Archivi del mese: dicembre 2009

Mexico arrivo!!

Spero che vi siate ingozzati abbastanza in questi giorni. E fra un po’ arriva anche Capodanno per finire in bellezza. Io sto scoppiando.

Scrivo questo post giusto per dirvi che io domani me ne parto in Messico per Capodanno. Quindi, insomma, sarò un po’ assente sul blog ma tenterò di collegarmi più volte possibile.

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Avatar – Recensione

Ho visto Avatar 3D in anteprima il 17 Dicembre, circa 15 ore prima che lo proiettassero nelle sale del New England statunitensi. E circa 30 giorni prima dell’uscita nelle sale italiane. Non nego di essere stato eccitato come un bambino la prima volta al cinema. Un film atteso, attesissimo, 15 anni di lavoro certosino e di annunci e preview centellinate negli anni da uno dei registi più acclamati degli ultimi anni, James Cameron.

Come sono uscito dal cinema? Soddisfatto, felice ma non completamente e razionalmente convinto di quello che avevo visto. Se dovessi descrivere Avatar con due parole: eccezionale ma banale.

Incominciamo col banale. Avatar ha una trama semplice e lineare (e questo non guasta soprattutto negli ultimi tempi dove Hollywood si è buttata in film cervellotici che non dicono niente se non il caos che vogliono trasmettere), ma è banalissima. Un soldato occidentale vive tra gli indigeni di una tribù primitiva. Si innamora della nativa principessa, si divide tra la fedeltà alla sua vecchia civiltà e alla nuova che lo ha accolto, alla fine decide di stare con gli indigeni e combatte contro i cattivoni occidentali che vogliono distruggere la loro civiltà primordiale. Quanti ne abbiamo visto di film così? Balla coi lupi, Pocahontas, L’ultimo samurai per nominarne solo tre. (e in un certo senso perfino Dune). Ecco, Avatar è un Balla coi lupi fantascientifico, niente di più, niente di meno. Ma non solo la trama è banale, è perfino scontata. Sappiamo fin dal principio come andrà a finire, sappiamo cosa accadrà, chi vincerà, chi perderà. Non esiste un elemento sorpresa. Il film va da A a B senza problemi. Ripeto, la semplicità non è un fattore negativo e alla fine il film scorre piacevolmente però ci saremmo aspettati qualcosa di più complesso da uno script durato 15 anni.

Ecco un altro elemento che fa pensare: 15 anni sono giustificabili per questo film? O Cameron è molto lento o ha avuto problemi finanziari. Gli effetti speciali è vero sono molto curati e con milioni di dettagli, ma niente di particolare dal punto di vista qualitativo se confrontato per esempio con un low-budget film come District 9. Si vede ancora che gli alieni e gli animali sono fatti al computer. Mmm non so, forse se non avessi visto District 9 quest’anno avrei urlato al miracolo per gli effetti di Avatar. Chissà. Sta di fatto che un programmatore di videogiochi oggi riesce a dare un prodotto qualitativamente migliore e in minor tempo. Forse è arrivato il momento di scritturare i programmatori di videogiochi come registi.

Davvero, non capisco dov’è la rivoluzione tecnologica e storica di Avatar rispetto al nostro presente cinematografico e videoludico. Ho visto il film proiettato in 3D ma, a parte qualche dettaglio qua e là non si nota nessuna tridimensionalità. Invece i trailer dei film prima di Avatar erano veramente 3D e più volte sono saltato sulla sedia perché mi sembrava che gli oggetti mi arrivassero addosso. Ma se la Pixar riesce a fare i film 3D in modo efficace da anni cos’ha Avatar di tanto speciale? Mi verrete a dire allora che questo film è stato fatto solo per l’IMAX, cioè per un mercato mondiale dello 0.0005% della popolazione?

