Archivi del mese: novembre 2011

Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese – Le (tante) vocali

Nota: questa è solo una veloce guida fatta da un ragazzo all’estero che cerca di spiegare in modo semplice agli altri italiani le trappole della lingua inglese in un modo più diretto rispetto ai tradizionali corsi d’inglese. Non sono un esperto di lingue e i termini che utilizzerò potrebbero essere non corretti, quindi se qualcuno trova errori nel(i) post di seguito me lo faccia sapere. Ogni correzione è sempre gradita. C’è sempre da imparare.

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Il vostro bravo e diligente insegnante di inglese vi avrà sicuramente fatto ripetere a memoria l’alfabeto inglese. Be’ questo è un classico che non può mancare ma ovviamente non credo vi abbia detto che quell’alfabeto è quasi inutile se non vi aggiunge anche l’elenco dei fonemi legati a quell’alfabeto. Cosa significa? Significa che per un italofono l’alfabeto, ovvero la lista delle lettere presenti nella lingua, corrisponde quasi* perfettamente alla pronuncia dei fonemi corrispondenti. Ma in inglese ovviamente no. Nell’alfabeto inglese ci sono cinque vocali, cioè cinque simboli. Questo a causa dell’influenza dell’alfabeto latino sulle lingue europee. Questa volta non prendetevela col francese ma col latino. In realtà in inglese alle 5 vocali dell’alfabeto corrispondono 12 fonemi, ovvero suoni. Qualcuno parla addirittura di 20 fonemi. Per non parlare poi di W e Y che spesso possono rappresentare fonemi vocalici. Gli inglesi quindi si sono dovuti rassegnare ad usare l’alfabeto latino nonostante nella loro lingua ci fossero molti più fonemi. Fonemi che il nostro cervello italofono non riesce a distinguere. E’ una questione biologica di sviluppo cerebrale nell’infanzia**. L’inabilità a distinguere questi suoni è universale tra gli italofoni e ci vogliono mesi o anni e molto orecchio per poter maneggiare questi fonemi con disinvoltura. Per un italofono dire spaghetti e spaaghetti o spagheeti o spaghettii non fa alcuna differenza. Spesso allunghiamo le vocali semplicemente perché stiamo urlando o perché vogliamo enfatizzare un qualche suono. Ma questo sarebbe impossibile in inglese perché ogni volta che il tempo delle vocali pronunciate si allunga avrete appena cambiato parola e addirittura senso alla frase. Infatti mi sono sempre chiesto come si possa urlare in inglese nelle situazioni di pericolo senza incasinare il senso di quello che si dice. 😉
Gli inglesi per esempio penserebbero che spaghetti e spaaghetti (un esempio stupido ma per farvi capire come il cervello sia strutturato in modo diverso) siano due parole diverse. “Ma prima hai detto spaaghetti, non spaghetti?!” Confusione.
Per ovviare a questa barriera fonetica e prima ancora biologica bisogna mettersi di impegno e il vostro insegnante di inglese non vi aiuta di certo facendovi ripetere le letterine dell’alfabeto a memoria. C’è bisogno di una lista fonetica infatti e un continuo uso degli esempi classici come: ship-sheep, shit-sheet, peace-piss, peace-piece, cheap-chip ecc. ecc. (vedere video). La quantità di fonemi vocalici nella lingua inglese è così grande e complessa che gli inglesi fanno largo uso dello spelling, una parola che ha pochi corrispettivi nelle altre lingue. In italiano si dovrebbe dire trascrizione fonetica o addirittura col latinismo compitare.

Oltre al problema delle vocali lunghe e brevi esiste il problema dei dittonghi. Ci sono lettere come la O che vengono spesso pronunciate come OU come in No che si pronuncia NOU (in questo i sardi sono avvantaggiati) e lettere come la A che spesso diventa EI come in FATE. Focus si pronuncia foucus non focus altrimenti gli inglesi sentono “fuck us” (ecco perche’ ridevano sempre giusto?); coke si pronuncia couk altrimenti gli inglesi capiscono cock. Visto che siamo in tema in UK Can’t si pronuncia caaant non cant, altrimenti state dicendo questa. Se invece volete far vedere ai vostri amici inglesi che siete degli appassionati di film americani dovrete dire cheent.

