Il piú grande esperimento sociale della storia

433La sparatoria di Monaco a mio parere dovrebbe essere ricordata come il piú grande esperimento sociale della storia. Nessuno sarebbe stato in grado di organizzare un esperimento tanto rivelatore della psiche umana globale. Metti la notizia di un attacco terrorista online e lasci il pubblico in attesa di capire chi sia l’attentatore e quindi il movente e vedi un po’ cosa succede. Su Twitter per ore c’erano due tribú contrapposte: quelli che speravano fosse un attacco jihadista e quelli che speravano fosse nazionalista. Uso il verbo “sperare” perché era chiaro che chi scriveva i tweet voleva a tutti i costi la propria premonizione vincere rispetto alle altre. Le tribú ovviamente riflettevano tribú ben piú ampie, ovvero i campi che definiamo di sinistra e di destra. La sinistra pregava fosse un ultranazionalista bianco cristiano e la destra che fosse un jihadista. Di colpo ti rendi conto che in questa guerra tra jihadisti e resto del mondo la sinistra ha giá preso posizione e la destra é giá “trumpista” di sua natura: #banislam era in vetta alla classifica dei trend per ore nonostante nessuno sapesse ancora nulla.

Si rivela invece essere stato un ragazzo tedesco ma di origini iraniane. E qui é ancora piú interessante la psiche tribale umana: i sinistri additavano la strage all’emarginazione, alla mancanza di welfare e alla societá capitalista in generale, mentre i destri la additavano al fatto che fosse i origini iraniane. I primi ignoravano il fatto che la sua famiglia non era povera né emarginata e che si trattava di bullismo a scuola e depressione, mentre i secondi il fatto che la famiglia era integrata, scappata dalla rivoluzione iraniana e quindi probabilmente di origini borghesi e laiche e che il jihadismo é un fenomeno tipicamente sunnita e probabilmente la famiglia di Ali era sciita. Ma non importa, l’importante é trovare conferma dei propri pregiudizi. Pregiudizi giá presenti durante l’attacco quando testimoni giuravano di aver sentito il ragazzo urlare Allah Akbar oppure “fottuti stranieri”. Queste persone giuravano di avere sentito queste parole e le hanno riportate sui giornali. Il primo avrebbe dato conferma di un attacco jihadista, il secondo di un attacco in stile nazionalista. Sí certo, Ali aveva studiato altri attacchi incluso quello di Brevik ma aveva anche studiato quelli che non avevano alcuna matrice politica o religiosa come quelli di Columbine et al. E, cosa non detta troppo dai giornali, gli altri figli di immigrati di origine turca e araba lo prendevano in giro perché era di origine iraniana. In questo melting pot di possibili cause per giustificare le nostre tribú di appartenenza l’unico fatto certo é che sono stati anni e anni di bullismo perpetrato dai soliti ragazzini senza cuore che a quell’etá diventano delle bestie ad avere fatto scattare l’ira di Ali.

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Commento a caldo su golpe Turchia

Qualche settimana avevo scritto questo post https://fabristol.wordpress.com/2016/06/09/adieu-turchia/   in cui definivo la Turchia come una polveriera pronta a scoppiare. Erdogan sembrava in guerra con il mondo, la situazione chiaramente scappata di mano. Dev’essere che anche i militari se ne sono resi conto e hanno deciso di prendere in mano la situazione. Nei giorni scorsi la Turchia di punto in bianco si è messa a fare la pace con tutti, da Mosca a Israele, dando perfino segnali di pace con la Siria. Sconcertante. Tutto in pochi giorni e senza preavviso. Tant’è che i sauditi hanno richiamato l’ambasciatore turco per chiedere come mai c’è stata questa retromarcia, proprio ora che i gruppi pagati dai sauditi e turchi come Al Nusra stavano combattendo nell’assedio di Aleppo. La mia teoria è che gli USA e/o i militari avessero spinto Erdogan a fare marcia indietro con tutti. Erdogan lo ha fatto ovviamente contro voglia ma nel frattempo si stava preparando a qualcosa di eclatante e i militari lo hanno anticipato. Infatti nei giorni scorsi i turchi hanno smesso di bombardare il kurdistan turco, hanno bloccato gli aiuti ai turcomanni al confine con la Latakia e hanno lasciato la presa al confine con il cantone curdo Afrin della Rojava curda.

