Archivi del mese: maggio 2014

Taxi, Uber e il fascismo in corsia preferenziale

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E’ raro che utilizzi questa parola, fascismo, per descrivere una situazione sociale e politica ma quando lo faccio è con cognizione di causa. Non posso infatti trovare altro termine per descrivere la situazione che si è creata tra i tassisti milanesi e gli autisti che si appoggiano a Uber, l’app che sta facendo imbestialire i tassisti per l’appunto. C’è infatti tutto quello che costituisce l’essenza stessa del fascismo. Abbiamo il corporativismo, il sistema di categorie protette che stava alla base della società fascista. Il governo che dà le licenze a pochi per poterli controllare e legarli al potere politico, la negazione totale del libero mercato. Abbiamo quindi il protezionismo che priviliegia i pochi privilegiati e mette ostacoli a chi vorrebbe entrare nel mercato. Abbiamo l’utilizzo delle tariffe fissate per legge che distruggono la libera concorrenza, mutilano il progresso e alzano i prezzi a discapito di servizi e clienti. Abbiamo lo squadrismo più becero di chi si sente protetto dal governo e può insultare, minacciare e investire chi vorrebbe portare un servizio migliore e più economico ai cittadini. Abbiamo l’appoggio dei partiti di destra come Fratelli d’Italia. De Corato, vice presidente del consiglio comunale ha infatti intrapreso una battaglia contro l’ “illegalità”. Ovviamente è “legalizzato” solo chi lavora in connubio con lo stato, come durante il fascismo. O come Guido Viale della lista Tsipras – socialisti internazionali ma sempre fascisti – che parla di “privatizzazione selvaggia del servizio pubblico”. Le parole sono sempre le stesse e quando le sento so già da che parte stare: farwest, liberismo selvaggio, illegalità, sicurezza. Tutti paroloni sulla bocca del politico di turno che sottintendono sempre la solita solfa: più Stato e meno libero mercato.

Uber permette di avere un servizio più efficiente e a basso costo con il semplice click in una app del proprio smartphone. Il pagamento avviene tramite la app ed è in base ai chilometri percorsi. Un autista di Uber per dire non potrebbe mai fare il furbo come fanno i tassisti di Roma e Milano con i turisti giapponesi o orientali perché non vi è denaro contante in gioco e i prezzi sono gestiti centralmente dalla app. O trovarsi extra addebitate non concordate alla partenza. Finiti i tempi per fare i furbetti del quartierino quindi. E finita è pure la mancanza di innovazione tecnologica che nel settore è ferma a logiche di 80 anni fa. Dice bene infatti il CEO di Uber Travis Kalanick: “They don’t have to innovate because those cabs are always full. And they’re full because they’ve gotten City Council to protect them, to basically outlaw competition.”.

Purtroppo c’è poco che possiamo fare per appoggiare Uber contro la lobby dei tassisti – la loro lobby, i partiti, i media e lo stesso Stato sono contro Uber – ma sicuramente possiamo fare una cosa molto semplice che sta al cuore del libero mercato. Ovvero scegliere. Quando dovrete prendere un taxi scegliete Uber e lasciate i taxi con licenza a scioperare mentre aspettano l’intervento dello Stato per proteggerli.

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Che fine ha fatto l’anticlericalismo?

