Archivi del mese: luglio 2014

Guerre di distrazione di massa

images(3)891727882Ricapitolando abbiamo:

1) un califfato sunnita jihadista tra Siria e Iraq del nord che ha mire espansionistiche in tutto il Medio Oriente.

2) un Kurdistan de facto indipendente e unico baluardo contro l’espansione di ISIS verso oriente. A breve verrà indetto un referendum sull’indipendenza. Chissà se la comunità internazionale dirà le stesse cose che ha detto per la Crimea anche questa volta.

3) un Kurdistan che grazie alla preparazione e al coraggio dei Peshmerga e all’addestramento militare americano trentennale è l’unica zona del medio oriente insieme a Israele e Giordania dove un cristiano possa rifugiarsi. E non solo: i curdi proteggono sciiti, turkmeni, zoroastriani.

4) gli USA che non muovono neanche un dito nonostante siano i diretti responsabili di quello che sta accadendo per due motivi: il primo è che andrebbero contro i piani di Arabia Saudita e Qatar e secondo perché si sono resi conto che il Jihadistan dell’ISIS va bene un po’ a tutti. Va bene ai curdi, va bene agli stati del Golfo, va bene agli iraniani che si prenderanno la, ormai, enclave sciita che un tempo si chiamava Iraq del sud e va bene agli europei perché ora i jihadisti europei hanno un posto dove andare e forse morire e non tornare mai più in Europa. Nessuno stato europeo infatti si sta preoccupando di controllare all’uscita gli jihadisti, al contrario hanno rilassato i controlli proprio per farne andare via il più possibile.

5) chi ci rimette da questa nuova situazione è la Turchia (Kurdistan indipendente rischia di creare un effetto a catena dei territori curdi in Turchia; il confine con l’ISIS è permeabile ai terroristi rischia di destabilizzare la Turchia meridionale), la Giordania (la finora isola di pace chiamata Giordania rischia di entrare nel baratro dell’ISIS: ci sono già manifestazioni di beduini di sostegno all’ISIS al confine con l’Arabia Saudita e la Giordania contiene una delle più grandi popolazioni di ceceni in esilio al mondo, ceceni che sono tra le fila dell’ISIS; tant’è che nei giorni scorsi il re di Giordania è volato in Cecenia per un accordo bilaterale per scambiarsi informazioni di intelligence) e Israele. E ora veniamo a Israele.

6) nonostante i media e i politici vi facciano credere che la guerra Israele-Hamas sia una replica di quello che abbiamo visto negli ultimi venti anni (e lì tutti i pappagalli a ripetere sempre le solite storie pro e contro Israele che sentivo già alle scuole medie bla bla bla) in realtà si tratta di qualcosa di ben più complesso. Israele ha capito benissimo più di chiunque altro cosa sta succedendo e sta facendo una difesa preventiva. La questione siriana è ad un empasse tra Russia e USA stile guerra fredda. Ovvero non si risolve. L’ISIS controlla buona parte di Iraq e Siria e ora si vuole spostare in Giordania. La Giordania è l’unico confine sicuro che Israele ha da almeno 30 anni. La guerra civile in Giordania è INEVITABILE e l’ISIS si troverebbe al confine con Israele nel giro di qualche mese o anno. Ora Israele si troverebbe in una morsa a tanaglia tra Hamas, Isis e Hezbollah che premono su tutti i fronti, compreso un Egitto continuamente in ebollizione nonostante i capi dei Fratelli Musulmani siano stati decapitati. Colpire Hamas ora è il momento perfetto perché eliminerebbe il doppio attacco a tenaglia Hamas-ISIS che arriverà per forza (almeno fin quando la situazione in Ucraina non si risolve: sembra incredibile che due guerra così lontante siano così interconnesse). Inoltre Hezbollah non è più presente al confine israelo-libanese perché sta combattendo sul fronte al fianco di Assad in Siria e Al Maliki-Iran in Iraq.

