Purtroppo c’è vita

La notizia della scoperta del Sistema Trappist-1 a pochi (si fa per dire) anni luce dalla Terra ha riaperto le discussioni sulla possibilità che uno dei suoi pianeti possa ospitare la vita. E la possibilità che Marte abbia ospitato vita è ormai parte della lista quotidiana di notizie della rubrica scientifica di qualunque giornale. E però, con tutti gli esperti intervistati non ho ancora sentito nessuno che invece dica la sacrosanta verità, ovvero che se dovessimo scoprire vita su Marte o su qualsiasi altro pianeta sarebbe la fine dei nostri sogni colonizzatori su questi pianeti. Fatemelo dire chiaro e tondo: scoprire la vita su un altro pianeta non è una bella notizia per vari motivi. Il primo è che non potremmo colonizzare quei pianeti, pena la contaminazione degli esploratori e futuri coloni; la seconda è che dovremmo mettere in quarantena chiunque abbia toccato suolo alieno, pena la contaminazione della vita terrestre. Non c’è niente di romantico nello studiare vita aliena. Per gli astrobiologi si tratta di un doloroso conflitto interno: studiano e amano il loro campo di studi ma poi se mai dovessero trovarsi di fronte alla vita aliena non potrebbero studiarla direttamente se non con l’ausilio di robot o dall’orbita. Il pericolo di contaminazione è tale che se qualcuno venisse a contatto con vita aliena e volesse tornare sulla Terra l’ONU potrebbe seriamente acconsentire alla quarantena totale in orbita terrestre, che significherebbe la morte per gli sfortunati contaminati. E qualsiasi tentativo di rientro non autorizzato verrebbe giustamente considerato come una minaccia tale che l’abbattimento della navicella spaziale sarebbe giustificabile.

 

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Istruitevi

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Cammino lungo la via Sonnino di Cagliari e il mio occhio cade sulla appena rifatta centralissima Piazza Gramsci. Non mi sfugge la citazione impressa su un lastrone di cemento bianco che recita: Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” Ma come prova la foto, ahimè, l’esortazione di Antonio Gramsci non ha avuto l’effetto voluto e qualcuno “ha dato alle stampe” una frase in cui tutti gli accenti acuti (perché) sono divenuti tutti apostrofi (perche’). Un errore minore che risulta grave su una frase che esortava ad istruirsi ma purtroppo molto comune nell’era di internet dove magari molti scrivono con tastiere QWERTY anglosassoni dove non esistono vocali con accento acuto (al sottoscritto che scrive dal Regno Unito capita di non avere il tempo di correggerli in alcuni post di questo blog per esempio). Ne segue il copia-incolla da un sito trovato su Google e poi spedito alla compagnia che ha prodotto i blocchi di cemento et voilà, la figuraccia è servita. Ora, questo è probabilmente e semplicemente causato dall’estremo provincialismo sardo unito al pressapochismo di un impiegato del comune (o figlio o cugino dell’impiegato) che ha fatto copia-incolla da internet, ma mi chiedo come sia stato possibile che questa svista sia sfuggita durante tutti i vari passaggi di consegne della costruzione della piazza? Dal progettatore al funzionario, dall’assessore allo stesso sindaco e a chi ha materialmente fatto la scritta sul cemento?

Chissà cosa avrebbe detto il premio Nobel Grazia Deledda, la cui finestra si affacciava nell’adiacente via San Lucifero esattamente dirimpetto a quel blocco di cemento?