Bergoglio-Ratzinger-2107929075L’opinione pubblica e il web italiani (e non) per anni sembravano in preda ad una guerra senza esclusione di colpi tra clericali e anticlericali. Ogni giorno notizie di nuovi interventi papali scatenavano le ire di laici, anticlericali e liberali. Anche tra queste pagine le critiche al clericalismo erano quasi quotidiane. Poi come d’incanto tutto è svanito. Questo post cercherà di analizzare per quanto possibile le ragioni di questo collasso nella discussione pubblica su temi che per anni furono così caldi, anzi scottanti. Perché non si parla più di ruolo della religione nella società come un tempo? Perché laicismo e anticlericalismo sono svaniti quasi nel nulla?
Una risposta semplice potrebbe essere quella dell’elezione al trono di Bergoglio e l’abdicazione di Ratzinger. Troppo semplicistica, credo. Infatti il trend verso il basso delle discussioni sulla laicità era già in discesa ben prima che Bergoglio salisse al soglio pontificio. Non nego che Bergoglio abbia contribuito a rendere il clima più sereno ma esistono a mio parere più ragioni da considerare.
Partiamo da Bergoglio e dalla straordinaria abdicazione di Ratzinger. Bergoglio, per quanto i cattolici ci vogliano far credere del contrario, non è stato eletto per voleri imperscrutabili divini ma per una semplice ragione: la chiesa cattolica apostolica romana stava attraversando divisioni interne e nel frattempo stava combattendo una guerra contro la modernità che non poteva vincere. Sappiamo tutti delle lacerazioni interne tra conservatori e progressisti, tra la curia romana piena di vizi, scandali, nepotismi e la periferia in cerca di una nuova strada spesso per niente schifata dall’incontro con protestantesimi o metodi che un tempo sarebbero stati definiti eretici. E sappiamo tutti da che parte si trovava Ratzinger. Per quanto riguarda la guerra contro il mondo sono bastati pochi anni a Ratzinger per capire che lo scontro frontale contro la modernità stava portando la Chiesa a perdere il 90% dei propri fedeli, ovvero i cosiddetti “casual christians”, cristiani per tradizione culturale, anche definiti cristiani secolari che non hanno mai letto o capito un testo cristiano, che ignorano le dottrine di base e che inorridirebbero a conoscerle e/o comprenderle. La massa su cui tanto si basa la forza del cattolicesimo è infatti una marea inorganica di individui che battezzano i propri figli per lo stesso motivo per cui si toccherebbero i coglioni al passaggio di un gatto nero, che seppelliscono i propri morti sotto una croce perché si “fa così nel mio paese” per lo stesso motivo per cui non assocerebbero una cravatta bianca con una camicia bianca.
Ecco, Ratzinger stava perdendo questo tipo di cristiani. Ed ecco il calcolo freddo e geniale: dopo il lupo eleggere una (finta) pecora, farla santa ancor prima di eleggerla, far credere che la Chiesa è cambiata. Che basta eleggere un gesuita argentino dallo sguardo docile per far credere a miliardi di persone che le centinaia di migliaia di clericali che fino al giorno prima leccavano i piedi a quello “cattivo” ora sono tutte buone come lui. Milioni di persone avrebbero intrapreso una crociata religiosa per Ratzinger e il giorno dopo quegli stessi milioni dichiaravano che Bergoglio era quello buono. La logica è dalla mia parte se quindi affermo che quelle stesse persone stavano seguendo un papa “non buono” ovvero un papa cattivo. Che considerazione dovrei avere di un gregge tanto cretino, così ovinamente criminale? Che differenza avrebbe fatto alla loro coscienza papa A, papa B e papa C? Tanto che in questi giorni 4 papi, mai stati così diversi e rappresentanti di differenti cattolicesimi vengono celebrati come se fossero intercambiabili?
Campagna mediatica intensiva fin dal primo giorno, telefonate alla gente comune, il papa dei poveri e titoli commoventi, campagne strappalacrime degne degli autori di Domenica In, tutti gli ex-comunisti un tempo mangiapreti come falene volano intorno al papa marxista. A fare lo splendido con i soldi altrui ci riescono tutti. Bergoglio fa quello che qualsiasi essere umano nelle sue condizioni – un anziano che non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera con in mano miliardi di euro e microfoni pronti a seguirlo dappertutto – farebbe. Ci si meraviglia della sua umanità. Piuttosto ci dovremmo meravigliare della bestialità dei suoi predecessori.
Tutto a posto quindi? Mi volete dire che gli affari della Curia romana ora non vengono fatti sotto banco, che la pedofilia nel clero non è più un problema, che la Chiesa non prende più miliardi dallo stato italiano? No, queste cose esistono ancora ma Bergoglio è il papa buono, quindi faccenda chiusa. Eppure non credo che sia solo questo che abbia creato questa caduta nei trend sulla laicità. Il mio parere è che in fin dei conti, nonostante questo revival pauperista, questa cecità massmediatica, questa ipocrisia collettiva la chiesa sia più debole che mai, oggi più di ieri quando c’era Ratzinger. Il passo indietro di Bergoglio è il sintomo di una battaglia persa contro il mondo. Di una rinuncia alla imposizione frontale della dottrina cattolica sulla società. Del convincimento che il cattolicesimo possa sopravvivere nel mondo moderno senza la forza bruta. Ratzinger lo sapeva bene che il suo gregge si sarebbe estinto a breve e il suo fu il colpo di coda di un Leviatano destinato a morte certa. Il cattolicesimo nasce e vive grazie al suo rapporto privilegiato con i potenti di stato. Il cattolicesimo è violenza per lo stesso motivo per cui qualsiasi governo è violenza contro gli individui. Imposizione dall’alto, imprinting statale, scolastico e familiare. Si è cattolici non per convincimento ma per tradizione, decisa dalla società. Senza l’imposizione il cattolicesimo diventa un protestantesimo qualunque destinato ad estinguersi come infatti sta succedendo in tutti i paesi ex-protestanti (e ora secolarizzati). Bergoglio potrà far piacere alla coscienza degli ex-comunisti che faranno pace sulla tomba con la religione della loro infanzia, ma la sua politica finta buonista non fa altro che ricordarci che il secolarismo ha vinto nel lungo termine, che la scelta di appartenenza religiosa è un valore ora radicato delle moderne culture occidentali e che senza una politica forte e dai toni violenti la chiesa cattolica romana è destinata ad estinguersi in un paio di generazioni.
In un certo senso gli anticlericali se ne sono accorti inconsciamente di tutto questo. L’anticlericalismo non tira più perché il clericalismo è moribondo, perché perfino i clericali sono stanchi di combattere contro l’omosessualità, aborto, ricerca scientifica, libertà di religione ecc. Perché ci siamo un po’ tutti stancati di parlare di tutte queste cose, di cambiamenti assodati e irreversibili nella società. L’anticlericalismo esiste solo quando c’è il clericalismo, e allora che senso ha combattere una forza che ha rinunciato alla propria rabbiosa missione contro il mondo?

