Archivi del mese: giugno 2018

Questo blog ha il certificato di blasfemia

Questo blog è blasfemo ed è ufficiale. Perlomeno secondo il governo pachistano. Dovete sapere che ho ricevuto una ingiunzione dal governo Pachistano a rimuovere un’immagine che aveva postato sul mio blog anni fa. Una email ufficiale dallo staff legale di WordPress in cui mi si spiega che il Pachistan ha formalmente oscurato il mio blog perché blasfemo secondo la legge della Repubblica Islamica del Pachistan. Leggere per credere (grassetti miei):

“Dear WordPress Team,

I am writing on behalf of Web Analysis Team of Pakistan Telecommunication Authority (PTA) which has been designated for taking appropriate measures for regulating Internet Content in line with the prevailing laws of Islamic Republic of Pakistan.

In lieu of above it is highlighted that few of the webpages hosted on your platform are extremely Blasphemous and are hurting the sentiments of many Muslims around Pakistan. The URL’s mentioned are clearly in violation of Section 37 of Prevention of Electronic Crimes Act, 2016 and Section 19 of Constitution of Pakistan.

The below mentioned websites can be found on following URL’s:-

https://fabristol.wordpress.com/2010/05/18/il-nuovo-theo-van-gogh//2/

https://fabristol.files.wordpress.com/2010/05/tumblr_l2g34jvlv11qbi5yxo1_500.jpg

You are requested to contribute towards maintaining peace and harmony in the world by discontinuation of hosting of these websites for viewership in Pakistan with immediate effect. We will be happy to entertain any query if deemed necessary and looking forward for your favorable response at your earliest.

Regards”

Come potete vedere la vignetta considerata blasfema è incredibilmente “addomesticata” e non offenderebbe neppure una vecchietta del coro di una chiesa di paese. Forse non sanno che ho scritto e postato foto ben peggiori. Non so se esistano conseguenze penali per questo ma visto che sono fuori dalla loro giurisdizione non possono fare nulla. Il bello è che non si rendono conto della ironia dell’ultima frase in cui richiedono di “contribuire al mantenimento della pace e della armonia nel mondo” chiedendo di censurare una immagine che “offende i sentimenti di tanti musulmani in Pachistan.”. Con tutti i problemi che ci sono in Pakistan con i talebani e ISIS al confine con Afghanistan e il terrorismo salafita interno, i poveri musulmani saranno proprio offesi da quella vignetta del mio blog. Signore e signori ecco a voi le priorità di un religioso e il suo concetto di pace e armonia nel mondo.

Annunci

3 commenti

Archiviato in Uncategorized

Egregio spett.mo

Purtroppo per lavoro mi capita di ricevere email o lettere da uffici pubblici italiani. Ogni volta è uno spasso. Queste segretarie che si mettono a scrivere in puro burocratese con saluti iperbolici tipo Spett.mo, Egregio Dott., Gent.mo per poi sbagliare congiuntivi o scrivere perché con xke’. Dimostrazione del fatto che una volta finita la risma di frasi fatte imparate a memoria, per far finta di saper parlare italiano aulico, si scoprono per quello che sono: 30enni o 40enni che hanno passato adolescenza a scrivere SMS che non saprebbero scrivere in italiano standard (cioè quello di tutti i giorni). Spesso mi viene dato del Lei con la l maiuscola perfino all’interno di un verbo come mandarLe, e perfino due volte del Voi come ad un monsignor o imperatore che si rispetti. La seconda volta la segretaria pensava che il pluralis majestatis Vostro fosse appunto un plurale rivolto a più persone.

Invece di scrivere “potrebbe inviarmi questo documento firmato” scrivono “Il Dott. X dovrebbe favorire all’ufficio preposto il plico debitamente firmato in tutte le sue parti.”. Per “dopo averlo spedito” usano “dopo aver provveduto alla trasmissione per via postale”. Quando chiedi una deroga ti rispondono con “la legge prevede X, pertanto Le chiediamo…”. Quel “pertanto” diventa molto impertinente perché significa “per favore non rompa le palle e faccia come le diciamo.”

A parte i cugini d’Oltralpe e forse gli spagnoli siamo uno dei popoli che scinde di più la propria lingua tra burocratese e lingua parlata. Questa schizofrenia collettiva viene insegnata fin dalle elementari e continua fino all’università e nell’età lavorativa. Non c’è scampo. L’italiano pensa che il burocratese sia la lingua dei colti, dei letterati. Ma non c’è niente di più sbagliato; al contrario il burocratese è il rifugio di chi non ha alcuna idea di come si cambi registro in una lingua, un criptolinguaggio ristretto a chi vive in una bolla d’ufficio pubblico italiano.

Da anglosassone convertito provo un misto di orrore e ilarità nel leggere queste cose. Come un inglese mi pare di assistere ad una messinscena teatrale del ‘700 con termini e formule cerimoniose di saluto riservate ai monarchi e ai papi del passato per poi due righe più sotto trattarti a pesci in faccia perché non si è rispettata una regola da compilare di un modulo. Ormai, se non posso rispondere in inglese (con un bel neutro e ugualitario Dear) rispondo sempre con un Caro, Buongiorno o Salve e mi immagino le facce di questi che pensano: “Ma che ignorante!” “Che cafone!”. Una volta ho perfino risposto: “Purtroppo sono stato all’estero per troppo tempo e non comprendo questi termini burocratici. Potrebbe rispondermi in italiano corrente?” Sorseggio il mio tè crogiolandomi nella mia albionica superiorità.

Per piacere lasciate i fantozziani “direttor. lup. man. figl. di put.” al repertorio del cinema comico italiano perché alla fine fate la magra figura di un Fantozzi Ugo che elemosina le attenzioni dei suoi superiori: una forma subumana di impiegato pubblico senza dignità. Nessuno vi chiamerebbe per strada Egregio, né Dottoressa, né Gent.mo. Ecco non fatelo nelle email di lavoro. La cordialità non corrisponde al burocratese. La servitù e la mediocrità invece si.

5 commenti

Archiviato in Uncategorized