Veniamo alla eccezionalità. Avatar è imperdibile, è un must sia per gli amanti della fantascienza che per i “turisti della fantascienza” (insomma anche per quelli che “Star Wars è quello dove c’è il tipo con le orecchie a punta, vero?”). Avatar è eccezionale (nel senso letterale del termine: è un’eccezione nel panorama cinematografico odierno) per due motivi fondamenteli: la cura maniacale per i dettagli e il giusto bilanciamento tra scene d’azione e pause di riflessione. Ci sono dei momenti in cui lo spettatore è costretto a riflettere, fare una pausa tra un’azione e l’altra e rimanere a bocca aperta di fronte alle meraviglie del pianeta Pandora. I dettagli sono maniacali e molto realistici (ad un livello simile a quello di un videogioco moderno). Si rimane colpiti dalla descrizione della biologia aliena del pianeta: veramente impressionante la carrellata di specie animali e vegetali descritte, come in un documentario. Ma proprio in questo eccesso di zelo nei dettagli si nasconde l’insidia più grande per Avatar. La popolazione indigena di Pandora, i Na’vì, sono umanoidi in tutto e per tutto simili agli uomini. E tutto questo stona col resto della biologia del pianeta. Su Pandora vedrete che tutte le creature condividono l’esapodia, la fotoluminescenza, la presenza di antenne, e spesso la presenza di due paia di occhi, di narici pettorali o nel collo. Ebbene i Na’vì sono semplicemente degli Homo sapiens blu. Sono degli alieni nel loro pianeta natio. Le femmine hanno persino i seni e la protagonista principale, intepretata sa Zoe Saldana, è una bellissima aliena. Insomma mi ricorda un po’ le tavole di Frazetta degli anni ’50 quando i film o i romanzi di fantascienza ambientati in pianeti esotici finivano sempre per essere una scusa per mostrarci donne aliene in vesti succinte.

Il film dura molto ma non fa pesare lo spettatore. Anzi, si vorrebbe sapere di più dalla trama che spesso lascia volutamente qualche buco.

Io credo che il problema di Avatar sia che è un film con idee vecchie fatto uscire nel momento sbagliato. Uno script che 15 anni fa si riallacciava ad un filone in voga come quello degli eroi noglobal un po’ new age che combattono contro i dominatori cattivi: Balla coi lupi, Pocahontas, Braveheart , L’ultimo samurai e via dicendo. Un filone morto trito e ritrito. Non solo ma mentre Cameron si scervellava a trovare soluzioni tecnologiche innovative i ragazzini di 12 anni stavano già giocando a capolavori di grafica e storia come Bioshock, Fallout 3 o Dead Space. Insomma un film uscito al momento sbagliato a causa del perfezionismo e dell’amore per il dettaglio del regista. Ma i tempi sono cambiati: il mercato è veloce e il pubblico si assuefà alle novità in maniera incredibile.

Il cast è ottimo: una sempre brava Sigourney Weaver, un ottimo Sam Worthington e un fantastico Stephen Lang nei panni del cattivo generale. Quando uscirà in Italia andate sicuramente a vederlo. E’ imperdibile, ma vi prego non andate a dire che è il più bel film dell’anno o che marca un’altra tappa della storia del cinema moderno.

Nota: se volete comprare il DVD o il Blu-ray potete andare qui.

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L’intelligenza non è molto comune tra gli umani ma lo è nel mondo animale

Le ricerche riguardo alle capacità intellettive degli animali si stanno moltiplicando di anno in anno. Ciò che stupisce di più è la presenza di qualità intellettive superiori in animali distanti dalle scimmie antropomorfe o dall’Homo sapiens, sia tra i vertebrati che invertebrati. A dimostrazione del fatto che non esiste alcuna scala evolutiva, né una tensione crescente e progressiva nel mondo vivente verso la corona del Creato, cioè l’Uomo. Questo è infatti uno degli errori più stupidi dei creazionisti: pensare all’evoluzione in termini cristiani di progressione, finalità della creazione, dominio dell’uomo sul creato ecc.

Quali sono queste qualità che prima pensavamo fossero prerogativa della sola specie umana? Per prima cosa la capacità di compiere un’azione nel presente in previsione di un qualcosa che potrebbe succedere nel futuro. La trasmissione della cultura. La capacità di contare. La coscienza di sé. La lavorazione e l’uso di strumenti.

L’ultima dimostrazione in ordine di tempo è la scoperta che una specie di polpo ha imparato a lavorare le metà gusci della noce di cocco (video) buttate in mare dagli umani per crearsi un riparo contro i predatori. E la cosa più incredibile è che non si tratta della lavorazione di un utensile utile al momento, ma col chiaro intento di usarlo anche in futuro. Se lo porta appresso per il fondo del mare, poi quando ne ha bisogno lo gira verso l’alto e si infila sotto. Uno dei ricercatori fa l’esempio dell’ombrello: gli umani prima di uscire di casa prendono l’ombrello anche se non sta piovendo perché prevedono che potrebbe piovere. Un comportamento tipico umano, dei primati e di alcuni uccelli come i corvidi. A volte se trova due metà gusci li lavora ambedue e fa combaciare le due parti così da essere protetto a 360 gradi.

