Archivi del mese: luglio 2017

Cervelli poliglotti

Quando vado a parlare con gli ingegneri nel dipartimento di R&D le conversazioni che facciamo hanno sempre come protagonisti nomi di software come Matlab, Labview, Python, C++ ecc. “Io per quell’applicazione userei Matlab.” “In quel caso dobbiamo usare Labview.” E così via. Per i non addetti ai lavori tutti questi sono nomi di linguaggi informatici. Ovvero programmi, script, protocolli possono essere scritti con differenti linguaggi di programmazione. In un certo senso quindi i miei colleghi oltre ad essere bilingui/poliglotti in varie lingue sono anche poliglotti in linguaggi di programmazione. E la loro capacità di cambiare da un linguaggio all’altro a seconda della situazione è indispensabile. Ho pensato che questo è esattamente quello che fanno i poliglotti usando le lingue. Mentre i monoglotti hanno un hardware capace di usare un solo tipo di software, i poliglotti hanno un hardware in grado di usare differenti tipi di linguaggi informatici a seconda della situazione. Il cervello è conformato in modo tale che possa “accogliere” formati diversi e che possa adattarsi velocemente: certe situazioni richiedono l’uso di una lingua, altre di un’altra e così via. Non esiste una lingua che possa esprimere tutto il reale ma i poliglotti possono semplicemente esprimere e descrivere il reale in uno spettro più ampio rispetto ai monoglotti. Ça va sans dire, un hardware del genere è migliore di uno che si basa su un solo linguaggio.

Ora, quando sento frasi del tipo “La lingua inglese sta diventando dominante!”, “La finiremo tutti a parlare l’inglese.” “Io mi rifiuto di parlare quella lingua, perché non lo fanno loro.” e via degradando sempre più è come trovarsi di fronte ad un manager di una compagnia di prodotti informatici che dice ai propri ingegneri: “lasciate perdere quel linguaggio, usate solo quello che vi dico io.”. Quella compagnia andrà in bancarotta il giorno dopo. Una società che non accetta altre lingue a parte quella indigena, che non accoglie termini stranieri nel proprio dizionario, che preclude ai propri figli di imparare più lingue allo stesso tempo è già morta.

Non mi stancherò mai di ripeterlo ma il nostro cervello, l’hardware, è fatto per parlare differenti lingue allo stesso tempo. Nel momento in cui lo usate solo per una state utilizzando il vostro cervello in modo subottimale ed è come se il vostro palato avesse conosciuto solo riso in bianco per tutta la vita. Bisogna togliersi dalla testa che una nazionalità appartiene ad una lingua o viceversa. Le lingue sono indipendenti dalla nazionalità e il fatto che vostro figlio impari un’altra lingua non significa che stia perdendo la sua nazionalità (se siete così ignoranti da considerare quest’ultima come un valore di per se stesso).

Vignetta da qui.

 

 

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Biologico quindi buono

Ristorante-pizzeria nord Sardegna.

“Buono questo pecorino. E’ locale?”

“Certo che e’ buono: e’ biologico.”

“E che cosa fa il pastore per rendere il suo formaggio biologico?”

“Niente roba chimica. Tutto naturale.”

“E che roba chimica mettono i pastori?”

“Ehh… mmm…”

Fine conversazione.

Se fossi un alieno appena sceso sulla terra dedurrei che a) i pastori sardi mettono “roba chimica” nei formaggi a meno che non abbia certificazione biologica; b) il sapore cambia ed e’ automaticamente piu’ buono se ha la certificazione biologica.

Questa cosa dell’equivalenza tra sapore e cibo biologico mi ha fatto molto pensare. Mi ricordo un tempo in cui i cultori della salute in cucina sospettavano di cibi troppo saporiti o gustosi perche’, dicevano, “ci mettono roba chimica per renderlo piu’ saporito.”. McDonald’s veniva additato come una sorta di strega della casa di marzapane che attraeva i bambini con “roba chimica” troppo buona per essere naturale per renderli dipendenti. Dolci, merendine, caramelle troppo buone per essere stati fatti in casa. Ora invece senza “roba chimica” i sapori sono piu’ buoni. E’ come se la “roba chimica” mascherasse il vero sapore naturale dei cibi. Se prima il biologico lo si sceglieva per la salute e per l’ambiente ora invece per il sapore. Eppure nel caso di ortaggi e frutta i nitrati che la pianta assorbe sono gli stessi, che questi provengano dai fertilizzanti o dalla merda di animali che usano nel comparto biologico. Quindi come potrebbe cambiare il sapore, addirittura in meglio? E nel caso di pecorino biologico cosa fa il pastore di diverso per renderlo biologico visto che da 4000 anni il pastore sardo usa le stesse tecniche di allevamento, mungitura e stagionatura? Lasciamo l’uomo comune alle sue favolette ripetute a pappardella.

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