Archivi del mese: gennaio 2014

Scienza sì, ma solo se italiana

Non so se vi siate resi conto ma il 99% delle volte che una notizia di scienza viene pubblicata sui giornali italiani è per il semplice motivo che tra gli autori c’è un italiano o un istituto italiano. Al contrario la BBC, per fare un esempio a me vicino, pubblica notizie scientifiche interessanti in base… alla scienza che ci sta dietro. Da nessuna parte vedrete titoloni con su scritto “scienziato inglese scopre X” oppure “tra gli autori della ricerca c’è anche un inglese.”. Questo modo di fare provinciale non sorprende: i giornalisti italiani non sanno un emerito cazzo di scienza e men che meno di inglese. Quindi per loro la notizia non è che è stato scoperto X o la cura per la malattia di X, ma che un italiano abbia fatto quella scoperta. Così la notizia non appartiene più alla rubrica scientifica ma a quella della cronaca di paese dove la conoscenza o l’appartenenza tribale trionfano sopra qualsiasi altra cosa (“Ah mio cugino ha pubblicato su Nature!”). Per dimostrare questo basterebbe fare alcuni esercizi mentali: ammettiamo che il ricercatore X pubblichi su Nature, la stampa italiana lo riporta con grande clamore; poi l’anno dopo il ricercatore X prende la cittadinanza inglese o francese e pubblica di nuovo su Nature. Pensate che il giornalista si metta a riportare la notizia questa volta?

Intervistatore: “Ah quindi ha pubblicato di nuovo su Nature. Complimenti!”

Ricercatore: “Grazie mille. Sono anche stato onorato del premio Miglior scienziato britannico dalla Regina.”

I: “Ma quindi… lei non è più italiano?”

R: “Sì sono diventato britannico. Ormai vivo qui da così tanti anni.”

I: “Ah capisco, quindi ora lei è inglese.” Fra sé: “E adesso che titolo ci metto a questa notizia?”

R: “Quando vuole possiamo procedere con l’intervista. Sa abbiamo scoperto delle cose veramente interessanti….”

I: fra sé “Mmm e mo’ che gli dico a questo? Ah magari posso fare una intervista sul cambio di cittadinanza, sulla fuga dei cervelli che sono costretti perfino a cambiare la cittadinanza pur di fare ricerca!”

R: “Mi scusi, ma mi sta ascoltando? Vuole che ripeta? So che sono cose complicate per i non addetti ai lavori ma…”

I: “No, no piuttosto perché non mi descrive il calvario del suo cambio di cittadinanza.”

R: “Calvario? Mi scusi ma che c’entra con la mia ricerca.”

I: “Deve essere stata una decisione difficile da prendere. Insomma lì a Londra piove sempre, il cibo fa schifo, sono freddi…”

R: “Per prima cosa sono a Birmingham. L’Inghilterra non è solo Londra come credo sappia. Continuo a non capire cosa c’entri con…”

I: “Giusto per curiosità ma lì a Londra se ne trova lavoro? C’ho mia cugina che ci vorrebbe andare ma sa, l’inglese è un po’ così così.”

R: “Ma non sono mica un’agenzia interinale io!”

I: “Ma comunque ha fatto benissimo ad andarsene. Qui va tutto male, lavoro non se ne trova. Se ne stia lì che fa bene. Comunque io non avrei cambiato cittadinanza.”

R: “Ma saranno fatti miei!”

I: “Sì va be però non è colpa nostra se il paese è così. Non c’era mica bisogno di farla così plateale questa cosa. Cosa penserebbe suo nonno…”

R: tuuuuuuuuuuuuuuu

I: “Pronto? Eh ma che maleducato! Titolo: Ricercatore italiano cambia cittadinanza per dispetto contro il suo paese.”

 

 

 

 

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Siamo chimica

Uno dei motivi per cui esiste questa orda antiscientifica che erroneamente distingue tra naturale-chimico, ogm-nonogm, biologico-non biologico ecc. è l’ignoranza di una nozione chimica di base: ovvero che una molecola è tale nonostante il suo processo di produzione (*). Mi spiego: quando le persone comuni pensano che la produzione di una molecola (esempio sale da cucina) possa avvenire in due modi. Naturalmente, ovvero grazie ad un processo chimico o biologico che avviene spontaneamente in natura e artificialmente, ovvero quando l’uomo produce la stessa molecola tramite un processo industriale. Per l’uomo di strada è il tipo di processo a rendere una molecola “buona” o “cattiva”. In particolare qualsiasi molecola che viene prodotta senza l’intervento umano è buona mentre tutto quello che viene prodotto dall’uomo è cattivo. Questo vale anche per gli OGM perché la gente comune ignora che gli amminoacidi sono identici e intercambiabili tra tutte le specie viventi (in genere si pensa che siano specie-specifici e che quindi acquisiscano le caratteristiche dell’organismo che li ospita).

Ora, io non mi aspetto che tutti debbano studiare chimica di base all’asilo -anche se sarebbe auspicabile- ma sicuramente l’insegnamento di questa nozione di base, ovvero che le qualità di una molecola non dipendono dal processo che la produce, dovrebbe essere insegnato fin dalla tenera età insieme a nozioni come “il fuoco fa male”, “l’acqua bagna”, “non attraversare la strada col rosso” ecc.

