La razza bianca

No, non voglio entrare nel merito della discussione politica sul caso Fontana. Ma vorrei prendere spunto da quello che e’ successo per parlare di una questione a cui e’ legata. Avrete sicuramente notato che negli ultimi anni ogni volta che si parla di razze umane dopo le giuste reazioni di sdegno arrivano poi gli articoli pseudoscientifici che ci rassicurano che le razze la scienza ha negato che esistano. Ci dicono sempre che la genetica ha provato una volta per tutte che le differenze tra individui all’interno di un gruppo che definiamo razza sono più di quelle tra individui di razze diverse. Tutto vero ma anche tutto fuorviante però dal punto di vista della condanna al razzismo. Mi ricorderò sempre quando negli anni 90 Bill Clinton tutto soddisfatto disse al mondo in un famoso discorso che le differenze tra le razze erano meno che tra individui della stessa razza. La scienza, disse, ce lo conferma. E io fin da quando lo ascoltai mi chiesi: e se la scienza non ce lo avesse confermato? Se dallo studio della genetica di popolazione avessimo avuto conferma del contrario cosa avrebbe fatto e detto Bill Clinton? La verità e’ che non avrebbe detto niente perché i politici cercano nella scienza solo le conferme delle loro convinzioni. Ma fermi tutti. Se le razze esistessero cosa cambierebbe? Il razzismo sarebbe giustificato? No, ma dove sta scritto? Negare l’esistenza di differenze tra gruppi umani non e’ una base etica per la condanna del razzismo, significa solo coprirsi gli occhi e non capire dove sta il problema: il problema sta nel considerare una popolazione superiore o più evoluta rispetto alle altre. I razzisti non sono coloro che credono che esistano le razze, ma coloro che credono che esistano razze superiori alle altre. Ma nel discorso pubblico ormai la parola razzista ha assunto i connotati di colui che crede nell’esistenza delle razze. Punto.

In biologia non esistono le razze. Esistono le specie e le subspecie. Quelle che comunemente definiamo razze, per esempio nella classificazione dei cani o per i gatti, non hanno alcun valore in biologia ma solo nella zootecnia. Un biologo non vi parlerà mai di razze ma di specie. varianti ecc. Inoltre nella differenza tra animali d’allevamento e umani c’è anche una questione pratica di non poco conto: non esistono popolazioni completamente isolate geneticamente. Siamo tutti collegati e interfecondi (e meno male!).

Ma da qua a dire che le razze nella specie umana non esistano (biologicamente) e che non esistano delle differenze tra gruppi umani ce ne e’ di differenza (scusate la ripetizione). Le differenze esistono e questo e’ innegabile. E queste differenze possono essere agglomerate in gruppi più grandi, spesso definiti geograficamente da continenti o isole. Sta di fatto che io posso prendere il DNA di una persona e sapere esattamente da che parte provengono i suoi progenitori. Come e’ possibile? Alla faccia del siamo tutti uguali. Ma dire che siamo diversi, la verità, perché dovrebbe naturalmente condurre al razzismo?

E ora vi lascio con un esperimento mentale: immaginate un mondo (già esistito ma ora ormai concluso a causa dei nostri progenitori; leggere qui se volete capire di quale scenario sto parlando) in cui Homo sapiens, Neanderthal, denisoviani e altre specie di Homo convivano nel 2018. Ammettiamo che anche in questo mondo esistano i razzisti. Che argomento utilizzereste contro di loro: a. le razze non esistono, siamo tutti uguali oppure b. la diversità’ e’ un valore e lo scambio genetico/culturale e’ una cosa positiva per tutti?

 

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Vi racconto le proteste in Iran

Il guaio di essermi interessato così tanto alle vicende mediorientali negli ultimi tre anni – e soprattutto al campo sciita- è che quando leggo commenti su giornali o su Twitter di gente che non ha alcuna idea neppure di dove siano i singoli paesi mediorientali sulla mappa mi viene la pelle d’oca. Ribrezzo pure, perché molte decisioni politiche prese dall’Occidente si basano su false informazioni, spesso attivamente falsificate per motivi politici e militaristici.

