Archivi del mese: settembre 2018

I doni della vita

Sono probabilmente l’ultimo a commentare sulle parole di Nadia Toffa, la conduttrice de Le Iene che ha candidamente detto – mentre annunciava un suo libro sulla sua esperienza con il cancro – che “il cancro è un dono”. Non aggiungerò molto dato che la socialsfera (si chiama cosi?) e la blogosfera (questo termine esiste veramente) nel giro di poche ore hanno già dato il loro verdetto: trattasi di grande cazzata. Non solo perché le malattie e la sofferenza non sono doni ma mali da curare, ma soprattutto perché non tutti ne guariscono e la propria attitudine mentale o convinzione non hanno alcun peso sulla malattia. Puoi convincerti quanto vuoi che il cancro non vincerà ma quello ti prende comunque. Questa pratica un po’ New Age e un po’ motivational trainer a la americana (ce la puoi fare se ci credi!) in realtà ha un antenato molto famoso e ingombrante. Si chiama religione, e vi fa credere che se pregate, ma tanto tanto tanto la Madonna o Padre Pio (fino a farvi scoppiare le meningi e distruggere i menischi sull’inginocchiatoio), la malattia scompare magicamente. Mentre la religione vi obbliga ad usare amuleti, pezzetti di legno cosparsi di H2O e ascoltare uomini in gonnella per guarire la nuova pratica ha bisogno di ben meno: qualche tweet e un bel viso di una persona importante e si vince ragazzi!

Quello che fa arrabbiare di più è che non si sente mai nessuno ringraziare la medicina moderna e gli eroi chiamati medici (e prima di loro chi come il sottoscritto si occupa di ricerca di base) per aver vinto contro il cancro. Prima era la Madonna o Padre Pio, ora è se stessi, la propria convinzione, la propria forza. Il dio (e il miracolo) è stato interiorizzato, da trascendente a immanente e il cancro è una prova che ci è stata data. Se vinciamo siamo più completi e capiremo il mondo perché lo vivremo in un modo diverso. Certo, qualsiasi esperienza negativa ci permette di vedere con occhi nuovi il mondo e di capire che le cose, spesso stupide, a cui siamo attaccati, in realtà non valgono nulla nel grande schema della nostra vita. Eppure, le parole sono importanti e “dono” non è di certo una che userei da associare al cancro, specialmente per rispetto nei confronti di chi a causa di quel dono ha perso propria vita o dei propri cari. E questo ci ricorda la pessima eredita che l’ideologia di Madre Teresa di Calcutta ha lasciato alla cultura pop: la sofferenza come via per raggiungere la salvezza. Il dolore come mezzo indispensabile per raggiungere Cristo. Una filosofia cosi barbara e cosi legata al cristianesimo delle origini (il martirio come canale privilegiato per la salvezza, non tanto lontano dal jihadismo che pone il suicidio-omicidio come condizione privilegiata per raggiungere il Paradiso) che ha come unica e logica conseguenza l’accettazione del dolore e l’autoflagellazione del rifiuto della medicina palliativa. Perché dare ai malati antidolorifici o perfino guarirli quando il dolore è la chiave, il dono appunto, per raggiungere Cristo? Ed è appunto quello che succede negli ospedali di tutto il mondo di Madre Teresa di Calcutta. La gente non guarisce e ne esce solo per andare al cimitero. Per l’ultima volta.

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An englishman in Cagliari

Titolo preso spudoratamente da Sting.