*fanno eccezione la e e la o chiusa e aperta che però vengono distinte solo in alcune regioni del centro Italia.
**spesso non ci si rende conto di quanto lo sviluppo delle aree del cervello adibite alla pronuncia, alla decodificazione dei suoni, alla coordinazione dell’orecchio, lingua e movimento delle labbra sia importante in una lingua. Ci sono suoni che non possono essere piu’ imparati da adulti come abbiamo visto qui.

***per chi volesse approfondire leggere anche qui.

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Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese – C’è una logica dietro

Visto che i quattro gatti che mi seguono sono sempre interessati ai miei post sull’inglese (e sugli inglesi) ho deciso di incominciare una serie di post che tenteranno di spiegare in modo semplice e diretto come imparare l’inglese e soprattutto come evitare i classici errori che noi di italofoni incontriamo. Questa mia esigenza di scrivere questi post nasce anche dal fatto che in Italia l’insegnamento dell’inglese è mediocre se non addirittura risibile. Dei dieci insegnanti di inglese che ho avuto nella mia carriera scolastica non ne salverei neanche uno. Poverini, non ne avevano neanche tanta colpa visto che pure loro hanno dovuto imparare l’inglese in Italia (stare un mese in un collegio a Oxford o a Brighton non conta) da libri scritti da insegnanti inglesi per un pubblico internazionale. Infatti questa mediocrità nasce dal fatto che i libri d’inglese sono scritti da inglesi e poi tradotti in italiano. Ovviamente i professori di inglese non hanno alcuna idea delle trappole che la lingua inglese ha in serbo per chi parla una lingua romanza. Queste trappole sono comuni a tutti, tutti gli italiani all’estero le fanno ed è facile evitarle se solo vi insegnassero a scuola come fare. Spero che questi pochi miei suggerimenti vi possano aiutare. Buona lettura.

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Come avevo già parlato in un precedente post la lingua inglese è un guazzabuglio di varie lingue sommate assieme. L’anima dell’inglese è divisa tra le lingue romanze e quelle germaniche, e così è la sua cultura. Capire da quale famiglia provengono le parole aiuta a capire la lingua inglese, salvando la salute mentale di milioni di studenti in tutto il mondo. Per un madrelingua inglese questo non è sempre evidente perché sono cresciuti con quella lingua e per loro sembra avere una coerenza incredibile. In realtà quando un inglese non sa fare lo spelling di una parola il 90% delle volte è una parola che deriva dal francese.

Se solo me lo avessero detto quando ero a scuola avrei sicuramente incominciato a “capire” questa lingua per poi impararla. L’inglese soprattutto per i neofiti può essere irritante con tutte quelle eccezioni, quelle pronunce differenti. In realtà una volta capita la logica della lingua (ogni lingua segue una precisa logica) tutto si ridimensiona.

L’inglese è formato da una base anglosassone, con influenze latine, poi norrene, poi da un sostrato normanno e poi di nuovo latino e greco. Vediamo perché (anche tramite il video che ho postato qui sopra): nelle isole britanniche vivevano i Celti, poi sono arrivati i Romani che, a parte la Scozia, il Galles e l’Isola di Man, sono riusciti a far dimenticare questa lingua ai suoi abitanti. Caduto l’Impero Romano d’Occidente sono arrivati le invasioni degli Juti (odierna Danimarca), degli Angli e dei Sassoni (Germania settentrionale). E qui nasce l’Anglosassone appunto, ovvero una nuova lingua germanica che si impone sulle isole britanniche. Parole come strada, città, termini militari e giuridici rimangono però latini. E’ poi il turno dei Vichinghi che invadono le isole lasciando come eredità circa 2000 parole nel vocabolario inglese. Fin qui tutto a posto visto che anche il norreno è una lingua di origine germanica. Ma nel 1066 arriva l’invasione dei Normanni dalla Francia e qui incominciano i guai. I nuovi padroni si sosituiscono all’aristocrazia indigena e creano due società separate da un divario linguistico enorme. Un divario che a mio parere esiste tuttora nella divisione classista della società inglese. I dominatori impongono termini francesi per questioni legislative, giuridiche, gastronomiche, militari, comportamentali ecc. I poveri indigeni devono adattare il nuovo vocabolario e la loro pronuncia alla nuova situazione. Cliccare sulla timeline qui sotto.