Ne è un esempio lampante quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. I media e i politici approfittatori, come Trump, Boris Johnson e Netanyahu, si sono subito fiondati a commentare sulle manifestazioni di piazza in Iran come se fossero la prova che la “Gente” – il nuovo dio moderno che tutto fa e tutto comanda – sia contro il regime degli ayatollah. Addirittura che questa sia una replica delle manifestazioni del 2009 o perfino -e questo ancora più grave – che la gente stia manifestando contro oppressione religiosa, vedi discussioni infinite sulla liberazione delle donne dal velo ecc. Niente di più falso e soprattutto ridicolo. Ripeto, ridicolo. Spieghiamo perché allora e cerchiamo di capire cosa stia succedendo.

Le prime manifestazioni sono avvenute in piccoli e medi centri urbani e non sono, pare, state organizzate o pianificate da qualche parte politica. Motivo? Alti prezzi soprattutto dei beni di prima necessità e contro la corruzione. Nelle ore seguenti esponenti di partiti conservatori e dei falchi nemici di Rohuani e dell’accordo nucleare dell’attuale governo hanno cavalcato le proteste dandogli una sorta di struttura diciamo più organica dal punto di vista politico. I manifestanti sono per il 90% giovani sotto i 25 anni, non hanno affiliazione politica definita e fanno parte della classe più bassa in Iran. Infatti a Teheran, citta della classe medio-borghese, le proteste sono poche. Ed ecco la più grande differenza con le proteste del 2009: quelle proteste furono organizzate dalla classe borghese con intenti politici. Infatti gli stessi organizzatori di quelle proteste hanno preso le distanze dagli odierni scontri di piazza perché non si riconoscono in quella che loro non vedono come una rivoluzione ma semplicemente un tumulto popolare per le condizioni economiche difficili.

Non c’entra nulla la religione, non c’entra nulla il velo, la condizione della donna e neppure si mette in discussione il regime degli ayatollah. E questo è un errore che in generale in Occidente fanno in molti, continuamente. L’opposizione anticlericale è praticamente inesistente, perché o in esilio prima e durante il ’79 o perché in prigione. Nessuno contesta la struttura teocratica quando si manifesta per le strade. Si contestano i governi, l’economia, la corruzione. Non ci sono eroici anticlericali che vogliono abbattere il regime dei chierici, come noi occidentali sogniamo di vedere. Ma esistono temi di cui si parla anche in pubblico senza paura di censura o arresti e che poi condizionano le elezioni.

L’Iran è un paese molto complesso, con un sistema politico più vicino alle democrazie occidentali che non alle monarchie mediorientali. Quello che il cittadino medio occidentale pensa dell’Iran è: un regime oppressivo con un unico partito al potere. Un mix tra Corea del Nord, Nazismo e Inquisizione spagnola. Non è così. L’Iran è una repubblica con un parlamento (Majlis) eletto dalla popolazione attraverso votazioni quadriennali abbastanza libere per gli standard mediorientali. Un sistema in cui partecipano svariati partiti con idee molto diverse tra loro. Il parlamento poi elegge il presidente (attuale è il riformista Rouhani). Al parlamento siedono parlamentari di ogni estrazione sociale, etnia e religione. Secondo la Costituzione le minoranze religiose hanno di diritto 5 seggi: due per cristiani armeni, uno per cristiani assiri, uno per ebrei (25000 oggi, la più grande comunità dopo Israele in Medio Oriente) e uno per zoroastriani. Sunniti sono rappresentati soprattutto attraverso i seggi del Baluchistan.

Ogni otto anni i cittadini votano per l’assemblea degli esperti. Questa poi voterà per eleggere il leader supremo (l’attuale Khamenei). Khamenei fa le veci del presidente della repubblica tipico delle repubbliche occidentali e ha poteri anche giudiziari come con i giudici della Corte Suprema americana. È presidente a vita ma non ha poteri assoluti come Re Salman dell’Arabia Saudita, Kim Jong Un o Saddam Hussein. Ha ovviamente anche poteri religiosi e di fatto attraverso il Consiglio dei Guardiani controlla che le leggi approvate dal parlamento siano conformi alla legge islamica (comunque il diritto sciita è diverso da quello sunnita ed è integrato da provvedimenti presi durante la leadership di Khomeini). Se vi sconvolge il fatto che sia eletto a vita pensate ai monarchi delle democrazie occidentali che non sono neppure eletti o ai senatori a vita italiani o ai giudici della corte suprema americana. O pensate all’alleato Arabia Saudita dove il potere del re e’ praticamente assoluto e le minoranze religiose vengono attivamente discriminate e represse.

