Skripal, una tragicommedia di portata globale

Gli attori principali:

Sergei Skripal e sua figlia Yulia: Sergei è una ex-spia russa che fu coinvolta in uno scambio di spie tra il governo americano e quello russo. Era un doppio agente accusato di alto tradimento in Russia. Fu poi perdonato dalla Russia di Medvedev. Vive in UK mentre la figlia a Mosca.

Novichok: nome generico di una famiglia di gas nervini altamente tossica bloccanti dell’acetilcolinesterasi. Furono scoperti e creati dall’ex-Unione Sovietica tra gli anni 70 e gli anni 90. Tutto quello che sappiamo viene da un libro scritto da Mirzayanov, un ex-chimico russo.

Theresa May e il suo governo: dopo referendum su Brexit e dimissioni di Cameron Theresa May è la papabile per i Tory alle ultime elezioni che vince.

I fatti:

Sergei una sera viene trovato incosciente insieme alla figlia in un parco di Salisbury dopo aver mangiato in un ristorante. Nei giorni seguenti il governo May dirama un’accusa pubblica in parlamento: la Russia, nei giorni seguenti si fa il nome dello stesso Putin come mandante, è responsabile del tentato omicidio dei Skripal con il Novichok. Seguono accuse di Boris Johnson e di altri ministri inglesi. Nessuna analisi indipendente viene fatta, l’OPCW, l’organizzazione per la proibizione delle armi di distruzione di massa, non viene interpellata. Dobbiamo credere alle parole della May e Boris Johnson. Il giorno dopo la foto di Putin campeggia su tutti i tabloid britannici che da bravi pappagalli ripetono le accuse della May e la sbattono in prima pagina scegliendo quelle con il viso che traspira più cattiveria. Quella stessa settimana ci saranno le elezioni presidenziali russe in cui Putin vincerà con oltre il 70% dei voti. Nelle settimane seguenti non un singolo giornalista occidentale contesta la narrativa ufficiale del governo. Governo che ha mentito continuamente sulla Brexit e i cui molti ufficiali e servizi segreti mentirono sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Non uno. Anzi, chiunque andasse contro la narrativa ufficiale veniva tacciato di essere filo-russo e complottista. Unico caso nella storia in cui dei complottisti senza prove tacciano chi chiede le prove di complottismo. Putin – dicono gli anti-complottisti – lo ha fatto proprio a ridosso delle elezioni per vincerle. Dovrebbe essere il contrario soprattutto per il fatto che non ha bisogno di questo per vincere elezioni che lo davano per vincitore da mesi, ma loro insistono: cosi da creare sentimento antirusso in Occidente da usare in Russia per fortificare i nazionalisti intorno a lui. Un genio macchiavellico insomma. Il diavolo in persona che ingegna un complotto-anti-complotto. Il rasoio di Occam assente all’appello.

Il Novichok. Prima si trovava nella valigia arrivata direttamente con la figlia da Mosca, poi ci hanno detto che si trovava nel ristorante, ora che si trovava nella maniglia della porta di casa. Da cui centinaia di poliziotti, investigatori e chimici sono passati per settimane. I cui effetti avrebbero ucciso all’istante un numero incalcolabile di persone al solo tocco. La May ci informa che 40 persone sono state ospitalizzate, poi viene smentita da una lettera di un medico dello stesso ospedale pubblicata sul Times che dice che: “[…] may I clarify that no patients have experienced symptoms of nerve agent poisoning in Salisbury and there have only been ever been three patients with significant poisoning.”

A parte questa lettera non sappiamo nulla dall’ospedale, tutto viene tenuto in gran segreto. Qualche giorno fa la figlia Yulia si è risvegliata dal coma e ora è cosciente e mangia tranquillamente. Il giorno prima ci avevano detto che la figlia era in pericolo di vita e c’erano poche possibilità che potesse sopravvivere.

Poi ci hanno detto che la sostanza proveniva da un laboratorio russo. Novichok la cui formula è pubblica e qualsiasi paese può farla. Novichok, i cui ultimi e unici campioni furono distrutti in Uzbekistan nel 1991 dagli… americani. Esatto gli ultimi ad avere fra le mani Novichok furono gli americani.

Non esiste alcun modo per risalire ad uno specifico laboratorio a meno di non trovare tracce del solvente ma anche in quel caso senza analisi indipendenti come si può incolpare un’intera nazione del suo uso? E infatti è di oggi la notizia che neppure gli scienziati britannici sono in grado di sapere da dove proviene la sostanza. Ma come? Il governo ci aveva giurato che veniva dalla Russia! E come avevano fatto a capirlo senza analisi chimiche? E come avevano fatto a capirlo se le uniche analisi chimiche fatte settimane dopo le accuse dicono che non sarebbe possibile arrivare alla conoscenza della sua origine?