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Deir Ezzor

Quando le truppe siriane sono entrate ad Aleppo Est la prima cosa che i soldati hanno scritto sui social network è stata: “La città è vuota. Dove sono le centinaia di abitanti intrappolati?” Impossibile stimare il preciso numero degli abitanti di Aleppo Est ma dopo la sua liberazione pare che fossero tra i 40000 e i 50000, e questo numero includeva pure i militanti jihadisti stranieri provenienti da mezzo mondo. L’intera macchina propagandistica occidentale si era messa in moto per mesi e mesi, usando informazioni false e ricostruite, per lo più prese dallo Syrian Observatory for Human Rights, una “agenzia” di stampa capitanata da un proprietario di una bottega di Coventry, in UK. La BBC prende il 99% delle notizie da un uomo che vive in Inghilterra e che ha “contatti sul terreno” e che come lavoro full time ha un negozio a Coventry. Che giornalismo! Pagato dai contribuenti ovviamente. Tutto quello che i media mainstream vi dicono è premeditatamente edulcorato, cambiato e filtrato e molto più spesso di quanto pensiate inventato di sana pianta. La guerra siriana è il più grande scam dell’epoca moderna, la madre di tutte le fake news. Ogni volta che leggo notizie sui media occidentali e poi le confronto con quelle delle mie fonti locali rimango shockato dall’approssimazione, partigianeria e malignità di quello che viene riportato.

Ora prendete come esempio quello che sta succedendo in questo momento in Siria: una città assediata da 30 mesi dall’ISIS in mezzo al deserto siriano con al suo interno 120000 persone è stata attaccata nelle ultime ore da migliaia di jihadisti che hanno conquistato buona parte dei quartieri vicino all’aeroporto (l’unico modo per civili e militari di ricevere beni di prima necessità). Questa città che per anni ha eroicamente resistito contro un’orda di barbari sta per essere conquistata e i suoi abitanti sterminati. Questa città si chiama Deir Ezzor. Nessuno ne parla, nessun hashtag #savedeirezzor, nessuna crisi umanitaria, nessun ONU che chiede l’intervento della coalizione. Niente, silenzio più totale. Queste persone, civili assediati da anni non meritano alcuna attenzione. Tanto più che questo attacco è risultato letale grazie anche al bombardamento di alcuni mesi fa in cui i caccia americani hanno ucciso quasi 100 soldati siriani e ha permesso all’ISIS di conquistare una collina strategica che si affaccia sull’aeroporto. Ne parlai qui. E guarda caso avviene proprio dopo che il governo siriano stava avanzando verso Al Bab per evitare che la Turchia la conquistasse. I casi della vita. Infatti fa tutto parte di un piano per niente segreto degli USA per cui la parte nord-orientale della Siria deve essere ripulita da elementi siriani/sciiti. E Deir Ezzor è proprio lì a rompere i piani, un puntino rosso circondato dal nero dell’ISIS. Un brufolo di 120mila anime che deve essere eliminato. Con il silenzio complice dei media del mondo.

 

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Le tre menzogne su cui si basa il Regno Unito

Ogni paese si costruisce una serie di miti e leggende per poter definirsi tale. Questi miti (oggi le chiamerebbero post-truth) servono a tenere coeso il paese soprattutto nei momenti di difficoltà. Serve anche per dare al cittadino quel senso di superiorità rispetto agli altri popoli per poter andare avanti ogni mattina e mentire a se stessi con il solito mantra tribale: si nasce sempre nel posto migliore, con la lingua più bella, il cibo più buono ecc. Il Regno Unito non fa eccezione e credo di aver individuato i tre più grandi miti che reggono il paese. Se questi miti venissero sfatati o discussi il Regno Unito crollerebbe su se stesso. Ciò ovviamente è impossibile perché queste sono bufale ataviche, imparate cioè fin dall’infanzia, come nell’imprinting di Konradiana memoria.