Quindi abbiamo delle parole che provengono dal ceppo germanico tramite le tribù germaniche e i vichinghi e dal latino tramite i romani e il francese importato dall’invasione normanna. E qui arriva il problema per i madrelingua italiani che a scuola è come se si ritrovassero nel 1066 ai tempi dell’invasione normanna. La scuola ogni volta che vi fa aprire il libro d’inglese nel vostro primo giorno sui banchi scolastici vi stupra il cervello allo stesso modo di quei dominatori normanni. Ogni giorno è come una Battaglia di Hastings.

Non esistono regole precise per ovviare a questo problema a parte usare il vostro intuito: quando incontrate una parola che riconoscete e che sapete tradurre (tipo quelle che finiscono in -tion o -ble) sarete sicuri che vi trovate di fronte a parole che derivano dal francese. Queste infatti sono quelle più facili da pronunciare per noi anche se come vedremo nei prossimi post le vocali e le consonanti devono essere pronunciare all’inglese. I problemi per noi italofoni arrivano con quelle parole che vengono dal ceppo germanico: queste parole contengono le famigerate H che devono essere pronunciate (!), le vocali lunghe (inesistenti nelle lingue romanze), i gruppi WH e OUGH ecc. ecc.

Quindi nel mio corso d’inglese ideale dopo aver spiegato a grandi linee la storia delle invasioni delle isole britanniche si incomincerebbe a focalizzare l’attenzione dei miei studenti su ciò che distingue l’italiano dall’inglese, ovvero quei brutti suoni germanici.

To be continued…

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Imprinting

[…] Cosa ha scristianizzato l’occidente, dunque? La libertà di scegliere. Non è un caso che il cristianesimo si sia fatto forte eliminando eresie (airesis = scelta) e abbia cominciato a indebolirsi quando si è affermato il principio della libertà religiosa: quando l’ha fatto suo, la sua crisi è diventata irreversibile.

Da leggere tutto d’un fiato.

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Brrrrrr

Spesso noi madrelingua delle lingue romanze ci vergogniamo del fatto che non riusciamo a pronunciare i suoni TH (dentale fricativa) e H (fricativa glottale sonora; tra l’altro presente in latino ma poi persa in tutte le lingue romanze) dell’inglese. Ma gli inglesi non sono da meno con i nostri fonemi. Uno di questi è la vibrante alveolare, ovvero il comune suono della r come in ratto. Per i madrelingua inglesi è un suono impossibile da pronunciare e su Youtube ho trovato addirittura decine di guide per imparare a fare questo suono con risultati veramente scarsi e spesso ridicoli. Sembra incredibile che un suono così facile per noi sia impossibile per loro. Eppure è quello che pensano loro quando noi non riusciamo a pronunciare TH, H o a distringuere tra vocali lunghe e corte.

 

Di fatto i madrelingua inglesi non riescono neppure a rabbrividire quando fa freddo, brrrrrrr! 🙂

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Smanettosissimo

Secondo il Corriere utilizzare un computer da remoto (addirittura 3000 Km di distanza!) è da smanettoni. Se solo lo avessi saputo mentre scrivevo parte della mia tesi a Cagliari e comandavo l’altro PC a Bristol mi sarei potuto iscrivere al “club degli smanettoni”.* 😉

E in genere non so una cippa di queste cose. Si vede che nelle redazioni dei giornali non si lavora da casa.

Invece di fare una foto con la webcam io però avrei rubato la password dell’e-mail del ladro e gli avrei risucchiato l’intero contenuto dell’e-mail provider.

*io però invece di comandare la webcam spesso comandavo la stampante stampante dell’ufficio al terzo piano mentre il mio computer si trovava al piano di giù. Ottimo per fare scherzi. 😀

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La fine della democrazia (finalmente)

“Una sospensione della democrazia.” dice non con una certa ragione Berlusconi (1). In realtà è scritto nelle regole della repubblica italiana (credo) che il Presidente della Repubblica possa buttar giù un governo e rifarne uno nuovo. Certo, pescare il Primo Ministro fuori dal Parlamento, quindi una persona non eletta è un po’ azzardato ma diciamo che sta nelle regole che tutti i parlamentari hanno sottoscritto giurando sulla Costituzione. Quindi c’è poco da lamentarsi. Quindi abbiamo un governo non eletto dagli italiani deciso dal Presidente della Repubblica non eletto dagli italiani sotto pressione degli eurotecnocrati non eletti dagli italiani e dei governi francese e tedesco non eletti dagli italiani.