Il problema ora è che Erdogan sta giocando la carta populista/rivoluzionaria. Sta cheidendo al popolo di scendere in piazza. Vedremo una fotocopia di piazza Tahrir? Una nuova primavera (non)araba? E se sì quanto devastante può essere una guerra civile in Turchia con l’ISIS che ora è in fuga dalla Siria e può solo andare verso l’unico confine aperto, ovvero la Turchia. Assad e Putin staanno strofinando le mani: ora non gli basta che spingere l’ISIS e Al Nusra verso Nord a combattere una guerra civile in Turchia. Nel frattmepo i curdi turchi stanno preparando le armi per creare il loro kurdistan in Turchia da connettere con Rojava e Kurdistan irakeno. Erdogan pagherà caro la sua hubris ma tutti noi pagheremo molto caro le conseguenze di questo golpe. Siamo veramente fottuti.

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Disputa sulle isole del Mar Cinese: un punto di vista controcorrente

Come al solito mi devo sempre far riconoscere per quello che va contro corrente. Non ce la faccio, devo fare l’avvocato del diavolo per la Cina anche questa volta. Il problema è che le notizie vengono filtrate e copia-incollate all’infinito dai media occidentali senza contradditorio. Nessuno che si chieda quali siano le ragioni dell’altra parte soprattutto quando ci sono di mezzo gli USA. Non solo, ma i media occidentali semplicemente riportano solo le reazioni dei paesi alle azioni degli USA senza chiedersi perché un paese fa qualcosa del genere di punto in bianco. Esempio classico sono i test missilistici della Nord Corea. Ogni volta che questi avvengono è per reazione a qualche attività americana o sudcoreana, SEMPRE. Mai la Nord Corea si è messa a fare un test di punto in bianco. A volte diventa una sorta di teatrino dove le due parti sanno cosa fare e come reagire. Per esempio ogni anno gli USA con la Sud Corea organizzano esercitazioni militari al confine con il Nord. Il giorno dopo immediatamente la Nord Corea ordina un nuovo test missilistico. Cosa si vede nei giornali occidentali? Kim minaccia il mondo con i suoi missili!

È della settimana scorsa la decisione di Obama di imporre sanzioni economiche verso la Nord Corea (come se queste avessero mai funzionato prima) e di posizionare missili americani in Sud Corea, di fatto come giustamente ha detto la Nord Corea facendo una palese dichiarazione di guerra alla Nord Corea. Kim come da copione spara i suoi missili in aria. Cina e Russia protestano di conseguenza perché si sentono circondate.

Ora la stessa cosa ma in grande sta avvenendo con il Mare meridionale cinese. È da anni ormai che gli USA stanno stuzzicando la Cina nel suo territorio d’influenza, creando basi militari in paesi limitrofi e addirittura navigando a 12 miglia dal territorio cinese: quando lo fa Putin lo chiamano bullismo, quando lo fanno gli USA “contenimento”. O vogliamo parlare del TransPacific Partnership (TPP) forzato dagli USA a tutti i paesi del Pacifico a parte la Cina? Praticamente un atto di guerra economica bello e buono per escludere la Cina dal commercio con i paesi asiatici.

Ma veniamo al punto delle Spratly Islands. Non c’è dubbio che la Cina si sia appropriata con la forza di alcune di queste e che usi il mito imperiale mai sopito per giustificare annessioni illegali, ma nessuno, dico nessuno nei media occidentali ha mai accennato al fatto che la Cina si è messa ad ingrandire questi atolli artificialmente solo dopo che Vietnam, Filippine, Malesia e Taiwan hanno fatto lo stesso? Delle decine di atolli e isolotti delle Spratly Islands 43 sono occupati da questi paesi (nell’ordine 29, 5, 8 e 1) e solo 7 dalla Cina. Vietnam ha costruito basi militari, aeroporti e Filippine pure resort turistici e spostato popolazioni a bella posta per occuparle. La Cina, messa all’angolo si è messa a fare lo stesso, preoccupata che la misura a tanaglia degli USA gli potesse bloccare l’accesso a Malacca.

