Chappie e Mad Max, due brevi recensioni

Il tempo è così tiranno che ho deciso di subaffittare un post ad un altro, ovvero oggi vi recensisco un po’ di Chappie e un po’ di Mad Max.

 CHAPPIE

MV5BMTUyNTI4NTIwNl5BMl5BanBnXkFtZTgwMjQ4MTI0NDE@._V1_SX214_AL_Chappie, o per chi vive in Italia Humanandroid, è l’ultima opera di Blomkamp, il regista dell’acclamatissimo District 9 del 2009 e del non tanto riuscito Elisium del 2013. Prima di cominciare però, la solita nota sull’eccezione Italia: il traduttore italiano ha deciso di ignorare il titolo originario per inventarsi un insipido “humandroid”. Motivo? Forse per paura che l’italiano medio non sarebbe stato in grado di capire la differenza tra Chappie e Chiappe. Unici al mondo a cambiarne il titolo e insieme a cinesi e giapponesi ultimi ad averlo visto nelle sale, un mese dopo tutto il resto del pianeta. In un’epoca di comunicazione globale istantanea a milioni di persone è stata negata la fruizione di un’opera e la discussione che ne è seguita.

Dopo un non esaltante Elisium, Neill Blomkamp torna in Sud Africa per riproporci un nuovo capitolo del suo mondo futuristico. E lo fa tornando a tematiche più vicine a District 9 che a Elisium. Elisium infatti lo considero un capitolo hollywoodiano, con i soliti cliché dell’eroe buono che salva il mondo dai cattivi. Ed ecco il motivo principale del suo fallimento: la forza di Blomkamp è quella di uscire fuori dagli schemi hollywoodiani. Gli eroi blomkampiani sono persone comuni che si trovano loro malgrado nei guai ma il cui unico obiettivo è la loro salvezza personale. Tornare alla famiglia, salvare i propri cari. Niente sete di giustizia, niente rivoluzioni per salvare il mondo. Solo uomini come noi, le cui decisioni non sono mai scritte in bianco e nero. Sia D9 che Chappie ci offrono personaggi i cui caratteri hanno una scala di grigi più ampia del solito eroe americano. E’ quindi con un sospiro di sollievo che ho accolto Chappie come il degno seguito di D9. Nelle settimane  che sono seguite all’uscita di Chappie molti commentatori hanno nominato Corto Circuito, un film degli anni 80 che ha tematiche simili a Chappie. A mio parere questo accostamento è ingiusto perché è come se eliminasse tutto quello che c’è stato prima di Corto Circuito, ovvero quasi 70 anni di connubio tra fantascienza e robotica. Asimov sarebbe onorato di Chappie per dio! Blomkamp attinge a tutto quello che un classico nerd ha vissuto nella sua infanzia e adolescenza: romanzi di fantascienza, film, manga, anime, giochi di ruolo, videogiochi. Su una cosa però sono d’accordo con l’accostamento con Corto Circuito. C’è una sorta di “80’s vibe”, dalla linearità della storia agli effetti speciali, dalla brutalità splatter che mi ha ricordato il primo Robocop a un viso iconico anni 80 conosciuto come Sigourney Weaver. Insomma lontano milioni di anni luce da un Avengers, Age of Ultron. Da vedere assolutamente quindi, al posto di Avengers.

MAD MAX: FURY ROAD

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Mad Max, o come l’ho ribattezzato io Mad Theron, è sicuramente il film dell’anno. E la Disney deve essere che aveva fiutato qualcosa nell’aria quando ha deciso di spostare Star Wars a Dicembre. Mad Theron, perché la vera eroina del film è Empress Furiosa, non il povero Mad Max, un semplice accessorio del film interpretato da un quasi muto Tom Hardy. Il film infatti avrebbe funzionato con o senza Max. Charlize Theron regge l’intera storia, la guida (letteralmente visto che guida per due ore un’ enorme autocisterna!) da capo a fine. Quindi cosa c’entra Mad Max in questa storia? Poco o niente, se non per l’ambientazione. Ma al contrario di quanto ci si possa aspettare il film non è un fallimentare tipico remake a cui ci siamo abituati recentemente. Mad Max regge di per sé pur essendo imparentato con il suo cugino degli anni 80. Una sorta di storia parallela che per puro caso condivide lo stesso titolo.