Lungi da me fare l’apologia della democrazia parlamentare. Anzi considero la democrazia, e quel mostro figlia di quest’ultima che abbiamo oggi che è la oclocrazia, un peggioramento rispetto perfino alla monarchia (2). Un calderone dove tutti i servi si illudono di avere potere decisionale sulla vita del paese semplicemente con il loro voto nell’urna (lo chiamano governo del popolo), ma solo una sparuta minoranza ne ha le redini. Non che la decisione della maggioranza sia meglio -sia chiaro che una decisione cretina presa da 100 persone è identica a una decisione cretina presa da una sola persona- ma almeno risparmiateci l’ipocrisia di questi altisonanti “lo stato siamo noi”, “il popolo sovrano” ecc. ecc. A casa mia si chiama “magna magna”, oppure “organizziamoci in una lobby e fottiamo tutti gli altri”. Funziona che è una bellezza.

Dicevo lungi da me prendere le difese di questo sistema osceno, vorrei chiedere a chi ogni giorno difende la democrazia rappresentativa se quello che è successo in questi giorni sia normale. Che un uomo solo non eletto da consenso popolare possa eleggere un altro senza consenso popolare. Ammettiamo che Monti sia una persona per bene; ma per un attimo pensiamo a questo: e se non lo fosse? O se lo è ma tutt’ad un tratto la crisi e i poteri extraterritoriali come Europa, BCE e Vaticano decidessero di mantenerlo ad libitum finché tutto non è risolto – o meglio finché tutto non coincide con i piani degli eurocrati?

Ma soprattutto se c’è una cosa che questo nuovo governo Monti ci insegna è che la democrazia parlamentare ha fallito miseramente. Il governo Monti per me significa questo: centinaia di scimmie idiote elette dai cittadini non sono state in grado, neppure nel momento di crisi più profonda che questo paese ha attraversato, di mettere da parte i propri interessi economici e di potere per risolvere la situazione. La situazione era così disperata che il Presidente ha dovuto incaricare una persona non eletta e fare un nuovo governo di tecnici. In pratica il Presidente Napolitano vi ha appena detto che la democrazia rappresentativa non funziona e che l’unico modo per fare andare avanti le cose è prendere delle personalità che hanno esperienze tecniche e specialistiche come spesso faceva l’URSS con i suoi governi di tecnocrati. (3)

Note.

1. avanti il primo idiota che mi dice che sono diventato berlusconiano.

2. avanti il primo idiota che mi dice che sono monarchico.

3. avanti il primo idiota che mi dice che sono comunista.

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Timeo montis et dona ferentes

Non posso che sospettare di un unanime accordo di tutte le forze politiche, sindacali e massmediatiche su un unico uomo. Cosa può spingere PdL, PD, stampa varia e variegata a convergere su un goveno tecnico se fino a qualche giorno prima pareva fosse una questione di vita e di morte, sull’orlo di una possibile rivoluzione civile? Cosa se non la promessa di non toccare assolutamente nulla dei loro privilegi? Se davvero Monti è lì per fare il tecnocrate antipolitica che ci salverà dal crollo totale, almeno questo è quello che traspare dai giornali, dai media e perfino dall’estero, perché tutti i privilegiati lo appoggiano?

Tutti i poteri forti lo appoggiano, anche quelli che dovrebbero soffrirne di più dalla sua presunta “accetta dei privilegi”. C’è di che sospettare di questo governo tecnico anche perché pare aver aumentato il numero di ultrà cattolici nel governo, giusto per compiacere il un altro potere forte dell’Italia, ovvero il Vaticano. Roba da vecchia DC insomma, tanto da far dire a Casini “Questa è la fine della diaspora DC”. E i tagli? Togliere un ministero per il federalismo per rimpiazzarlo da un altro sulla coesione (una barzelletta?)? A fronte di qualche taglietto simbolico per gli allocchi ci ritroveremo con reintroduzione dell’ICI, patrimoniale e chissà cos’altro. Tutti dobbiamo fare i (ulteriori) sacrifici giusto? Tutti a parte i soliti noti.

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