Archivi del mese: marzo 2011

Nel frattempo in Polonia…

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Le malattie dei media

Nonostante le nuove tecnologie disponibili, nonostante l’esperienza dei media maturata in più di 50 anni non riusciamo ancora a dare spazio alle notizie in modo omogeneo e disinteressato. I media sono incapaci di lavorare in multitasking. Prima l’Egitto, poi subito dopo la Libia, poi il Giappone, ora di nuovo al guerra in Libia. Sembra che le notizie debbano essere date una alla volta e non si possano sovrapporre. Qualsiasi cosa succeda in queste ore dall’altra parte del mondo sposterà di nuovo la nostra attenzione dalla Libia o dal Giappone. Ed è anche grazie a questo che Gheddafi è riuscito a riconquistare la Libia: tutti gli occhi erano puntati sul Giappone. Perché usare questo metodo gerarchico per le notizie? Sembra un residuato della struttura del giornale cartaceo: la prima pagina. Eppure ora abbiamo la possibilità di dare notizia in modo simultaneo senza problemi e senza gerarchie. Forse non è solo colpa dei media ma anche dell’opinione pubblica che non riesce a focalizzarsi su più argomenti allo stesso tempo. La mente umana non è fatta per il multitasking e troppe tragedie la anestetizzano. Tutto deve essere somministrato in modo lento e graduale e la tragedia non può durare più di uno o due settimane altrimenti non si attivano più le leve delle emozioni.

Ieri per esempio, sembravamo sull’orlo dell’apocalisse atomica grazie anche alle esagerazioni giornalistiche. La mattina ci siamo svegliati liberi dalle radiazioni e dalle paure atomiche ma impauriti dalle vendette gheddafiane. Nel frattempo nel silenzio dei media in Bahrein c’è una repressione senza precedenti e gli ospedali vengono chiusi e i medici picchiati a sangue. Tutto questo con l’aiuto dei sauditi di cui siamo alleati. In Yemen ministri e ambasciatori si stanno dimettendo dopo che l’esercito ha ucciso quasi cento manifestanti negli scorsi giorni. In Costa d’Avorio sta per scoppiare la guerra civile e l’ONU deve inviare altri 2000 caschi blu. In Egitto oggi c’è stato il primo referendum libero da 30 anni sulle modifiche costituzionali.

E tutto quello che sappiamo trasmettere ai cuori dei telespettatori è la morte dell’orsetto Knut.

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“They are snakes, my friend”

Posso dire di non aver capito tanto bene perché i francesi sono così desiderosi di bombardare Gheddafi? Qual è la posta in gioco? Quali sono le mire di Sarkozy in tutto questo? I francesi non dipendono così tanto quanto l’Italia per il petrolio libico. Non sarà forse per nascondere i finanziamenti che Sarkozy ha ricevuto da Gheddafi per le sue elezioni?

E l’Arabia Saudita? Il mio collega inglese di origini pakistane ieri mi dice: “Saudis are snakes my friend, they are snakes. One day they support you, the day after they bomb you.” In effetti i sauditi la settimana scorsa hanno inviato le proprie truppe in supporto del re del Bahrein, loro parente, per schiacciare le rivolte della maggioranza sciita. Poi hanno continuamente supportato Ben Alì e Mubarak nei mesi scorsi. Ovviamente hanno paura che la rivolta arrivi fino a loro. Eppure attaccare Gheddafi è un po’ come giustificare la rivolta della Cirenaica. Che abbiano anche loro mire espansionistiche per infiltrare le scuole saalafite in Libia? Per quanto Gheddafi parli sempre di Corano il suo è un regime socialista avverso al clero. Cosa c’è di meglio di una Libia amica post-Gheddafi per controllare il prezzo del petrolio?

Per quanto riguarda l’Italia la questione è molto semplice: avremmo potuto far fare tutti agli USA e ai francesi ma il governo Berlusconi è in crisi e ha bisogno di distrazioni di massa. Non vorrete mica protestare il 6 Aprile contro un Primo Ministro che è in guerra? Sareste ovviamente dei traditori e i giudici che lo chiamano in tribunale degli irresponsabili golpisti.

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Siamo solo polvere

Ho provato in questi giorni a scrivere qualcosa su quello che è successo in Giappone ma mi sono sempre fermato alla prima riga.  C’è poco da dire a parte il titolo di questo post.

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Segnalazioni

Due segnalazioni sull’altro blog parallelo.

La prima riguarda la situazione politica in Belgio.

La seconda invece riguarda la nuova legge anti-Amazon o ammazzalibri o forse sarebbe meglio dire salva-parassiti appena passata al Senato. Da rabbrividire.

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It’s not fair!