Questo dal punto di vista geopolitico, ora vediamo dal punto di vista legale. La Cina non ha mai detto che non vuole avere negoziazioni con i paesi confinanti. La Cina he sempre detto che non vuole che siano gli USA a condurre le negoziazioni come arbitro imparziale (che fa ridere ai polli sinceramente visto che gli USA hanno enormi interessi nella regione). USA che hanno forzosamente invitato Giappone e India al tavolo di negoziazione quando questi paesi non hanno niente a che vedere con la disputa e storicamente avversari della Cina. La Cina ha sempre chiesto di avere negoziati tra paesi singoli, non utilizzando tribunali internazionali. E non c’è motivo di dubitarne visto che nei passati 30 anni la Cina ha sempre risolto tutti i contenziosi con i suoi paesi confinanti dando concessioni anche importanti quando trattati da pari (12 contenziosi risolti su 14 con paesi confinanti). La Cina si sente messa all’angolo da un bullo di periferia che non ha niente a che fare con la sua sfera d’influenza. Il suo comportamento è sempre stato sulla difensiva (la dottrina del non intervenzionismo negli affari esterni alla Cina ormai regge da decenni, non si può dire lo stesso degli USA ovviamente) e non può che reagire quando stuzzicata in questo modo. Un bullo che quando gli fa comodo non accetta di far parte di tribunali internazionali per le proprie dispute ma quando lo fanno altri paesi li accusa di non accettare le regole internazionali (vogliamo ricordare che nell’84 gli USA furono denunciati dal Nicaragua all’International Court of Justice (ICJ) e Reagan per protesta fece uscire gli USA dall’ICJ?; oppure vogliamo parlare del fatto che gli USA non aderiscono all’United Nations Convention on the Law of the Sea però pretendono che la Cina ne rispetti le regole?)

La Cina è una presenza ingombrante nella regione non c’è dubbio, e il partito comunista governa con mano di ferro il paese ma se siamo giunti a questa impasse militare è perché si sono preferiti metodi militari a quelli diplomatici da parte degli USA per provocarla e isolarla. La storia insegna che la Cina ha sempre risolto quasi tutte le sue dispute diplomaticamente e quando trattata da pari ha mantenuto le sue promesse in linea con la dottrina del “China’s peaceful rise”.

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É donna

Quando leggi i giornali italiani e quelli britannici riguardo all’elezione di Theresa May a primo ministro ti rendi conto di quanti anni luce l’Italia sia dalla realtà. Per settimane la prospettiva di avere la May o la Leadsom come candidati premier non ha fatto battere ciglio all’opinione pubblica britannica. Just candidates, that’s it. Raramente sono state definite come donne dai media e ancora più raramente sono stati imposti clichè femminili: taglio di capelli, modo di vestire, ruolo di moglie e madre (quando la Leadsom ha parlato di come essere stata madre la renda migliore come primo ministro è stata sommersa di critiche e ha lasciato le primarie). E non c’entra assolutamente nulla il maschilismo della società italiana quanto il patriarcato della società italiana. Infatti al contrario di quanto succeda in UK sono le stesse donne ad identificarsi in un ruolo materno-coniugale e a farlo proprio. Mentre in UK una May o Thatcher o Leadsom parlano di Guerra Fredda, basi missilistiche nucleari, terrorismo islamico, ricerca scientifica, economia ecc. in Italia le politiche di professione si occupano quasi esclusivamente di politiche della famiglia, del ruolo della donna, di procreazione, di tabù religiosi mentre baciano mani papali con un velo sul viso e tutto l’armamentario di clichè che una nonnina del 19esimo secolo poteva mostrare in pubblico in un paese di provincia. Fino a quando le politiche italiane si identificheranno come donne prima che politiche – un ghetto mentale – la società italiana continuerà a fare commenti sessisti sulle candidate donne. E tra i commenti sessisti includo pure quelli delle opinioniste à la Donna Moderna e/o Grazia che commentano sul taglio di capelli osceno della May. Se l’unica cosa che sai commentare sulla May è il suo taglio di capelli allora ti meriti il patriarcato e tutto il sessismo che ne deriva.