Ora ditemi voi come possa un governo serio e di un paese civile fare queste accuse infondate e scatenare una russofobia globale con cosi poche prove e senza aspettare analisi indipendenti? Decine di ambasciatori sono stati espulsi da decine di paesi e con loro le loro famiglie. Un intero paese colpevolizzato. Il suo presidente indicato come mandante. Putin, secondo questi, invia un agente segreto dalla Russia che riesce a trafugare il Novichok dall’Uzbekistan (ma non era stato distrutto dagli americani nel ’91?), lo importa in UK e giusto due giorni prima delle elezioni lo spalma sulla maniglia della porta di una ex-spia graziata e “bruciata”. E la scelta del tipo di omicidio plateale è stata fatta apposta per far vincere Putin alle elezioni di cui era già vincitore. Un genio. Il KGB al confronto era una banda di bambini.

Ma vi lascio alcuni – come dicono in inglese – food for thoughts: nelle stesse settimane la Russia vince su tutti i fronti, Putin viene rieletto, la Merkel firma il contratto per il Northern Stream, in Siria la Ghouta Orientale è liberata, la Russia vende le batterie antiaeree avanzatissime S-400 alla Turchia facendo uno smacco alla NATO, la Cina completa la sua Via della seta e aumenta i legami con la Russia incassando un’alleanza che giorno dopo giorno si fa sempre più solida, in Italia il 55% del parlamento è composto da filo-russi (Lega, M5S e Berlusconi). Al contrario il governo May invece è in crisi nera: sul suo governo cadono tegole su tegole, tutto va a rotoli e ha bisogno di distrazioni. Ma soprattutto ha bisogno di non sentirsi isolata internazionalmente. Il leader del Labour Corbyn in vantaggio su tutti i sondaggi viene dipinto negli stessi giorni come filo-putiniano e antisemita. L’organo di propaganda del governo, la BBC, gli mette il colbacco e mette questo fotomontaggio in diretta con uno sfondo rosso con alle spalle il Cremlino. Maccartismo da manuale… nel 2018.

Se non riuscite a vederlo questo è quello che sta dietro Skripal, ovvero una Guerra Fredda ricca di colpi bassi ma che non viene pubblicizzata, anzi viene spesso nascosta. Il bello è che mentre nella vecchia Guerra Fredda era il blocco sovietico a insabbiare il tutto e a lasciare i propri cittadini all’oscuro ora è l’Occidente a farlo con la sua propaganda di governo. Se pensate che non sia possibile che i governanti possano orchestrare false flag o distrazioni di massa pensate a questo: solo recentemente inglesi e americani hanno ucciso 40mila civili tra Raqqa e Mosul definendoli “danni collaterali”, i loro governi vendono miliardi in armamenti all’Arabia Saudita per uccidere decine di migliaia di yemeniti e sacrificano i loro alleati curdi nella Rojava per compiacere i turchi. Hanno invaso l’Iraq e causato più di un milione di morti e l’avvento dell’ISIS con prove contraffatte. Prove su armi di distruzione di masse inesistenti, appunto. Assassinano chiunque, dai civili ai militari nemici, dalle ex-spie a politici senza nessuna remora. La Clinton canticchiava felice della morte di Gheddafi (brutalmente ucciso e violentato con una baionetta) in una intervista alla TV. Organizzano stragi attribuendole ai terroristi (anni di piombo anyone?). Armano terroristi in tutto il pianeta. Cosa volete che sia il caso Skripal in confronto alle morti che questi politici hanno sulla coscienza?

Ma allora chi ha tentato di uccidere Sergei Skripal e sua figlia? La risposta è non lo sappiamo. Può essere chiunque: dai russi (certo questo post non esclude la loro colpevolezza) al controspionaggio britannico, americano, israeliano. Può essere una resa di conti privata tra ex spie. Può essere un caso di servizi deviati di cui i governi non sono a conoscenza o di cui non hanno controllo. Può essere un agente chimico diverso dal Novichok e allora qualsiasi scenario è possibile. Può essere il governo May o i servizi segreti britannici che cercano di piantare false flag per sviare opinione pubblica dal disastroso stato del governo. Insomma per saperlo ci vuole una investigazione seria ed indipendente e meno psicosi antirussa. Altrimenti si rischia di dare ragione a quelli che chiamate come complottisti e filorussi, ovvero coloro che vogliono le prove prima di un’accusa. E’ chiedere troppo nel 2018 in una democrazia?

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Il paese delle transenne

Ogni volta che torno in Italia non posso non notare quelle lunghe file di transenne poste un po’ dappertutto: strade, piazze, alla base dei condomini, aeroporti, entrata ascensori pubblici ecc. Le transenne in Italia sono dappertutto, da quelle metalliche a quelle di plastica arancione bucherellata che al primo vento si sfilacciano. Non troverete posto al mondo più pieno di transenne come in Italia. Ma come, ci sono sempre lavori in corso in Italia? Che efficienza! Al contrario dello stereotipo comune sembra che ci sia sempre grande attività!

