Archivi del mese: gennaio 2012

Marrano a…

Per commemorare in un modo un po’ diverso il Giorno della Memoria vi racconto di una espressione singolare con significato criptoantisemita che si usa tantissimo in Sardegna (ma se esiste anche in altre regioni vi prego di farmelo sapere) ma di cui pochi conoscono veramente il significato.

“Marrano a farlo!” oppure “Marrano a dirlo!” oppure “Prova a darmi del marrano se hai coraggio.”

Tra bambini (e non solo) in Sardegna si gioca a sfidarsi utilizzando l’espressione “marrano a…” che significa più o meno “ti sfido a fare una cosa e se non lo fai sei un marrano.”

Questa espressione usatissima affonda le sue radici nella persecuzione degli ebrei in Spagna ad opera della monarchia e della Inquisizione Cattolica. Nel 1492 si decise per la “soluzione finale” nei confronti degli ebrei del’impero spagnolo: uccisione, espulsione nei maggiori dei casi e conversione forzata di circa 200.000 ebrei al cattolicesimo (come vedete non c’è nulla di originale in quello che ha fatto Hitler se non l’uso di tecniche ben più sofisticate. L’antisemitismo nazista ha le sue radici nel cattolicesimo ovviamente). Molti ebrei per non venire perseguitati, uccisi o espulsi decisero quindi di convertirsi al cattolicesimo. Questi neoconvertiti, ma di nascosto ancora ebrei nei riti e nelle abitudini, vennero chiamati marranos, che all’epoca in spagnolo designava il maiale. Il termine spregiativo serviva ad indicare quindi quegli ebrei che si convertirono per opportunismo o solo esteriormente per necessità. La Sardegna all’epoca era parte dell’Impero Spagnolo e ospitava una comunità ebraica con una presenza storica risalente ai tempi di Tiberio quando migliaia di ebrei furono deportati nell’isola. Di questo rimangono il ghetto degli ebrei al Castello di Cagliari (la Basilica di Santa Croce vicino alla Torre dell’Elefante era una sinagoga poi convertita in chiesa dopo l’espulsione degli ebrei) e vari paesi del cagliaritano come (si dice) Sinnai che sorge alle pendici di un monte da cui forse il toponimo Sinai di biblica memoria. Non ci metterei la mano sul fuoco ma sono sicuro che l’espressione “marrano a…” esista ancora in alcune zone della Spagna. Se qualcuno ne sa qualcosa vi prego di farmelo sapere nei commenti.

L’uso di marrano nell’accezione odierna deriva da quel contesto storico ma sarebbe assurdo dare delle connotazioni antisemite all’uso odierno. Infatti quasi nessuno in Sardegna conosce il vero significato di marrano e la gente lo usa comunemente pensando che sia una parola sarda. Esiste anche un gruppo Facebook e un sito che celebra in modo scherzoso e infantile questa espressione ma dubito che chi ci scriva sappia del suo vero significato.

Quando allora in Sardegna sentirete o userete (se siete sardi) questa espressione ricordatevi della sua origine spregiativa, antisemita e volgare e ricordatevi dei 200.000 poveri ebrei costretti a convertirsi al cattolicesimo e alle decine di altre migliaia uccise o espulse dai regni cattolici dell’epoca.

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Notizia da prima pagina che non lo era

L’isola Italia, come al solito. Notizia da prima pagina importantissima perché ci riguarda molto da vicino ma quasi inesistente tra le prime pagine dei giornali di oggi.

L’Europa oggi ha votato per imporre un embargo sul petrolio iraniano chiudendo di fatto il cerchio intorno all’Iran che ora minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz. Nel frattempo portaerei americane, inglesi e francesi si stanno dirigendo nel Golfo Persico in queste ore. L’Iran ora non può esportare più il suo petrolio all’estero se non verso la Turchia e la Cina.

Lasciando perdere le questioni geostrategiche guardiamo al sodo: Grecia, Spagna e Italia importano rispettivamente 30, 10 e 10% di petrolio iraniano. Significa che le tre economie più disastrate d’Europa ora si trovano un nuovo grattacapo da gestire. I sauditi si stanno già strofinando le mani perché era quello a cui puntavano: monopolio del petrolio nel Golfo Persico. Non promette bene neppure sul fronte libico visto che i clan pro-Gheddafi hanno ripreso Bali Walid e il governo provvisorio si sta dimettendo. Monti così perderà il mercato del petrolio su due fronti.

