Archivi del mese: ottobre 2018

Sulla presunta freddezza degli inglesi

Freddezza: in Italia è uno tipico stereotipo nei confronti degli inglesi. Ma è veramente così? Con questo post voglio smentire questo stereotipo una volta per tutte, conscio del fatto che è praticamente impossibile comprendere appieno ciò che sto per dirvi se non avete vissuto qui in UK per abbastanza tempo.

Ci sono due caratteristiche principali del comportamento inglese: il rispetto della privacy e la cosiddetta non-confrontational culture, ovvero una natura non conflittuale.

Gli inglesi hanno un rispetto enorme per lo spazio fisico e non-fisico degli altri. Non si permetterebbero mai di disturbarvi, toccarvi, attraversare la vostra proprietà senza il vostro consenso. Ecco perché spesso i loro giardini frontali non hanno inferriate o staccionate. Non vi è bisogno di barriere fisiche quando tutti rispettano i tuoi spazi. An “englishman’s home is his castle” dice il famoso detto. Questo vale anche per i rapporti tra persone. Ci deve essere un tacito accordo tra le parti per aprirsi. E quando lo fanno sono tra le persone più amabili e amichevoli del mondo. Il pub infatti è un modo per raggiungere questo livello di intimità. Non e’ freddezza quindi ma rispetto. Significa che le culture che fanno il contrario di questo non ti rispettano. Come quella italiana la quale ti soffoca nella sua volontà totalizzante. Nella cultura italiana non esiste l’individuo, esiste la famiglia, il paese, la regione, la nazione. Quando scendo in Italia dopo 14 anni di Albione me ne rendo conto pure io di quanto invasiva sia la cultura italiana. Tutti vogliono sapere di te, tutti vogliono condizionare le tue scelte – dal modo di vestire, a quello di mangiare, dalla religione alla sessualità – l’individuo è soffocato continuamente dalla società e dal nucleo familiare. Nucleo familiare che altro non è che lo stesso nucleo che crea la mafia, la religione patriarcale, il fascismo.

Qualcuno disse: “non è che gli inglesi sono freddi, son gli italiani che non si fanno i cazzi loro.”

Secondo punto riguarda la loro non-conflittualità: questo è un tratto che si comprende bene sia studiando la storia di quest’isola sia nella vita di tutti i giorni. Gli inglesi non cercano mai il confronto, sia ideologico che fisico sia tra di loro sia soprattutto con gli stranieri. Anche la loro storia lo insegna: invece di uno Stato centralizzato e unitario nell’isola della Gran Bretagna fanno un “regno unito”, invece di una repubblica parlamentare si inventano la monarchia costituzionale, invece di una devastante perdita dell’impero dopo la seconda guerra mondiale si inventano il Commonwealth, invece di un protestantesimo con riforma fanno solo un protestantesimo che è la copia del cattolicesimo in salsa albionica, siamo nell’UE ma con la sterlina, facciamo girare persone e cose ma non siamo in Schengen. Non esistono posizioni nette, bianco e nero. Tutto è sfumato. Lavorano di compromessi. E lo stesso vale per la Brexit: siamo usciti ma non del tutto. E questo vale anche per le persone: gli inglesi non prendono mai decisioni avventate ma cercano sempre il compromesso e mai il confronto diretto. Piuttosto preferiscono fare due passi indietro e uno avanti.

L’inglese troverà sempre un modo contorto e politicamente corretto di dirti che una cosa non va bene o che è dispiaciuto o disgustato. Di questo ne hanno fatto un’arte e non esiste equivalente al mondo. Vogliono dirti che il cibo italiano che gli hai fatto assaggiare gli fa schifo ma se ne escono fuori con “interesting taste.” Vorrebbero dire in una email di lavoro che hai fatto un lavoro di merda ma ti scrivono “it’s not what I had in mind.” Vorrebbero dirti che sono dispiaciuti di qualcosa e ti dicono “I wouldn’t have said that.”. Non è falsità come tutti pensiamo all’inizio, ma puro e semplice rispetto dell’altro. È un codice non scritto che tutti comprendono. Invece di dire “che schifo” usano frasi convolute per dire lo stesso. È un tipo di teatro dove ognuno fa la sua parte. Ma se sei inglese lo capisci, se sei straniero pensi che siano falsi. È quindi tutta una questione di incomprensione della loro natura, cultura e usanze. Una volta che li conosci e diventi come loro tutto appare naturale e ti rendi conto che il problema sta da un’altra parte: infatti il problema non sono gli inglesi che sono civilissimi e normali, ma gli italiani che sono supercafoni, irrispettosi del prossimo e violenti.