Ma la realtà ti investe come un fulmine a ciel sereno e ti rendi conto che le cose sono ben diverse e che la transenna è il cancro del paese, o perlomeno ciò che rappresenta. In molti comuni italiani esiste un team dedicato alla transenna. Non si faranno mai chiamare i “transennatori”, non lo ammetteranno mai ma sono un esercito di operai pubblici che aspettano quotidianamente una chiamata per caricare sul loro camioncino transenne e cartellonistica. Fanno solo quello, dalla mattina alla sera e rappresentano, inconsapevolmente, il fulcro della cultura italiana, il motivo per cui va tutto male. Buca nella strada: transenna. Cornicione che cade: transenna. Albero pericoloso: transenna. E cosi discorrendo. L’unico motivo della loro esistenza è piazzare transenne su tutto il territorio per poi andarsene. Ma non la riparate la buca? No, ma quello deve farlo l’ufficio competente. Ma non tagliate l’albero? No ma quello deve farlo l’ufficio competente. E allora perché mettono queste transenne? Per la nostra incolumità? Ma non scherziamo. Primo, prendono tempo cosi l’ufficio competente può intervenire molto più tardi e secondo al comune si evitano le denunce. Ecco perché i transennatori rappresentano il cardine della cultura burocratica italiana, l’apice del “non è di mia competenza” mischiato al “non voglio prendermi responsabilità se ti ferisci”.

E le transenne rimangono li’ per settimane e mesi a rappresentare la finta efficienza del sistema italico. Di transennatori l’Italia è piena e non sono solo quelli che mettono le transenne fisicamente sulle strade. La psiche italiana e’ del transennatore: non è mia responsabilità quindi me ne lavo le mani. C’è sempre qualcun altro in un ufficio di competenza a cui scaricare il barile. Di transennatori ce ne sono a bizzeffe negli uffici pubblici ma di merda ne abbonda pure nel privato perché a ben vedere si tratta dello sport nazionale. Nessuno si prende responsabilità del proprio operato, c’è sempre qualche legge di cui si ha paura che non ti permette di iniziare, finire un lavoro o risolvere una situazione, c’è sempre uno zelante pezzo di merda che è pronto a denunciare l’illegalità di qualche procedura e che blocca tutto e tutti a quel punto preferiscono non fare nulla, mettere una transenna, fisica o mentale, pur di non risolvere. I manager, i capi dell’ufficio, sono li non malgrado la loro incompetenza ma grazie a questa perché sono più controllabili dai capi più in alto, che non vogliono responsabilizzare nessuno dei loro sottoposti. E cosi tutti con queste transenne in mano aspettano un ordine dall’alto che non arriverà mai. E il resto lo sapete già.

 

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Le verità scomode sull’assedio a Ghouta orientale

Immaginatevi un quartiere popolare di Parigi, di Londra o di Roma in mano ad una gang di jihadisti che tiene in ostaggio la popolazione civile, che riceve armi e sostegno finanziario da Arabia Saudita, Emirati e CIA. Immaginatevi la quotidiana pioggia di bombe che da quel quartiere piovono sui cittadini inermi degli altri quartieri colpendo indiscriminatamente case, scuole e parchi. Immaginatevi circa 800 vittime di questo bombardamento. E immaginatevi la reazione di un Macron, una May o un Gentiloni a tutto questo. Mai acconsentirebbero a questi jihadisti di averla vinta, mai. Bombarderebbero il quartiere fino a raderlo al suolo e accuserebbero sauditi e americani di fomentare il terrorismo islamista.

Ora traslate il tutto in Siria e capirete cosa sta succedendo nel Ghouta orientale, un quartiere in mano ai jihadisti dal 2013. Ci sono due gruppi rivali jihadisti in Ghouta: Jaish al Islam e Failq Al-Rahman. Jaish al Islam vorrebbe instaurare uno stato islamico retto dalla sharia in Siria ed è appoggiato dall’Arabia Saudita. Nel 2015 hanno catturato centinaia di alawiti, della stessa religione di Assad, e rinchiusi dentro gabbie di metallo li hanno fatti passare nelle strade di Ghouta sputandogli addosso e lanciandogli ingiurie e usandoli come scudi umani contro bombardamenti (qui le foto). Di loro non si sa più nulla. Il suo leader Zahran Aloush (qui lo potete vedere mentre arringa i suoi miliziani stile Hamas) ha pubblicamente dichiarato di volere eliminare tutti gli alawiti dalla Siria perché infedeli come un Hitler qualsiasi. E nessun Netanyahu, nessun Obama o May ha detto nulla. Anzi soldi a pioggia da Arabia e CIA.