E per fare ciò basterebbero anche piccole cose come per esempio una serie di etichette da apporre nei supermercati nei reparti della frutta e verdura come queste:

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Se la gente si abituasse a leggere queste etichette si renderebbe conto che l’universo è -credeteci o meno! – fatto di chimica!

* lasciamo perdere le proprietà che possono cambiare come la chiralità per esempio.

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L’orda antiscientifica

27668475_caterina-simonsen-favore-della-animale-su-facebook-riceve-insulti-minacce-di-morte-0Vengono da qualsiasi background politico e sociale, sono divoratori dell’equivalente facebookaro delle catene di S. Antonio che una volta imperversavano nelle nostre caselle elettroniche, si nutrono di Mistero, Focus e Giacobbo, si emozionano per la foto di un gattino coccoloso e allo stesso tempo minacciano di morte chiunque sia contro di loro, mangiano bio e chilometro-zero, hanno un’opinione su tutto dalla ricerca scientifica alle teorie scientifiche nonostante non conoscano la differenza tra H2O e acqua, mandano messaggi di morte ai ricercatori mentre sono in sala d’attesa dell’ospedale dove hanno un parente ricoverato in coma farmacologico, farebbero da cavie per i metodi Di Bella e Stamina ma non vaccinano i propri figli perché “fa venire l’autismo!”, firmano una petizione contro ili consumo di carne mentre il loro gatto strofina i baffi pieni di sangue della caccia notturna sui loro pantaloni, perculano le persone religiose per le loro credenze mentre si trovano alla manifestazione sciachimista o quando sono in erboristeria a comprare prodotti omeopatici, si riempiono la bocca di parole come “naturale” e odiano tutto ciò che “è chimico”, quelli che “gli alieni sono tra noi” e “non siamo mai andati sulla Luna”, quelli che “mi ha detto mio cugino che…”, quelli che “no fracking, no nuclear, no windfarm, no carbon, no petrol” urlato dai loro iPhone prodotti con “fracking, nuclear, windfarm, carbon e soprattutto petrol”.

Se potessimo connettere tutti i deliri qui sopra vi rendereste conto che in Italia ci troviamo di fronte ad un’orda antiscientifica che sta crescendo di giorno in giorno a livelli esponenziali e non ha eguali al mondo. Questi individui, dal vostro ex-compagno di classe al macellaio, dal sindaco al poliziotto, dal professore universitario alla vostra suocera -può essere chiunque di qualsiasi appartenenza sociale – si nutrono di qualsiasi informazione senza controllare fonte e plausibilità. Fanno scelte di vita dettate dalla semplice ignoranza e guidate dal sentimento. Tutto questo potrebbe non interessarci se il loro fondamentalismo non ci toccasse ma, ahimè, sono dappertutto: dalla politica ai comitati, dalle manifestazioni per strada alle riunioni di famiglia. Ci dobbiamo fare i conti ogni giorno con quest’orda di antiscienza, antiprogresso, antilogica che, al contrario delle migliaia di anni prima in cui è sempre esistita, oggi può accedere alle leve del potere e può condizionare la vita di tutti quanti. Perfino di quelli che mandano avanti il mondo grazie alla scienza, anche per loro cosicché possano protestare fino a quando il progresso gli ha permesso di fare, ovvero oltre i 100 anni.

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It’s science bitch!

Ho una collega che gioca ogni settimana al Lotto e costringe gli altri colleghi a mettere una quota per aumentare la possibilità di vincere. Io sono l’unico a non avere accettato per una questione di principio… scientifico. Le ho spiegato che le possibilità che possa vincere sono così basse che sarebbe più probabile scoprire di essere figlia di Elvis Presley e ereditare la sua eredità. Lei mi accusa di rovinarle i suoi sogni e faccio la parte dell’orco antipatico. Dice che ha bisogno di soldi e ogni volta sono tentato di dirle che potrebbe investire tutti quei soldi che spende in lotteria in qualcosa che potrebbe veramente fruttarle qualcosa in futuro. Ma no, lo scienziato è freddo, logico e rovina i sogni dei poveri sognatori. La cosa più assurda però è la seguente: più il jackpot è alto più lei spende. L’ultima volta che mi ha chiesto soldi perché “questa volta sono cento milioni!” le ho risposto: “cara E., le probabilità di vincita non aumentano con l’aumento del jackpot. Avresti la stessa possibilità di vincere se il jackpot fosse una sterlina.”.

Non l’ha presa molto bene quest’ultima volta ma son sicuro che tornerà a chiedere altri soldi la settimana prossima e quella seguente, e la prossima ancora and again and again and again and again and again…

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La (neanche tanto sottile) vendetta dei sauditi

E’ incredibile come i media e l’opinione pubblica facciano fatica (o finta) a connettere i fili degli eventi geopolitici di questi ultimi mesi. Gli americani mettono al potere del governo irakeno al Maliki, uno sciita esiliato durante il regime di Saddam. Motivo? L’armata Madhi di Mouqtad al Sadr, sciita burattino dell’Iran, stava mettendo a ferro e fuoco il paese. Una volta eletto Maliki al Sadr dice ai suoi adepti di fermare il massacro. Easy. Il problema però sono i sunniti che non la prendono bene e cosa fanno? Sotto l’ombrello di Al Qaeda, finanziata dai sauditi, ingaggiano una guerriglia anti-sciita.

