Archivi del mese: aprile 2015

Di califfi e di emiri

heres-where-the-pentagon-says-that-isis-is-dominant-in-iraq-and-syriaLa propaganda in un conflitto è da tutte e due le parti, e lo sappiamo bene. Ma l’Occidente ha imparato a fare propaganda con una strategia nuova: il silenzio. Quando nei media non si parla più di una guerra vuol dire che la si sta perdendo. Avete per caso sentito più niente riguardo all’ISIS, alla Libia, a Boko Haram, alla rivoluzione Houthi in Yemen? Lentamente, giorno dopo giorno le notizie sono sempre meno. Per esempio dopo l’offensiva di Tikrit in cui abbiamo visto appena 3000 soldati dell’esercito irakeno accompagnati da 20000 miliziani sciiti armati dall’Iran non abbiamo più sentito nulla. In realtà le notizie si trovano ma bisogna saperle scovare per bene da fonti non sospette. Insomma non da CNN, BBC o Jerusalem Post ma da fonti arabe o mediorientali. E allora si scopre che nonostante il Pentagono dica che ISIS abbia perso il 25% del suo territorio (vedere la mappa con falsi confini: Homs e Anbar sono quasi tutte e due sotto il dominio dell’ISIS), in realtà sta avendo un altro successo strepitoso: dopo aver assediato Ramadi per mesi e aver occupato tutte le città principali della provincia dell’Anbar, ISIS sta per entrare in Ramadi, a poche decine di chilometri da Baghdad. E’ notizia di qualche giorno fa invece che ISIS controlla parte della raffineria più grande dell’Iraq, Baiji. Tant’è che le poche truppe rimaste in Tikrit stanno ora soccorrendo Baiji e Ramadi. Si parla poi di riconquistare Mosul ma forse non ci rendiamo conto che Tikrit aveva appena 50000 abitanti quando fu assediata, l’area grande di Mosul ne ha quasi 2 milioni. Nonostante Siria, Iran, Iraq, Kurdistan, US, UK e vari altri paesi occidentali che lo stanno bombardando ogni giorno ISIS cresce sempre di più. Tikrit è stata abbandonata strategicamente dall’ISIS per concentrarsi su Anbar e Siria. In Siria ISIS ha concluso nelle ultime settimane l’avanzata più imponente della sua storia. Dopo aver conquistato le province orientali confinanti con Anbar irakeno (Homs e Dayr Al zawr) ha puntato al campo palestinese di Yarmouk, un distretto di Damasco, con l’aiuto di Al Nusra con cui sono stati fatti taciti accordi di non belligeranza.

Riguardo ad Al Nusra poi si parla veramente poco. Jabhat Al Nusra è un affiliato di Al Qaeda (che riceve finanziamentti da sauditi e Qatar) che recentemente ha dato segni di volersi dichiarare indipendente da quest’ultima. Al Nusra controlla un emirato de facto nel Nord Ovest. Nelle scorse settimane ha catturato la grande città di Idlib e sta applicando la sharia sul proprio territorio. In pratica abbiamo un califfato e un emirato che stanno collaborando per un fine comune: eliminare Assad. Una volta eliminato Assad (anche se credo che la Russia non lo permetterà mai) avremo due nemici da combattere: il califfato islamico e l’emirato di Al Nusra. Incominciate a segnarveli nella cartina.

