Archivi del mese: luglio 2010

Lettera ai ricercatori del futuro

“Una portavoce delle Keele University ha rivelato che un sempre maggior numero di laureati rimangono all’università “per dare tempo al mercato del lavoro di migliorare, sperando che un ulteriore titolo di studio li renda più appetibili ai datori di lavoro. Alcuni neo-laureati stanno seppellendo la loro testa nella sabbia in modo da non doversi confrontare con la dura realtà del mondo del lavoro”.”

Da qui.

Non sapevo da dove cominciare per scrivere questo post e questa frase presa da un articolo, suggeritomi da Anna qui, mi ha facilitato di molto la cosa. Quanti di noi/voi si riconoscono in quella frase? In fondo il mondo universitario italiano va avanti così da anni: si fanno una laurea e una specializzazione dopo l’altra sperando che questi pezzi di carta possano magicamente dare più chance di lavoro. E perché succede in Italia (e ora in UK)? Semplice: la domanda è più alta dell’offerta. Ovvero, investireste mai i vostri soldi su un prodotto in un mercato già saturo e per giunta senza domanda? No, ovviamente, e se lo fate siete dei pessimi imprenditori.

Tutto questo per dirvi, cari aspiranti ricercatori dei miei stivali, che i tempi sono cambiati e che è giunto il momento di svegliarsi da un sonno al Valium durato troppo a lungo. Non è più come un tempo, alcune generazioni fa, quando appena usciti dall’università si trovava subito un lavoro. No, oggi TUTTI si laureano, TUTTI hanno un master di qualche tipo, molti fanno il dottorato e solo pochi raccomandati vanno avanti. Se pensate di fare ricerca o addirittura carriera (carriera?! non fatemi ridere e cancellate dal vocabolario questa parola) perché inseguite un sogno coltivato per anni fin da bambini… beh… è ora che affrontiate la verità e smettiate di fare gli struzzi con la testa infilata nella sabbia. So cosa state pensando ora: “Ma io sono bravo, ho grinta, ho voglia di fare, di sacrificarmi!” Com’è che si dice in francese aulico, bullshit? Sì bullshit, stronzate, cretinate che vi ripetete ogni giorno col supporto di parenti e amici per nascondere la triste verità: anni e anni di sacrifici, di testa bassa, di emigrazioni forzate per poi avere cosa? Arrivate alla soglia dei 30 o addirittura 40 anni senza niente, in un paese straniero, senza casa, senza la sicurezza di un lavoro per il futuro, continuando a sperare, a sperare. Chi era quel compagno di classe scemo? Sì dài quello che per poco lo bocciavano. Ah, sì, ha lasciato la scuola, ha trovato lavoro e ora ha casa, macchina e due figli. E tu? Guardati, capelli bianchi si fanno strada sul tuo capo, 25 anni di speranze sopra i libri e una generazione di piccoli wannabe rite-levi-montalcini o charles-darwin ancora tra i libri. Certo tanti e bei libri patinati, guarda che bel dorso, che copertina magnifica, che carta di qualità. Ma davvero si può mangiare con la conoscenza oggi giorno? Se potessi costruire una casa coi libri per mattoni, oh certo, sarei un milionario! E magari fare una famiglia, pagarsi il mutuo. Quanto sarebbe bello!

Fatemi un piacere: se pensate di diventare ricercatori da grandi, dimenticatevelo. Siete nati nel momento sbagliato, come il sottoscritto. Fatevene una ragione. E se avete già intrapreso la carriera (è la carriera sinonimo di vicolo cieco!?) affrettatevi a trovare nuove vie, nuove porte, nuove opportunità. Perché non funziona così: laurea-master-dottorato-lavoro. Nossignore. Dovete avere una cosa fondamentale, oltre alla bravura (ma non è detto che essere bravi sia essenziale), tanto culo. Culo nel trovare un buon lab, una buona annata, un buon prof, buone pubblicazioni, una serie di coincidenze che si devono incastrare alla perfezione. E comunque il discorso di prima non riguarda l’Italia. Italia? Pensavate stessi parlando dell’Italia? Ah, quella neanche l’ho presa in considerazione. L’Italia NON deve esistere nella vostra mente per la ricerca. A meno che non siate pronti a leccare culi, mangiare feci per anni e sperare che qualcuno più in alto crepi. Vabbè, se siete figli di… non è un problema credo.