Ma Mad Max è imperdibile per un altro motivo: Mad Max è il trionfo dell’artigianato e della polvere, fango e sabbia rispetto alla CGI e tastiera e mouse. Quasi tutti gli effetti speciali non sono CGI ma effetti “veramente speciali” fatti da professionisti del mestiere, dagli stuntmen ai coreografi, dai costumisti ai meccanici. Mad Max è un “feast for the eye”, e in questo senso è tanto rivoluzionario quanto lo è stato un Matrix negli anni 90. Perchè iconico, perchè unico, perchè diverso da tutto quello che ci viene proposto oggigiorno. Imperdibile anche questo.

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The lesser of two evils: ovvero un breve commento sulle elezioni UK

Ho aspettato a commentare le elezioni in UK perché non riuscivo ad inquadrarle bene. E avevo paura. Nelle ultime settimane il ciclone UKIP ha tenuto testa in tutte le discussioni politiche e ha polarizzato l’intera elezione sulla questione immigrazione. Una questione che ovviamente mi tocca da vicino. Fin quando quattro gatti delle zone più rurali usciti dal pub ne parlavano pareva una cosa così distante dalla mia realtà. Poi quando ho visto apparire le bandiere e i manifesti per le strade e perfino sulla finestra di un mio vicino ho cominciato a preoccuparmi. Non tanto per Farage, che in un certo senso rispetto come uomo e con cui non avrei alcun problema a confrontarmi; quanto per i redneck/chav che grazie a lui sono usciti dal loro guscio per esprimere la loro posizione di rifiuto del mondo. Per me il problema non è UKIP, il problema è chi vota UKIP che ora ha trovato una valvola di sfogo per i propri pregiudizi. Pregiudizi che vanno dal “l’immigrato che ci ruba il lavoro” e “immigrato che ci ruba il welfare system” al “UE che ci ruba soldi” e “UE che ci dice cosa fare”. Tutto falso ovviamente che solo un ignorante avrebbe potuto concepire. Gli immigrati sono le fondamenta di questo paese ed è grazie a loro che esiste il lavoro per tutti. E grazie agli immigrati e alle loro tasse che i beneficiari del welfare system (oltre il 70% di white british) possono ricevere i loro assegni di disoccupazione mensili. Incluso il mio vicino a cui gli pago tutto: dal bonus bebé allo stipendio disoccupazione, dalle free prescriptions all’NHS ecc. Menzogne anche sul fronte UE dove è stato calcolato che il Regno Unito riceve più di quanto spenda, soprattutto nel settore della ricerca. Dicevo di avere avuto paura. Non per me, sicuramente l’ultimo immigrato ad essere colpito da una eventuale vincita dell’UKIP, quanto per tutti i miei amici, colleghi, vicini, insomma l’intero mondo con cui vivo ogni giorno, quello di chi deve richiedere VISA e permessi ogni anno, quello che nno riesce a riunirsi con la famiglia lontana, quello di chi non si sente più accolto come un tempo. Parlavo con degli amici asiatici proprio un weekend fa. Mi dicevano che si sentivano minacciati dai dibattiti TV, dai manifesti per strada, dalla prospettiva di dover essere considerati cittadini di serie B. Non esisteva alcun pericolo imminente ma il fatto stesso che qualcuno impostasse un dibattito sull’accoglienza gli faceva venire i brividi. Ho cominciato anch’io allora a sentirmi minacciato da quei manifesti, dalla non chalance con cui la gente nei dibattiti parlava di chiudere confini e aumentare controlli. Non era il Regno in cui ero immigrato e che mi aveva accolto a braccia aperte. Fortunatamente il 90% dei britannici ha un’apertura mentale e un rispetto per il diverso così grande da stupirmi ogni volta che la sperimento. Tutti mi hanno sempre fatto sentire a mio agio e mai ho dovuto subire un commento razzista. A lavoro in questi giorni qualcuno mi ha pure ringraziato di aver contribuito e di contribuire ogni giorno al benessere della nazione. Parole che non avrei mai sentito pronunciare nella natia Italia non solo nei confronti degli immigrati ma perfino nei miei confronti.