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Pandora’s box

cameron3_0La mia giornata in ufficio si è aperta con una storia edificante. Un collega assiste ad una scena shockante dal benzinaio. Un uomo si avvicina al benzinaio polacco e gli dice: “ora dovrai andartene, non è vero?”. Il polacco risponde “vuoi il mio lavoro allora?”. Dopo questa bella storia di primo mattino -altre ne seguiranno durante la giornata – la giornata però si chiude con un po’ di speranza. Un collega mi fa: “son sempre stato orgoglioso di essere britannico perché pensavo che i valori del liberalismo economico e sociale fossero quelli fondamentali dell’identità di quest’isola. Ma ora, dopo tutto quello che è successo mi rendo conto che per il 50% del resto della popolazione i valori fondanti della britishness sono l’isolazionismo economico e sociale e il razzismo. Ma allora cosa significa essere britannici? Quelli che pensavo fossero i miei valori non lo sono per il resto, quindi sono britannico? Forse non lo sono e non lo sono mai stato.”

Il mio collega ha colto nel segno esattamente quello che è successo. Metà della popolazione inglese – urbanizzata, con diploma o laurea, giovane, middle o upper class – ha votato per stare nell’UE e metà – provincia e campagne, senza diploma o laurea, sopra i 60, lower class – ha votato per lasciare UE. Un taglio netto della società.

Un altro collega incalza: “E’ la guerra civile. E’ la guerra civile vi dico.”. L’umore è nero. Molti si chiedono come sia possibile che una parte della popolazione possa forzare il resto a scegliere un futuro che non vuole. “E’ la democrazia.” qualcuno dice scrollando le spalle. “Il parlamento prende queste decisioni, perché è democrazia rappresentativa, non attraverso un referendum.” risponde un altro. “Allora io voglio che Brighton che ha votato a maggioranza per stare si aggreghi alla Scozia per tornare nell’UE.”

Apriamo la mappa del voto e ci rendiamo conto di come il paese sia diviso. Mi rendo conto solo ora che il voto del Remain segue esattamente la romanizzazione dell’isola, la sua urbanizzazione, le sue strade. Si parte dai porti di approdo nel sud per salire su in linea retta verso Londinium e poi su fino a Cambridge, poi a Ovest verso Bristol e Cardiff passando per Oxford. Praticamente le grandi autostrade, che prima erano strade romane punteggiate da città romane. La via del commercio da Roma verso Londinium è ancora lì, un taglio nelle foreste dei celti. E dopo con i normanni e i danesi. Chi vive in queste città della via di commercio creata 2000 anni fa tuttora si sente cosmopolita o parte dell’Impero. Bastano pochi chilometri fuori dalle autostrade e torni in un mondo che non è cambiato di molto dai tempi di Bodicea. Mai stati romanizzati, mai venuti a contatto con lo straniero.

La guerra civile, riecheggiano quelle parole. Penso che la metafora calzi a pennello. Niente fucili o cannoni ma un voto. Un voto che forza metà della popolazione a distruggere 40 anni di relazioni e società e scegliere un destino diametralmente opposto. Che forza famiglie a ripensare al loro futuro, compagnie a spostarsi, risparmi andati nel fumo nel giro di pochi minuti, vite sconvolte col potere di una penna. Non è forse questa una violenza immane? Certo, niente fucili ma in una società senza armi il voto è doloroso quanto un proiettile. E se ci fossero stati i fucili non li avremmo forse imbracciati per difendere i nostri sacrifici, le nostre proprietà, le nostre speranze da quest’orda di barbari? Certo che l’avremmo fatto. E allora sì, è giusto chiamarla guerra civile, e allora è giusto dire a voce alta “not in my name” allo stesso modo in cui altri in altri luoghi dissero lo stesso contro la Marcia su Roma o la Rivoluzione di Ottobre. Si è passati dalla spada al fucile, dal manganello al voto. Ma i barbari sono sempre gli stessi. Sono sempre là a chiedere la distruzione delle ricchezze in un rito purificatorio per cui pensano che dalla distruzione rinasca un mondo nuovo migliore. “Ma è la democrazia!” gridano tutti. Già se la Rivoluzione di Ottobre o la presa della Bastiglia o la marcia su roma fossero state fatte con un referendum -e avrebbero tutte stravinto – a quest’ora sentiremmo sempre gli utili idioti “Ma è la democrazia!”. E non un singolo proiettile sarebbe stato sparato. Ma la distruzione ci sarebbe stata comunque. Il paese distrutto, diviso, sogni infranti e milioni di utili idioti a sventolare le loro bandierine e a urlare che ” è la democrazia, bellezza.”. Hitler non sparò un colpo per salire al potere, semplicemente fece parlare il popolo con 4 referendum.