Mi dispiace dire queste cose, soprattutto per tutti quelli come me, della mia età e più giovani che sono nella mia stessa situazione. Fa più male a me scrivere queste cose che per voi leggerle. Credetemi. Ma se siete intelligenti e svegli, saprete trovare il modo di aprire nuove porte, evitare lunghe specializzazioni. Per noi scienziati non c’è solo la ricerca: esiste il giornalismo scientifico, la consulenza in aziende alimentari, o chimiche, design, produzione e vendita di prodotti scientifici, management in aziende farmaceutiche, lavori governativi ecc. Adattamento, dinamismo, progetti a breve termine: queste sono le parole chiave.

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We continue to spend money that we don’t have

Per chi non mastica l’inglese Ron Paul (l’ultima mente sana rimasta a Washington) dice che:

1) con questa nuova amministrazione (Obama) la spesa militare è aumentata ulteriormente; le truppe sono aumentate e i bombardamenti riguardano quotidiniamente anche il Pakistan ormai (i media e i pacifisti sono momentaneamente ciechi, NdB) e l’Iran pare essere il nuovo obiettivo.

2) il deficit statunitense sta aumentando vertiginosamente a causa di queste spese e delle spese del Medicare.

3) gli USA stanno combattendo una “guerra perpetua” senza un nemico definito. E questa guerra viene combattuta e giustificata per dare sicurezza agli americani.

4) la Perpetual war non dà sicurezza ma al contrario alimenta l’ostilità nei confronti degli USA e rende gli americani meno sicuri. Non è con i bombardamenti sui civili, le occupazioni, le torture che si aumetna la sicurezza.

5) per mandare avanti questa perpetual war che dura da decenni (se non dalla sua fondazione) gli USA devono prendere soldi in prestito, ma non si possono prendere soldi in prestito per sempre e si arriverà ad una fine. Paul fa l’esempio dell’Unione Sovietica il cui sistema è collassato proprio per lo stesso motivo.

6) “We continue to spend money that we don’t have”.

hat tip: Il gobbo.

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Baracca

Anni fa organizzai un convegno a Cagliari su Giordano Bruno, per conto dell’associazione dei Radicali di Cagliari. Un bellissimo busto di bronzo di Bruno stava fiero e impassibile in una stradina di fronte al Bastione, fino a quando nel 1929 i fascisti non lo spostarono per compiacere la Chiesa Cattolica con cui avevano appena fatto il Concordato. Organizzai questo convegno, dicevo, per chiedere di riportare il busto nel suo luogo originario. Del busto in passato si era occupato Don Mario Cugusi, un sacerdote della chiesa di Sant’Eulalia nel quartiere Marina. Mario Cugusi fu una persona gentilissima e mi permise l’uso del piccolo teatro di Sant’Eulalia. Fu una bellissima giornata e parlammo serenamente del povero Giordano Bruno di fronte ad una platea di poche persone interessate ed entusiaste. Dal punto di vista storico, religioso, filosofico, scientifico. Poco prima del convegno mi disse che queste erano le cose che non sarebbero piaciute all’Arcivescovo. Mario Cugusi è una persona straordinaria, umanamente e professionalmente. E questo lo possono dire tutti quelli che lo hanno conosciuto, compreso il sottoscritto che ha fama di essere mangiapreti. Si è sempre attivato per la tolleranza e il dialogo fra le religioni e tra la chiesa e i non credenti, fra gli stranieri e i cittadini italiani del quartiere. Oltre a questo possiede una cultura più unica che rara, che spazia dalle religioni alla storia, dal latino alla filosofia (insegna latino e filosofia al liceo). Fu grazie a lui che furono scoperte e valorizzate le rovine romane sottostanti la sua chiesa. E la cura del museo, e del teatro e di vari altri edifici storici del quartiere. Un uomo straordinario che merita il rispetto di tutti.