Sono anche molto interessanti le ricerche sui corvidi, uccelli che non hanno niente da invidiare ai tanto decantati primati. I corvi costruiscono utensili per raggiungere il cibo o per aprire scatole e barattoli.

Riescono anche a capire i processi della fisica come il principio di Archimede.

Ragionano in sequenze di causa ed effetto: ad esempio un corvo prende un bastoncino, il quale gli servirà per prendere un altro più lungo che a sua volta verrà utilizzato per raggiungere il cibo.

Una specie di corvo ha imparato a lanciare le noci nella strada. L’obiettivo è aspettare per una macchina per rompere il guscio.Video sotto:

Le gazze si riconoscono allo specchio, una capacità presente solo in alcune scimmie, negli elefanti e nell’uomo. Il video è qui sotto:

La cosa che mi stupisce di più è che abbiamo sempre convissuto con gli altri animali per decine di migliaia di anni e non siamo mai riusciti a vedere questi comportamenti. O forse non abbiamo mai voluto vederli. Mi ricordo una professoressa di scienze delle medie che affermava senza alcun dubbio che l’uomo era l’unico animale intelligente sulla Terra. Le feci notare che al massimo l’uomo è l’animale con più capacità intellettive nel regno animale, e che l’intelligenza è comune a molte altre specie. Le feci anche notare che gli animali si trasmettono informazioni e che queste rimangono all’interno del gruppo per generazioni: la chiamiamo cultura. Non ne volle sapere, era così come diceva lei e basta.

Una nota a parte merita il brillante articolo del Corriere.it dove la giornalista non ha capito la portata della scoperta e si è limitata a riderci su parlando di simpatica roulotte del polpo e informandoci sul fatto che il polpo deve avere un cervello e che gli scienziati un po’ di tempo fa non avrebbero scommesso sulla sua intelligenza. Mah…

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Chiudere, menare, controllare

I giornali dell’estero stanno facendo una pessima figura. Fin quando c’è da ridere su un premier buffone, donnaiolo e mafioso scrivono articoli in prima pagina ogni giorno. Quando in Italia si tenta di instaurare un regime autoritario nessuno fiata. All’estero interessa solo far ridere i propri lettori di questi italiani maldestri, imbroglioni e latin lover, tutti vizi che stanno bene all’interno del nostro stereotipo. Siamo l’unico paese del blocco occidentale, insieme alla Bielorussia, dove dei ministri si possono permettere di annunciare strette e filtri al web, dove da una radio della maggioranza si sente dire che bisogna “menare i ragazzi dei centri sociali per dare l’esempio”, dove membri del partito di maggioranza chiedono di chiudere i partiti dell’opposizione, dove altri esponenti della maggioranza accusano giornali e politici dell’opposizione di aver armato la mano di uno psicolabile. Tutto questo dovrebbe dare scandalo all’estero, dovrebbe far richiamare i propri ambasciatori, annunciare una seduta speciale al parlamento europeo, la UE dovrebbe chiedere spiegazioni della violenza contro le istituzioni e le libertà fondamentali dei cittadini.

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“Perché tanto odio?”

Lasciando da parte la questione della violenza, delle responsabilità ecc. vorrei concentrarmi sulla parola più usata ed abusata di questi giorni: odio.