Mentre si delineano alleanze, nemici e scenari di guerra che distruggeranno la nostra economia direttamente e indirettamente i giornali sono troppo impegnati nel chiedersi cosa ci faceva una bionda moldava in cabina.

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Shame on the entire country

Per settimane ho creduto che i vari giornalisti e commentatori che equiparavano il capitano Schettino all’italiano medio o addirittura all’italiano che vota Berlusconi (sì c’è stato qualcuno che ha fatto paralleli del genere) fossero dei coglioni di primordine. Come si può -mi chiedevo – estrapolare il carattere di 60 milioni di individui dal comportamento di una notte di un uomo al timone di una nave crociera?

Poi, ogni giorno, ho notato che di questi coglioni se ne trovavano anche oltremanica. Colleghi, amici perfino giornalisti dei media UK continuano imperterriti ogni giorno a ridere, sghignazzare “about the italian captain of the cruise ship”. E su quell’ “italian” la gente guarda verso di me e ride come se io fossi un italiano (vero nel passaporto, falso nell’anima e nelle scelte) e fossi legato con un legame di sangue con il signor Schettino. Complice anche il fatto che nessuno all’estero riesce a pronunciare Schettino, l’unico modo per indicare quello che è successo è dire che lo ha fatto un italiano. E ormai sta diventando una frase fatta quando si vuole equiparare il disastro della Concordia con un altro disastro: “stai facendo come il capitano della Concordia.” “questa situazione mi ricorda quella della nave crociera italiana.” Nel bene o nel male Schettino è entrato nella storia e sono sicuro che arriverà pure il momento che entrerà nel dizionario della lingua italiana come sinonimo di “codardia, stupidità ecc.”

Per me, tutto questo è una sofferenza continua. No, il patriottismo non c’entra niente e neppure il signor Schettino di cui penso tutto il male del mondo. Sono due cose le cose che mi fanno arrabbiare: il primo riguarda l’incapacità delle persone di comprendere che siamo individui prima ancora che compatrioti di una nazione e che le responsabilità di una persona non possono ricadere su tutti quelli che si trovano all’interno del confine italiano (mi chiedo se le minoranze etniche e linguistiche dentro il territorio italiano debbano essere considerate responsabili allo stesso tempo dell’incidente con la Concordia?). Secondo, l’incapacità delle persone (soprattutto qui oltremanica) a comprendere che nascere all’interno di uno stato e averne un passaporto non significa essere parte della nazione con il cuore o con la ragione.

“Ah tu sei sardo!” no, non mi considero neppure sardo, ripeto sempre. “Ma allora cosa sei?”, sono io, me stesso, Fabristol e ti basti sapere questo. Dopo questo il cervello della persona di fronte a me implode.

“Ma come: non bevi caffè e non segui il calcio!?” Ogni volta è una delusione per i miei colleghi. Non riescono a catalogarmi, inquadrarmi, hanno bisogno di ancore e punti di riferimento, di stereotipi per interagire con me. E io, purtroppo per loro, non glieli dò.

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Un alieno alla Casa Bianca

Sottotitolo: Ron Paul, il prossimo presidente degli USA (forse) nonostante neussno ne parli.

E’ ormai da mesi che seguo le primarie repubblicane americane. E’ veramente un peccato che in Italia le notizie arrivino al contagocce e ovviamente copiate dal mainstream americano. Un vero peccato perché quando Ron Paul arriverà tra i primi tre domani in South Carolina (per la terza volta dopo il New Hampshire e l’Iowa) i giornalisti italiani si chiederanno “chi era questo qui? Ah sì quello pazzo che i media USA dicono che non vincerà mai.”

La cosa che mi fa più rabbrividire della democrazia moderna è che se non hai l’appoggio dei grandi canali televisivi sei invisibile, inutile, “impossibile da votare” come i giornalisti americani ogni giorno ci dicono di Paul. Per mesi i giornalisti americani hanno riportato i sondaggi che davano Ron Paul secondo e a volte perfino primo in alcuni contesti ignorandolo completamente. Meno male che esiste internet perché Ron Paul ha un seguito enorme su Youtube, Twitter e blog vari e il suo seguito è composto principalmente da giovani, studenti e tantissimi militari.