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Perché Facebook ha cambiato (in peggio) l’umanità

Facebook è uno strumento ormai diventato universale e massificato. Così comune e utilizzato che possiamo ora tranquillamente associarlo ad esempi storici come la radio o il telefono. Come tale ha avuto un peso enorme sulla società moderna. Il mio compito con questo post è cercare di individuare quegli aspetti negativi che FB ha introdotto sulla vita di tutti i giorni della società umana.

Forse è troppo presto per scrivere uno studio sociologico esaustivo su come Facebook abbia cambiato le nostre abitudini. Non lo so, ma sono sicuro che se Facebook dovesse un giorno scomparire gli effetti che ha prodotto sulla società umana rimarranno per molti decenni a venire.

Al netto delle cose positive che FB ha creato (poche a mio parere) sarebbe interessante elencare quelle che ha cambiato in peggio nella società umana:

1) Non avrai altro dio che me. FB è uno strumento totalizzante, nel senso che fin da subito si è imposto come una piattaforma attraverso la quale si può fare tutto su internet, dalla comunicazione alla pubblicità, dal commercio alle notizie. A tal punto che le nuove generazioni usano FB pensando che sia internet stesso. Più volte sono rimasto sconvolto dalla chiusura mentale, o meglio dire internettiana, che FB ha prodotto sulle nuove generazioni. Ci sono ragazzi che accendono PC o aprono browser su cellulare solo per controllare FB. Non esiste un mondo oltre FB. Se una notizia non passa attraverso FB non esiste.

2) Survival of the fittest. In un’inarrestabile competizione evolutiva tra tecnologie di comunicazione FB sta piano piano soppiantando quasi tutti i metodi tradizionali di comunicazione: telefono, SMS, email stanno diventando sempre più rari e/o vengono relegati a nicchie ecologiche specializzate. SMS ormai vengono utilizzati quasi esclusivamente in campo commerciale da compagnie per mandarti conferme di acquisto, codici di attivazione ecc. Chi ancora nel 2014 scrive un messaggio di amore su SMS? Le email sono ormai relegate all’ambito lavorativo e ho conosciuto persone che hanno abbandonato l’email del tutto. Tra 5 anni l”email diventerà un po’ come il fax? Di nuovo una tecnologia totalizzante che non ammette rivali.