Dal 2017 sono in guerra con Failq Al-Rahman per il controllo del commercio della merce contrabbandata, armi, narcotici, tabacco soprattutto. Si stanno uccidendo a vicenda e tutto questo mentre tengono civili prigionieri nel loro quartiere. Il programma di “de-escalation” promosso dalla Russia l’anno scorso, che ha riconciliato migliaia di combattenti in tutta la Siria, è fallito a causa loro. Più volte gli è stata data la possibilità di lasciare le armi ed essere trasportati a Idlib o a Daraa sugli ormai famosi bus verdi che hanno trasportato migliaia di ribelli fuori dalle zone assediate nel resto della Siria. Ma hanno rifiutato perché i sauditi gli hanno detto di resistere, che sarebbe probabilmente arrivato l’aiuto dell’opinione pubblica occidentale con tutte le campagne contro Assad a salvarli. Nelle ultime due settimane l’esercito siriano si è ammassato alla periferia di Ghouta per convincere gli islamisti a desistere ma niente. Anzi, hanno pure aumentato il numero di ordigni lanciati sui civili inermi uccidendo solo ieri 12.

Qui affianco le loro foto in bianco e nero che non vedrete mai nei giornali occidentali tutti presi a raccontarvi la solita trita e ritrita storia del cattivo dittatore che assedia civili inermi e degli eroici ribelli che combattono per la loro libertà. Ma a nessuno passa per la testa che in cinque anni Assad avrebbe potuto togliere acqua, corrente, accesso al cibo e alle medicine, radere al suolo l’intero quartiere se fosse stato davvero quel mostro che viene dipinto. Avrebbe potuto fare come ha fatto l’America a Raqqa e a Mosul uccidendo solo in quest’ultima oltre 40000 persone. 40000 persone uccise dalle bombe di un nostro alleato e nessuno ha fiatato, come con Dresda, come con Hiroshima. Nessuno intervento all’ONU, niente. Se sei una vittima degli americani non esisti, il tuo necrologio non è degno di essere pubblicato sulle migliaia di account bot che in questi giorni invece ripetono le solite bugie sui “ribelli moderati” siriani. Associazioni, account e politici che invece di chiedere ai loro amici terroristi di abbassare le armi continuano ad appoggiarli e a dirgli di resistere. Armi che sono state date dai governi occidentali con i nostri soldi delle nostre tasse. Che ironia che i paladini della giustizia e della pace siano gli stessi che hanno armato gli jihadisti e ora piangono lacrime di coccodrillo per le vittime collaterali. Chiedetevi come facciano 300mila persone a sopravvivere senza acqua, cibo e medicinali e corrente se non grazie al cattivo dittatore che gliele faceva passare attraverso i check point mentre appena arrivavano i camion i militanti islamisti se ne appropriavano per poi rivendere il tutto sul mercato nero dieci volte il prezzo originale. Chiedetevi come possano decine di migliaia di “ribelli” continuare ad avere centinaia di migliaia di munizioni e missili anticarro dopo 5 anni se non grazie ai tunnel da cui contrabbandano. E chiedetevi perché invece dei missili anticarro non contrabbandino medicine visto che hanno così a cuore i civili. Chiedetevi queste cose invece di retwittare, cliccare mi piace e diffondere la propaganda jihadista. Pensateci la prossima volta che nei prossimi giorni vedrete appelli contro i famosi gas al cloro, oppure sull’ultimo ospedale di Ghouta ancora non bombardato che resiste come ad Aleppo dove secondo i calcoli sarebbero stati distrutti migliaia di ospedali senza alcuno straccio di prova.

Si dice che ieri un aereo russo sia atterrato a Riad per chiedere al monarca saudita di togliere l’appoggio ai jihadisti di Ghouta e di chiedergli di lasciare le armi. I russi, dipinti come i mostri e i nemici dell’Occidente, sono invece quelli che hanno sconfitto ISIS con l’aiuto dell’Iran e della Siria, che hanno aiutato nella “de-escalation” di centinaia di villaggi e paesi della Siria, forse proprio loro saranno i salvatori dei 300mila civili di Ghouta orientale. Amen.

 

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Quando le vittime sono i mandanti delle stragi

Proprio come è scritto nel titolo pare che in Italia le vittime di un atto terroristico di matrice fascista siano i mandanti. A sentire i commenti dei politici e della gente comune su internet, le sei persone ferite con arma da fuoco l’altro giorno a Macerata pare che se la siano cercata. Motivo? Erano neri ed immigrati e questo è un motivo scatenante per la “gente esasperata” per cercarsi giustizia da soli. Vendetta, tribalismo, punizione di gruppo sono tutti sintomi non solo di uno strisciante neofascismo in tutta Italia ma anche di un quoziente intellettivo molto basso. Le fallacie logiche dietro all’atto terroristico e alla sua giustificazione sono molteplici:

  1. gli atti criminali di un individuo (il nigeriano assassino di Macerata) non sono attribuibili a tutta l’etnia o nazionalità di appartenenza.
  2. non vi era alcun legame tra Traini e la vittima di Macerata se non il colore della pelle quindi non si può parlare di vendetta personale.
  3. non vi è alcuna connessione tra il fenomeno dell’immigrazione e l’assassinio di Macerata.
  4. non vi era alcun legame tra l’assassinio nigeriano di Macerata e le sei vittime di Traini.
  5. l’esasperazione della popolazione per un fenomeno, l’immigrazione, non ha alcuna giustificazione in un atto criminale.

