Archivi del mese: dicembre 2016

Su Poletti e i cervelli in fuga

4030378636Non ho parole, se non quelle del registro volgare, per commentare le parole del ministro Poletti sugli emigrati italiani all’estero. E però, da bravo nemico del dualismo nero-bianco/buoni-cattivi, non posso anche non commentare sulla reazione a volte scomposta dell’altra parte. Dalla mia esperienza di emigrato in due diversi paesi per 11 anni (super cervello in fuga si direbbe) a me pare che la figura del giovane laureato che fugge all’estero debba essere ridimensionata. Si è creato un mito da qualche anno a questa parte di una figura umana eroica che sogna di diventare premio Nobel ma a cui viene negato questo diritto da un sistema avverso e maligno. Vorrei sfatare il mito dell’idealista cercatore di glorie accademiche una volta per tutte. Chi va all’estero lo fa per milioni di motivi, non ultimo quello di esplorare il mondo, semplicemente. Lungi dall’essere un eroe prometeico moderno l’emigrato laureato italiano è frutto non solo di un sistema maligno italico che esiste (ci mancherebbe) ma della naturale propensione degli esseri umani ad esplorare il mondo in un’era che ha fatto dell’apertura delle frontiere un pilastro della propria essenza. Parlo ovviamente della globalizzazione. A me pare che senza la globalizzazione non avremmo avuto alcuna fuga dei cervelli. Prova ne è del fatto che ci sono centinaia di migliaia di britannici (per fare un esempio a me vicino) che studiano all’estero nonostante qui in UK ci siano centinaia di posizioni da occupare nei loro settori di competenza. Ed è proprio grazie a questi cervelli in fuga (qui in UK li chiamano expats, con una connotazione fortemente positiva rispetto al termine emigrati da bravi razzisti) che si sono liberate tantissime posizioni nelle università e compagnie britanniche per gli italiani. E la stessa cosa vale per centinaia di migliaia di tedeschi, scandinavi ecc. Questo dei cervelli in fuga insomma è un fenomeno globale ma che in Italia ha assunto connotati ideologici nati dal fatto che nella psiche nazionale esiste il mito dell’italiano genio che combatte contro il sistema (non passa giorno che i giornali italiani non ci sbattano in prima pagina scoperte di ricercatori italiani all’estero, fenomeno giornalistico e culturale tutto italiano), unito all’altro mito duro a morire per cui il sistema scolastico italiano sia uno dei migliori al mondo. Forse se accettassimo che l’emigrazione di persone istruite sia la normalità di questo mondo globale e non un problema, dico forse, riusciremo a levarci di dosso questi strati ideologici dall’una e dall’altra parte che contaminano il dialogo politico.

Mi volete dire quindi che se il sistema italiano funzionasse alla perfezione non ci sarebbe emigrazione? E che razza di società avremmo a quel punto? Le uniche società dove non esiste emigrazione sono quelle chiuse dove i governi la bloccano come Cuba o Nord Corea. L’emigrazione è fisiologica ed è sempre esistita, specialmente nel caso di persone altamente istruite. Il proprio paese è un paradiso per i semplici ma diventa una prigione per chi ha una predisposizione naturale all’acquisizione di conoscenza.

Ma fatemi dire anche un’altra cosa: è ovvio che il sistema italiano non sia in grado di mantenere questi “cervelli” ma è anche vero che c’è qualche altra cosa che non funziona, ovvero il sistema domanda-offerta lavoro è completamente sballato. Continuiamo a sfornare decine di migliaia di laureati in discipline per cui non c’è lavoro e pretendiamo che lo Stato crei il lavoro per quelle discipline. Vi dico un segreto: in realtà il sistema funziona al contrario. E questo nasce dall’atavica idea per cui non si è nessuno se non si ha una laurea, il pezzo di carta che le famiglie (non tanto i laureandi) possono sventolare in faccia a parenti e amici. Mentalità agropastorale per cui se tuo figlio non è almeno dottore, ingegnere o avvocato ha fallito nella vita.  Non dimentichiamoci che molti dei genitori della generazione chiamata “millennials” sono nati proprio nel dopoguerra, ovvero in quello spartiacque tra società agropastorale e industriale, tra provincia e città. Sono loro che hanno spinto e spingono i propri figli a laurearsi e a inseguire il sogno del pezzo di carta. Il riscatto sociale della generazione del boom economico passa attraverso il sacrificio scolastico dei figli. Che egoismo.

Annunci

2 commenti

Archiviato in dall'altra parte, Italia provinciale

Effetti

20161208_121114

Ibuprofen. Stesso principio attivo, stessi eccipienti, stessi mg con sole due differenze: uno, quello senza marca, costa 30 centesimi e l’altro, Nurofen, 3 sterline; e quello che costa meno ha solo 10 pastiglie contro le 16 di quello meno costoso. Eppure un collega era convinto che quello più costoso facesse più effetto. Certo, sulle sue tasche. A volte mi sento un alieno in questo pianeta.

6 commenti

Archiviato in Uncategorized

La guerra dei 2000 anni

map-europe-700L’altro giorno pensavo alla recente (ri)polarizzazione tra Est e Ovest in Europa e mi sono reso conto che a guardar bene la mappa di questa divisione politica e culturale è rimasta inalterata per gli ultimi 2000 anni. Quello che vediamo oggi, la contrapposizione tra Occidente filoatlantista per fare un esempio geopolitico e Oriente filorusso, ha le radici in decisioni politiche prese quasi 2000 anni prima.