Se non sapete chi è Ron Paul (sicuramente molti di voi non lo sanno) ve lo descrivo in pillole:

1) vuole chiudere TUTTE le basi americane all’estero, chiudere il rubinetto di denaro di spese militari con un taglio di 1.4 trilioni di dollari. Non vuole avere a che fare con nessuna guerra preventiva nel mondo al contrario del guerrafondaio Obama (ma non era il nobel per la pace votato per chiudere l’era Bush? Sveglia noglobal dei miei stivali).

2) ridurre i costi del governo federale del 10% e aprire una istruttoria per diminuire il potere della Federal Reserve Americana (FED) che è tra le più grandi reponsabili delle crisi economiche recenti. Basta con la stampa di nuovi bilioni di dollari ogni anno che aumentano l’inflazione e creano le crisi economiche.

3) abolizione di varie tasse come la tassa di successione e la diminuzione al 15% della corporate tax (come il nostro IRES). Inoltre Ron Paul è a favore dell’abolizione della income tax, la tassa sul reddito.

4) abolire l’Obamacare e lasciare le decisioni su sanità, pensioni a livello statale, non federale.

5) abolire il debito americano entro il 2016 per far ripartire l’economia americana.

6) vuole abolire il Patriot Act di bushiana memoria e il recente NDAA o indefinite detention act di Obama, ovvero la possibilità per il presidente americano di uccidere, arrestare o torturare qualsiasi cittadino americano senza processo e senza passare dal Senato. Basterebbe il fatto che Ron Paul vuole chiudere Guantanamo e fermare le torture della CIA. Ah, ma i pacifisti nostrani sono con il torturatore e assassino Obama. Ovviamente.

7) il suo stipendio da presidente sarà di $ 39000 annui (media americana).

Il bello di Ron Paul è che UNICO nel panorama americano degli ultimi cento anni. Non esiste una personalità con idee così aliene come Ron Paul nella storia degli USA fin dai padri fondatori. Così alieno che non sembra neppure americano e che in teoria dovrebbe avvicinarlo di più a molta della sensibilità europea. Paul non è né a destra né a sinistra dello spettro politico né per gli standard americani né europei. Uno che dice che la ragione del terrorismo contro gli USA è da imputare alla militarizzazione americana del mondo e non -come dicono tutti gli altri candidati- “perché i terroristi sono gelosi delle nostre libertà”. Uno che riceve fondi non da banche e lobby di potere ma da gente comune e dalle truppe all’estero che chiedono di tornare in patria.

Inoltre Paul predisse oltre dieci anni fa la crisi economica attuale, la house bubble, il terrorismo globale e le guerre in medioriente come potete vedere nel video qui sotto. Vi prego guardatelo perché è incredibile. E non è un caso che abbia azzeccato tutto quello che è successo negli ultimi dieci anni: ha semplicemente studiato i testi della Scuola Austriaca, perché che vi piaccia o no Ron Paul è un libertario, l’unico candidato alle presidenziali americane che promette pace invece che guerra, che vuole abbassare il debito americano, abbassare le tasse e l’inflazione, l’unica speranza che il mondo ha per un futuro prospero e pacifico.

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All’asilo comunale

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Questo non è il mostro che mi aspettavo

Una delle barriere più grandi alla ricerca scientifica su animali transgenici è cercare di far capire all’opinione pubblica che cosa è un animale transgenico, come si arriva a produrre un OGM e soprattutto perché si crea un OGM. La maggior parte delle persone, i media e i politici sono totalmente all’oscuro del perché si faccia un OGM (scienziati che si credono Dio!), come si arrivi a farlo (si mischiano i geni di un animale con un altro) e cosa è un OGM (una chimera, un Frankestein, un mostro pericoloso, aiuto i Nazisti!). L’unico modo a mio parere per spiegare e vincere le paure così radicate nell’opinione pubblica rispetto agli OGM è quello di trovarsi di fronte ad un OGM. Vederlo, toccarlo, interagire e se volete mangiarlo (anche se su quest’ultimo punto le resistenze sono più radicate: la gente pensa che mangiare la carne OGM significhi incorporare i geni dell’animale nel proprio cromosoma. Una sorta di rito cannibalistico per incorporare la forza e l’anima del nemico appena mangiato in versione moderna). Come in questo video della BBC per esempio.

L’atteggiamento di questo giornalista per esempio è quello classico di chi non conosce assolutamente nulla di genetica, OGM e dintorni. Gli è stato detto: “Domani vai in Utah per fare un servizio sulle capre-ragno.” E questo è andato là pensando di trovarsi di fronte ad una chimera metà capra e metà ragno. E il suo atteggiamento, la sua espressione facciale di totale delusione dicono tutto. “Ma queste sembrano capre normali. Dov’è il ragno?” si chiede.