Tutte le classiche motivazioni che sentite su Israele e il suo diritto all’autodifesa, oppure sui razzi khassam palestinesi, tutte quelle noiosissime e cretine discussioni al bar e sul web sul conflitto israelo-palestinese sono solo una “guerra di distrazione di massa”. La gente non riesce a vedere la big picture, la situazione globale, quello che solo i governanti riescono a vedere. A questo aggiungetevi l’ignoranza congenita di un giornalismo da copia-incolla da terzo mondo in Italia (ancora leggo titoli che parlano di ISIS come Al Qaeda quando Al Zawahiri ha dichiarato guerra ideologica all’ISIS) e un filtro che ci permette di seguire un conflitto solo per una settimana, dopo la quale ci dimentichiamo di tutto e abbiamo bisogno di un altro conflitto che ci faccia indignare.

 

 

 

 

 

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Trieste la bella

Se potessi scegliere una città in Italia dove andare a vivere – dopo la natia Cagliari – sceglierei di sicuro Trieste. Ogni volta che ci vado è un tuffo al cuore. Trieste non è una città turistica e si trova fuori dai percorsi turistici internazionali e si potrebbe girare in una giornata ma… è la sua atmosfera che mi affascina. Un turista casuale e distratto non potrebbe mai capire cosa sta dietro Trieste. La sua storia è scritta sui suoi muri, nelle sue piazze, perfino sui volti delle persone. Un mosaico di storie intrecciate incredibili e che ben sfoggerebbero in un racconto di fantascienza ucronica. Come può un turista che non ha mai letto della sua storia vedere la Trieste porto d’ingresso dell’Impero Austroungarico, con il suo melting pot di austriaci, italiani, slavi, ungheresi, ebrei? Come può sentire l’irredentismo di cui fu una delle principali protagoniste, e poi la Trieste fascista testa di ponte per le truppe mussoliniane verso i balcani, l’occupazione tedesca, i carroarmati di Tito a pochi metri dalle sue mura, il Territorio Libero di Trieste, il protettorato americano e ora porta verso l’Europa unita orientale? E tutto questo i triestini è come se se lo fossero fatti passare addosso come un fiume in piena quasi in modo passivo. Invasori, eserciti, governi uno dietro l’altro. E puoi vedere tutto questo nella città, nei suoi monumenti, nelle sue strade, nelle sue chiese come strati geologici. Ma Trieste nonostante tutto quello che ha passato è sempre lì a guardare il mare, a custodire il passaggio tra tre mondi, quello italico, quello tedesco e quello slavo. Trieste la Porta. Ma una porta sempre aperta. Ogni volta che ci vado non mi sento mai uno straniero, non mi sento mai escluso come spesso mi capita in altre città italiane. Trieste ti accetta per quello che sei, ti include. Ti dice: passa pure attraverso di me, fermati e guarda il sole che tramonta sul mio mare. Non importa che sia italiano, sloveno, austriaco, croato o un sardo emigrato in Inghilterra in cerca di apolidia. Adoro le montagne a strapiombo e le sue strade ripide con il vecchio tram che fatica. Il panorama mozzafiato dall’obelisco vicino a Opicina, Venezia e la sua laguna ad Est, le banchine e le darsene sempre in movimento giù in basso, le navi colme di merci dall’Est vero porti sconosciuti e quel sole che tramonta sul mare come una palla di fuoco che mi ricorda i tramonti della mia Cagliari, l’Istria e le coste della Dalmazia scure dal tramonto così vicine geograifcamente ma così lontane storicamente, e tutto quel crogiuolo di chiese dalle varie denominazioni vicino al porto che come gli strati geologici di cui parlavo prima ci dicono così tanto delle genti che sono passate di qui. Trieste l’irredenta, Trieste la liberty, Trieste industriale, tutto si amalgama così perfettamente in una striscia di terra schiacciata tra monti e mare, tra nazioni e ideologie. Trieste la bella, una lacrima e un sorriso ogni volta che ti vedo.

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