Archivi del mese: aprile 2017

Anticlericalismo versione 2.0

Di là Yoshi parla di islamofobia e giustamente distingue tra paura dell’ideologia e paura degli appartenenti alla religione. L’uso del termine Islamofobia è furbescamente utilizzato dagli jihadisti in Europa (incluso Erdogan) e dalle sinistre terzomondiste per giustificare le proprie malefatte e la sharia in generale. Non vuoi che le minorenni vengano forzate ad indossare il velo? Sei un islamofobo! Non vuoi che le bambine vengano infibulate? Sei un islamofobo! Peggio, sei un Le Pen o un agente di Putin. Fine della conversazione. Ostracizzato dalla conversazione pubblica.

Islamofobia ha connotati negativi che in una società così politically correct come la nostra non ha spazio o legittimazione.

Continuo a pensare che anticlericalismo sia il termine adatto a descrivere la nostra posizione. Così come siamo contro l’imposizione della legge cattolica sulle nostre vite e sulla res publica così siamo contro l’imposizione della sharia islamica.

Di Islam bisogna avere paura eccome. Le forme più estreme, ovvero il wahabismo jihadista e il salafismo in generale, sono quelle che di più abbiamo vicino al nazismo. Quindi non vedo perché dobbiamo avere paura di dire che ne abbiamo, appunto, paura. Persone come me vengono uccise con il machete per le strade di Dhaka, gettate dal quinto piano di un palazzo di Mosul, decapitate in una piazza di Rihad. Persone come me non vengono neppure risparmiate con il pagamento della jizya nel califfato dell’ISIS o nell’emirato di Idlib come accade ai cristiani. Noi liberi pensatori siamo peggio dei cristiani, considerati almeno fratelli minori o cittadini di serie B. Noi non siamo neppure considerati umani. Su di noi pesano le fatwe di imam e ayatollah. Perché dovrei rispettare queste persone? Perché non dovrei averne paura? Sono un ebreo nelle strade di Norimberga per loro.

Abbiamo sconfitto il papismo che ci metteva al rogo in Campo dei Fiori, abbiamo sconfitto il nazifascismo che ci spediva nei campi di concentramento, vorrei che, di grazia, sconfiggessimo chi nel 2017 mi chiama maiale o cane e non degno di respirare su questa Terra. Dobbiamo essere anticlericali contro tutti i chierici del mondo, non solo quelli che abbiamo sconfitto dopo 2000 anni di oscurantismo.

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L’ingiustizia più grande

L’ingiustizia più grande è quella di aver resistito per quattro anni l’inferno e nel momento in cui si è vista la libertà a pochi metri si è morti nel peggiore modo possibile. L’ingiustizia più grande è quella di essere agli occhi del mondo cittadini di serie B. L’ingiustizia più grande è quella di morire senza che nessuno sappia neppure che sei morto in un modo tanto atroce. Le foto che vedete su questo blog ma sfortunatamente non sui grandi giornali sono di decine di civili uccisi mentre fuggivano da Foua e Kafriya verso la salvezza di Aleppo (ora sotto la protezione del governo). Un autobomba kamikaze si e’ fatta esplodere nel mezzo del parcheggio dove i loro bus si erano fermati a pochi chilometri dalla salvezza. Alcuni jihadisti sunniti hanno attratto un gruppo di bambini con patatine facendo finta di essere li’ con aiuti umanitari. I ragazzini si sono fiondati in massa, malnutriti e sneza vedere dolci o snack da 4 anni. In quel momento “Allah Aqbar, uccidi i maledetti takfiri”, la detonazione. Le bestie erano assettate di sangue e ora festeggiano in tutta Idlib. Si pensa che il conto dei morti possa arrivare a cento.