  1. In UK non c’è spazio! Questa menzogna viene ripetuta da mattina a sera da tutti: casalinghe, politici, studenti, commercianti, praticamente chiunque e serve a giustificare l’estrema penuria di spazio vitale nella vita quotidiana del britannico. Le case sono piccole? È perché non c’è spazio! Non ci sono abbastanza case? È perché non c’è spazio! Le strade e i parcheggi sono piccoli? È perché viviamo in un’isola! Perfino i garage sono minuscoli e vengono usati come sgabuzzini con l’auto che sta fuori. Le case più piccole d’Europa. Vivere in UK pare di vivere nella contea degli hobbit. Case microscopiche, stanze dimezzate, soffitti bassissimi, strade strette, spazi per parcheggi ristretti. Perfino le porzioni di cibo sono più piccole di un terzo rispetto al continente, sembra di vivere in continuo razionamento da guerra mondiale. Ti dicono che il motivo è che vivono in un’isola. Magari era così nell’800 caro John Smith, ma oggi siamo nel 2017. Basta prendere l’Eurostar e in mezz’ora ti trovi in Francia dove le porzioni sono un terzo più grandi, si compra al chilo e non ad unità e la qualità è migliore. “Ma è un altro paese!” Veramente non esistono dazi e frontiere e la distanza tra UK e Calais è minore di quella tra Londra e Bristol per dire. Non venitemi quindi a parlare di distanze quindi. I pomodori e le arance spagnole ci mettono più tempo e carburante ad arrivare a Berlino che a Londra. Ma a Londra vengono rivenduti al doppio. Essere in un’isola non significa nulla. Faccio notare ai miei colleghi che UK e Italia sono quasi identiche per chilometri quadrati e per densità di popolazione con il 35% di montagne in Italia contro appena il 16% di UK. Non sanno che dire. Pensavano di vivere in un’isola minuscola dove tutto è razionato, perfino lo spazio. “Eh, ma le nostre zone urbane sono molto vaste…” Ma veramente solo il 6% del territorio è zona urbana. Questa bufala collettiva condiziona il modo di pensare del britannico a 360 gradi. I comuni danno pochissimi permessi per costruire sul proprio territorio e così i prezzi delle case salgono. Le politiche sull’immigrazione sono pesantemente condizionate, basti pensare alle stupidaggini dette durante Brexit sul fatto che non ci fosse spazio in UK perché era un’isola. E ovviamente tutti ci lucrano. È questo il vero motivo per cui i prezzi in UK sono alti. La bufala collettiva condiziona le politiche e di conseguenza, con divieti e regolamentazioni, il mercato.at-11ft-x-5-5ft-this-flat-008
  2. L’NHS è l’invidia del mondo! Quando durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra 2012 decine di infermiere con lettini da ospedale sono entrate nello stadio miliardi di telespettatori di tutto il mondo sono rimasti stupiti. Cosa c’entrano le infermiere con le olimpiadi? Divertente vedere i commentatori britannici inorgogliti per il valore simbolico di quella performance mentre gli ospiti stranieri in studio avevano un grande punto interrogativo sulla fronte. Infatti alle Olimpiadi si è voluto fare un tributo al servizio sanitario nazionale (NHS appunto) il quale è il vanto della nazione. I britannici pensano che l’NHS sia il sistema migliore al mondo, che sia l’unico a dare completa cura gratuita ai propri cittadini e che decine di migliaia di persone da tutto il mondo attraversino gli oceani per accedervi. Pensano che tutto il mondo lo conosca e che tutti cerchino di copiarlo. Anche questo mito duro a sfatare ha il suo ruolo nelle politiche sull’immigrazione. Cavallo di battaglia della Brexit fu appunto quello per cui i soldi destinati all’UE sarebbero potuti essere usati invece per l’NHS. Inoltre le lunghe file dal dottore erano date dal fatto che c’erano troppi immigrati. Quindi tutti i problemi del sistema sanitario nazionale derivavano dall’UE e dagli stranieri. In realtà il sistema britannico è nella media europea ma ci sono altre nazioni migliori per efficienza. Secondo quest’altra classifica l’NHS si posiziona perfino 16esima in Europa per performance a detta dei suoi stessi “clienti”. article-2180177-143fe08d000005dc-838_634x423
  3. Abbiamo sconfitto i nazisti! I britannici sono sinceramente convinti che Churchill abbia sconfitto Hitler. Qualcuno si azzarda perfino a dire che senza i britannici a quest’ora l’Europa sarebbe nazifascista. Non c’è dubbio che le forze britanniche abbiano contribuito a sconfiggere i nazifascisti, ma da qui a dire che hanno sconfitto i nazisti ce ne vuole. Il nazifascismo è stato sconfitto principalmente da USA e URSS. Punto. Al costo di milioni di soldati alleati tra l’altro. In un sondaggio di Yougov nella maggior parte dei paesi il contributo che viene dato al Regno è dato al terzo posto, dopo USA e URSS appunto, ma per gli stessi britannici non c’è dubbio: la Gran Bretagna ha dato il colpo mortale a Hitler. Il 50% dei britannici è convinto che la Gran Bretagna sia stato il paese che ha contribuito di più alla sconfitta del nazismo. Significa che questa convinzione è entrata nella psiche nazionale tanto da poterla definire come propaganda di stato.