Fin qui la storia la sanno tutti i commentatori internazionali. Ma come non si può vedere la recente presa di Falluja, a due passi da Baghdad, da parte di guerriglia sunnita come una vendetta dei sauditi? Nel contesto di cui abbiamo parlato prima, ovvero nella guerra fredda tra Iran e Arabia Saudita, una volta eliminato il terzo incomodo, gli Stati Uniti, ormai è proxy war. Come possono quattro straccioni sunniti prendere un’intera città, avere armi anticarro e antiaeree se non grazie all’aiuto di uno stato compiacente? Come non si può vedere la presa di Falluja come una vendetta dei sauditi contro gli USA dopo che Obama gli ha girato le spalle? D’altronde re Abdullah nei cabli segreti rilasciati recentemente non ha fatto altro che dire che Maliki altro non è che un agente degli iraniani di cui non fidarsi . Si tratta di una guerra tra re Abdullah e Maliki. Tutti questi giochi nello scacchiere mediorientale altro non sono che mosse di una più grande partita tra sette religiose per il controllo sociale, culturale, religioso e soprattutto economico dell’area. Ma quale Islam contro l’Occidente! Questo è quello che ci vogliono far credere i sauditi, in realtà è Islam contro Islam e ora che l’Iran non è più all’angolo e sarà libero di muoversi e ne vedremo delle belle.

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Il più grande danno con l’idea più semplice

A volte ci immaginiamo le guerre del futuro in cui hacker professionisti si intrufolano nei PC governativi o nei server di un paese nemico per bloccare le comunicazioni. Team dedicati di esperti e tecnologie avanzatissime, miliardi di dollari e una organizzazione segretissima e complessa. Eppure esisterebbe un sistema ben più semplice. Avete presente quando avete urgenza di spegnere il vostro PC o laptop e proprio in quel momento Windows incomincia a scaricare 1 di 102 aggiornamenti? Ecco se la Casa Bianca ordinasse a Microsoft di fare un luuuuungo aggiornamento per un paese specifico, tipo il Pakistan o la Cina farebbe il più grave danno della storia senza aver violato alcuna legge internazionale e senza sollevare alcun sospetto. 😉

Passate a Linux!

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Come il linguaggio possa influenzare la nostra percezione del mondo

Sono sempre rimasto affascinato dal legame tra lingua e percezione del mondo. Può l’uso di una particolae lingua influire su come vediamo il mondo? E se sì, quali lingue sono più adatte a descriverlo?

Recentemente ho avuto modo di pensare molto a questo argomento: soffro di un problema di circolazione alle estremità. D’inverno mani e piedi diventano blocchi di ghiaccio. Inutile utilizzare guanti, le mani rimangono congelate lo stesso. E la cosa è più che ovvia: se il sangue non circola, il calore prodotto dal mio corpo non arriva alle mani. L’utilizzo di un tessuto al massimo protegge dal freddo ma di certo non “crea calore”. L’unico modo è attaccarsi ad una fonte di calore di modo che passi ai tessuti della mia mano. Ecco, questa spiegazione semplice di fisica a molti italiani non entra in testa. Ogni volta è sempre la stessa storia: copriti, mettiti questo che “fa caldo”. In italiano si usa questa espressione, sbagliata dal punto di vista fisico, che condiziona perfino il modo di vedere il mondo. Gli oggetti come cappotti, coperte e quant’altro non fanno caldo, ma trattengono il calore del proprio corpo. Se coprite un cadavere con una coperta rimarrà sempre freddo. Nel mio caso specifico quindi se ho mani cadaveriche un cappotto che “fa caldo” non farà alcuna differenza. Discussioni lunghissime per spiegare questa cosa ma si torna al punto di partenza: fa caldo, scalda quindi. Ecco in Inghilterra questa incapacità di comprendere questo effetto non esiste. Motivo? Penso (o mi piace pensare così) che sia per il fatto che non esista un equivalente di “fa caldo”. Molto usato è “keep you warm”, ovvero mantenere il calore. Wear this coat so it can keep you warm. In poche parole gli anglosassoni usano un termine corretto anche dal punto di vista fisico e quindi in questo caso descrivono meglio la realtà. Ovviamente ci sono decine di casi del contrario, ogni lingua ha i suoi pro e contro.

Tutto questo mi fa pensare molto perché potrebbe anche essere che alcune lingue siano privilegiate nella descrizione di alcune realtà piuttosto che altre. Esistono lingue adatte alla scienza, altre alla poesia? Se fosse così alcuni popoli sono in grado di comprendere certe realtà meglio di altri. Basti pensare ad alcune tribù amerinde che non hanno nella propria lingua delle parole per descrivere numeri superiori a 10. Pessimi matematici!

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