Paradossalmente aiutare o sostenere gli attuali tumulti nelle strade iraniane avrà esattamente l’effetto contrario sperato in Occidente. Ovvero, la presa di potere degli ultraconservatori nemici di Rouhani e contrari all’accordo sul nucleare firmato quando c’era Obama (una delle poche cose giuste che ha fatto Obama a livello internazionale). Ed è infatti proprio quello che vogliono Repubblicani americani e israeliani. Far salire al potere gli estremisti per poi giustificare un intervento militare in Iran. L’Iran non è un paradiso e la sharia vige su tutto. Non è neppure una democrazia come la intendiamo noi (e il sottoscritto verrebbe impiccato o flagellato quasi sicuramente) ma negarne la complessità e mentire spudoratamente sui media è un insulto all’intelligenza e non aiuta di certo la causa di chi vuole vedere un Iran più libero.

 

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L’orgoglio di sinistra del meticcio, non più

C’era una volta un tempo in cui per contrastare la maniacale dicotomia del bianco contro nero, della concezione delle razze pure e incontaminate, la sinistra esaltava il meticcio. Non esistono razze, dicevano, e essere meticci è bello ed è progressista. Cosa c’è di più progressista e antirazzista infatti se non il valorizzare la diversità e la mescolanza di un individuo che ha tratti (e spesso culture) che vengono da due mondi diversi? Essere figlio di due genitori geneticamente distanti è il massimo che un individuo possa richiedere geneticamente e culturalmente. Dal punto di vista biologico aumenta le possibilità che si abbia un organismo più forte e resistente alle malattie grazie alla mescolanza dei geni, esteticamente si crea un individuo dai tratti misti e quindi unici e piacevoli, dal punto di vista della battaglia contro il razzismo è la vittoria contro l’ideologia delle razze pure. Mi ricordo che c’era anche un tempo in cui era considerato positivo che persone provenienti da diversi background utilizzassero usi e costumi di altre culture. Il famoso melting pot tanto decantato negli anni 80 e 90.

Tutto è cambiato purtroppo quando la sinistra ha incominciato a disprezzare una razza (sappiamo di quale parlo) e a valorizzare le altre portando alle estreme conseguenze quello che era nel DNA della destra razzista, ovvero il vanto per la propria razza (a parte quella bianca ovviamente). Ci si vanta di essere neri, asiatici o ispanici tanto che si disprezzano quelli che di pura razza non sono, ovvero i meticci. E quando ci sono i meticci (50% di una razza ed 50% di un’altra) ci si rifiuta di considerarli tali e li si etichetta come solo neri/asiatici. Fu la volta di Barack Obama, meticcio di padre nero e madre bianca. Fu deciso che Obama fosse nero quando, se la matematica non è una opinione, non dovrebbe essere né l’uno né l’altro oppure tutti e due contemporaneamente. Potrebbe essere stato arbitrariamente etichettato come bianco ma si decise di considerarlo nero per questioni politiche. Non ci sarebbe stato niente di male a considerarlo “mixed race” ma si volle forzare la mano per difendere i diritti degli afroamericani. E posso anche capirlo dal punto di vista politico. Ma mi è veramente difficile comprendere come un’altra (bellissima) meticcia come la futura sposa del Principe Harry, Meghan Markle, possa essere considerata nera. Lei dice con orgoglio di essere di mixed race ma la sinistra se ne appropria e la chiama black woman o woman of colour strumentalizzandola per dire come la società britannica si dovrà confrontare col proprio razzismo con una principessa nera per la prima volta a Buckingham Palace. Mi spiace rovinarvi tutto cari progressisti ma Meghan non è nera e neppure bianca ed è orgogliosamente di sangue misto.