L’Unione Europea ha stabilito con una sentenza della sua Corte di Giustizia che le assicurazioni che fanno pagare in modo ineguale categorie di persone diverse debbano rivedere le loro politiche. La decisione della corte riguarda il concetto di discriminazione in base al sesso di appartenenza, illegale in Unione Europea. Quindi ora le compagnie dovranno cambiare la loro politica di assicurazione: in futuro le donne dovranno pagare lo stesso tanto degli uomini, rispetto ad oggi circa il 25% in più e gli uomini pagheranno il 10% in meno.

Alla BBC la notizia era accompagnata da una intervista con due gemelli: la ragazza pagava due terzi in meno rispetto a suo fratello gemello. L’unica differenza tra i due era la presenza di un cromosoma Y nel maschio. Un’altra ragazza intervistata si lamentava dell’esito della sentenza: “It’s not fair!” Non è giusto, disse.

La ragazza ovviamente giustifica il suo giudizio con il fatto che secondo le statistiche le donne fanno meno incidenti perché sono meno sconsiderate, corrono meno ecc. Le statistiche parlano chiaro: le donne fanno meno incidenti quindi le compagnie di assicurazione si basano su queste statistiche per dare i preventivi delle proprie assicurazioni. E’ una sorta di scommessa sul futuro quella delle compagnie assicuratrici: non so chi farà l’incidente ma sui grandi numeri posso dire che chi ha il cromosoma Y ha più possibilità di vedersi con la macchina distrutta in un incidente.

Su questo argomento sono stato molto diviso negli ultimi giorni: sono ovviamente felice che il concetto di uguaglianza dei sessi sia finalmente stato difeso anche per il maschio, cosa ormai rara e inusuale tanto che una ragazza può tranquillamente dire che “non è giusto che i due sessi siano trattati in modo eguale” senza che questo crei scandalo. Neppure io mi sono scandalizzato quando ho sentito quel “non è giusto” in un primo momento. Poi ci ho ripensato e mi sono detto: che cosa avrebbe pensato la mia coscienza medioborghese se un bianco avesse proferito quel “non è giusto” perché una legge adesso lo obbliga a pagare tanto quanto i neri per un servizio? Insomma mi ha dato un po’ fastidio questa pretesa di superiorità di genere.

Allo stesso tempo però credo che i governi non debbano interferire sulle politiche assicurative delle compagnie private in modo così pesante.

Questa sentenza mi pare l’equivalente delle quote rosa in politica o sul lavoro. Però forse è troppo semplicistico associarla alle quote rosa: queste ultime impongono pubblico e privato ad assumere le persone di un genere a discapito di meritocrazia e competenza. Le assicurazioni non impongono, offrono un servizio che si basa sulla previsione del futuro. E questa previsione si basa sulle statistiche dei grandi numeri. Il problema nasce in prima istanza in questa divisione dei generi tagliata con l’accetta. Un problema culturale prima di tutto alimentato anche da concetti  moderni e pericolosi come quello delle quote destinate a certe categorie. Siamo persone di fronte alla legge, non uomini e donne.

Insomma la cosa non è ancora chiara e ben definita nella mia mente. Aspetto input da voi lettori.

 

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Notizie paesane

Scusate la breve assenza ma è un periodo impegnatissimo.

Volevo solo rompere il mio “periodo impegnatissimo” con questo pensiero: da giorni basta che arrivi la notizia di qualche assassinio o ritrovamento di cadavere ché tutti i giornali lo schiaffano in prima pagina, e la Libia e il medioriente cadono nel dimenticatoio. Bastano poi quattro parole cretine di un Maroni o di un Bossi sul rischio terrorismo per riportare la Libia su (giorno dopo giorno mi convinco che questo terrorismo stia diventando solo lo spauracchio moderno dei governi, come lo furono prima delle guerre mondiali l’anarchismo, comunismo ecc.). E’ ovvio che c’è una volontà politica di mettersi il paraocchi con quello che sta succedendo nell’altra sponda del Mediterraneo. Anzi spesso la si usa a proprio vantaggio elettorale come nel caso della Lega. Questo insistere continuamente sui casi di cronaca di provincia è solo un modo per eccitare le vecchiette di paese che come unico argomento quando si incontreranno avranno solo “Hai visto che hanno trovato il corpo di quella ragazzina.” E giù milioni di donne che diventano piccole ispettrici Colombo per capire chi è l’assassino. Un Cluedo nazional-popolare insomma. In realtà che una ragazzina sia scomparsa e sia stata trovata uccisa dovrebbe essere una notizia per i giornali locali, non per quelli a tiratura nazionale. Anche perché di persone scomparse e uccise ogni giorno se ne contano a migliaia in Italia ma solo i casi più morbosi arrivano in prima pagina. Ci sono persone che hanno un bisogno ossessivo di ascoltare e seguire questi casi di cronaca ed è su questa fascia di persone che i politici più spregiudicati puntano: un elettore distratto è un elettore perfetto.

L’Italia non uscirà mai da questo provincialismo gossipparo.

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