“Perché tanto odio?” E’ questa una delle prime cose che ha detto Berlusconi in ospedale. Come “Perché ce l’hanno tutti con me?”, “Cosa ho fatto di male?”, “Perché sono così cattivi mamma?”. I bambini piccoli, così come molti altri vertebrati superiori, vedono il mondo solo dal proprio punto di vista. I bambini piccoli, ma anche il cane se ne avete uno, penseranno che qualsiasi bisticcio in casa sia contro di loro. Non solo, ma non capiscono le conseguenze contro gli altri dei propri gesti. In pratica mancano dell’immedesimazione. Fa parte del carattere degli egocentrici e sappiamo quanto Berlusconi sia superegocentrico. Si è detto da più parti che è inevitabile che un uomo come Berlusconi attragga su di sé sentimenti contrastanti come amore e odio (lo vediamo anche con Obama per esempio) nell’opinione pubblica, ma io dico che a molti esponenti del governo ha fatto anche piacere in passato attrarre questa contrapposizione violenta contro di loro. D’altronde non si basa su questo la discesa in campo di Berlusconi? Eliminare i comunisti che controllano l’Italia, bloccare chi semina odio contro di noi con manifestazioni, girotondi, giornali e tribunali. Davvero Berlusconi sarebbe salito al potere senza il tema dell’odio dell’avversario? Berlusconi ha coltivato nell’orticello della opposizione le piante più spinose, come Di Pietro, e ora se ne lamenta. Di Pietro è una creatura di Berlusconi, è il rovescio della sua medaglia, è lo specchio deformante su cui ogni giorno si guarda. Senza l’odio Berlusconi sarebbe il nulla, non esisterebbe nemmeno politcamente.

Non so perché ma quando ho letto quel “Perché tanto odio?” mi sono immaginato un elefante che passa ogni giorno sopra un formicaio tormentando le sue formiche e ad un certo punto, colpito da una pietruzza lanciata dalle formiche, si chieda: “Perché tanto odio?”.

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Punti di non ritorno

Il mio turno di dire qualcosa, anche se in poche ore è stato detto di tutto.

Giusto fare una premessa in questa italietta di sciacalli: non ho mai provato odio per Berlusconi, mai. La categoria dell’odio non ha mai avuto spazio nella mia vita. Non ho mai odiato una persona, al massimo provato rabbia o fastidio ma subito sfreddata da razionalità e pena. Non sono neppure riuscito ad odiare Ratzinger, figuratevi. Anzi, mi sta pure simpatico; diciamo che se dovessi stilare una lista dei miei nemici ufficiali Ratzi è il più simpatico. Berlusconi invece mi fa pena perché è malato. Come si può odiare uno che ha così tanti problemi?

Detto questo (sempre per evitare gli sciacalli del web) quello che è successo ieri è sicuramente l’episodio più grave della storia repubblicana dopo Tangentopoli. Mai si era arrivati così vicino all’omicidio di un primo ministro. Mi meraviglio del fatto che nessuno abbia fatto notare che al posto di quel souvenir ci sarebbe potuto essere un coltello da cucina e a quest’ora avremmo i funerali di stato in mondovisione. Per alcuni forse una immagine idilliaca ma per il sottoscritto una schifezza. Così come trovo schifoso il discorso di “se l’è cercata”. Mi fanno pena i Di Pietro di turno (ma cosa ci potevamo aspettare da un fascista?), così come mi fanno pena gli esponenti del PdL e i suoi elettori che invocano regie occulte, partiti e giornali alle spalle ecc. Tartaglia è un malato mentale, dietro non c’è nulla, anche se è evidente che la tentazione della destra è quella di trovare subito un capro espiatorio su cui far ricadere la repressione. Non aspettavano altro. Mi ricorda l’attentato contro Mussolini di Tito Zaniboni. Il giorno dopo il partito fascista chiuse il Partito Socialista Unitario e il giornale La Giustizia. Ecco se Tartaglia fosse stato uno iscritto al partito comunista o dipietrista ecc. ne avremmo viste delle belle. I vari Bondi, Calderoli, La Russa si stanno mangiando le dita. Ma vedrete che troveranno delle scuse per aggirare l’insanità mentale. Già ieri si insinuava che siccome nella sua famiglia si vota PD allora… Mi ricorda un altro attentato a Mussolini, quello di Zamboni. Un ragazzino linciato dopo l’attentato dai sostenitori di Mussolini (altro parallelismo con ieri), i cui padre e zia vennero arrestati per aver influenzato le idee del figlio e nipote.

Questo è l’inizio di una nuova era, un punto di non ritorno della storia italiana. Ora verranno adottati dei provvedimenti speciali e ci sarà un’escalation, voluta da ambedue le parti. D’altronde fu Berlusconi stesso ad invocare la guerra civile. E’ inutile che le destre facciano la parte degli angioletti. Quella statuetta del duomo l’aspettavano da mesi. Mancava al copione, qui non ci sono innocenti. Le manifestazioni verranno vietate, qualsiasi critica verrà bollata come disfattista, terrorista ecc. Le frange violente usciranno fuori per reazione ecc. ecc. Un film già visto? Sì ma questa volta io me lo godrò da qua fuori.

p.s.

