Archivi del mese: ottobre 2015

Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese: (ancora altri) 10 errori più comuni degli italiani

L’inglese è una lingua per metodici, per librai, per catalogatori. Ogni azione ha un verbo preciso che non può essere usato in altri contesti, ogni oggetto ha un nome preciso nonostante esistano termini generici (generic or umbrella terms) per descriverli lo stesso. (Gli inglesi si arrabbiano come ricci se chiami ciabatta o baguette semplicemente pane. Ti dicono: “E’ una ciabatta.”). L’abbiamo visto con gli errori tipici degli italiani delle precedenti puntate, che spesso altro non sono che “mancanze” della lingua italiana rispetto all’inglese, e lo vediamo anche oggi con i seguenti casi.

1) Brush-wash: gli anglosassoni non si lavano i denti, se li spazzolano. Il motivo è che non ti stai lavando solo i denti ma li stai più precisamente spazzolando usando lo spazzolino. E’ una precisazione importante. Dire “I’m going to wash my teeth” risulterà nell’ilarità generale, tipo che stai lavando il bucato o ti stai andando a lavare l’auto o qualcosa del genere.

2) Wedding-marriage: la confusione tra wedding (la cerimonia del matrimonio) e marriage (il matrimonio) deriva dal fatto che in italiano usiamo la stessa parola per indicare due cose diverse. Il giorno del matrimonio è il wedding day, non il marriage day. La cosa può diventare ancora più confusa quando si usano i verbi to wed e to marry. I wed her e I married her hanno significati simili ma non esattamente identici. To wed si usa quando si sposa qualcuno ma solo al momento della cerimonia, invece to marry ha lo stesso significato che ha sposare in italiano anche se ci si riferisce al giorno del matrimonio. Ma non finisce qui perché perfino il verbo to marry ha delle sottili differenze… temporali. Se dico I marry o I get married significa che ci si sta riferendo ad una data nel tempo precisa, ovvero quella del matrimonio. Mentre se si usa to be married significa che ci si sta riferendo allo stato maritale (sono sposato e non single) oppure al fatto che si è sposati con qualcuno in particolare (to someone meglio che with someone).

3) Close-lock: quante volte ho detto “I closed the door” e mi sono sentito rispondere “OK, but did you lock it?”. All’inizio non comprendevo perché insistessero così tanto su questa precisazione. Se l’ho chiusa l’ho chiusa no? Invece poi mi sono reso conto che il problema come sempre era nell’utilizzo dello stesso verbo in italiano per indicare due azioni diverse. In italiano chiudiamo le porte ma usiamo lo stesso verbo per indicare anche la chiusura del lucchetto. Per gli anglosassoni sono due azioni diverse, giustamente. Una è quella di portare la porta fino alla sua posizione di chiusura (to close), l’altra di serrare con la chiave (to lock). Questo vale per tutti gli oggetti che hanno meccanismi di chiusura come le auto: I locked the car, non I closed the car.

4) Remember-remind: “Remember me to…” e lì grasse risate. “Yes, yes I will remember you forever!”. Io intendevo dire: “Ricordami che devo fare X.” Invece avrei dovuto utilizzare “Remind me of…” perché come tutti gli esempi che abbiamo visto finora in italiano usiamo il verbo ricordare sia per ricordarci di una cosa nella nostra mente sia per chiedere a qualcuno di ricordarci di qualcosa. L’eccezione riguarda la memoria di noi dopo morti (come nella risposta simpatica della mia amica all’inizio di questo paragrafo): “remember me when I die”. Oppure quando vogliamo ricordare a noi stessi di ricordarci qualcosa: “I have to remind myself about X.” ma in questo caso è come se il proprio Io si sdoppiasse e si avessero due persone nella propria testa. Questo è particolarmente difficile per gli italiani anche perché remember and remind sono simili anche foneticamente. Come possiamo “ricordarci” di questo errore? Semplice, dite questa frase che mi sono inventato quando ho scoperto della differenza: “Remember this sentence: I have to remind myself that remember and remind are different. (in realtà ho un metodo ancora piu geek: remind è un verbo fenotipicamente esteso, ma questa la capiscono in pochi).