Ma andiamo con ordine: c’è stato un solo momento nella storia umana in cui Europa Occidentale e Orientale sono state unite politicamente e culturalmente e questo fu durante la massima espansione dell’Impero Romano. Pensiamo agli imperi di Adriano e Traiano. Costantino sposta la capitale da Roma a Costantinopoli. Nel frattempo il cristianesimo, o meglio una corrente del cristianesimo, viene dichiarato religione di Stato. Da questo momento in poi la storia d’Europa è inestricabilmente legata alla religione cristiana. La divisione però avviene quando una parte dell’Impero crolla sotto le invasioni dei barbari. In quella parte dell’Impero vi era uno dei cinque patriarchi, quello di Roma (gli altri erano a Costantinopoli, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme) che si è trovato improvvisamente senza controparte politica (l’ultimo imperatore d’Occidente fu deposto nel 476). Chi occupa il vuoto sono le tribù germaniche prima e poi i Franchi più tardi. Il Patriarca di Roma allora non può fare altro che usare questi nuovi attori  per sopravvivere. Nel frattempo con l’invasione araba e la caduta dell’Esarcato d’Africa i patriarcati di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme perdono il loro potere di rappresentanza. Alla fine dei giochi chi rimane sono solo due patriarchi, quello di Roma e quello di Costantinopoli. La divisione geografica e politica non fa che enfatizzare quella culturale e religiosa: da una parte latinofoni e barbari, dall’altra grecofoni e romani. L’Europa occidentale è stata quasi completamente germanizzata mentre quella orientale è ancora legata ai valori dell’impero romano ma per poco perché gli arabi premono da sud. Quindi avvenne naturalmente in questo contesto lo scisma del 1054. Il patriarcato di Roma ha raggiunto talmente tanto potere grazie all’alleanza con i franchi che si può permettere di lasciare la Chiesa Cattolica Romana. Lo so, sembra incredibile pensarla in questo modo perché in Occidente abbiamo avuto il lavaggio del cervello su questa cosa per secoli, ma fu Roma la chiesa eretica e scissionista, non il contrario. Gli ortodossi infatti considerano se stessi, ed a ragione, come gli unici depositari della tradizione della Chiesa Cattolica Romana. La Chiesa Cattolica Occidentale ha preso una strada diversa nel corso dei secoli associandosi ai franchi e creando il papismo, ovvero la supremazia del potere religioso su quello secolare. Fino al 1453 invece nell’Impero Bizantino abbiamo il cesaropapismo, ovvero l’imperatore è a capo della chiesa e dell’impero allo stesso tempo.

La cosa interessante è che se non fosse stato per la conquista araba dell’Esarcato d’Africa e dell’Asia Minore non avremmo avuto una cosi marcata polarizzazione tra i due maggiori patriarcati. Comunque sia andata nel 1054 c’è lo scisma e di fatto la cultura occidentale si divide non solo politicamente ma anche religiosamente in due. L’Oriente rimane attaccato alle proprie tradizioni, ortodosso infatti, e non cambia quasi per niente fino ai nostri giorni. Infatti i riti religiosi rimangono quasi invariati e il cesaropapismo rimane un caposaldo dell’equilibrio politico orientale fino ai giorni nostri.

Infatti nel frattempo la Chiesa Ortodossa si espande a Nord prima con i bulgari poi con le popolazioni che formeranno il nucleo delle culture slave odierne. Costantinopoli si sposta culturalmente a nord spinta dai turchi che nel 1453 la invadono per sempre. Mosca diventa la seconda Costantinopoli o come si dice la Terza Roma. In effetti non hanno tutti i torti: c’è un filo conduttore che porta da Roma a Mosca. I russi sono, a ragione, gli ultimi depositari di due dei tratti più salienti della tradizione romana: l’ortodossia e il cesaropapismo. Lo tsar non è altro che l’impersonificazione dell’imperatore bizantino e, a parte la parentesi sovietica, si ritrova di nuovo con Putin. E non è un caso che l’influenza russa in medioriente rifletta ancora questo: gli alleati russi sono storicamente stati l’Egitto, la Siria, l’Armenia ovvero tutti paesi dove le comunità cristiano ortodosse sono ancora rilevanti.

Il potere politico occidentale invece ha avuto una storia policentrica travagliata spostando il suo centro in varie capitali europee fino ad arrivare oltreoceano a Washington che a ragione dovrebbe essere considerata come l’erede dell’Impero Romano d’Occidente. Ed eccoci alla Guerra Fredda, che altro non è se non la riproposizione dello scontro tra Franchi e Bisanzio e frutto dello scisma del 1054. L’Italia si trova al confine in questa guerra dei due mondi, sempre divisa tra i due blocchi: lo era nel 700 d.c. come lo era nel 1945. L’Impero d’Oriente ha sempre avuto un piede sul territorio italiano nonostante si trovi nel blocco occidentale. Lo abbiamo visto durante la Guerra Fredda ma lo vediamo pure oggi con i tanti filoputiniani del Bel Paese.

In un certo senso Russia e Nato non possono rifuggire da questo loro ruolo impostogli dalla storia. Sono tutti attori di un teatrino i cui fili sono retti dalla storia, ovvero da decisioni prese migliaia di anni prima e su cui non hanno alcun controllo.

3 commenti

Archiviato in Uncategorized