Ne ho parlato prima delle due piccole enclave di Foua e Kafriya, la cui unica colpa era di essere a maggioranza sciita. Un’eresia che merita la morte secondo gli jihadisti sunniti che ti assediano da quattro anni lanciandoti missili e facendo a tiro a bersaglio coi cecchini. Lo so, lo so non le avete mai sentite nei giornali queste enclave. I media non ve le vogliono far conoscere perché rovina la loro narrativa del ribelle buono che si oppone al governo cattivo. Eppure migliaia di civili erano li per anni senza che nessuno ve ne parlasse, senza che nessun messaggio su Facebook vi arrivasse in bacheca. Motivo? I siti che gli occidentali guardano sono TUTTI pro-jihad, ovvero sunniti. La loro sorte sembrava segnata con i “ribelli moderati” pagati dalla CIA e dal governo inglese che giuravano che avrebbero decapitato l’intera popolazione (vedere screenshot in basso). Finalmente si e’ riusciti grazie all’intervento dell’Iran ad evacuare queste isole di diversita’ in un oceano di totalitarismo jihadista, ovvero l’emirato di Idllib. Lo si e’ fatto scambiando le popolazioni civili di Madaya e Zabadani, roccaforti jihadiste vicino al confine col Libano, anche loro sotto assedio da parte dell’esercito siriano. Ci e’ voluto l’intervento del Qatar (che con la Turchia finanzia gli jihadisti) per arrivare a questo accordo. E solo perche’ un gruppo affiliato ad Hezbollah deteneva da anni due familiari della famiglia reale qatarina che erano stati catturati tra Arabia Saudita e Iraq mentre facevano caccia con il falco. Sembrava tutto pronto, tutto a posto quando i bus che portavano via i civili sciiti sono stati fatti esplodere. I bus con i civili sunniti di Madaya e Zahadani invece sotto la protezione del governo di Assad sono salvi da linciaggi e kamikaze. Ma sui social vi diranno che il diavolo Assad vuole fare pulizia etnica su Madaya e Zahadani come hanno detto da mesi.

Con questo post pasquale volevo solo ricordare le vittime innocenti del massacro jihadista di ieri che non si vedranno mai sui vostri giornali. Civili di minoranze che Assad protegge da decenni dalle bestie, bestie pagate dai governi occidentali. Nessuno muovera’ un dito, nessuno si scandalizzera’, nessuno vi fara’ vedere le foto dei bambini carbonizzati dai banchi dell’ONU, nessuna Ivanka che chiedera’ al babbo di fare giustizia. Nulla. Come ha detto un arcivescovo siriano cattolico in un’intervista l’altro giorno: “Se non fosse stato per Assad e la Russia a quest’ora saremmo stati tutti massacrati”.

 

 

 

 

 

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Il giornalismo è morto e le nostre vite sono appese al filo di un like su Facebook

Su 47 delle più importanti testate giornalistiche americane solo una, Houston Chronicles, si è schierata contro l’attacco incostituzionale di Trump alla Siria e lo ha fatto solo sulle basi dell’incostituzionalità, non su questioni morali o geopolitiche. Tutte le altre erano a favore dell’attacco, perfino quelle che durante le elezioni erano contro Trump. Nessun editorialista, nessun giornalista, dico nessuno in America si è fermato e ha avuto alcun dubbio: c’è stato un attacco col sarin e il colpevole è Assad. Non la Siria, non un generale dell’esercito, non il ministro della difesa. Proprio lui personalmente ha dato l’ordine di lanciare un missile in un villaggio a caso lontano dal fronte in mezzo ai civili, mentre stava vincendo a man bassa alcuni giorni prima dei colloqui di pace. Non lo ha sparato contro i terroristi che massacravano con le loro autobombe kamikaze le sue truppe, neppure contro l’ISIS che riconquistava Palmira facendogli fare una figuraccia internazionale, non contro le truppe israeliane che occupano il Golan, non contro gli odiati turchi che occupano il nord della Siria. No, un giorno si è svegliato e ha chiamato il pilota di un aereo e gli ha proprio detto direttamente di sganciare un missile in un posto a caso del nord della Siria. Nessuno si è fermato a chiedersi se davvero quello fosse sarin, chi lo avesse lanciato, l’illogicità di un attacco del genere. Niente, neppure dopo quello che gli stessi servizi segreti e i governi di oltre un decennio fa avevano fatto con l’Iraq e le sue armi di distruzioni di massa. Sappiamo che era una menzogna, tutto ricostruito per giustificare l’invasione americana. Sappiamo tutto, tutto è entrato a far parte nei libri di storia come il finto attacco al sarin del 2013 che l’ONU ha ufficialmente negato fosse stato fatto dalla Siria.