Tutto questo va di pari passo con la battaglia di retroguardia (sempre presa dalla destra razzista) di sinistra della appropriazione culturale. Dovete sapere che in USA, in Europa deve ancora arrivare, la sinistra sta facendo una guerra culturale contro quella che chiamano “appropriazione culturale”. Significa che un individuo di una razza non può vestirsi, atteggiarsi, parlare, cucinare come quello di un’altra razza. Pardon, i caucasici non possono, gli altri si. Ti vesti da messicano per carnevale? Ti stai appropriando di una cultura altra. Cucini arabo ma sei bianco? Ti stai appropriando di una cultura altra. Alla faccia dell’internazionalismo della sinistra di un tempo. Multiculturalismo significa ora camere stagne in cui le razze non si incontrano o mischiano più. Melting pot tanto odiato dalla destra razzista ora odiato pure dalla sinistra progressista antirazzista

Non vi ricorda gli Stati Uniti schiavisti o l’apartheid sudafricana quando era vietato usare i costumi della razza di non appartenenza?

E’ triste ammetterlo ma oggi nel 2017 i più grandi razzisti sono proprio quelli di sinistra che si dichiarano antirazzisti. Ridateci i figli dei fiori per piacere.

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Qualcosa di grosso sta per accadere in Medio Oriente

Quello che è successo nei giorni scorsi tra Siria e Iraq ha creato un effetto domino di proporzioni enormi in Medio Oriente. Come al solito i media occidentali si sono soffermati solo sugli effetti ma non sulle cause. Vediamole allora qui le cause e di seguito una breve analisi.

Cause (i giorni prima):

  1. l’esercito siriano ha conquistato Deir Ezzor e ora si appresta ad assediare Al Bukamal, l’ultimo grande centro urbano in mano all’ISIS in Siria.
  2. nel frattempo l’esercito iracheno e le PMU sciite hanno conquistato l’intero Anbar a sud dell’Eufrate arrivando a controllare Al Qaem, importante centro al confine tra Siria e Iraq. In poche parole ISIS è finito.
  3. La Turchia è entrata in Siria nella regione qaedista di Idlib e ha creato decine di chilometri di territorio cuscinetto. Tutto questo d’accordo con la Russia.
  4. il presidente del Kurdistan iracheno, Barzani, appoggiato da Israele e Arabia Saudita si è dimesso e tutti i territori che aveva cercato di annettere al Kurdistan con il referendum sono stati riconquistati dall’esercito iracheno.

Effetti (alcuni giorni dopo):

  1. In Arabia Saudita sono in atto le purghe più grandi che si siano mai viste nealla sua storia. Re Salman ha arrestato 10 principi della casa reale accusati di corruzione piu 38 altri politici, incluso il principe bin Talal, uno degli uomini più ricchi al mondo che possiede quote importanti di Citibank e Twitter. Quando in Medio Oriente si arresta per corruzione significa che si è stati purgati dal potente di turno (i politici sono tutti corrotti per definizione). Le ragioni di questo sono molteplici ma guardando ai nomi della lista ci si rende conto che si tratta di persone legate o agli Stati Uniti o alla guerra in Siria. La tempistica infatti ci suggerisce che Salman abbia deciso che la guerra in Siria fosse persa (vedi cause qui sopra) definitivamente e che si dovesse fare piazza pulita di tutti quei personaggi scelti da suo fratello Abdullah.
  2. il primo ministro del Libano Hariri si dimette adducendo che lo fa a causa delle pressioni iraniane e di un fantomatico piano per assassinarlo. Ma la cosa più buffa è che annuncia le sue dimissioni esattamente il giorno dopo aver incontrato Re Salman a Riad. E ancora più incredibile annuncia di ricevere pressioni iraniane mentre è a Riad. Infatti a Beirut Hariri non è ancora tornato e forse non ci tornerà mai, visto che ha doppia nazionalità, libanese e saudita. Parlando di pressioni di un paese straniero vogliamo parlare di quelle che ha ricevuto dall’Arabia Saudita allora?
  3. mentre i soldati siriani massacravano gli ultimi militanti dell’ISIS a Deir Ezzor Israele si muoveva dalle alture del Golan (ricordiamolo, ancora occupate illegalmente dal 67). Al Nusra in Siria infatti ha attaccato alcuni villaggi drusi nel sud della Siria e Israele ha annunciato che forse dovrà intervenire per aiutare i civili invadendo “pacificamente” la Siria. Dopo aver aiutato per anni militarmente e logisticamente Al Nusra Israele decide che ora è venuto il momento di combattere i terroristi.

