Archivi del mese: febbraio 2011

A ghost fucking an embryo

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Solitudini

Gli ambasciatori libici nel mondo abbandonano Gheddafi al suo destino. Ormai Gheddafi è rimasto solo insieme al suo Ministro degli Esteri Frattini.

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Berlusconi chiama Gheddafi

Pagherei oro per ascoltare quelle barzellette.

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Let a thousand nations bloom

In questi giorni si parla tanto dell’unità d’Italia con le solite discussioni divise tra un partito pro e e uno contro il Risorgimento. Questo post vuole cercare di mettere le mie idee in chiaro su questo argomento, e diciamo che possiamo definirlo un post di autoanalisi che serve soprattutto per me per capire come sono cambiato e che cosa penso sull’argomento. Se volete aggiungere anche i vostri commenti mi farebbe piacere.

Innanzitutto la scuola. Fin da quando ero bambino mi fu insegnato il mito del Risorgimento e fin da subito ne fui entusiasta. Non ero un bambino che assorbiva passivamente le nozioni e se quel periodo e i suoi ideali mi sono rimasti impressi era perché veramente mi parevano fondanti e positivi.

Ciò che mi interessava di più all’epoca era la figura dell’eroe risorgimentale. Giovani letterati con un ideale (spesso non importa quale, e anche per questo motivo rispetto tutti gli idealisti anche quelli con idee opposte alle mie) da raggiungere. Ho sempre avuto il fascino per chi ha un progetto in mente e riesce a realizzarlo nella realtà: per me è un miracolo non tanto creare nella propria mente un qualcosa, quanto piuttosto trasferirlo dalla propria mente al mondo reale. Un miracolo della biologia e dell’umanità che non mi stancherò mai di acclamare come l’unico nobile obiettivo di ogni essere umano: l’azione, il plasmare la realtà, esseri dèi in terra. Garibaldi in questo per me rappresentava un modello. Mazzini invece non mi è mai piaciuto perché non era altro che un invasato, oggi lo chiameremmo fondamentalista religioso. I suoi seguaci della Giovane Italia oggi si farebbero esplodere come i kamikaze islamici per dire.

Quindi dicevo: non erano l’Italia e la sua unità ad interessarmi quanto le storie fantastiche e romanzate di queste persone che stavano facendo l’Italia. Ma la stavano facendo veramente? Come si dice spesso, e io ne sono convinto, lo stivale è sempre stato italico e a parte alcune regioni come la Sardegna e il sud Tirolo, che non erano italiane, tutti i regni e le repubbliche condividevano un minimo comun denominatore fatto di lingua, cultura, religione e storia. Per quanto riguarda l’idioma, l’italiano era una lingua franca usata soprattutto dagli intellettuali e dalle cancellerie più che dal popolino che invece utilizzava varianti spesso inintelliggibili.

Ora, il salto da un’Italia culturale a quella politica è stato violento. Non c’è dubbio su questo. Necessario? Forse no, ma sicuramente inevitabile visti i tempi quando la cultura dominante era quella degli stati nazione ottocenteschi. Insomma, spesso certi movimenti della storia sono inevitabili anche se non sono necessari o “nel giusto”. E’ un’amara giustificazione di una guerra d’invasione lo so, ma credo di centrare il problema se continuo su questa traccia. E’ difficile essere una repubblica marinara quando intorno a te c’è solo il modello imperiale, ed è difficile essere una tirannia quando intorno a te ci sono solo democrazie. Insomma il mondo andava verso quella direzione lì e l’Italia non poteva essere da meno. E sarebbe ingiusto prendersela con quegli uomini di quel tempo con il metro di giudizio o la morale di oggi. Il ripudio della guerra è un concetto nato solo dalla fine della seconda guerra mondiale e sulla scia del pacifismo 60/70. Prima di allora la guerra e l’invasione erano normale realtà quotidiana.

Per questi motivi difficilmente riesco a sopportare il revisionismo di molti di oggi che parlano di invasione e di autodeterminaizone dei popoli negli stessi termini con cui si criticherebbe oggi un Bush che invade l’Iraq o una Russia che invade l’Ossezia.

E poi, pensate che Dante si sentisse meno italiano perché lo stivale era diviso in principati e signorie? Erano già italiani all’epoca ma loro nel medioevo sapevano distinguere tra la cultura d’appartenenza, spesso definita nazione, e lo stato, ovvero la struttura politica. Non necessariamente le due cose devono coincidere! E’ questo l’errore più grande di quel periodo storico, non solo italiano (badate bene, non solo italiano). E’ come far parte di una famiglia e seguirne le tradizioni ma la casa dove si abita si può cambiare o può essere multipla. Il caso svizzero è perfetto per spiegare questo concetto: gli svizzeri che vivono nel Canton Ticino si considerano italiani al 100% ma vivono in Svizzera e quindi si considerano parte della nazione svizzera.  Lasciate ai semplici il concetto di stato-nazione, così come quelli di famiglia  patriarcale e di religione. Non hanno altro che queste piccole certezze a cui si aggrappano per poter giustificare la loro esistenza al mondo.