Ma attenzione, è bastato condividere foto finte con pessimi attori (basta guardare i video di gente che risorge dopo che la telecamera si sposta o bambini che prima sono morti e poi aprono gli occhi per rendersi conto di quanto amatoriali questi “ribelli” sono) sui social per fa scattare un attacco aereo da 100 milioni di dollari. Perché pare che sia stata la figlia Ivanka a convincere il padre Donald a reagire con la forza emozionata dalle foto sui social. Ora, forse non ci rendiamo conto della gravità della cosa perché siamo continuamente bombardati da milioni di notizie e pare che questo mondo in cui viviamo sia completamente frutto di una sorta di programma virtuale tipo Matrix -tutto è reale e tutto è virtuale, quali sono i confini? -ma fermatevi un attimo e pensate a questo: un paese è stato bombardato illegalmente sulla base delle emozioni di una ragazzina suscitate da un retweet o like sui social di una indubbia fake news, di una bufala insomma. Se questo non vi fa tremare i polsi non so che cosa possa suscitare più orrore nelle vostre menti.

Si è scelto di non attendere i risultati di alcuna inchiesta neutrale e di distruggere immediatamente quello che la Casa bianca vi dice essere l’aeroporto da cui è partito l’aereo. Così da poter dire “ecco quello era il posto.” Era il posto, non è il posto. Non lo sapremo mai, non potremo neppure avere un report da parte dell’ONU come è successo nel 2013. Ed è proprio questo il punto: si è deciso di non ripetere l’errore dell’altra volta, meglio distruggere le evidenze. Nonostante tutto però possiamo lavorare sulle immagini gentilmente forniteci da Al Qaeda (mi sembra di essere in un universo parallelo signori; i media occidentali che accettano come vere le dichiarazioni di psicopatici, gente che si fa esplodere tra i civili e guida tir sulla folla, decapita oppositori e eretici e manda i propri figli a farsi esplodere; rendetevi conto a che livello siamo) e fare congetture come ha fatto il professore Theodore Postol dell’MIT ed ex-consulente della Casa Bianca su questo report. È chiaro che il proiettile è di fabbricazione artigianale ed è stato fatto esplodere in situ da sopra. Ovvero non per l’impatto sul terreno come se fosse stato lanciato da un Su-22 siriano.

Nessuno si mette a chiedere, contestare, a chiarire. Nulla. Sembra di essere ai tempi di Mussolini quando la stampa doveva schiacciarsi sulle posizioni del governo. Anzi almeno allora c’era chi con coraggio cercava clandestinamente di andare contro il governo fascista. Oggi, nell’apice della conoscenza umana, con internet grazie al quale tutti possono avere accesso a qualsiasi punto di vista e conoscenza la gente decide di schiacciarsi sulla stessa monolitica posizione che è comodamente offerta dal governo. Se questo non è un fascismo globale non so come chiamarlo. Nel momento in cui un giornalista copia-incolla senza verificare fonti o contestare il governo si trasforma in organo di propaganda. E ancora peggio a tutto questo si somma il sentore del maccartismo strisciante per cui qualsiasi notizia che svia dalla linea ufficiale di governo si è subito accusati di essere pro-Putin o pro-Russia. Putin accusato di fare propaganda, giustamente, ma come si dice “il bue che dice cornuto all’asino”.

 

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Come veramente è andata (e le cose che non vi hanno detto)

I fatti: Erdogan è stato infinocchiato dalla Siria e dai curdi a nord di Aleppo. Dopo la conquista di Al Bab, avvenuta dopo che l’ISIS si è ritirato (mai successo prima, se sapete leggere tra le righe capite dove voglio parare) pensava di poter attaccare a ovest dell’Eufrate i curdi (il suo vero obiettivo). Ma i curdi hanno fatto un’alleanza con Assad e hanno fatto trasferire truppe siriane a Manbji (esatto gli stessi curdi che sono alleati degli USA). Inoltre le truppe americane hanno aiutato le truppe SDF curde a trasferire mezzi e truppe al di là del lago Assad per aiutarli a conquistare Al Tabqa e la sua diga. Erdogan allora incomincia a bombardare il cantone della Rojava curda di Afrin. Putin allora dichiara di voler aprire una base aerea ad Afrin e vi sposta immediatamente truppe speciali. Tre settimane dopo, il tempo di trasferire i mercenari di Al Qaeda da Al Bab a Idlib, Erdogan ci riprova e cerca di attaccare a nord di Hama. Pensa di farcela usando kamikaze a go-go quando i russi incominciano un bombardamento a tappeto su Hama grazie al quale i siriani riconquistano i villaggi persi. I russi fanno di più e spostano truppe speciali nella citta cristiana, Mhardeh, che rischiava di essere conquistata a colpi di kamikaze. Erdogan allora fa attaccare le truppe siriane non solo ad Hama ma anche nelle montagne della Latakia ma anche questa fallisce.