Annunci

3 commenti

Archiviato in Uncategorized

Albio ephemera

Torno in UK dopo pochi giorni in Sardegna e torno con un pensiero che mi frulla in testa. Prima di partire parlavo con un amico che mi chiedeva quale fosse la più grande differenza tra l’Italia e il Regno. Non ci ho pensato due volte e ho detto quasi di getto: l’effimerità. Il Regno Unito, rispetto all’Italia, mi pare effimero. Mi spiego. La società britannica si basa sulla mobilità, flessibilità, dinamicità demografiche. La tipica vita di una famiglia inglese incomincia in una casa in affitto, poi si entra nel “property ladder”, ovvero la scala della proprietà, un termine con cui indicano la scalata sociale di una persona. A meno che non si sia figli di ricchi bisogna chiedere un mutuo e in genere si compra una 2 bedroom house, poi quando nasce il secondo figlio si passa ad una 3 bedroom house e così via. Tutto nel giro di pochi anni. In media una famiglia britannica si sposta di casa ogni 3-4 anni. E qui ci si sposta dove c’è lavoro, perché i britannici non sono come gli italiani che piangono e pregano lo stato di portargli il lavoro sotto casa. Significa che se si è originari del Sud Est se il lavoro si trova in Galles si prendono armi e bagagli e famiglia a seguito e ci si sposta in Galles. Poi se il lavoro non va bene o non piace ci si sposta nelle Midlands e così via. I figli vanno via a 18 anni (a volte anche prima) e vanno a studiare dove ci sono le migliori università. Di nuovo, non come gli italiani che pretendono che ogni paesotto di provincia abbia una università e TUTTI i corsi di laurea. Motivo è semplice: non esiste il valore legale del titolo di studio, quindi non tutte le università sono uguali e solo le migliori garantiscono un prestigioso bachelor degree. Se poi si vuole continuare la carriera universitaria si va fare il dottorato in un’altra città o all’estero e così via. E’ veramente raro trovare qualcuno in una grande città che possa vantare più di due generazioni di avi di quella città. Questo ha dei vantaggi enormi: la popolazione è continuamente in movimento fisicamente e mentalmente, i comuni e le istituzioni fanno di tutto per accapparrarsi questi professionisti in continuo movimento che di conseguenza crea competizione e migliora i servizi ecc. Ma vi è anche uno svantaggio enorme: la società è completamente distaccata dal territorio, sradicata. Interi quartieri possono cambiare demografia in pochi anni. Basta che una buona scuola scenda nelle classifiche e i prezzi delle case scendono e la gente si sposta in un’altro quartiere o città. Basta che il comune decida di riqualificare un quartiere popolare e masse di middle class hipster si buttano a capofitto cambiando la faccia del quartiere, la così detta “gentrification”. In UK non esiste più la memoria di quartiere, la tradizione urbana. Quel poco che è tramandato viene fatto accademicamente grazie a storici, linguisti (che vengono da altre città o paesi!).

Dicevo, torno da pochi giorni di vacanza dalla natia Cagliari con i suoi 2500 anni di storia alle spalle. Secoli che si vedono e si sentono mentre vaghi per la città. Accenti e modi dire di quartiere, famiglie che da 4-5 generazioni vivono nella stessa casa di famiglia, cibi e conoscenze artigianali che si tramandano di padre in figlio ecc. La città è scritta sulla pietra e basta saper leggere per trovarsi di fronte ad un continuo flusso di generazioni che affonda le sue radici nel medioevo e spesso perfino prima di questi. Al contrario in UK è raro che un figlio faccia il mestiere del padre e le attività familiari lasciano il post al franchising, identico in tutto il Regno. E così tutte le high streets di qualsiasi villaggio hanno sempre e solo i soliti WHSmith, Boots, Peacock, Café Rouge, Zizzi ecc. Le chiese diventano ristoranti o moschee, le case padronali vengono divise in appartamenti e affittate, i cimiteri sono senza visitatori e le tombe senza fiori abbandonate.

Questi due mondi sono incompatibili e il diverso approccio con il territorio plasma le persone in modo indelebile. Ed ecco che per un attimo pensi di aver carpito l’essenza del tuo piccolo quartiere ma il giorno dopo potrebbe non esserci più. Sei costretto a vivere alla giornata e, carpe diem, a spostarti in un’altra città temporaneamente fin quando non sentirai l’esigenza di rispostarti di nuovo fino a quando morirai sconosciuto tra sconosciuti in un villaggio a 500 miglia da dove sei nato.

9 commenti

Archiviato in Uncategorized