In una delle serie di videogiochi che amo di più, Dishonored, esiste un fenomeno particolare: più si va avanti nel gioco e più gli eventi vengono influenzati dalle nostre azioni precedenti. Se nel gioco uccidiamo senza pietà, per esempio, il futuro mondo del resto del gioco sarà più caotico. Aumenterà la violenza, la criminalità, le piaghe e in definitiva il caos. A mio parere è una bellissima metafora per quello che succede anche nel nostro mondo reale: più ci comportiamo male più le nostre azioni influenzeranno il resto del mondo. Ogni azione che facciamo, ogni decisione che prendiamo ha delle conseguenze sulla società. Di questo ne sono profondamente convinto. Ed è anche per questo che in un paese civilissimo come il Regno Unito certe malvagità quotidiane hanno una frequenza minore. Siamo influenzati dalla società, volenti o nolenti, e quando viviamo nel caos, nella cattiveria quotidiana diventiamo pure noi malvagi.

Vale cosi -ed è questo il punto a cui volevo arrivare – anche in Italia. Ogni volta che torno cerco di comportarmi il più possibile in modo civile – come un englishman farebbe in Inghilterra – ma quest’ultima volta che ci sono stato ho voluto documentarlo per farvi capire in che razza di società abitiate e quali comportamenti portino appunto al caos.

  1. in auto ovviamente ho fatto passare chiunque passasse nelle strisce. Mi sono sorbito strombazzate da quelli di dietro almeno in due occasioni e dallo specchietto ho visto visi arrabbiati in altre occasioni. Ma non ci ho fatto caso. Questa semplice azione pero ha avuto un effetto positivo non solo su di me, ma anche ovviamente sui pedoni. Molti erano meravigliati, stupefatti che qualcuno si fosse fermato per loro e nel 90% delle volte mi hanno ringraziato.
  2. mentre tutte le auto non facevano mai uscire le macchine da un parcheggio che si affacciava su una strada io ogni volta mi sono fermato e gli ho dato il tempo di uscire. Sorrisi, mani a mo’ di saluto, una signora ha perfino abbassato il finestrino e mi ha detto grazie.
  3. in una strada stretta e a doppio senso un autobus non riusciva a passare a causa di un’altra auto parcheggiata. Nessuno di fronte a me si è fermato. L’ho fatto io. L’autista mi ha ringraziato ed è ripartito ma mentre lo faceva un auto mi ha sorpassato e si è infilata nella viuzza bloccando di nuovo il bus. Nonostante questo, l’episodio è servito a far comprendere chi si è comportato da civile e chi da civile e l’autista del bus mi ha fatto uno sguardo da complice: come dire che noi due siamo stati civili e quell’altro no.
  4. al supermercato due signore hanno pensato di fare le furbe e si sono infilate a meta’ fila alla cassa. Invece di sbottare ho usato una tecnica tipicamente inglese per evitare situazioni conflittuali. Ho detto: “eh la fila oggi è lunghissima.”  E ho indicato con lo sguardo dietro di me. Le signore si sono sentite cosi in colpa che si sono immediatamente scusate e con un sorriso hanno detto “Oh, non ce ne siamo proprio accorte!” e sono andate alla fine della fila.

Come vedete in tutti i casi le mie azioni hanno avuto conseguenze positive sull’umore e sul senso civico degli altri. Cosa pensate che sia passato per la mente di queste persone? “Che gentile.” “C’è ancora qualcuno civile al mondo.” “Ho fatto una figuraccia!” ecc. E quanto questo possa avere influito sul resto della loro giornata? Penso che alcuni di loro siano tornati a casa con un sorriso. O abbiano fatto passare anche loro qualcuno sulle strisce grazie a quello che è capitato a loro.

Ecco, quello che vorrei proporvi è questo: provate almeno per un giorno a essere civili e rispettare gli altri, sorridere ed evitare il conflitto aperto. Provateci e vedrete che starete meglio voi stessi e contribuirete meno al caos del paese, come succede in Dishonored.