Analisi:

La situazione in questo momento è molto fluida ma quello che è certo è che i wahabiti/americani/israeliani stanno spostando le pedine del loro scacchiere mediorientale dopo la sonante sconfitta in Siria. Dobbiamo infatti capire che US, Arabia Saudita e Israele hanno investito centinaia di milioni di dollari per eliminare Assad e non solo non ce l’hanno fatta, ma hanno perfino rafforzato il loro nemico nel farlo. Israele sta fremendo per attaccare Hezbollah in Libano e Assad nel sud della Siria e quale migliore scusa se non quella di un Hariri dimesso messa sul piatto d’argento dall’amica Arabia Saudita? Ma le cose potrebbero rivelarsi veramente difficili per Israele questa volta. Hezbollah non è più un gruppo paramilitare: parliamo di soldati addestrati da generali siriani e russi a combattere guerra urbana e su terreno aperto. Parliamo di una organizzazione che ora possiede armi anti-carro e anti-aeree sofisticate. E non dimentichiamoci delle unita iraniane, afgane e palestinesi ancora presenti in Siria. Se Israele dovesse attaccare si riverserebbero sulle alture del Golan con il beneplacito dell’aviazione siriana e la protezione russa del suolo siriano.

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Recensione de La Stanza Profonda di Santoni o del “eravamo i ragazzi di Stranger Things before it was cool”

Basta un libro per riallacciarti ad un periodo della tua vita che pensavi morto e sepolto? Sfogliare pagine e pagine di uno che alla fine non hai mai conosciuto ma che riesce a farti rivivere episodi e emozioni di quindici anni prima? Domande retoriche ovviamente perché sto parlando de La stanza profonda di Vanni Santoni, autore che non avevo mai letto prima ma che sicuramente d’ora in poi seguirò. Avevo rimosso (forse rimuovere non è il verbo giusto perché se sono quello che sono oggi è anche grazie a quella “stanza profonda”) una parte della mia adolescenza pensando che fosse stata una parentesi bellissima ma di poca importanza nell’economia dell’universo e invece mi rendo conto che il presente come lo conosciamo oggi non esisterebbe senza quei milioni di ragazzi che si incontravano in milioni di stanze profonde. Di cosa parlo? Ma dei giochi di Ruolo (GdR) ovviamente e della sottocultura che hanno generato.

C’era un tempo in cui vestirsi da elfo o mago del Signore degli Anelli, abbonarsi a Netflix solo per vedere Stranger things, comprarsi tutti i volumi del Trono di Spade, leggere manga e fumetti, apparire come uno dei protagonisti di Big Bang Theory (tutte cose che oggi sono considerate mainstream e pop) era considerato scandaloso. Da parte dei tuoi coetanei, da parte delle famiglie e dalla società tutta. Significava essere strani, asociali, fuori dalla norma, infantili, ostracizzati. Ti venivano affibbiati decine di appellativi tra cui perfino satanista. “Ma stai ancora a giocare alla tua età?” Era la domanda che ci veniva fatta continuamente alle stesse persone che oggi sui loro Instagram postano selfie di loro stessi di fronte alle sagome dei protagonisti del Signore degli Anelli all’entrata del cinema. Dalla stessa gente che oggi si compra l’edizione limitata del Trono di Spade e ne fa sfoggio su Twitter.