picture1Una nazione non è fatta solo di tre miti, certo, ma questi tre elencati qui sopra sicuramente contribuiscono alla maggior parte della mentalita’ collettiva britannica e contribuiscono enormemente a molte delle scelte che i governi fanno. Inclusa la Brexit.

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Su Poletti e i cervelli in fuga

4030378636Non ho parole, se non quelle del registro volgare, per commentare le parole del ministro Poletti sugli emigrati italiani all’estero. E però, da bravo nemico del dualismo nero-bianco/buoni-cattivi, non posso anche non commentare sulla reazione a volte scomposta dell’altra parte. Dalla mia esperienza di emigrato in due diversi paesi per 11 anni (super cervello in fuga si direbbe) a me pare che la figura del giovane laureato che fugge all’estero debba essere ridimensionata. Si è creato un mito da qualche anno a questa parte di una figura umana eroica che sogna di diventare premio Nobel ma a cui viene negato questo diritto da un sistema avverso e maligno. Vorrei sfatare il mito dell’idealista cercatore di glorie accademiche una volta per tutte. Chi va all’estero lo fa per milioni di motivi, non ultimo quello di esplorare il mondo, semplicemente. Lungi dall’essere un eroe prometeico moderno l’emigrato laureato italiano è frutto non solo di un sistema maligno italico che esiste (ci mancherebbe) ma della naturale propensione degli esseri umani ad esplorare il mondo in un’era che ha fatto dell’apertura delle frontiere un pilastro della propria essenza. Parlo ovviamente della globalizzazione. A me pare che senza la globalizzazione non avremmo avuto alcuna fuga dei cervelli. Prova ne è del fatto che ci sono centinaia di migliaia di britannici (per fare un esempio a me vicino) che studiano all’estero nonostante qui in UK ci siano centinaia di posizioni da occupare nei loro settori di competenza. Ed è proprio grazie a questi cervelli in fuga (qui in UK li chiamano expats, con una connotazione fortemente positiva rispetto al termine emigrati da bravi razzisti) che si sono liberate tantissime posizioni nelle università e compagnie britanniche per gli italiani. E la stessa cosa vale per centinaia di migliaia di tedeschi, scandinavi ecc. Questo dei cervelli in fuga insomma è un fenomeno globale ma che in Italia ha assunto connotati ideologici nati dal fatto che nella psiche nazionale esiste il mito dell’italiano genio che combatte contro il sistema (non passa giorno che i giornali italiani non ci sbattano in prima pagina scoperte di ricercatori italiani all’estero, fenomeno giornalistico e culturale tutto italiano), unito all’altro mito duro a morire per cui il sistema scolastico italiano sia uno dei migliori al mondo. Forse se accettassimo che l’emigrazione di persone istruite sia la normalità di questo mondo globale e non un problema, dico forse, riusciremo a levarci di dosso questi strati ideologici dall’una e dall’altra parte che contaminano il dialogo politico.