Nel frattempo succedono i seguenti fatti: Trump a fine marzo vede i sauditi con cui riafferma l’alleanza storica tra i due paesi e Israele attacca con i suoi jet l’esercito siriano vicino a Palmira. Significa che i due alleati più vicini e guerrafondai dell’America sono pronti all’azione. Al Nusra (Al Qaeda in Siria) coglie la palla al balzo e fa quello che ha sempre fatto quando perde: attiva i suoi canali di propaganda in Occidente, nello specifico sinistra varia e giornalisti ignoranti che spargono le fake news sui social. Foto di bambini, sangue e distruzione. E questa volta ci riprovano come le altre volte a far indignare il mondo con le fake news delle armi chimiche. Ci viene detto che era sarin, poi no che era cloro, poi che era vicino alla strada, poi in un ospedale. Sui social media si vedono foto di altri anni, di altri incidenti perfino di un quadro realistico di un autore turco spacciato per una vittima dell’incidente (vedi foto). I White Helmets alcuni giorni prima postano foto di esercitazioni con tute antigas. Tutto questo mentre l’esercito siriano sta vincendo a man bassa su tutti i fronti. Per quale motivo Assad si metterebbe a lanciare un attacco chimico contro i civili in un momento del genere e soprattutto quando l’ONU ha dichiarato che Assad non ne ha più?

Nel 2013 l’ONU infatti ha dichiarato ufficialmente che la Siria aveva distrutto l’intero arsenale di armi chimiche. E non solo, Carla Del Ponte quando ci fu un caso simile a Ghouta nel 2013 disse chiaramente che c’erano forti sospetti che ad usare il sarin furono proprio i ribelli, e non il governo siriano. L’ONU di nuovo accusò l’ISIS di usare gas mostarda contro i soldati siriani in più occasioni. Eppure i governi occidentali hanno condannato la Siria per crimini di guerra in base solo a congetture e fake news dei mass media. E prima che si potesse fare una qualsiasi investigazione da parte di terzi gli Americani bombardano una base siriana, fondamentale per l’aviazione siriana che combatte l’ISIS a Palmira e ad Aleppo.

E tutto questo dopo che gli USA hanno appena ucciso 150 civili in un attacco aereo a Mosul e 60 persone in una moschea a Idlib (per non parlare degli ultimi raid coi droni in Yemen che hanno massacrato famiglie intere). In questi casi erano incidenti, effetti collaterali. Chi è il criminale di guerra?

La verità è che Assad non è un cretino e stava vincendo; sappiamo per esperienza che i ribelli hanno usato gas letali sui soldati siriani in passato accusando il governo; sappiamo che quando Al Nusra perde monta la campagna di sdegno sui social media a cui la sinistra mondiale abbocca sempre; sappiamo che ogni volta che ci sono i colloqui di pace di Astana i ribelli si inventano un qualche attacco ai civili che viene immediatamente pubblicizzato e i colloqui saltano (vi ricordate la false flag del camion di aiuti umanitari bombardato dai siriani il giorno prima degli accordi?); sappiamo che Trump nei giorni precedenti era in contatto coi sauditi; sappiamo che sia Israele che Turchia sono arrabbiati perché Assad sta vincendo; sappiamo che la CIA e l’MI5 si inventarono scuse simili per l’attacco contro l’Iraq (ve la siete già dimenticata la pistola fumante delle armi di distruzione di massa?); sappiamo che Trump ha voluto fare l’attacco esattamente quando Xi Jinping era suo ospite in America per una dimostrazione di forza con la Cina (alleata di Assad); sappiamo che gli jihadisti di Al Qaeda decapitano, torturano, uccidono, schiavizzano e usano come kamikaze i propri figli, come potete pensare che queste persone siano capaci di dire la verità se sono capaci di uccidere i propri figli?