Sappiamo che la maggior parte degli italiani sono analfabeti funzionali, non riescono a comprendere un testo, non sanno fare di conto, molti non hanno mai viaggiato e non hanno alcuna conoscenza del mondo al di fuori del loro villaggio dove sono nati. Tutti gli istinti primordiali come il tribalismo, il nazionalismo e la punizione di gruppo crescono e nascono anche da questa ignoranza diffusa. Non si spiegherebbe infatti come sia possibile il fatto che l’Italia sia uno dei grandi paesi europei con la più bassa percentuale di stranieri (numeri non mentono, 9% (22% da UE) contro 15% Germania per esempio), dove non ci sono stati attentati terroristici se non quello appunto di Macerata e dove la popolazione pensa di essere “invasa” da una massa di tagliagole. Ci sono regioni come la Sardegna dove gli immigrati sono appena il 2% della popolazione (ci sono paesi in cui non esiste alcun immigrato, una delle più basse percentuali in UE) ma la gente vota partiti xenofobi e ha paura dell’invasione dello straniero.

L’invasione appunto è una percezione data dal continuo bombardamento mediatico e in questo i giornali e le TV sono complici tanto quanto i partiti fascisti che appoggiano il terrorista nero Traini. Un partito fascista come Forza Nuova (il leader di Casapound almeno ha condannato pubblicamente il gesto ma non le cause scatenanti) che appoggia l’atto terroristico di un uomo in un paese civile dovrebbe essere smantellato immediatamente e i suoi leader arrestati. Esattamente come si farebbe per un imam che inneggia alla jihad. Perché pochi si rendono conto di quanto doppiopesismo ci sia stato da parte di media e politici sull’attentato nero di Macerata. Se a fare quello che è stato fatto fosse stato un jihadista islamico si sarebbe chiesta la testa ai mandanti morali, ovvero predicatori e imam musulmani.

E mai, mai avremmo assistito alla più becera dimostrazione di quanto i media e i giornali siano complici di questo clima da assedio inesistente quando per giorni non ci è stata data notizia dei nomi delle vittime, delle loro condizioni o dei loro commenti. Si è parlato solo dell’attentatore e di chi lo giustificava lasciando ampio spazio a Salvini e a Forza Nuova ma delle vittime non c’è traccia? Esistono? Sono esseri umani come noi oppure cani randagi? Hanno un nome o sono solo immigrati, gente negra che non ha alcun sentimento o dignità. Le avete sentite le loro storie, le loro biografie, le interviste ai familiari che avremmo visto in tutti le trasmissioni in TV se fossero stati italiani feriti da un’islamista? Allora dopo giorni sono finalmente riuscito a scoprire come si chiamavano questi “alieni” tramite Twitter. Eccole qua le PERSONE (ripetetelo a voce alta, dai su non fatevi intimorire dalle implicazioni di questa parola) ferite dal neofascista terrorista Traini (ditelo bene, scandite le parole, riempitevi la bocca della parola terrorismo nero): Jennifer Odion, Nigeria, 25 anni. Mahamadou Toure, Mali, 28 anni. Wilson Kofi, Ghana, 20 anni. Festus Omagbon, Nigeria, 32 anni. Gideon Azeke, Nigeria, 25 anni. Omar Fadera, Gambia, 23 anni.

Una nota antropologica però credo che sia importante scriverla: parliamo sempre dei leader di destra come mandanti morali (giustamente), dei (pochi) militanti in camicia nera che sfilano per le strade, dei simboli neofascisti ecc. ma ci dimentichiamo di far notare che questi sono solo i sintomi di una malattia ben peggiore radicata nella popolazione. La gente comune è il problema principale in Italia, dagli analfabeti funzionali nati nel Dopoguerra e che ora hanno 60 anni o più ai giovani che non hanno mai conosciuto il fascismo. Sono loro che appoggiano le camicie nere, loro che li votano, loro che li giustificano al bar o su internet. Sono gli stessi che piangono quando vedono i documentari degli italiani emigrati in America in massa (quella sì una invasione) che venivano maltrattati e linciati per le strade per le solite fallacie logiche di cui sopra, ovvero la punizione di massa per gli atti criminali di un individuo. Sono gli stessi che votavano Partito Comunista o Socialista (guardatevi le statistiche di chi vota Lega, Forza Nuova e M5S e fatevi venire i brividi), la classe proletaria tanto osannata dalle sinistre che cerca il capro espiatorio per vendicarsi della propria condizione sociale: prima erano i borghesi ora gli immigrati. Guerra tra poveri insomma. Sono gli stessi che portarono al potere Mussolini. Sono intorno a noi, in famiglia, al bar, al lavoro. Sono quelli che ora hanno il coraggio di dire in pubblico apertamente senza vergogna che sono razzisti e ne vanno fieri, che “bisogna fare qualcosa”, “sono troppi”, “bisogna farsi giustizia da soli”, “basta col buonismo”. (I buonisti per la cronaca sono quelli che applicano la logica prima della pancia e il buon senso prima delle azioni sconsiderate.)