Detto questo sono felice che sia andata come sia andata: Cameron è un deficiente ma è meglio di Miliband che a contronto pare un idrocefalo (senza offendere gli idrocefali) e il cui programma pareva scritto da Topo Gigio (un pupazzo che gli si addice per modi e fisionomia). I britannici hanno scelto “the lesser of two evils” e come sempre hanno scelto con la testa e non con il cuore. Stessa cosa che hanno fatto gli scozzesi mesi fa. Scozzesi che ora hanno 56 seggi a Westminster e per la prima volta faranno sentire la loro voce nell’Unione. Quella che si prospetta sarà un Unione molto diversa dal passato ma sempre più unita per difendere i valori unici al mondo della britannità. Incluso l’uso di dare le dimissioni dopo la sconfitta alle elezioni: alieni insomma rispetto ai politici italiani.

 

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La cronoagenzia

So di essere un po’ scomparso dal blog ultimamente e me ne dispiaccio. Vorrei scrivere di questo e di quello, ho decine di bozze in attesa di essere completate o corrette: dalla mia serie di lezioni d’inglese for dummies alla recensione di Chappie, dalla Star Wars mania al mio ultimo viaggio in Tailandia. Ma se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita da adulto, da middle class commuter worker, è che il tempo è la cosa più preziosa che si ha e in questo momento darei metà del mio stipendio per avere indietro metà della mia vita. Ma che dico, giocherei pure al ribasso: metà del mio stipendio perfino per un solo quarto della mia vita. Ma non esiste scampo alla schiavitù dei tempi moderni. Produciamo cento volte di più dei nostri nonni ma lavoriamo più dei nostri nonni. Producendo di più dovremmo lavorare di meno, ma presto si impara che non è così. Mi si dice che rispetto ai nostri nonni i nostri tempi abbiano degli agi incomparabili. Per esempio ho una casa che pagherò in più di 30 anni di lunghi sacrifici e i cui unici beneficiari saranno i banchieri. Sì perché non so neppure per quale motivo ho comprato questa casa perché ho calcolato che ci vivo appena tre ore al giorno. Le ore in cui ci dormo ovviamente sono escluse. Ho un auto certo, ma la uso per farmi 42 miglia ogni giorno per andare al lavoro. Ho una TV 42″ e una Playstation che stanno prendendo polvere da qualche mese. Ho tanti di quegli agi rispetto a mio nonno che… non so che farmene perché non ho il tempo per usarli. E così vale per le mie passioni come la lettura e la scrittura. Che bella la libreria che ho comprato con tutti quei libri: non si chiama libreria, si chiama prendipolvere. Chi è il fallito, quello che non lavora e che riceve benefit o quello che lavora tutta la sua vita per gli altri? Una vita spesa per nutrire gli altri è un fallimento. Una vita spesa lavorando per gli altri non vale la pena di essere vissuta. Ho tanti di quei progetti che vorrei completare, tanti di quei progetti che vorrei cominciare ma so per certo che finiranno con me in un’anonima tomba da postpensionato. C’è qualcuno là fuori che vuole comprare il mio tempo? Compratemi il tempo e non ve ne pentirete signori! Ecco si dovrebbe fondare una nuova charity, una cronoagenzia per comprare il tempo ai ragazzi di valore (e che valore signori!). Signori miliardari invece di sperperare soldi in Ferrari e champagne donate qualche soldo alla cronoagenzia. Comprate il nostro tempo e ve ne saremo grati per tutta la vita. Quanti scrittori, pittori, scultori, musicisti, artisti o semplicemente scansafatiche il mondo potrebbe avere! Quante blogstar sprecate. E invece sono lì nella loro casa a schiera della suburbia a fare da pendolari dal punto A al punto B per sedersi dietro ad una scrivania tutto il giorno per tutta la loro vita. Diventeranno presto polvere e il loro passaggio sulla Terra avrà valore ZERO. Siamo polvere che fa da pendolare. Aggregati di carbonio che per mangiare devono… vabbé son troppo stanco per queste stronzate. Ora devo andare a letto se no domani non mi alzo e non riesco a pagare questa bellissima casa di cui ho scoperto alcuni dettagli solo l’altro giorno. Una casa molto vissuta evidentemente.