Ora ditemi dopo tutto questo come possiamo credere alle fake news che ci propinano i media asserviti ai governi occidentali? Ditemi chi sono i barbari in questa guerra?

 

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L’apartheid dei bagni pubblici

Sarà capitato almeno una volta a molti, quello di sbagliare tra la porta uomini-donne dei bagni pubblici. L’ultima volta che mi ricordi ero ad un ristorante e il simbolo era cancellato o incomprensibile e avevo il 50% di possibilità di sbagliare e ovviamente ho sbagliato e sono entrato in quello delle donne. Me ne rendo conto solo quando esco perché una donna con una bambina alla mano mi guardò come se avessi appena squartato un cane randagio in pubblico. La bambina commentò indicandomi come un serial killer: “perché quell’uomo è nel bagno delle donne?” In quel momento mi sono sentito uno schifo di uomo. Ma cosa avevo fatto di male? Nulla ovviamente ma la societa ti vuole far credere che sei un mostro.

Ecco per me se c’è una cosa incomprensibile nella società moderna dove tutto è unisex, dall’abbigliamento ai lavori, dal linguaggio ai diritti ecc., è perché ancora esista l’apartheid nei bagni pubblici. L’idea di base è che averli mischiati rappresenterebbe un pericolo per le donne. Ecco che con questo post voglio sfatare un mito duro a morire: cara altra metà dell’universo umano, noi uomini non siamo tutti potenziali stupratori né vogliamo importunarvi e aggredirvi appena ne abbiamo la possibilità. Sembra una cosa banale da dire ma non lo è in una società che ha fatto di uno dei suoi pilastri portanti la convinzione che gli uomini siano tutti potenziali stupratori. Fin da bambini i maschi vengono separati dalle femmine perché fino a prova contraria i primi sono dei mostri in fieri. Credo che sia una cosa terribile quella di convincere un bambino fin da piccolo che sia un potenziale stupratore fino a prova contraria. E questo si estende a molti altri ambiti della vita quotidiana come nel caso di questo padre che ha dovuto spiegare alla polizia che quella con cui stava andando in hotel era sua figlia e non una potenziale vittima di pedofilia. Pensare che una cosa del genere possa succedere con mia figlia mi fa venire i brividi lungo la schiena. Mi sono veramente sentito male a leggere questa notizia. O vogliamo parlare della legislazione che privilegia le madri rispetto ai padri per l’assegnazione dei figli. Come se un uomo non fosse in grado di crescere i propri figli. Un altro mito duro a morire purtroppo: ci sono padri come il sottoscritto che sanno fare tutto per i propri figli né piu né meno delle madri ma per un pregiudizio sessista la società continua a considerarci come dei deficienti. La verità è che ci sono anche padri bravissimi e anche madre pessime ma l’universo femminile ci guarda come se fossimo dei casi eccezionali. “Oh e fa pure da mangiare! Ma che bravo!” “Oh poverino, gli cambia pure il pannolino.” Nel gergo della Boldrini questo si chiamerebbe sessismo all’incontrario. Ma purtroppo si è sessisti solo se si è uomini come si è solo razzisti se si è bianchi.

Tornando all’argomento dei bagni: immaginate lo scandalo se ci fossero i bagni separati in base all’etnia o religione. Quello è il bagno dei rom, quello dei neri, quello dei musulmani. Sarebbe inaccettabile. E lo dovrebbe essere anche per i bagni pubblici anche se tutti ci ridono a sentire questa battaglia persa. Si rideva anche dei bagni separati nell’apartheid sudafricana vi ricordate?

Gli stessi argomenti per la separazione dei bagni sono: una categoria di persona viene collettivamente considerata violenta fino a prova contraria; gli stessi argomenti per l’unione dei bagni sono: non è vero che quella categoria è collettivamente violenta. Vogliamo veramente far crescere i nostri figli facendogli credere che sono tutti potenziali stupratori e le nostre figlie che potrebbero essere stuprate da qualsiasi uomo compreso il proprio padre?

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