Il fascismo non è mai morto ma si è solo tramutato in un’altra forma 70 anni dopo ed è l’italiano medio Facebook 2.0 ad esserne la forma. Non ha più bisogno di una Marcia ma di un post su Facebook e un voto in una urna.

 

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Le cose buone fatte quando c’era lui

Leggo con molto dispiacere un pezzo di Giordano Bruno Guerri su Il Giornale. Giordano Bruno Guerri che in genere apprezzo per il suo acume ma che oggi mi rende basito.

Che cosa dice GBG? GBG se la prende con Mattarella, con molto garbo ma con un certo modo di fare saputello, sulla questione del fascismo che, secondo il presidente, non ebbe alcun merito.

Il pezzo di GBG si apre con quasi due colonne di precisazioni e di “mani avanti” sul fatto che lo scrivente non è fascista ma anzi democratico liberale. E già aprire con un “metto le mani avanti non si sa mai che venga accusato di fascismo” fa storcere il naso nella bocca di uno come Guerri. Queste sono frasi che vengono dette dall’uomo comune del bar “non sono razzista ma…”, “non sono fascista ma…”. Ma è il seguito che sconvolge per le banalità sconcertanti di un livello, appunto, da chiacchiere da bar.

Il fascismo ha costruito tante cose, grandi opere pubbliche, bonifica delle paludi, scolarizzazione ecc. -dice sostanzialmente Guerri. Interessante. Mmm. Vado avanti pensando che ci sia qualcosa di più in questo articolo e invece finisce come inizia, come una chiacchiera da bar.

Il motivo per cui trovo sconcertante un discorso del genere sulla bocca di Guerri è che una persona come lui sarebbe stata in grado di comprendere già da tempo che è nel DNA di una dittatura, ogni dittatura, quella di creare grandi opere, per vari motivi tra cui prestigio e autocelebrazione, ma soprattutto – proprio perché si tratta di una dittatura – perché non esistono i lacci e i lacciuoli tipici di una democrazia liberale. I diritti di proprietà sono sottomessi al “bene comune” che coincide col “bene del governo” e quindi l’esproprio è onnipresente e non ha conseguenze economiche sullo stato né giudiziarie da parte dell’espropriato. Mezzi di produzione dei privati sono spesso in mano al volere del governo o sono nazionalizzati. Materie prime vengono estratte e raffinate spesso da aziende pubbliche e usate per le opere promosse dal governo. Tutte le energie della nazione vengono spremute per costruire queste “cose buone” di cui gli uomini mediocri e ignoranti si vantano al bar. Le minoranze non vengono consultate, le decisioni vengono prese dall’alto e da pochi e non esiste dissenso per cui le cose vengono fatte in grande, velocemente e senza problemi. Di fatti le più grandi opere pubbliche e ingegneristiche sono state costruite sotto dittature come nella Germania Nazista, nell’URSS sovietica o se andiamo più lontano nel tempo durante gli imperi antichi come quello romano o egizio. Nessuno parlerebbe di cose buone fatte da Ramses nonostante il suo pugno di ferro su milioni di egizi e schiavi. Nessuno almeno in Italia si vanterebbe delle grandi opere costruite da Stalin. E per non andare tanto lontano nel tempo pensiamo a come in Cina nel 2018 si possano costruite intere città in pochi mesi. Sono sicuro che GBG non parlerebbe mai di cose buone fatte dal comunismo maoista.

Eppure lo facciamo continuamente sul fascismo, questo perpetuo vizio dell’uomo mediocre del bar di non vedere -come ci insegna Frederic Bastiat nella storia della Fallacia della finestra rotta- ciò che non si vede. Possiamo pensare che rompere una finestra metta in moto l’economia grazie al commercio di nuove finestre (quello che si vede) ma in realtà nessuno vede la distruzione di una finestra e la sua conseguente perdita economica (ciò che non si vede). E così vediamo queste grandi opere pubbliche, come specchi per le allodole ne siamo attratti, ma non vediamo a che costo sono state fatte e quali perdite enormi ci sono state per chi stava dalla parte sbagliata.