3) Se non ti evolvi ti estingui. In questo ecosistema dove solo il più forte sopravvive gli altri provider di strumenti di comunicazione hanno dovuto evolversi e lo hanno fatto diventando simili a FB. Prendete Google per esempio. Google Plus non sarebbe mai esistito senza FB. E Youtube non sarebbe mai stato comprato da Google, né a quest’ora saremmo costretti ad iscriverci ai commenti di Youtube via Google +. Guardate i siti di notizie, diventati delle arene di post, like e commenti (con i commenti di FB embedded a fine articolo) stile FB. Come sarebbe stato internet senza FB?

4) Vivere l ‘attimo (che sfugge). E’ finita l’era di internet come un immenso database entro cui fare ricerche, ritrovare dialoghi passati, trovarne di nuovi. FB non permette la tracciabilità sui motori di ricerca di vecchi scambi di commenti, di post interessanti ecc. In pratica FB ti permette di vivere solo nell’attimo in cui la pubblicazione del materiale sulla sua piattaforma avviene o al massimo vecchia di qualche giorno. Trovare vecchi scambi “epistolari” è un’impresa. Questo si riflette sulla effemerità della comunicazione odierna. Se non si legge al momento è difficile poterla leggere più avanti.

5) La morte dei blog. Sicuramente esistono milioni di cause che hanno decretato la morte dei blog ma FB ha sicuramente contribuito alla pugnalata mortale. Molti blogger sono emigrati su FB abbandonando i propri blog per un semplice motivo: scrivere post sui blog è faticoso, complesso, prende tempo (tempo che non esiste più perché dobbiamo sorbirci le milioni di cazzate che i nostri “amici” ci propinano sui loro status. Scrivere una breve invettiva a commento di una notizia su FB è più veloce, efficace e la ricompensa è decine di volte più grande. Ci possono essere centinaia di persone che leggono il tuo blog (lurkers) e lo sai perché vedi le statistiche del tuo blog ma FB ti permette di ricompensarti immediatamente con decine di “Mi piace” e brevi commenti che non devono essere autorizzati da Kaptcha engines (un’altra delle cause della morte dei blog a mio parere; quante volte ho mandato affanculo il sistema dei commenti di un blog perché non riuscivo a leggere un kaptcha!). Il problema però è che un blogger emigrato su FB perde l’anonimato e può essere letto da parenti e amici che non necessariamente saranno felici di leggere quello che verrà scritto. Infatti uno dei vantaggi del blog è che ci si può creare un audience di lettori con gusti simili. I parenti e (molti) amici e conoscenti non si scelgono. Ecco il motivo di tante discussioni infuocate o di amicizie finite perché ci si è improvvisamente resi conto che l’amico dell’infanzia ora è un grillino o un berlusconiano o un comunista ecc. ecc.

6) Gli effetti sulla vita reale. Fino ad ora abbiamo visto gli effetti di FB all’interno dell’ecosistema internet. Ora vediamo cosa ha cambiato nella vita reale di milioni di persone. FB ha permesso di mettere in comunicazione chiunque abbiate conosciuto fin da quando siete nati. Molti potrebbero vedere questo punto come una cosa positivia ma ne siamo veramente sicuri? Il bello di cambiare posti, scuole, università, lavori e giri di amici è che tutte le persone che non avremmo mai voluto avere più affianco scompaiono nel passato. I cambiamenti che si hanno nella vita di tutti i giorni ti permettono di filtrare le conoscenze, di selezionare chi veramente vuoi che conti nella tua vita e chi no. FB invece ha costretto milioni di persone ad accettare vecchi compagni di classe che non si sopportavano, di vedere ex o amici di ex che non si vorrebbero più vedere, conoscenti che nella vita preFB sarebbero rimasti tali mache oggi si devono accettare su FB. Questo provoca frustrazione, astio, gelosie ecc.

