. “Sbadiglio perché ho sonno.” sembra di spiegare la fisiologia umana ad un marziano. Mi chiedo allora che cosa chiederebbero ad una persona che ha appena fatto una mangiata da leone e sbadiglia: “Hai ancora fame?”

La cosa per me è veramente sconcertante ogni volta (con silenzi imbarazzati e pause del dialogo inusuali) che mi capita che a volte penso di essere parte di un’altra specie (più simile ai cani e ai gatti che come me sbadigliano solo per stanchezza o noia). E’ come dare la mano per presentarsi e l’altro la guarda senza reagire, o indicare un oggetto con un dito e l’altro ti guarda il dito non l’oggetto.

Prima di scrivere questo post però mi sono fatto un giro su internet sia in italiano che in inglese e ho scoperto che non sono l’unico ad avere avuto questa esperienza coi marziani. Leggendo qua e là scopro che alcuni inglesi/americani sono rimasti sconcertati dalla stessa domanda in Colombia e in Ruanda dove pare sia comune tanto quanto in Sardegna. Qualcuno ipotizza nel caso dei colombiani che forse la mancanza di zuccheri può portare ad un intorpedimento generale del corpo e quindi ad una generale stanchezza ma le persone lo associano alla fame, quando invece la causa è il sonno creato dalla fame.

Leggo anche da altre parti che “sbadigliare dalla fame” esiste sia in italiano che in francese ma non nella lingua inglese. Se in qualche regione italiana si usa dire lo stesso fatemi sapere. Ma ho trovato anche un aggancio letterario. Per esempio ho trovato su Pinocchio una parte in cui:

“E intanto la fame cresceva, e cresceva sempre: e il povero Pinocchio non aveva altro sollievo che quello di sbadigliare: e faceva degli sbadigli così lunghi, che qualche volta la bocca gli arrivava fino agli orecchi. E dopo avere sbadigliato, sputava: e sentiva che lo stomaco gli andava via.”

Leggo anche su varie enciclopedie che lo sbadiglio può essere causato anche dalla fame ma a mio parere dovrebbe essere un suo significato secondario. Nei film, nei fumetti, nelle barzellette, nei libri, al teatro la gente sbadiglia per il sonno o per la noia. Significa che lo sbadiglio è universalmente riconosciuto come associato alla stanchezza e al sonno. Su Wikipedia non esiste alcun collegamento tra fame e sbadiglio. E a questo punto, a meno che anche tra voi lettori ci sia qualcuno che mi sappia illuminare sull’argomento, da quello che ne so Colombia, Ruanda e Sardegna hanno qualcosa in comune.

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Da Porto a Ljubliana passando per Trieste

Nelle ultime settimane sono stato un po’ assente causa viaggi per lavoro. Avrei voluto fare un post dedicato ad ogni città che ho visitato ma è troppo impegnativo così vi lascio ad una lista delle tante impressioni che ho avuto.

Porto.

Se dovessimo utilizzare la stessa terminologia fantascientifica per identificare le tecnologie fuori dal loro tempo come steampunk e dieselpunk conierei un termine per Porto tutto suo: qualcosa del tipo vintagepunk (anche se esiste un genere musical con questo stesso nome). Se volete vedere una città bellissima che sa conciliare benissimo i mezzi di trasporto dell’inizio dello scorso secolo (vecchi tram, bidonvie, treni che vanno lenti sopra ponti dalle arcate metalliche ormai in disuso, calessi ecc.) con quelle mattonelle azzurre tipiche portoghesi delle case, lo stile liberty dei balconi, il barocco dei palazzi storici. Insomma ci siamo capiti. Bella. Ci rivado appena posso.

Braga.

Braga mi ha datto l’impressione di trovarmi di nuovo di fronte ad un paradosso temporale e geografico. Barocco, moderno, colline toscane, montagne alpine. E quel senso di saudade, cioè quel mix di nostalgia per qualcosa di perso e di speranze per un futuro incerto, che mi è sembrato di cogliere anche a Lisbona e Aveiro. Saudadepunk?

Verona.

Sempre bella, con quell’Adige così azzurro che la racchiude come un gioiello. Questa volta ho visto poco ma mi riprometto di ritornare.

Trentino.

Sono stato per alcuni giorni tra le montagne di Rovereto e San Michele all’Adige e nella Val di Non. Che dire? I meli in fiore sulle colline con le arnie affianco in piena attività, i monti innevati sullo sfondo e tanto verde. Aggiungeteci che ho dormito in un vecchio castelletto del 400 trasformato in hotel e mangiato da dio. Che devo dire di più? Una delle regioni più belle d’Europa.

Trieste.

Ah Trieste! Porta tra tre mondi, porto tra tre mondi. Poco conosciuta, quasi dimenticata negli itinerari turistici eppure essenziale. Trieste non è una città da cartolina e non ti porterai a casa nessun souvenir di plastica o magnete da frigo. Trieste te la porti dietro nei ricordi del suo golfo, dell’Istria all’orizzonte, del mare calmo sulle rocce bianche, delle salite ripide tra gli alberi della montagna. E quella melanconia tipica triestina, quel loro vivere in un limbo per secoli, la paura dell’identità (o l’orgoglio di una identità incerta?). Ecco! Ritrovo la saudade portoghese qui nella terra dell’irridentismo!