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Di califfi e di emiri

heres-where-the-pentagon-says-that-isis-is-dominant-in-iraq-and-syriaLa propaganda in un conflitto è da tutte e due le parti, e lo sappiamo bene. Ma l’Occidente ha imparato a fare propaganda con una strategia nuova: il silenzio. Quando nei media non si parla più di una guerra vuol dire che la si sta perdendo. Avete per caso sentito più niente riguardo all’ISIS, alla Libia, a Boko Haram, alla rivoluzione Houthi in Yemen? Lentamente, giorno dopo giorno le notizie sono sempre meno. Per esempio dopo l’offensiva di Tikrit in cui abbiamo visto appena 3000 soldati dell’esercito irakeno accompagnati da 20000 miliziani sciiti armati dall’Iran non abbiamo più sentito nulla. In realtà le notizie si trovano ma bisogna saperle scovare per bene da fonti non sospette. Insomma non da CNN, BBC o Jerusalem Post ma da fonti arabe o mediorientali. E allora si scopre che nonostante il Pentagono dica che ISIS abbia perso il 25% del suo territorio (vedere la mappa con falsi confini: Homs e Anbar sono quasi tutte e due sotto il dominio dell’ISIS), in realtà sta avendo un altro successo strepitoso: dopo aver assediato Ramadi per mesi e aver occupato tutte le città principali della provincia dell’Anbar, ISIS sta per entrare in Ramadi, a poche decine di chilometri da Baghdad. E’ notizia di qualche giorno fa invece che ISIS controlla parte della raffineria più grande dell’Iraq, Baiji. Tant’è che le poche truppe rimaste in Tikrit stanno ora soccorrendo Baiji e Ramadi. Si parla poi di riconquistare Mosul ma forse non ci rendiamo conto che Tikrit aveva appena 50000 abitanti quando fu assediata, l’area grande di Mosul ne ha quasi 2 milioni. Nonostante Siria, Iran, Iraq, Kurdistan, US, UK e vari altri paesi occidentali che lo stanno bombardando ogni giorno ISIS cresce sempre di più. Tikrit è stata abbandonata strategicamente dall’ISIS per concentrarsi su Anbar e Siria. In Siria ISIS ha concluso nelle ultime settimane l’avanzata più imponente della sua storia. Dopo aver conquistato le province orientali confinanti con Anbar irakeno (Homs e Dayr Al zawr) ha puntato al campo palestinese di Yarmouk, un distretto di Damasco, con l’aiuto di Al Nusra con cui sono stati fatti taciti accordi di non belligeranza.

Riguardo ad Al Nusra poi si parla veramente poco. Jabhat Al Nusra è un affiliato di Al Qaeda (che riceve finanziamentti da sauditi e Qatar) che recentemente ha dato segni di volersi dichiarare indipendente da quest’ultima. Al Nusra controlla un emirato de facto nel Nord Ovest. Nelle scorse settimane ha catturato la grande città di Idlib e sta applicando la sharia sul proprio territorio. In pratica abbiamo un califfato e un emirato che stanno collaborando per un fine comune: eliminare Assad. Una volta eliminato Assad (anche se credo che la Russia non lo permetterà mai) avremo due nemici da combattere: il califfato islamico e l’emirato di Al Nusra. Incominciate a segnarveli nella cartina.