Tutto è giustificato dalla dittatura della maggioranza. 50.1% e puoi fare qualsiasi cosa: espropriare, deportare, costruire muri che dividono popoli, fare guerre, uccidere in massa. Qualsiasi sogno che la mente delle bestie riesce a creare può essere portato avanti. “Ma è la democrazia!”. Questa volta sento quest’urlo dall’altra parte del Canale della Manica. Li sento gli utili idioti italiani con i loro commenti sofisticati “Il popolo ha deciso!”, “Viva il popolo, abbasso i banchieri e i burocrati!”. Mi sembra di sentire i bolscevichi o i fascisti che marciavano con gli stessi slogan “Questo è il volere del popolo!”. Italiani che sono andati una volta a Londra e pensano di aver visto il Regno Unito “Che bravi a Londra!”. Londra non è il Regno e il referendum lo conferma ancora una volta. Fuori da Londra e dalle grandi città c’è l’abisso, quello che spesso tra colleghi chiamiamo la “redneck land”. Un mondo di jingoisti, imperialisti, neofascisti senza alcuna cultura e senza niente da perdere. Un mondo che produce subumani di questo genere https://twitter.com/jimalkhalili

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Avete appena aperto il vaso di Pandora e dato voce alle bestie. Non tutti quelli che hanno votato per Brexit sono razzisti ma tutti i razzisti hanno votato per Brexit. Significa che gli avete dato una voce, li avete nutriti di menzogne per mesi e gli avete fatto credere che “it’s OK to harass the immigrants now”. Il tabù è crollato, non ci si vergogna più di sfoggiare l’intolleranza e qualsiasi cosa può ora essere richiesta. Magari un referendum per deportare certe nazionalità o gruppi. “Ah, impossibile è una democrazia!”. Oltreoceano qualcuno sta usando proprio la democrazia per deportare 11 milioni di persone, cosa può fermare un manipolo di facinorosi dell’UKIP e BNP dal fare lo stesso? Dove è il limite ora? Se il voto del popolo è sacro e va sempre rispettato cosa differenzia una democrazia da una tirannia?

 

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The scar

Il giorno dopo l’omicidio di Jo Cox nessuno parla più in ufficio della Brexit. Uccidere per un dibattito politico ha preso tutti alla sprovvista. Il Regno Unito è una “non-confrontational culture”, meglio non parlarne, meglio non scaldare gli animi, gli ultimi due mesi sono già stati abbondantemente tesi. Così fuori luogo in questa cultura che raramente accetta il dibattito politico pubblico per evitare il conflitto (appunto). Ma prima di questo orrendo fatto abbiamo passato mesi di pura follia. L’aplomb tipicamente inglese è scomparso, un sottile velo sotto il quale si nascondeva una corteccia di estremismo, nazionalismo e razzismo. Qualcuno ha rotto il vaso di Pandora e ora tutte le malattie racchiuse dentro questi “cocoon” di ipocrisia e politically correctness sono uscite fuori. C’era un tappo che chiudeva il pensiero di bassa lega delle classi più basse e degli animi più abbietti. Una cultura paesana che ti folgorava con lo sguardo appena dicevi qualcosa di remotamente razzista, battute scherzose incluse. Ora è perfettamente normale dire che gli immigrati “ci rubano il lavoro”, che non ci sono abbastanza case e la fila dal dottore è lunga per “colpa degli immigrati”. Cose mai sentite in 10 anni della mia vita qui. Dire queste cose in pubblico avrebbe significato l’ostracismo tipicamente inglese: isolamento e silenzio. Dire queste cose in ufficio avrebbe scatenato le ire del HR department e perfino un avviso prima del licenziamento. Ora a quel tappo alcuni politici senza scrupoli hanno messo un rubinetto, no peggio un tubo da giardino e quest’isola si è trasformata in un paese qualunque della Padania. Guardo i cocci del vaso di Pandora a terra e insieme ai pochi inglesi rimasti “inglesi” mi giro intorno e mi rendo conto che uno su due potrebbe non volermi come vicino. Dico potrebbe perché’ non si è mai sicuri se gli argomenti dei brexiteers siano economici o razzisti. Quando dici che la NHS non ha più soldi per tutti ne fai un argomento di natura politica/economica oppure intendi che chi ha colore della pelle diverso debba essere curato dopo di te, nonostante paghi le tasse quanto o più di te? Quando dici che preferisci che sia un inglese bianco di Westminster a comandarti invece che uno abbronzato a Bruxelles lo dici per una questione politica o perché’ preferisci essere schiavo di un bianco invece che di un abbronzato a Bruxelles? La cultura del sospetto serpeggia tra di noi. Perfino tra gli stessi inglesi ho sentito commenti del tipo: “secondo me quello che è per Brexit”; “quello ha la moglie rumena, ovvio che voti per Remain”; ho sentito di coppie in crisi perché’ il marito è per Leave e la moglie per Remain; amici nordirlandesi mi dicono che gli animi si stanno (ri)accendendo anche a Belfast.