Ljubliana.

Per un attimo nel centro storico attraversando il ponte tra i salici piangenti ho pensato: Venezia che incontra Praga nei Balcani in pochi metri quadrati. Poi giri l’angolo e sembra… non trovo corrispettivi. C’è qualcosa di germanico o a volte scandinavo nelle strade e nelle case. O forse sono i balcani che io non conosco. Per me la prima volta in Slovenia, e spero non l’ultima. Una regione bellissima, un Trentino collinare (?), una Svizzera balcana (?). Non lo so, ma ho scoperto un paese moderno, accogliente, più aperto e pulito del suo vicino ad Ovest. E di nuovo, negli sguardi degli sloveni mi tornava alla mente quella parola, saudade. Incredibilmente mentre cercavo su Wikipedia informazioni sulla parola saudade scopro che lo sloveno è una delle poche lingue che ha vari corrispettivi per la parola saudade: hrepeneti, koprneti, pogrešati. E non può essere così visto il bivio tra il mondo postsovietico e quello neoeuropeista. Ricordi del passato, speranza per il futuro, addii e nuove conoscenze.

Possibile che la trovi dappertutto questa parola? Possibile che in tutte le città in cui sono stato recentemente abbia “visto” questa parola? O forse sono io, il viaggiatore, ad averla dentro di me e la proietto su tutto ciò che vedo? La mia vita è una saudade perpetua, ricordi (spesso falsati) del passato, speranze per il futuro (falsato). Addii e nuove conoscenze. Il futuro incerto diventa una nostalgia al contrario. Esisto solo nei miei viaggi, per il resto respiro saudade ogni giorno.

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Quando il giornalismo è fesso e vi fa fessi

Sta facendo scalpore la notizia che a Milano il cognome cinese Hu sia diventato secondo dopo Rossi e che altri cognomi cinesi come Chen e Zhou siano primi in classifica prima di quelli italiani o tipici milanesi. In giornali, siti e blog la gente pensa che Milano sia stata improvvisamente invasa dai cinesi. Ma la classifica, e la sua presentazione giornalistica, sono quanto meno fuorvianti.

Dovete sapere infatti che i cognomi cinesi sono pochissimi, circa 4000 in tutto e se considerate che un censimento in USA nel 2000 dava 150,000 cognomi appartenenti a 100 persone mentre negli USA ci sono 6.2 milioni di cognomi! Tant’è che la cosa è spiegata anche nel mito fondatore della civiltà cinese delle 100 famiglie.

Inoltre esiste un’altra particolarità che rende i cognomi cinesi tutti uguali: spesso pur essendo scritti in modo diverso – quindi famiglie non imparentate- si pronunciano in modo uguale ma nella translitterazione da ideogramma a pinyin (la pronuncia cinese con caratteri latini) diventano identici. Tra quei 3000 e passa Hu ci potrebbero essere più cognomi di famiglie diverse.

Cosa significa tutto questo? Significa che dai dati rilasciati dalle agenzie potremmo benissimo dire che i cinesi di Milano sono solo poche decine di migliaia come milioni. Il numero di cognomi cinesi non ci dice niente del numero di cinesi a Milano proprio per la particolarità dei cognomi cinesi. Infatti Hu, Chen e Zhou sono tra i cognomi cinesi più comuni al mondo (come da noi Rossi ma agli steroidi!).

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La giusta fine

Molti di noi lo dicevano da anni: la Lega è come l’UDEUR del nord. Familismo, compravendita di voti, interecettazione di fondi pubblici ecc.

Il guaio è che la Lega faceva dell’anti-Romaladronismo la sua bandiera e questo rende il loro caso ancor peggiore rispetto al caso di Craxi o di Lusi della Margherita di qualche settimana fa. Tutti i partiti rubano è chiaro ma se quelli trovati con le mani nel barattolo della marmellata si vantavano di essere i cavalieri di un’Italia diversa, ops Padania diversa, be’ altro che monetine… il pestaggio mediatico (e non solo) è garantito.

I popoli italici nonostante si mascherino dietro a sigle politiche, regioni o tradizioni diverse sono TUTTI familisti, corruttori e corruttibili e parassitano la comunità attraverso lo stato continuamente e senza vergogna.

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Secessione soft per la Sardegna più vicina?

Qualche giorno fa il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato l’ordine del giorno presentato da Partito sardo d’azione, Sel, Udc, Fli, Idv, Api. Contrari PD e Riformatori.

Il Consiglio regionale, preso atto delle ripetute violazioni dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione da parte del Governo e dello Stato italiano nei confronti della Regione Sardegna, delibera di avviare una sessione speciale di lavori, aperta ai rappresentanti della società sarda, per la verifica dei rapporti di lealtà istituzionale, sociale e civile con lo Stato, che dovrebbero essere a fondamento della presenza e della permanenza della regione Sardegna nella repubblica italiana”.

Quello che mi soddisfa di questa prospettiva è che la secessione è neanche tanto velatamente accennata non per i soliti motivi etnici, storici, folkloristici ecc. ma per questioni fiscali.

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