Ebbene, proprio per tutti i pregi di cui sopra Cugusi verrà trasferito da Sant’Eulalia grazie all’arroganza e vigliaccheria di un arcivescovo che ha definito Sant’Eulalia “una baracca” di fronte ai fedeli della parrocchia. Nel video che vedete qui sotto l’arcivescovo ha quasi rischiato il linciaggio da parte dei fedeli inferociti. Al grido di buffone si sono avvicinati all’altare e l’arcivescovo si è rifugiato in sagrestia, per poi scappare in macchina più tardi.

Cugusi non si è lasciato intimorire e ha già deciso di fare ricorso contro il trasferimento, ma ho come il sospetto che non funzionerà.

Spero che questo episodio apra gli occhi a molte persone e possa far capire che Mani rappresenta il vero volto della Chiesa, inanellata d’oro, reazionaria e fascista, impermeabile al dialogo e al confronto. E che i pochi preti che fanno veramente del bene, come Cugusi, vengono isolati, trasferiti e umiliati. Mentre i pedofili, i criminali e i fascisti vengono sempre protetti! Sia chiaro a tutti cosa è veramente quella fogna che si chiama Chiesa Cattolica.

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Hard times 2

Tempo fa mi occupavo con un post della chiusura di alcuni importanti centri di ricerca farmaceutica in Europa, nello specifico della Glaxo e della Pfizer. Ora per completare il quadro ci si mette pure la Merck che taglierà il 15% dei suoi dipendenti e chiuderà/ridimensionerà otto centri di ricerca nel mondo. Giusto ieri mi è arrivata notizia che l’Imperial College di Londra chiuderà il suo dipartimento di neuroscienze perché in competizione con la UCL (in competizione per ricevere fondi pubblici). Sta prendendo piede ormai da anni la nuova tendenza di creare mini-compagnie farmaceutiche a contratto. Meno di dieci dipendenti (compreso l’amministrativo) che fanno ricerca per progetto commissionata da altre aziende farmaceutiche o dall’università pubblica. E’ la fine dei grandi centri di ricerca farmaceutici in Europa. Ora esistono le minicompagnie a contratto e la fusione di sinergie tra pubblico e privato per risparmiare denaro.

Una ristrutturazione dell’intero comparto che sta però facendo strage di ricercatori, licenziati in tronco o assunti con contratti da un anno. Per non parlare di quelli che ancora non sono entrati nel mondo del lavoro.

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Intermundia

Una triangolazione blogghettara. Luca Massaro che insegue Luigi Castaldi sull’idea del divino. Io aggiungo modestamente un appunto a fine post: forse un appunto che ha poco a che fare con i loro discorsi ma che nella mia mente creava un quadro coerente.

Malvino scrive:

Nel fondo della sua filosofia di vita, il chierico continua a far fatica ad ammettere che debba dar conto al laico del danno che ha procurato al laico, ma pensa che, regolata la faccenda con Dio, il più è fatto. Diciamo che non ammette penitenza laica, se non come forma degradata della Penitenza.

Nel reato commesso da un chierico, Dio è chiamato a triangolare, cosa che risulta utile al chierico, perché ministro di Dio. È tutto un altro modo di accettare il giudizio, e però il solito, quello cui il chierico è convinto di aver diritto.” Malvino

Luca completa così:

“Perché Dio è solo un postulato sul quale ogni Chiesa (in ispecie la Cattolica) fonda l’esercizio del suo Potere temporale. Se si vuol far sopravvivere un’idea decente del divino, ho come l’impressione che occorra praticare una sorta di rivoluzione non euclidea della teologia. Rifarsi ancora alle tavole dei comandamenti può andare bene nelle pratiche di vita tribale. Certo, non molto è cambiato il comportamento umano da allora. Ma una cosa fondamentale è cambiata: credere nell’onnipotenza divina significa affermare, lo si voglia o meno, la correità di Dio al male del mondo. E ogni Chiesa che si fonda su un Dio onnipotente è una chiesa complice di tale “eventuale” Dio che lascia che il male si compia. L’eventuale (e altamente improbabile) meccanismo di premi & punizioni ultraterrene, che i chierici del mondo impartiscono per conto del Grande Postulato, si confermano per ciò che sono: una gigantesca impostura immanente perpetrata sempre in spregio al dolore, alle lacrime, al sacrificio delle vittime.” Luca Massaro

Forse il tentativo più efficace di descrivere il divino fu fatto da Epicuro nel 300 a.C. Epicuro risolve il tutto ponendo gli dèi negli spazi vuoti tra i mondi, gli intermundia. Gli dèi sicuramente esistono, hanno forma e temperamento umani, ma non si curano degli uomini. Anzi gli dèi non hanno alcuna esperienza degli esseri umani come è palese dall’esperienza di tutti i giorni: la nostra giornata infatti, anche quella del credente, incomincia in modo ateo (alpha privativo, theos=dio), continua in modo ateo e finisce in modo ateo. Solo quando si avvicinano le tenebre e il sonno della ragione avanza come la risacca, ecco, sì! appaiono in tutto il loro splendore e terrore! Eccoli: li vediamo nella felicità e nella tristezza, nella nascita e nella morte, nel piacere e nel dolore, nel bisogno e nella solitudine. Splendidi con corone d’oro e abiti di seta o terribili con occhi di fuoco forieri di vendetta. Antropomorfi o zoomorfi o in forma di spirito o immanenti nella dura e fredda Terra. Ma, ahimé, al di là delle nostre notti insonni, rimangono solo immagini, imagines deorum, che muoiono con noi. Estinto un popolo, morte le sue divinità. Siamo solo ricettori, antenne che ricevono dagli intermundia immagini sbiadite e confuse. Gli dèi, questo è certo, non intervengono nel nostro mondo sin dalla creazione, se creazione c’è stata.

“La divinità o vuol togliere i mali o non può, oppure può e non vuole o anche non vuole né può o infine vuole e può. Se vuole e non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è invidiosa e impotente; se vuole e può, donde viene l’esistenza dei mali e perché non li toglie?” Epicuro.

Questo frammento vale più di mille bibbie, corani e veda. Spazza in un sol colpo tutta la teodicea delle religioni abramitiche. E’ tutto lì, e solo i ciechi non riescono a vederlo. L’approccio epicureo è tranquillizzante, ansiolitico. Un menefreghismo cosmico simil-lovecraftiano che mette l’anima in pace al saggio, ma non al chierico.

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Copropost

Una cosa mi tormenta da anni e non mi fa dormire la notte: avete presente come viene posizionata la carta igienica sul porta carta igienica? Bene, ci sono due modi di inserirla nel tubicino: A (prima foto) e B (seconda foto).

Sono due scuole di pensiero antitetiche, nemiche e profondamente incompatibili. Infatti non si può essere contemporaneamente della scuola A e della scuola B.

Ecco, io credo di essere uno dei pochi esseri umani al mondo a metterla in posizione B. Non ho ancora trovato un bagno, privato o pubblico, con la carta igienica messa in posizione B. Eppure il modo più logico di inserirla dovrebbe essere proprio quest’ultimo. Infatti la carta igienica può srotolarsi solo quando è in B! Altrimenti non ha senso avere un rotolo che non si srotola!

E’ una di quelle cose su cui non tollero varietà o differenze. L’unica scuola di pensiero è la B. La A è eresia, sbagliata e chi usa A è sicuramente un poco di buono! 😀

E voi come la mettete?

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Angelo e demone

Ci sono anche cose positive ad essere bipolari. Per esempio si può diventare dei geni musicali come Devin Townsend che nei live diventa un mostro di bravura. Aspetto impaziente un suo tour in UK.

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