 

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I’m two, just for a week

I look at the ice, vast swathes of ice, never ending white. An iceberg floats in a huge dark bay. Glaciers are jetting out to the ocean. I’ve never seen Greenland so beautiful like in the last flight. I close my eyes for a moment, clouds are back again. It’s gone. Back to my movies, trying to stay awake.

I departed with the sun, I land 12 hours later with the sun. The heat burns the skin and the light blinds me momentarily and it was October. Uber is almost here. I wait diligently like I always do. An hour to the motel and then I need to kill the time before going to bed. It’s morning back in Europe. Early morning. Too early to call my family.

And so it starts my timetraveller’s experience. My body is here in US, my mind still there in two places, Italy and UK. My metabolism and my internal clock too. My body is just a shell, a means of transportation through space and time. I’m between three time zones at the same time. My morning for my mind and my night for my body. At the same time. It’s truly an experience to be on the other side of the globe for work. You have to pretend – or to force really – your body and mind that everything is right. No time to relax, just switch your clock as quickly as you can. You gain a day when you go and you lose a day when you are back. Life is cruel, it outbalances all the gains with losses. Body and mind become truly disassociated and out of sync. You do understand that we humans are dual, made of two things, and one doesn’t necessarily follow the other. Your mind though, can be anywhere. I’m travelling through time by staying in the same space. Truly amazing. This is how a god feels like. Everywhere at the same time without moving. A week has passed, my mind is realigning with my body but not quite. It’s time to go back. The plane is my time machine. I want to zone out now. Plane glue my mind back to my body, please.

 

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Paradossi temporali proibiti dal Tempo

Sto seguendo una serie TV chiamata 12 Monkeys, ispirata (ma molto diversa) all’omonimo film con Bruce Willis. Le storie sui viaggi del tempo mi hanno sempre intrigato anche se c’è da dire che la serie non brilla per originalità. Ma (attenzione spoiler!) vi e’ una puntata in cui i protagonisti non riescono ad uccidere chi ha inventato la macchina del tempo. Il motivo e’ semplice: farlo significherebbe provocare un paradosso temporale. Come infatti potrebbero tornare indietro nel tempo dal futuro se lei muore prima che sia inventata la macchina del tempo? Il tempo, dicono, si vuole proteggere. E quindi ne deriva che tutte le azioni e gli eventi che hanno portato alla creazione della macchina del tempo debbano essere preservati cosi come sono e non possono essere alterati. La trovo una teoria affascinante e nell’universo dei viaggi temporali anche logica. Ma se fosse cosi sarebbe impossibile alterare gli eventi passati legati alla creazione della macchina del tempo. Esiste quindi un pezzo di storia intoccabile, inattaccabile. Se cosi fosse i progenitori della creatrice della macchina del tempo sono stati preservati, posti in una sorta di VIP list di intoccabili. Qualsiasi tentativo di eliminarli o di cambiare gli eventi sarebbe stato bloccato. Il proiettile che ti passa ad un millimetro dalla testa? Esci praticamente illeso da un incidente in auto mentre tutti gli altri sono morti? Guarisci dal cancro? Ecco tutti quelli che consideriamo “miracoli” in realtà potrebbero essere spiegati dal Tempo che cerca di preservare se stesso dai paradossi temporali. Tutte persone che hanno avuto o avranno un ruolo diretto o indiretto nella creazione della macchina del tempo futura sono protetti e noi li vediamo come miracoli. Da scriverci un romanzo su questo concetto!

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