7) Il tempo che fugge via. Gli effetti sul tempo sono incredibili: ogni giorno centinaia di milioni di persone scorrono un elenco di status personali, invettive, cazzate, catene di sant’antonio, gattini, petizioni da firmare, foto di cibo, selfie ecc. In una parola il nulla più totale per ore e ore. Questo toglie tempo e attenzione da altre attività. Su internet per esempio è possibile accedere a tutto lo scibile umano con il movimento di un mouse ma siamo troppo impegnati a guardare foto di gattini o dell’omelette che la nostra amica ha appena postato. Questo si riflette su tante cose, prima fra tutte l’attenzione che si dà alle notizie. I giornalisti devono catturare l’attenzione di una persona in poche parole, ultrasensazionalistiche, perché l’utente medio di internet ha solo pochi minuti di attenzione. Spesso solo un titolo viene letto opportunamente postato su FB. Il rumore di fondo è così forte che è veramente difficile concentrare l’attenzione su ciò che è veramente importante.

8 ) Era pre-FB e era post-blog. Quando internet era dominato dalla blogosfera solo un piccolo gruppo di persone comunicava efficacemente su internet. All’inizio un po’ tutti si erano cimentati sulla blogosfera ma alla fine dopo anni la selezione naturale aveva creato una comunità di scrittori che scriveva assiduamente e con passione di vari temi. C’era chi era specializzato in qualcosa in particolare, chi era un generalista, chi un comico, chi un critico, chi un fumettista, chi un novellista ecc. La blogosfera era un sistema emergente che permetteva solo ai più dotati, appassionati e volenterosi di esprimere un giudizio in pubblico. Grazie al feedback di contatti e commenti e link solo chi veramente sapeva scrivere o aveva idee interessanti poteva andare avanti. Non era il mondo perfetto ovviamente, tanti cazzari come è fisiologico che sia, ma come con la TV si poteva cambiare canale. Enter FB. FB invece ha dato la voce alle masse, dalla casalinga frustrata alla teenager annoiata, dall’operaio che vota Lega al professore universitario che vota Grillo. Ha dato la voce a queste masse e quello che hanno fatto è stato semplicemente traslare in una arena di discussione pubblica tutte le discussioni che venivano fatte dalla parrucchiera, al bar, allo stadio, per strada. Una discussione pubblica a cui non si può sfuggire perché è lì sulla bacheca di FB. Un tempo si poteva cambiare canale anche nella blogosfera e scegliere chi e cosa seguire. Ora tutte le frustrazioni umane, tutte le più bieche emozioni dell’uomo medio, l’astio, le gelosie per non parlare del kitsch, dell’orrido sottoforma di gusti musicali, artistici o politici si riversano quotidianamente sul vostro PC o cellulare. Che effetti può avere una tale massa di bassezze umane sulla nostra psiche, costretta senza la possibilità di filtrare a sorbirsi tutto questo? Che opinione si può avere dell’umanità dopo aver passato 10 minuti su FB?

9) sappiamo tutto di te. Spesso si dice che questa è l’era in cui la privacy non ha più alcun significato. E’ vero certo, ma solo per chi usa social network come FB appunto. Chi non è su FB, come il sottoscritto, ha maggiori possibilità di mantenere la propria privacy protetta. Protetta da chiunque, primo fra tutti il governo che utilizza i social network per immagazzinare più informazioni possibili su di noi. Arriverà un giorno in cui saremo costretti dai governi ad iscriverci ad un social network per fare la domanda di un passaporto o per prenotare dal medico. E con la compiacenza di FB e similia i governi avranno accesso a tutte le informazioni di tutti.

In conclusione, penso che se FB fosse rimasto uno strumento come tanti e non avesse preteso la totale attenzione dei propri fruitori come attivamente fa non sarei stato qui a parlarne come se fosse il demonio. Ed è anche un modo per dire a chi mi legge (ormai pochi) che si può vivere una vita normale senza FB. Io la vivo tutti i giorni senza problemi. Ho molto più tempo da dedicare alle mie passioni (tra le quali scrivere su questo e altri blog) e posso scegliere il “canale” da guardare. Certo a volte è problematico vivere in un mondo social quando non si ha FB, specialmente quando la gente ti chiede l’amicizia su FB o perché non vuole mandarti una email, ma sono ancora qui vivo e vegeto. E la cosa più ironica è che forse sarà tramite FB che leggerete questo post. Su cui non potrò leggere commenti (positivi o negativi che siano) o vedere i Mi piace. In pratica la morte della comunicazione tra il creatore di contenuti e i suoi lettori. Un altro motivo in più per non amarlo.

 

 

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