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Albio ephemera

Torno in UK dopo pochi giorni in Sardegna e torno con un pensiero che mi frulla in testa. Prima di partire parlavo con un amico che mi chiedeva quale fosse la più grande differenza tra l’Italia e il Regno. Non ci ho pensato due volte e ho detto quasi di getto: l’effimerità. Il Regno Unito, rispetto all’Italia, mi pare effimero. Mi spiego. La società britannica si basa sulla mobilità, flessibilità, dinamicità demografiche. La tipica vita di una famiglia inglese incomincia in una casa in affitto, poi si entra nel “property ladder”, ovvero la scala della proprietà, un termine con cui indicano la scalata sociale di una persona. A meno che non si sia figli di ricchi bisogna chiedere un mutuo e in genere si compra una 2 bedroom house, poi quando nasce il secondo figlio si passa ad una 3 bedroom house e così via. Tutto nel giro di pochi anni. In media una famiglia britannica si sposta di casa ogni 3-4 anni. E qui ci si sposta dove c’è lavoro, perché i britannici non sono come gli italiani che piangono e pregano lo stato di portargli il lavoro sotto casa. Significa che se si è originari del Sud Est se il lavoro si trova in Galles si prendono armi e bagagli e famiglia a seguito e ci si sposta in Galles. Poi se il lavoro non va bene o non piace ci si sposta nelle Midlands e così via. I figli vanno via a 18 anni (a volte anche prima) e vanno a studiare dove ci sono le migliori università. Di nuovo, non come gli italiani che pretendono che ogni paesotto di provincia abbia una università e TUTTI i corsi di laurea. Motivo è semplice: non esiste il valore legale del titolo di studio, quindi non tutte le università sono uguali e solo le migliori garantiscono un prestigioso bachelor degree. Se poi si vuole continuare la carriera universitaria si va fare il dottorato in un’altra città o all’estero e così via. E’ veramente raro trovare qualcuno in una grande città che possa vantare più di due generazioni di avi di quella città. Questo ha dei vantaggi enormi: la popolazione è continuamente in movimento fisicamente e mentalmente, i comuni e le istituzioni fanno di tutto per accapparrarsi questi professionisti in continuo movimento che di conseguenza crea competizione e migliora i servizi ecc. Ma vi è anche uno svantaggio enorme: la società è completamente distaccata dal territorio, sradicata. Interi quartieri possono cambiare demografia in pochi anni. Basta che una buona scuola scenda nelle classifiche e i prezzi delle case scendono e la gente si sposta in un’altro quartiere o città. Basta che il comune decida di riqualificare un quartiere popolare e masse di middle class hipster si buttano a capofitto cambiando la faccia del quartiere, la così detta “gentrification”. In UK non esiste più la memoria di quartiere, la tradizione urbana. Quel poco che è tramandato viene fatto accademicamente grazie a storici, linguisti (che vengono da altre città o paesi!).

Dicevo, torno da pochi giorni di vacanza dalla natia Cagliari con i suoi 2500 anni di storia alle spalle. Secoli che si vedono e si sentono mentre vaghi per la città. Accenti e modi dire di quartiere, famiglie che da 4-5 generazioni vivono nella stessa casa di famiglia, cibi e conoscenze artigianali che si tramandano di padre in figlio ecc. La città è scritta sulla pietra e basta saper leggere per trovarsi di fronte ad un continuo flusso di generazioni che affonda le sue radici nel medioevo e spesso perfino prima di questi. Al contrario in UK è raro che un figlio faccia il mestiere del padre e le attività familiari lasciano il post al franchising, identico in tutto il Regno. E così tutte le high streets di qualsiasi villaggio hanno sempre e solo i soliti WHSmith, Boots, Peacock, Café Rouge, Zizzi ecc. Le chiese diventano ristoranti o moschee, le case padronali vengono divise in appartamenti e affittate, i cimiteri sono senza visitatori e le tombe senza fiori abbandonate.

Questi due mondi sono incompatibili e il diverso approccio con il territorio plasma le persone in modo indelebile. Ed ecco che per un attimo pensi di aver carpito l’essenza del tuo piccolo quartiere ma il giorno dopo potrebbe non esserci più. Sei costretto a vivere alla giornata e, carpe diem, a spostarti in un’altra città temporaneamente fin quando non sentirai l’esigenza di rispostarti di nuovo fino a quando morirai sconosciuto tra sconosciuti in un villaggio a 500 miglia da dove sei nato.

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Gli idioti di Washington

americanizzazione-1322333045Se di tutto l’ambaradan che sta succedendo in Medio Oriente non ci avete capito nulla, non preoccupatevi, non siete gli unici. Perfino chi sta lanciando bombe non ci sta capendo più nulla. Di sicura c’è solo una cosa: il MO non sarà più come una volta. La Pax Americana che teneva insieme il fragile equilibrio in MO è finita. Il nuovo ordine mondiale si sta lentamente formando sotto i nostri occhi e domani l’accordo sul nuclear di Losanna verrà messo sui libri di Storia.