La delusione è palpabile: ma come è possibile -si sta chiedendo – queste capre sono normalissime? Se avesse visto le fragole con il gene dell’antigelo (Di Pietro le chiamò le fragole frankestein, che sanno di pesce perché c’è il gene anti-gelo di un pesce artico) o il mais OGM avrebbe avuto la stessa reazione. Quindi ben vengano questi incontri ravvicinati del terzo tipo.

Nel caso di queste capre è stato inserito un gene per la produzione della proteina della seta in modo tale che possa essere prodotto dalle ghiandole mammarie insieme al resto delle proteine del latte. Ma è così difficile spiegare all’uomo di strada che un gene non è altro che una combinazione di mattoncini più piccoli. Mattoncini che tutti gli esseri viventi del pianeta hanno in comune. E che quella combinazione può essere incorporata in qualsiasi essere vivente e che quel gene esiste in un essere vivente solo per un caso fortuito e per l’effetto della selezione naturale durante milioni di anni. E che per lo stesso motivo quel gene sarebbe potuto apparire in qualsiasi altro essere vivente se il caso e la selezione l’avessero consentito. In un universo parallelo le capre producono seta per costruire i propri nidi mentre i ragni producono latte per nutrire i piccoli. In questo universo parallelo ci sarà sempre un Di Pietro che dirà che mettere il gene del latte nel cromosoma della capra è innaturale e che il risultato è un abominio.

p.s.

in questo universo parallelo i Di Pietro hanno il gene del congiuntivo ovviamente.

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Non c’è via di scampo: sarete dominati dai nerd degli anni 80

Come è possibile che un gioco di ruolo possa arrivare sulle prime pagine del New York Times e di Forbes? Non era forse quel gioco che vostra madre considerava “stupidaggini per bambini” mentre avevate ancora 18 anni? O che il prete all’oratorio considerava “per satanisti”?

Sì sto parlando di Dungeons & Dragons, il più famoso gioco di ruolo della storia che quest’anno – è questa la notizia- riceverà una revisione storica da parte dei giocatori. Non più quindi una decisione dall’alto dei creatori della Wizards of the coast ma una proposta democratica da parte di chi ogni giorno ci gioca. Questo modo di creare la nuova versione di D&D, anarchico se non addirittura emergente, dovrebbe portare alla decennale guerra tra le diverse tribù nate negli anni. La prima generazione di giocatori abituata a regole classiche infatti non ha mai accettato le versioni successive e viceversa.

Ma, al di là del gioco in sé – magari non ve ne può fregare di meno – la domanda iniziale di questo post rimane: come è possibile che giornali così autorevoli mettano una notizia del genere in prima pagina?

Questo è un processo socioeconomico che conosco bene in prima persona. Tutte le passioni di nicchia della mia gioventù, letteratura fantascientifica e fantastica incluso il fantasy, fumetti, videogiochi, musica heavy metal e ora giochi di ruolo sono diventati mainstream. Tutte quelle cose per cui passavo per nerd negli anni 80 e 90 e sconosciute alle masse ora sono sulla bocca di tutti.

Tutto nasce dal fatto che la generazione nata tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 ora ha tra i 30 e i 40 anni. Tutte persone che ora sono al posto di comando dell’intrattenimento mondiale. Così come i nerd degli anni 80 ora decidono il vostro palinsesto cinematografico, i vostri bestsellers e perfino la vostra moda, così i nerd di oggi decideranno le sorti dell’umanità dal punto di vista dell’estetica, cinematografia e letteratura fra 20-30 anni. Quindi la notizia è importante e riguarda un po’ tutti. Sapere cosa è D&D è fondamentale perché molti dei film, videogiochi, libri e trend di questi anni sono stati influenzati direttamente o indirettamente da D&D. Molti registi e autori contemporanei infatti sono ex-giocatori di D&D. E ormai buona parte dell’economia mondiale almeno in occidente si regge sull’intrattenimento con al primo posto -incredibile se pensate a tutto quello che vi dicevano di voi negli anni 80 mentre giocavate col Commodore 64! – i videogiochi con decine di miliardi di dollari all’anno superando Hollywood. Basti pensare che Call of Duty black ops ha venduto nella prima settimana per 650 milini di dollari.

La resistenza è inutile quindi e sarete assimilati dai nerd anni 80. E anche quest’ultima è una citazione da nerd. 😉

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