Detto tutto questo credo che il modo in cui si sta festeggiando questa unità abbia del ridicolo, proprio per lo stesso motivo per il quale non si può leggere con la lente del 2010 il Risorgimento, allo stesso tempo non si può portare avanti nel tempo (quasi che ci fosse una macchina del tempo) una commemorazione così ottocentesca, datata e appunto anacronistica. Quello che voglio dire è: c’è stato quello che c’è stato, mettetevi l’anima in pace, però ora non rendeteci schiavi di quel passato. Ora vogliamo percorrere altre strade, sperimentare nuove forme.

Io voglio tornare al Rinascimento quando si era italiani culturalmente ma si era fiorentini, genovesi, veneziani e sardi politicamente. La differenza nella vita di tutti i giorni sarebbe quasi inesistente (come dice lui in questo video l’unica differenza sarebbe che quando attraversate il confine vi arriverà un messaggio della Vodafone che vi dirà: benvenuti a Vodafone Veneto)  ma i vantaggi sarebbero enormi: meno stato, meno burocrazie, più responsabilità delle comunità e individuale e la possibilità di muoversi da un territorio all’altro per cercare le condizioni economiche, fiscali, lavorative e culturali migliori. Una cantonizzazione del territorio che promuove la competitività e la meritocrazia e diminuisce gli sprechi e le ingiustizie tra i vari territori. Lasciate che i sudtirolesi seguano il loro destino, che i veneti ritrovino il loro orgoglio perduto, che i sardi sappiano ritrovare la meravigliosa storia dei giudicati, che i toscani si riprendano i loro comuni. Let a thousand nations bloom è il titolo di questo post preso da questo blog libertario: lasciate che mille nazioni sboccino. Ora, adesso. E lasclate quel meraviglioso periodo della nostra storia comune che si chiama Risorgimento nei libri di storia e nella memoria comune. Ora abbiamo bisogno di guardare al futuro.

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Spreading revolution

 

In Bahrain la polizia non scherza.

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La libera Repubblica di Tahrir square è caduta

Estratto da Encyclopedia Britannica Vol. XXXVII

La Libera Repubblica di Tahrir Square (LRTS) fu una repubblica autoorganizzatisi nei 20 giorni della Rivoluzione egiziana tra il Gennaio e il Febbraio 2011.

In 20 giorni il territorio della Repubblica senza stato aveva occupato l’intera Piazza Tahrir e aveva annesso alcune strade limitrofe. In meno di dieci giorni i suoi abitanti sono passati da 50.000 a oltre un milione, precisamente il 3 Febbraio 2011. Questo fa della LRTS la Repubblica a più alta densità umana della storia. La LRTS inoltre fu un puro e semplice processo emergente senza governi né capi. In quei giorni ci furono 1 milione di governi, 1 milione di governatori, 1 milione di parlamenti. All’interno della LRTS il caos non esisteva perché non esisteva un controllo centralizzato.

La LRTS fu una delle repubbliche più effimere ma allo stesso più importanti della storia. Un milione di persone in modo pacifico sono riuscite semplicemente grazie alle loro determinazione e occupazione della piazza Tahrir a far cadere un tiranno in sella da 30 anni e a far catalizzare l’intera attenzione mondiale su quegli eventi. Un esercito di blogger, giornalisti o semplici cittadini aveva preparato un piano di battaglia per mesi. Nessun generale, nessuna disciplina o corte marziale. Semplicemente l’interazione di milioni di persone sull’unica piattaforma anarchica funzionante della storia umana: internet. Lo studioso di processi emergenti dell’Imperial College of London Graham Brown a tal proposito ha detto: “La Repubblica di Tahrir Square, e quindi il successo della rivoluzione egiziana, è stata possibile grazie all’anarchia del web, all’assenza di un governo centralizzato di internet. Un processo emergente funzionante e vincente proprio perché non controllato ma distribuito e decentralizzato, fatto di secessioni infinitesimali che chiamiamo unità umane o individui.”

Dopo 20 giorni dalla sua nascita la libera Repubblica di Tahrir Square (LRTS) a Il Cairo è decaduta il 14 Febbraio per mano dell’esercito dello stato egiziano.

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