Ci sono due grandi giocatori nello scacchiere mediorientale: Iran e Arabia Saudita. Gli altri sono spettatori, vittime o alleati o come nel caso degli Stati Uniti delle carte jolly da giocare a seconda della convenienza. Gli USA dicevamo, stanno combattendo la più confusa e ridicola guerra della loro storia. Alfa e Omega, tutto nasce dagli USA ma forse non è chiaro agli idioti generali di Washington cosa stia succedendo e cosa decenni di politica estera hanno creato. Dopo aver creato l’Iraq, dopo aver creato l’Iran e dopo aver appoggiato i sauditi per 50 anni ora tutti i loro giocattoli stanno prendendo vita propria e si stanno combattendo tra di loro.

Immaginatevi questo: gli USA stanno combattendo contro la Siria alleata di Iran, Hezbollah e Russia, la quale è nemica dello Stato Islamico (ISIS) il quale è una creazione, insieme ad Al Nusra e Al Qaeda, dell’Arabia Saudita e del Qatar con lo zampino della Turchia, i quali sono tutti alleati degli USA, tutti nemici giurati dell’Iran con cui gli USA sta facendo un accordo sul nucleare (con la partecipazione della Russia, la quale sta combattendo per il controllo dell’Ucraina contro USA e UE, quest’ultima partner commerciale della Russia) e che è alleato del governo iraqeno, a sua volta alleato degli USA contro l’ISIS, il quale è nemico del Kurdistan, creato e protetto dagli USA ma nemico giurato della Turchia, la quale fa parte della NATO e alleata degli USA ma è ai ferri corti con Israele, alleata degli USA ma che appoggia tacitamente Al Nusra e ISIS pur di non aver niente a che fare con Hezbollah, gruppo libanese alleato con Iran e con la Siria, che ha sempre appoggiato Hamas contro Israele per la causa della Palestina, divisa tra Autorità Palestinese comandata da Abbas e il gruppo fondamentalista Hamas, il quale è appoggiato dai Fratelli Musulmani, osteggiati dall’Egitto ma appoggiati dal Qatar, alleato degli USA ma finanziatore di Al Qaeda che è nemica di ISIS e dei gruppi sciiti come Hezbollah e Houthi in Yemen (alleato degli USA ma protettore di Al Qaeda), ma nemica degli USA ma tacitamente aiutata dal Pakistan in Waziristan, alleato degli USA che è in guerra con l’India, amica degli USA, la quale è in contrasto con la Cina, la quale sulla carta è nemica degli USA perché appoggia Nord Corea, ma che in pratica detiene miliardi di debito statunitense e produce miliardi di tonnellate di beni per i mercati occidentali e orientali come il Giappone, il quale è non ha mai fatto pace con la Cina ma che allo stesso tempo non riconosce Taiwan, nemico della Cina ma appoggiato dagli USA. E la storia continua all’infinito. Good luck Obama!

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Figli del linguaggio

electric-fish-signal-waves-language-scienceQuasi una settimana ad una conferenza di neuroscienze. Un bel po’ di cose interessanti come sempre tra i talks. Ma le chicche più interessanti le trovo sempre tra i poster. Spesso a queste conferenze la gente si sofferma troppo sui grandi nomi e sulle big lectures ma si dimentica dei poster. Ai poster si trovano cose strepitose, si ha la possibilità di parlare direttamente col ricercatore che ha fatto la ricerca, si possono dare feedback, si fa networking e possono nascere collaborazioni etc. Insomma due mondi distinti: il primo è a senso unico e ha struttura gerarchica, il secondo è incredibilmente accessibile e antigerarchico.

Dicevo, ero a questa conferenza e uno dei poster che mi ha più incuriosito è stato quello di questi neuroetologi tedeschi che se ne sono andati a Panama, in mezzo alla giungla, per una settimana a piantare elettrodi nel letto di un fiume. Direte: che cavolo c’è da misurare sul letto di un fiume?  Di giorno ci sono poche correnti ma la notte si scatena una tempesta elettrica stupefacente. Decine di pesci elettrici sono in attività frenetica per accoppiarsi e hanno un curioso modo per corteggiare le femmine: scariche elettriche. Queste si propagano nell’acqua e a seconda di frequenza e amperaggio possono cambiare il senso di quello che viene “detto”. Accoppiarsi su un letto del fiume per un pesce è un “tricky business”. La femmina deve deporre le uova, il maschio deve fecondarle immediatamente prima che la corrente le porti via e tutto questo deve essere fatto in maniera assolutamente sincronizzata, altrimenti il maschio non fa centro (e via di battute a sfondo sessuale su questi poveretti figli, loro malgrado, di Onan; se pensate che eiaculatio precox sia un problema sulla terra ferma figuratevi su un fiume in piena!).