 

 

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Cosa sta succedendo adesso in Siria

I mass media hanno chiuso il sipario sulla guerra in Siria ormai da tempo e il motivo è semplice: i loro padroni hanno perso la guerra quindi non c’è più niente da far vedere. L’ISIS è stato quasi del tutto annientato a Ovest dell’Eufrate dall’esercito siriano, da Hezbollah e dai russi. Resiste ancora in alcune sacche ad Est dell’Eufrate dove lentamente i curdi dell’SDF (misto a milizie arabe) stanno cercando di sconfiggerlo a fatica. In Iraq le milizie sciite (PMU), l’esercito iracheno e l’Iran hanno sconfitto l’ISIS del tutto. Ma la guerra non è finita, anzi si sta aprendo un nuovo capitolo molto interessante e che potrebbe avere ripercussioni ben più gravi per l’Occidente. Mentre l’esercito siriano avanza dentro l’emirato di Al Nusra (Al Qaeda in Siria) in Idlib con un certo successo, la Turchia ha deciso di muovere guerra contro un cantone curdo al suo confine, Afrin.

Per chi fosse a digiuno della situazione siriana la Rojava curda è composta da tre cantoni: Jazira e Kobane, l’una adiacente all’altra e Afrin, un’enclave a nordest separata da una lingua di terra conquistata dai mercenari turcomanni al soldo della Turchia (Jarablus e Al Bab) l’anno scorso. Mentre Kobane e Jazira sono sotto la protezione della coalizione USA sotto il gruppo ombrello chiamato SDF, Afrin è sempre stato isolato e recentemente i russi hanno stabilito alcuni punti di comando. Al contrario di quanto si possa pensare Afrin, e parzialmente anche gli altri due cantoni, sono ancora sotto l’amministrazione siriana. Per esempio gli stipendi per dipendenti pubblici arrivano ancora da Damasco, beni di prima necessita pure e molte delle armi provengono dal governo siriano. Sia ad Afrin che nel resto della Rojava il separatismo non è mai stato dichiarato come obiettivo primario, anzi i curdi siriani, al contrario dei curdi iracheni, sono sempre stati per una soluzione federale o confederale dentro la Siria. E questo è un punto che molti osservatori occidentali sbagliano di continuo confondendo YPG/YPJ con peshmerga e governo Barzani iracheni.

Negli ultimi giorni la Turchia ha dichiarato guerra al cantone di Afrin parlando genericamente di guerra contro il terrorismo (operazione sarcasticamente chiamata Ramo d’Olivo, no non scherzo). Centinaia di feriti e decine di morti tra la popolazione civile inerme e decine di morti tra miliziani qaedisti e guerriglieri YPG. La cosa più interessante è che questo avviene in un momento cruciale della guerra: l’ISIS è defunto e Idlib sta per essere liberata dall’esercito siriano. Sia l’ISIS appoggiato/adiuvato dalla Turchia e i qaedisti di Idlib finanziati e guidati dalla coppia Turchia/Qatar stanno per essere spazzati via. Erdogan ha dovuto cedere a Putin su questo punto e giusto in tempo per i colloqui di Astana ha chiesto in cambio Afrin. Erdogan ha detto più volte che vuole usare Afrin come territorio cuscinetto dove spostare i 2 milioni di rifugiati siriani nel suo territorio (e probabilmente i qaedisti turcomanni, uiguri e turkmeni che scapperanno da idlib nei prossimi mesi) a costo di epurare Afrin dei curdi. La Russia ha però prima cercato di trovare un accordo con Afrin: l’offerta prevedeva la sottomissione delle milizie curde all’esercito siriano e pare i pozzi petroliferi di Deir Ezzor a est dell’Eufrate in cambio della protezione contro la Turchia. Per quanto mi stiano a cuore le sorti dei curdi della Rojava devo ammettere che il comportamento russo è stato l’unico possibile e più razionale: se la Russia avesse difeso Afrin senza qualcosa in cambio sarebbe andata in conflitto diretto con la Turchia, con cui ha appena ricucito e ha appena venduto un bel po’ di S-400. Erdogan allora avrebbe chiesto l’intervento della NATO e la Russia si sarebbe trovata pure gli USA contro. Far entrare l’esercito siriano in Afrin, almeno nominalmente invece avrebbe neutralizzato qualsiasi rivendicazione turca sul fatto che il confine fosse in mano ai terroristi curdi. YPG/YPJ invece hanno stupidamente detto di no a quest’accordo pensando forse che quello di Erdogan fosse stato solo un bluff. I russi allora si sono ritirati da Afrin. E invece i turchi sono entrati in guerra eccome, non solo coi mercenari qaedisti di Jarablus ma pure con mezzi, aviazione e truppe turche.

Fatto clamoroso che i media non hanno evidenziato per niente: il membro della NATO Turchia va a fare la guerra a un alleato degli USA, altro componente della NATO. Erdogan sta facendo questo per motivi anche interni alla sua diatriba con la NATO. Vuole forzare gli USA a concedergli qualcosa pur di non distruggere la NATO. I turchi così come hanno fatto con il patto con l’UE sui rifugiati, sono abituati al ricatto pur di ottenere qualcosa in cambio. Sanno che UE e NATO non si possono permettere una Turchia indipendente o peggio alleata della Russia e quindi forzano la mano delle alleanze.