Mi volete dire quindi che se il sistema italiano funzionasse alla perfezione non ci sarebbe emigrazione? E che razza di società avremmo a quel punto? Le uniche società dove non esiste emigrazione sono quelle chiuse dove i governi la bloccano come Cuba o Nord Corea. L’emigrazione è fisiologica ed è sempre esistita, specialmente nel caso di persone altamente istruite. Il proprio paese è un paradiso per i semplici ma diventa una prigione per chi ha una predisposizione naturale all’acquisizione di conoscenza.

Ma fatemi dire anche un’altra cosa: è ovvio che il sistema italiano non sia in grado di mantenere questi “cervelli” ma è anche vero che c’è qualche altra cosa che non funziona, ovvero il sistema domanda-offerta lavoro è completamente sballato. Continuiamo a sfornare decine di migliaia di laureati in discipline per cui non c’è lavoro e pretendiamo che lo Stato crei il lavoro per quelle discipline. Vi dico un segreto: in realtà il sistema funziona al contrario. E questo nasce dall’atavica idea per cui non si è nessuno se non si ha una laurea, il pezzo di carta che le famiglie (non tanto i laureandi) possono sventolare in faccia a parenti e amici. Mentalità agropastorale per cui se tuo figlio non è almeno dottore, ingegnere o avvocato ha fallito nella vita.  Non dimentichiamoci che molti dei genitori della generazione chiamata “millennials” sono nati proprio nel dopoguerra, ovvero in quello spartiacque tra società agropastorale e industriale, tra provincia e città. Sono loro che hanno spinto e spingono i propri figli a laurearsi e a inseguire il sogno del pezzo di carta. Il riscatto sociale della generazione del boom economico passa attraverso il sacrificio scolastico dei figli. Che egoismo.

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Effetti

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Ibuprofen. Stesso principio attivo, stessi eccipienti, stessi mg con sole due differenze: uno, quello senza marca, costa 30 centesimi e l’altro, Nurofen, 3 sterline; e quello che costa meno ha solo 10 pastiglie contro le 16 di quello meno costoso. Eppure un collega era convinto che quello più costoso facesse più effetto. Certo, sulle sue tasche. A volte mi sento un alieno in questo pianeta.

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La guerra dei 2000 anni

map-europe-700L’altro giorno pensavo alla recente (ri)polarizzazione tra Est e Ovest in Europa e mi sono reso conto che a guardar bene la mappa di questa divisione politica e culturale è rimasta inalterata per gli ultimi 2000 anni. Quello che vediamo oggi, la contrapposizione tra Occidente filoatlantista per fare un esempio geopolitico e Oriente filorusso, ha le radici in decisioni politiche prese quasi 2000 anni prima.

Ma andiamo con ordine: c’è stato un solo momento nella storia umana in cui Europa Occidentale e Orientale sono state unite politicamente e culturalmente e questo fu durante la massima espansione dell’Impero Romano. Pensiamo agli imperi di Adriano e Traiano. Costantino sposta la capitale da Roma a Costantinopoli. Nel frattempo il cristianesimo, o meglio una corrente del cristianesimo, viene dichiarato religione di Stato. Da questo momento in poi la storia d’Europa è inestricabilmente legata alla religione cristiana. La divisione però avviene quando una parte dell’Impero crolla sotto le invasioni dei barbari. In quella parte dell’Impero vi era uno dei cinque patriarchi, quello di Roma (gli altri erano a Costantinopoli, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme) che si è trovato improvvisamente senza controparte politica (l’ultimo imperatore d’Occidente fu deposto nel 476). Chi occupa il vuoto sono le tribù germaniche prima e poi i Franchi più tardi. Il Patriarca di Roma allora non può fare altro che usare questi nuovi attori  per sopravvivere. Nel frattempo con l’invasione araba e la caduta dell’Esarcato d’Africa i patriarcati di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme perdono il loro potere di rappresentanza. Alla fine dei giochi chi rimane sono solo due patriarchi, quello di Roma e quello di Costantinopoli. La divisione geografica e politica non fa che enfatizzare quella culturale e religiosa: da una parte latinofoni e barbari, dall’altra grecofoni e romani. L’Europa occidentale è stata quasi completamente germanizzata mentre quella orientale è ancora legata ai valori dell’impero romano ma per poco perché gli arabi premono da sud. Quindi avvenne naturalmente in questo contesto lo scisma del 1054. Il patriarcato di Roma ha raggiunto talmente tanto potere grazie all’alleanza con i franchi che si può permettere di lasciare la Chiesa Cattolica Romana. Lo so, sembra incredibile pensarla in questo modo perché in Occidente abbiamo avuto il lavaggio del cervello su questa cosa per secoli, ma fu Roma la chiesa eretica e scissionista, non il contrario. Gli ortodossi infatti considerano se stessi, ed a ragione, come gli unici depositari della tradizione della Chiesa Cattolica Romana. La Chiesa Cattolica Occidentale ha preso una strada diversa nel corso dei secoli associandosi ai franchi e creando il papismo, ovvero la supremazia del potere religioso su quello secolare. Fino al 1453 invece nell’Impero Bizantino abbiamo il cesaropapismo, ovvero l’imperatore è a capo della chiesa e dell’impero allo stesso tempo.