Guardando quella foto avete notato quanto è improvvisamente diventato vecchio Berlusconi? E quanto è diventato umano. Ha perso quella invulnerabilità della sua immagine. D’un tratto, in pochi secondi quei finti 50 anni di chirurgia sono diventati 75 di natura. Di nuovo umano.

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Frammentazione nell’unità

Ormai pare certo (a meno di clamorosi sconvolgimenti geopolitici) che il secessionismo e indipendentismo* saranno le parole chiave caratterizzanti di questo inizio millennio. La Groenlandia ha ottenuto l’indipendenza quest’anno dalla Danimarca. Il Montenegro è secesso (si dice così?) dalla Serbia. Oggi 13 Dicembre la Catalogna sta votando in un referendum per la sua indipendenza dalla Spagna. Non si sa ancora come andrà a finire. La Scozia ormai è pronta a seguire e l’Inghilterra sembra ormai rassegnata. Le Fiandre sono ad un passo dalla secessione. L’Abkhazia ieri votava per l’elezione del suo presidente ed è ormai da anni indipendente dalla Georgia (in realtà è “dipendente” dalla Russia). Il Kossovo ha avuto la sua indipendenza in modo violento e con un aiuto esterno. E ci sono una marea di nazioni che stanno chiedendo o aspettando l’indipendenza in Europa: Corsica, Paesi Baschi, Crimea, Sud Ossezia, Alto Adige, Sardegna, Veneto, Transnistria, enclave serbe in Ungheria, enclave ungheresi in Slovacchia, Romania e Serbia ecc.

Interessante notare che indipendentisti violenti saranno gli ultimi (o forse mai) a conquistare l’indipendenza: Paesi Baschi, Corsica, Sud Ossezia. La violenza non paga quindi.

Che vi piaccia o no, che siate unionisti o separatisti tutti ci dobbiamo raffrontare con questo nuovo problema. Io sono sempre rimasto scettico nei confronti dell’indipendentismo ma negli ultimi anni (3-4?) ho cambiato molto le mie idee. Cosa mi ha cambiato? Per prima cosa il mio minarchismo, secondo l”aver studiato la struttura cantonale della Svizzera. Poi sono sempre stato un forte sostenitore dell’Unione Europea, ma di un unione dei popoli europei non degli stati. Dopo l’UE gli Stati ottocenteschi non servono più a niente e non hanno più senso. Togliere i confini fisici con la UE ha significato togliere anche quelli mentali. Stiamo diventando (io mi sento già) cittadini europei. La cosa più razionale sarebbe eliminare i confini nazionali completamente e dividere l’europa in macroaree per interessi culturali, economici e politici simili. Io la chiamo la cantonizzazione dell’Europa unita. Un governo federale con pochissimi poteri a Bruxelles, come quello svizzero, un governo nazionale leggero per le macroaree e poi le amministrazioni cantonali per le decisioni locali. Una struttura dinamica poi, in base alla quale ogni gruppo può chiedere la separazione o annessione con referendum in qualsiasi momento. Un’Europa dove si può benissimo dire di essere italiani culturalmente ma di far parte del cantone di Nizza all’interno della macroarea Savoia. Di essere genovese ma di far parte del cantone dell’isola di San Pietro dentro la macroarea Sardegna. Di essere fiammingo dentro il cantone Fiandre dentro la macroarea dei Paesi Bassi. E ovviamente essere europeo.

Quindi anche se non posso considerarmi un’indipendentista al 100% dal punto di vista politico sono abbastanza intelligente da prendere atto di questo cambiamento epocale e dico questo: prepariamoci psicologicamente, culturalmente e politicamente a questo scenario. Ma cerchiamo di guidarlo nel miglior modo possibile. Per esempio amici indipendentisti sardi, avete mai pensato ad un Partito Sardo Libertario? 😀

*due termini molto differenti. Usiamo una metafora per spiegarlo: un braccio che viene tagliato dal corpo è una secessione. Un corpo che si stacca da un altro corpo è l’indipendentismo. Quella della Padania sarebbe una secessione, quella della Sardegna indipendenza.

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