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Il Novichok colpisce ancora e il cervello della May è la prima vittima

Scotland Yard ha la tendenza a diffondere notizie sul caso Skripal sempre pochi giorni prima di qualche evento chiave per la Russia a livello internazionale. Il caso Skripal avviene nella stessa settimana in cui avvengono le elezioni presidenziali in Russia. Il secondo caso di avvelenamento con il novichok avviene durante i mondiali di calcio in Russia e a pochi giorni dall’importante summit tra Trump e Putin. Ora i nomi di due presunti agenti russi sospettati per l’avvelenamento sono rilasciati a pochi giorni dall’attacco finale alla fortezza jihadista di Idlib in Siria e a due giorni dalla riunione dell’ONU sulla questione siriana. Incredibile come queste cose avvengano sempre in concomitanza di certi eventi. Avrebbero potuto rilasciare questi nomi la settimana scorsa o quella prossima ma hanno scelto proprio questa e Theresa May ha fatto un discorso molto pomposo pubblicamente al Parlamento oggi stesso. Ed è sicuramente per questo motivo che le prove che vengono richieste a Scotland Yard appaiono sempre cosi deboli e raffazzonate come le foto che ritraggono i due sospettati. Guardate queste due foto degli accusati rilasciate da Scotland Yard.

Notate nulla di strano con l’uomo alla sinistra?

E ora guardate queste due foto riprese a Gatwick.

Se notate qualcosa di strano scrivetelo nei commenti o mandatemi un messaggio in privato. Nelle prossime ore poi vi dirò cosa c’è di strano in queste foto. Ed è una cosa molto grave. Molto.

Sul caso Skripal non si sa nulla di certo e le accuse sono appese ad un filo di congetture sottilissimo ma una cosa è certa: qualsiasi cosa sia successa e anche se la Russia fosse coinvolta il governo May sta usando un caso criminale come arma politica internazionale e lo fa esattamente in momenti cruciali che coinvolgono la Russia. Non vi chiedo di fidarmi di me ma della vostra logica e buon senso. Leggete pure tutte le stravaganze del caso qui.

UPDATE/SOLUZIONE

Come alcuni commentatori hanno già detto nella prima foto l’uomo di sinistra è stato aggiunto con photoshop. I jeans sulla sua gamba di sinistra hanno l’aura tipica di un oggetto aggiunto alla foto e le linee del marciapiede sono cancellate. Nelle altre due foto il tempo di attraversamento delle porte di sicurezza è lo stesso al secondo. Possono essere due uscite diverse certo, ma la coincidenza temporale ha fatto storcere il naso a molti. E infatti se analizziamo l’exif data vediamo che l’immagine è stata modificata alle 2 del mattino di ieri. Qualcuno è rimasto a lavorare fino a tardi e ha aggiunto manualmente il tempo (lo stesso) alle due foto facendo copia-incolla velocemente.

Non so per quale motivo la polizia abbia fatto queste aggiunte/modifiche ma utilizzando il rasoio di Occam la mia ipotesi è che sia successo cosi: la May aveva bisogno di fare uscire questa notizia questa settimana per motivi politici e di geopolitica internazionale. Scotland Yard quindi ha ricevuto pressioni dal governo per avere prove fotografiche da distribuire ai giornali immediatamente. Ricordiamo che il novichok fu trovato nell’hotel dove risiedevano questi russi già il 4 Maggio, ma analisi successive sono state negative. Per questioni puerili o di inettitudine qualcuno ha deciso di mettere i due uomini assieme nella stessa foto per fare più scena mediatica ma senza l’esperienza informatica necessaria. Lo stesso per il copia-incolla delle date nelle telecamere di sicurezza. Non c’è bisogno di teorie complottiste, spesso basta l’inettitudine e la stupidita umana per spiegare certe cose. Ma fa pensare il fatto che ci sia una regia politica sul caso, ancor prima di un vero e proprio processo. E che gli accusati e le prove siano state manipolate prima di qualsiasi processo e dati in pasto ai giornali. Colpevoli ancora prima di una sentenza. Questa è la triste situazione del Regno Unito nel 2018 – patria della rule of law e dell’habeas corpus – la cui democrazia è ormai piegata da logiche maccartiste e di potere personale.

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