Comunque a parte le battute, la cosa è seria: come fa la femmina a dire al maschio che sta per deporre le uova? Comunicando con le scariche elettriche per l’appunto. Ora, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: vuoi vedere che la capacità di utilizzare l’elettricità in questi pesci è nata prima come linguaggio e poi come sottoprodotto per difesa o attacco (e non il contrario)? Il ricercatore mi ha detto che è molto probabile che sia così. Se veramente è andata così questo è l’ennesimo caso nell’evoluzione di un uso di un organo nato per un motivo ma la cui utilità poi si è allargata ad altre funzioni.

E la mia mente ha cominciato a cavalcare: se potessimo fare un parallelismo con il genere Homo forse il nostro linguaggio nato per ovvi motivi di coordinazione sociale per la caccia, la difesa e altro ci ha poi permesso di sviluppare la coscienza. Potremmo essere coscienti di noi stessi senza il linguaggio? Forse no. OK, dobbiamo definire cosa è coscienza e questo potrebbe portarci a discutere per decenni. Quella che io considero coscienza è la capacità di un organismo di essere cosciente di se stesso, di essere capace di rappresentare se stesso in un’azione passata, presente e futura.

Un neonato non è cosciente di se stesso se non dopo il 18esimo mese quando riesce a guardarsi allo specchio e capire che quello di fronte a se è se stesso, in poche parole che esiste. Stessa cosa vale per molti primati, delfini, corvidi e elefanti (e questo apre la discussione su altri fronti: poiché il cervello dei mammiferi differisce considerevolmente rispetto a quello degli uccelli forse la coscienza si è evoluta più volte nella storia e non nasce da una regione anatomica specifica, ad esempio un’area “magica” del cervello mammaliano). Possiamo essere coscienti di noi stessi senza sentire quella voce (o il gracchiare nel caso dei corvidi) interna? Quando descriviamo l’ambiente che ci circonda ad altri consimili stiamo facendo qualcosa di straordinario: stiamo dicendo che il nostro corpo si trova in un ambiente, stiamo definendo lo spazio-tempo nel quale il nostro corpo sta “galleggiando”. La cosa forse più interessante è che il linguaggio è nato appunto per motivi basilari e di sopravvivenza come la comunicazione per la caccia in un gruppo. Un cacciatore torna al suo clan e deve spiegare di essere stato in un posto dove c’era una carcassa di un animale. Deve descrivere se stesso, spostare l’idea di se stesso in un altro luogo e tempo. Questa sorta di disembodiment è alla base del cosiddetto “languageC4-consciousness-image-web-550x367 displacement” ovvero la capacità di proiettare se stessi in un altro luogo e tempo. Ora questa caratteristica è necessaria per l’evoluzione della coscienza ma non è l’unica caratteristica della coscienza. Infatti api e formiche sono in grado di comunicare con language displacement. Le api e le formiche scout comunicano la posizione della fonte del cibo alle proprie compagne. Stessa cosa fanno molti corvidi. Ma nel caso delle api e delle formiche queste possono comunicare la posizione della fonte del cibo che hanno appena visitato, non riescono a proiettare se stesse nel passato remoto o nel futuro. Il linguaggio in poche parole nasce per permettere di liberarci dalle catene del presente e di proiettare la nostra mente in altri mondi e in altri tempi. E così la coscienza nasce dal disembodiment in funzione spazio-temporale (e forse è da questa sensazione che nasce l’idea della nostra anima/coscienza che è separata dal corpo; ma in realtà è solo una illusione il cui unico scopo era comunicare la fonte di cibo agli altri compagni del gruppo; che ironia che una idea così nobile come l’anima in realtà sia più correlata con bisogni più basilari come il mangiare, e le carcasse in mezzo alla savana). Ed ecco che uno strumento evoluto per uno scopo è riuscito a sviluppare una delle qualità più rare della vita sulla Terra. Non “cogito ergo sum” ma “dico ergo sum”.

E grazie a questo il mio cervello è riuscito a fare l’audace accostamento tra l’eiaculazione di un pesce e la coscienza umana! E poi dicono che la scienza è noiosa.

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