5) Funny-fun: ancora non mi capacito come i miei insegnanti d’inglese non si siano mai premurati di insegnarmi la differenza tra fun e funny. Fun e funny non sono intercambiabili e hanno significati molto differenti. Una persona, tipo un comico, è funny ma non fun. La situazione però è fun, nel senso che ti stai divertendo ascoltando un comico funny (divertente). Per ricordamelo io la penso cosi: fun indica una situazione in cui io mi sto divertendo, funny quando c’è qualcuno che mi sta facendo divertire. L’eccezione è quando si usa l’espressione “X is a fun person” che significa “X è una persona con cui ci si diverte”.

6) Paint-decorate: gli anglosassoni per indicare il pitturare le pareti usano to decorate mentre per dipingere to paint. In italiano usiamo per errore to paint per indicare pitturare le pareti perchè si assomigliano ma in realtà è un false friend. A meno che non siate degli artisti “you decorate your house, not paint”. Ma qui viene il difficile: la tinta si chiama paint.

Errata corrige: sembrerebbe che su questo punto mi sia parzialmente sbagliato e me ne scuso. Pare che si possa usare anche to paint per tinteggiare le pareti, così dando uno sguardo a dizionari e forum online ma nella mia esperienza quotidiana la gente usa esclusivamente to decorate per tinteggiare le pareti della casa e anzi in un paio di occasioni sono stato corretto appunto perché usavo to paint. Forse è solo un regionalismo del Sud-Est. Per esempio in american english to decorate ha un significato più simile all’italiano decorare

7) Ah-Ha: nell’era dei messaggi istantanei come SMS o Whatsup questo non si può sbagliare. Ah in italiano indica risata ma anche una espressione di sorpresa. In inglese ah invece indica sorpresa ma non ilarità e anzi spesso indica espressione di piacere… anche sessuale. Al contrario se si vuole esprimere ilarità si deve usare Ha. Bonus: gli spagnoli scrivono ja-ja ed è facilissimo individuarli su internet.

8) Patronize-patrocinare: quando qualcuno dice che una persona “is patronizing” non significa che sta patrocinando un evento, tipo un mecenate, significa che sta trattando con condiscendenza qualcuno. E’ un termine molto negativo che gli inglesi usano moltissimo. Al contrario degli italiani gli inglesi odiano essere trattati con condiscendenza. In realtà si può usare to patronize per indicare il patrocinio di un evento ma è molto raro e nessuno vi capirebbe. Oggi si usa “to sponsor” o “to promote”.

9) Wheel-tyre: quando foriamo in macchina diciamo in italiano che abbiamo bucato una ruota. In realtà si tratta di pneumatico, non ruota. Gli inglesi ce lo ricordano con la seguente lezioncina: “I got a puncture in my tyre.” Non wheel, a meno che non abbiate la ruota fatta di pneumatico. Stessa cosa quando volete cambiare pneumatico dovete dire “I would like to change my tyre”.

10) Alarm off-on: questo è veramente difficile perche va contro qualsiasi logica ma deve essere imparato altrimenti si rischiano non solo figuracce ma perfino la vita. Allora quando un allarme suona, in italiano logicamente diciamo che si è acceso, in inglese invece dicono che si è spento. E viceversa. In casi di emergenza ricordatevi quindi che “the alarm goes/went off” e non il contrario. E quando qualcuno vi chiede di spegnerlo vi chiederanno “turn the alarm on”.

 

 

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Terrore

Terrore è sapere che l’Universo è finito.

Terrore è non conoscere il proprio posto nell’Universo.

Terrore è conoscere il proprio posto nell’Universo. Terrore è sapere di essere soli nell’Universo. Terrore è sapere di non essere soli nell’Universo. Terrore è sapere di non essere soli e di non poter mai vedere gli altri mondi abitati. Terrore è sapere che siamo soli ma che altre razze intelligenti abiteranno l’Universo ma solo dopo la nostra estinzione. Terrore è sapere che esistiamo solo per errore. Terrore è sapere che esistiamo solo per volontà di qualcun o qualcos’altro. Terrore è sapere che esistono gli dèi. Terrore è sapere che pur esistendo non ci degnano di alcun riguardo. Terrore è sapere che esistono gli dèi ma non sono quelli che abbiamo pregato per millenni. Terrore è, diventati adulti, scoprirsi mortali. Terrore è diventati anziani scoprirsi immortali. Terrore è svegliarsi da un coma come un vegetale. Terrore è svegliarsi da un sogno come un essere umano.