Ecco, Santoni ci porta indietro nel tempo e fa giustizia a milioni di persone come me che hanno avuto la fortuna di vivere in quel periodo meraviglioso tra fine anni 80-90 e inizio 2000 in cui si giocava ancora a Dungeons & Dragons – di videogiochi c’erano solo quelli arcade del Commodore 64 e poi dei primi PC. Noi infarciti di cultura anni 80 che proiettavamo nelle nostre avventure settimanali, mentre gli altri ragazzi “normali” facevano cose “normali” come andare a giocare a calcio o a fare le vasche della via principale nella speranza di abbordare qualche ragazza. La Stanza Profonda è la dimostrazione che ancora nel 2017 esiste una comunità di giocatori orfana di quel periodo magico. Siamo milioni di persone in tutto il mondo che abbiamo condiviso un sogno senza renderci conto di essere stati la testa di ponte di una rivoluzione nella cultura pop che ha forgiato letteralmente il mondo dell’immaginario del presente. Tutta la cultura mainstream odierna tra trilogie fantasy, Jon Snow e bionde khaleesi, perfino Harry Potter, le trasposizioni cinematografiche di anime e manga, la rinascita di Star Wars, il revival anni 80 di certe opere cinematografiche come Stranger Things (chissà se tutti quelli che consideravano i nostri giochi come infantili quando hanno visto i protagonisti di Stranger Things hanno riconosciuto Dungeons & Dragons); tutto questo infatti è figlio di autori, scrittori e registi che ora, adulti, hanno potuto raccontare ciò che hanno sognato quando da ragazzini giocavano nella Stanza Profonda.

Per chi non lo avesse letto La Stanza Profonda di Santoni racconta di un gruppo di amici della provincia toscana che si riunivano nello scantinato di uno dei protagonisti da adolescenti e poi dopo da adulti. Un po’ autobiografia, un po’ fiction il libro ci racconta nel dettaglio cosa passava nella testa di quei ragazzi di quel periodo e tutte le difficoltà che incontravano nella società. Dal cercare di spiegare cosa fosse un gioco di ruolo ai profani (cioè il 99% della popolazione) con frasi tipo “E’ come teatro!” alle infinite discussioni per la sua definizione: “E’ un gioco dove nessuno vince, o meglio tutti vincono.”. Dall’evitare di parlarne di fronte alle ragazze perché ti avrebbero ostracizzato a vita – a quell’età le ragazzine sanno essere incredibilmente crudeli nei loro giudizi e nella loro selezione dei partner. Uscire con un giocatore di ruolo era come per un appartenente alla casta più alta indiana uscire con gli intoccabili della casta più bassa. Cose veramente incredibili da credere nel 2017, l’anno della rivincita dei nerd.

Il libro si divide in due tronconi principali, la parte adolescenziale vera e propria e quella adulta. Nell’adulta i protagonisti cercano di ricucire con il passato, un passato che è stato spezzato senza possibilità di trovare un finale degno, in inglese si direbbe “trying to find a closure”. Il motivo? Semplicemente la crescita dall’adolescenza delle scuole superiori all’università/lavoro. Nel frattempo fidanzate, poi mogli e poi bambini e carriere lavorative e mutui. Insomma la vita adulta. E qui sorge il dilemma del libro: come si fa a ricucire da adulti con quel periodo fantastico in cui non si avevano responsabilità e legami familiari? Mentre il romanzo svolge il suo corso si accenna ad uno dei figli dei protagonisti che rimane incuriosito dai dadi e dalle schede personaggio. E allora li’ ti rendi conto che forse è impossibile tornare a quel passato, riuscire a far riunire tutti gli amici ora sparsi per il globo e con mille problemi in quella stanza profonda. Ma si può fare altro: si può crescere una nuova generazione ad apprezzare quel mondo. La Stanza Profonda mi ha insegnato che il futuro dei giochi di ruolo non è nel ricucire col o riprodurre il proprio passato ma con il trasmettere la propria passione a chi verrà, ai propri figli. E non mi sembra poco.