La cosa interessante è che se non fosse stato per la conquista araba dell’Esarcato d’Africa e dell’Asia Minore non avremmo avuto una cosi marcata polarizzazione tra i due maggiori patriarcati. Comunque sia andata nel 1054 c’è lo scisma e di fatto la cultura occidentale si divide non solo politicamente ma anche religiosamente in due. L’Oriente rimane attaccato alle proprie tradizioni, ortodosso infatti, e non cambia quasi per niente fino ai nostri giorni. Infatti i riti religiosi rimangono quasi invariati e il cesaropapismo rimane un caposaldo dell’equilibrio politico orientale fino ai giorni nostri.

Infatti nel frattempo la Chiesa Ortodossa si espande a Nord prima con i bulgari poi con le popolazioni che formeranno il nucleo delle culture slave odierne. Costantinopoli si sposta culturalmente a nord spinta dai turchi che nel 1453 la invadono per sempre. Mosca diventa la seconda Costantinopoli o come si dice la Terza Roma. In effetti non hanno tutti i torti: c’è un filo conduttore che porta da Roma a Mosca. I russi sono, a ragione, gli ultimi depositari di due dei tratti più salienti della tradizione romana: l’ortodossia e il cesaropapismo. Lo tsar non è altro che l’impersonificazione dell’imperatore bizantino e, a parte la parentesi sovietica, si ritrova di nuovo con Putin. E non è un caso che l’influenza russa in medioriente rifletta ancora questo: gli alleati russi sono storicamente stati l’Egitto, la Siria, l’Armenia ovvero tutti paesi dove le comunità cristiano ortodosse sono ancora rilevanti.

Il potere politico occidentale invece ha avuto una storia policentrica travagliata spostando il suo centro in varie capitali europee fino ad arrivare oltreoceano a Washington che a ragione dovrebbe essere considerata come l’erede dell’Impero Romano d’Occidente. Ed eccoci alla Guerra Fredda, che altro non è se non la riproposizione dello scontro tra Franchi e Bisanzio e frutto dello scisma del 1054. L’Italia si trova al confine in questa guerra dei due mondi, sempre divisa tra i due blocchi: lo era nel 700 d.c. come lo era nel 1945. L’Impero d’Oriente ha sempre avuto un piede sul territorio italiano nonostante si trovi nel blocco occidentale. Lo abbiamo visto durante la Guerra Fredda ma lo vediamo pure oggi con i tanti filoputiniani del Bel Paese.

In un certo senso Russia e Nato non possono rifuggire da questo loro ruolo impostogli dalla storia. Sono tutti attori di un teatrino i cui fili sono retti dalla storia, ovvero da decisioni prese migliaia di anni prima e su cui non hanno alcun controllo.

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