È di poche ore fa però l’annuncio da parte di un portavoce del YPG in cui si chiede formalmente al governo siriano di intervenire ad aiutare Afrin contro invasione turca, dando l’accesso all’esercito siriano, e di fatto reintegrando completamente Afrin all’interno della Siria. Se questo avverrà ci saranno delle contropartite in gioco e Assad darà condizioni molto precise. Purtroppo anche in questo giro i curdi hanno fatto errori strategici madornali. Prima si sono alleati con gli USA, inaffidabili per loro natura, e poi non hanno compreso che la Russia ha anche interesse a non entrare in conflitto con la Turchia. Come andrà a finire? Erdogan sarà la scheggia impazzita che distruggerà la NATO e il processo di pace in Siria? Oppure gli verrà offerto qualcosa in cambio dagli USA/Russia e se sì che cosa? Vi terrò aggiornati.

P.S.

Se vi piace quello che scrivo su questi temi vi prego di diffondere questi post sui social. Purtroppo non ci sono molte persone che scrivono di queste cose e spero che tutte le informazioni che raccolgo dalle mie fonti primarie su campo siano utili a comprendere meglio quello che succede in Siria. Grazie mille!

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La razza bianca

No, non voglio entrare nel merito della discussione politica sul caso Fontana. Ma vorrei prendere spunto da quello che e’ successo per parlare di una questione a cui e’ legata. Avrete sicuramente notato che negli ultimi anni ogni volta che si parla di razze umane dopo le giuste reazioni di sdegno arrivano poi gli articoli pseudoscientifici che ci rassicurano che le razze la scienza ha negato che esistano. Ci dicono sempre che la genetica ha provato una volta per tutte che le differenze tra individui all’interno di un gruppo che definiamo razza sono più di quelle tra individui di razze diverse. Tutto vero ma anche tutto fuorviante però dal punto di vista della condanna al razzismo. Mi ricorderò sempre quando negli anni 90 Bill Clinton tutto soddisfatto disse al mondo in un famoso discorso che le differenze tra le razze erano meno che tra individui della stessa razza. La scienza, disse, ce lo conferma. E io fin da quando lo ascoltai mi chiesi: e se la scienza non ce lo avesse confermato? Se dallo studio della genetica di popolazione avessimo avuto conferma del contrario cosa avrebbe fatto e detto Bill Clinton? La verità e’ che non avrebbe detto niente perché i politici cercano nella scienza solo le conferme delle loro convinzioni. Ma fermi tutti. Se le razze esistessero cosa cambierebbe? Il razzismo sarebbe giustificato? No, ma dove sta scritto? Negare l’esistenza di differenze tra gruppi umani non e’ una base etica per la condanna del razzismo, significa solo coprirsi gli occhi e non capire dove sta il problema: il problema sta nel considerare una popolazione superiore o più evoluta rispetto alle altre. I razzisti non sono coloro che credono che esistano le razze, ma coloro che credono che esistano razze superiori alle altre. Ma nel discorso pubblico ormai la parola razzista ha assunto i connotati di colui che crede nell’esistenza delle razze. Punto.

In biologia non esistono le razze. Esistono le specie e le subspecie. Quelle che comunemente definiamo razze, per esempio nella classificazione dei cani o per i gatti, non hanno alcun valore in biologia ma solo nella zootecnia. Un biologo non vi parlerà mai di razze ma di specie. varianti ecc. Inoltre nella differenza tra animali d’allevamento e umani c’è anche una questione pratica di non poco conto: non esistono popolazioni completamente isolate geneticamente. Siamo tutti collegati e interfecondi (e meno male!).

Ma da qua a dire che le razze nella specie umana non esistano (biologicamente) e che non esistano delle differenze tra gruppi umani ce ne e’ di differenza (scusate la ripetizione). Le differenze esistono e questo e’ innegabile. E queste differenze possono essere agglomerate in gruppi più grandi, spesso definiti geograficamente da continenti o isole. Sta di fatto che io posso prendere il DNA di una persona e sapere esattamente da che parte provengono i suoi progenitori. Come e’ possibile? Alla faccia del siamo tutti uguali. Ma dire che siamo diversi, la verità, perché dovrebbe naturalmente condurre al razzismo?

E ora vi lascio con un esperimento mentale: immaginate un mondo (già esistito ma ora ormai concluso a causa dei nostri progenitori; leggere qui se volete capire di quale scenario sto parlando) in cui Homo sapiens, Neanderthal, denisoviani e altre specie di Homo convivano nel 2018. Ammettiamo che anche in questo mondo esistano i razzisti. Che argomento utilizzereste contro di loro: a. le razze non esistono, siamo tutti uguali oppure b. la diversità’ e’ un valore e lo scambio genetico/culturale e’ una cosa positiva per tutti?

 

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