 

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Gli italiani ultimi in graduatoria Netflix per scelta lingua originale

L’intervista del vice presidente Netflix Yellin rilasciata a La Stampa ci dice molte cose sulle capacità linguistiche dell’italiano medio. Netflix nasce come piattaforma per film e telefilm in streaming ma ciò che la rende rivoluzionaria e vincente nel mondo è la capacità di slegarsi completamente dal concetto TV-nazionalistico del secolo passato. Con Netflix per la prima volta puoi guardare i film che decidi tu, alla stessa velocità del cambio di canale in TV, con il vantaggio che puoi vedere film di qualsiasi paese e in qualsiasi lingua, coi sottotitoli o meno. Ebbene, nonostante questo gli italiani preferiscono guardarsi i film doppiati e non azzardano neppure a mettere i sottotitoli. Col rischio di ritardare uscite film o di perdersi anche puntate di telefilm come fu il caso del quarto episodio di Star Trek Discovery, ritardato di una settimana a causa di un problema di doppiaggio. Il fatto è che non c’è neppure bisogno di sapere una lingua per guardare un film in lingua originale. Coi sottotitoli si può guardare di tutto senza che la visione sia rovinata o storpiata dal doppiaggio, un filtro inutile e dannoso per la corretta visione di una opera cinematografica. Per esempio io sono grande estimatore degli horror coreani e di anime giapponesi e li guardo in originale, ma non so una parola di coreano e giapponese. Nonostante questo l’Italia ha il triste primato di essere l’ultima per accesso ad audio originale e uso di sottotitoli con un magro 16%. Seguita da Germania e Spagna, altri due paesi in cui la tradizione del doppiaggio è molto forte (non è un caso che siano stati tutti e tre paesi ad avere vissuto sotto il fascismo, che richiedeva l’uso obbligatorio della lingua nazionale).

Interessante è anche il grafico sulla seconda lingua più usata all’estero: l’italiano è la lingua più scelta dopo tedesco e spagnolo in Germania e Spagna. Forse spiegabile con il gran numero di immigrati italiani in questi due paesi?

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Kurdistan nel caos

Come era prevedibile dalle premesse e dai personaggi coinvolti – vedi mio post di qualche giorno fa qui – il Kurdistan post-referendum e’ nel caso più totale. Con una delle decisioni più stupide della sua lunga carriera politica Barzani ha voluto inserire nel futuro Kurdistan tutti i territori conquistati recentemente dall’ISIS come Kirkuk, Ninive e Sinjar. Tutte a zone o a maggioranza araba o miste. E comunque fuori dai confini del KRG, Kurdistan Regional Government. Ovviamente l’Iraq con l’aiuto delle PMU, le milizie sciite, non ci ha pensato due volte e ha marciato verso Kirkuk. I peshmerga, vista la artiglieria pesante battere in ritirata per ordine di Barzani ha dovuto fare bagagli e scappare di tutta corsa. Solo i militanti del PKK son rimasti ma solo simbolicamente. La popolazione curda, visti i peshmerga scappare a gambe levate e stata presa dal panico ed e’ scappata fuori dalla città. 100mila curdi si sono infilati in automobili e si sono diretti verso l’autostrada. Per la terza volta Barzani ordina all’esercito di ritirarsi e ogni volta sono i civili a perderci – prima nel Sinjar dove  gli Yazidi furono massacrati poi a Ninive e ora Kirkuk. Cio’ che non era riuscito a fare Saddam contro i curdi e’ riuscito Barzani. Ovviamente gli Stati Uniti si sono strategicamente tirati fuori dalla disputa ma con un solo obiettivo: quello di far avanzare le PMU sciite verso il Kurdistan e poi condannare l’Iran per pulizia etnica. La pistola fumante per la prossima guerra contro l’Iran. Ma Abadi e l’Iran non sono scemi e hanno fatto ritirare le milizie sciite da Kirkuk il prima possibile lasciando solo l’esercito federale iracheno. Stessa cosa che gli USA faranno con l’SDF quando l’ISIS sarà sconfitto in Siria. Gli USA abbandoneranno l’SDF (YPG + milizie arabe) quando l’esercito siriano e la Russia reclameranno Raqqa e le altre zone occupate. Per poi accusare l’Iran e la Russia di massacri contro i curdi. Mai, dico mai, allearsi con gli americani. Ti useranno solo come pedine per i loro fini e poi al cambio di amministrazione alla Casa Bianca sarete carne da macello.

Update: Oggi ci sono voci di un golpe contro il governo Barzani. Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi.

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