 

 

 

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La fantascienza in sardo

OK, questo è per la nicchia della nicchia, ovvero lo troveranno interessanti solo due persone al mondo. Trattasi infatti di un post dove cerco di tradurre dei classici di fantascienza in sardo campidanese. Ora, l’idea mi è venuta in mente un giorno mentre sfogliavo un catalogo online di testi di letteratura sarda; in lingua sarda a parte i tradizionali canti e poesie c’è veramente poco o nulla. E comunque tutto quello che c’è si rifà alla tradizione folkloristica sarda. Mi son detto: “sarebbe bello poter leggere qualche capolavoro di fantascienza/fantasy/horror in lingua sarda.” E mi ci sono cimentato e ci ho messo ore e ore. Più facile tradurre in inglese o spagnolo che in sardo, credetemi. Due cose: il mio sardo è di base, molto di base, imparato solo ascoltando mia nonna da bambino; il poco sardo che conosco è casteddaio, ovvero di Cagliari con qualche spruzzatina di sulcitano qua e là. Quindi son sicuro che non soddisferà nessuno ma almeno spero che apprezziate lo sforzo. E fatemelo dire: sono quasi sicuramente il primo e unico al mondo ad aver tradotto in sardo l’incipit de Il richiamo di Cthulhu di Lovecraft, almeno secondo Google.

Nota sui testi: i testi li ho tradotti dagli originali in inglese, non dalle versioni in italiano.

Sa tzerriada de Cthulhu (The call of Cthulhu, H. P. Lovecraft), incipit

“Creu che sa cosa prus misericordiosa de su mundu esti s’inabilidadi de sa menti umana de ponni in correlatzioni tottus is suus cuntenudus. Bivemmus in una carma isula de ignorantzia in mesu a maris nieddus de infinidu, e nun fiara destinu che semus navigados aicci atesu. Sas scientzas, donniuna camminendi in sa propia diretzioni, c’anti fattu pagu mali; ma, una dii su ponni impari de tottas sas conosentzias at a operri bisionis de sa realidadi aicci de isprama e de sa nostra positzioni aintru de custa, ca o amus a de ammacchiai de sa scoberta o amus de fuiri de sa luxi in sa paxi e salvatzioni de una noa etari oscura.”

Frasi famose all’interno del testo

“In sa dommu sua a R’lyeh mottu Chtulhu abettara sonniendi.”

“Non esti mottu cussu che nun porriri bivvi po sempri, e in strangius eonis puru sa motti porriri morri.”

Su toccu (Knock di Fredric Brown)

“S’uttimu omini in su mundu fiara setziu a solu in sa camera. Ci fiara unu toccu a sa porta.”

Duna – o Monti de arena (Dune di Frank Herbert), incipit

“In sa xira ainnanti de su viagiu po Arrakis, candu su trambullu fiara casi arribau a esti insopportabili, una femina beccia si presentara a sa mamma de su piccioccu, Paul.

Fiara una notti callenti e afosa a casteddu Caladan, e s’antigu monti de perdas che fiara sa dommu de is Atreides de bentiseis generatzionis donarara cussu sensu de friscu banniau che boliara nai unu cambiamentu de su tempu.”

Bonus Odissea (Omero), incipit

Narrammì, o Musa, de s’omini furbu che se n’esti bessiu a viaggiai mera e atesu, a pustis che ari sciusciau sa sacra roccaforti de Troia. Issu ari biu sa biddas de mera ominis e ne ari sciu is costumis. Ari soffertu mera doloris in su mari circhendi de salvai sa vida de issu e dei suus comparis. Ma mancu aicci esti arrennesciu de salvai is suus comparis, mancai du boliara. Funti mottus po sa crupas e s’ammachiaduras de insoru, cussus maccus: ca anti pappau is bois de su Soli Iperione. E su deu ari bogau sa torrada a issus. Custus fattus narrasidus a nosu puru, o dea filla de Zeus, incomintzendi de unu puntu cali che siara de sa istoria.

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