Nord Irlanda già, perché’ alla fine dei conti Brexit sarà una ferita insanabile che lascerà una cicatrice sul Regno Unito. Scozia, Galles, Gibilterra e parte del Nord Irlanda voteranno per rimanere e la Scozia ha già detto che farà un referendum per uscire dall’unione britannica e tornare nell’Unione Europea. Alla fine un veloce sguardo alla mappa del voto ci dice che Brexit è un risveglio nazionalista inglese delle zone rurali dipinto come ritorno ai fasti dell’Impero perduto. I brexiteers vogliono il risveglio dell’era vittoriana ma si ritroveranno con una nazione dimezzata, isolata e odiata da tutti. A questo porta il tribalismo chiamato nazionalismo. La vittoria dei geni contro il raziocinio, l’istinto primordiale contro il buon senso. La morte di qualsiasi avanzamento dell’umanità oltre la barbarie.

Dopo la distruzione del UK, sarà il turno del resto d’Europa con Olanda, Danimarca e Svezia. Marine Le Pen è in visibilio e non aspetta altro. Altro che De Gaulle, una Francia sotto Le Pen sarà il ritorno al nazionalsocialismo in salsa francofona. Intanto Putin sorride del disfacimento del progetto europeo. Gli utili idioti che voteranno queste élite politiche pensano che dalla distruzione si crea ricchezza e progresso. Poveri illusi, non sapete cosa vi aspetta. Vi dico solo che due manager director di due compagnie con cui ho parlato recentemente mi hanno confessato che Brexit sarà il segnale per fare le tende e spostare tutto in USA o a Hong Kong. quando il business delocalizza e si sposta significa che la tempesta sta per arrivare.

E tutto questo solo perché’ un uomo, Boris Johnson, tipico profilo da politico psicopatico vuole prendere il potere all’interno del suo partito. Tutto nasce dal narcisismo, dall’egocentrismo, dalla patologia di un uomo a cui non va giù la leadership di Cameron. Nigel Farage ci crede al suo progetto ma Boris? Sappiamo i suoi veri scopi, dipingersi come il nuovo Churchill di un Regno andato in pezzi.

E alla fine 500 milioni di persone pagheranno le conseguenze di un uomo, come già successo in passato tante volte, troppe volte, proprio ora che per la prima volta in centinaia di anni in Europa non si combatteva più una guerra fratricida.

Nel frattempo nel mio piccolo sento questa ferita personalmente. È una sensazione strana che non avevo mai provato prima: un mix tra aver scommesso tutto quello che avevo sul cavallo sbagliato e uno scoprirmi un alieno in un paese in cui pensavo di essermi integrato perfettamente. Ma il passaporto è diventato ormai come la circoncisione negli anni 30, basta per decretare la cittadinanza di serie B, una tassa speciale come la Jizya, il tributo che cristiani ed ebrei dovevano ai regnanti musulmani, la riserva indiana fiscale e sociale per gli immigrati. Non si può più discriminare per razza, religione o etnia ma basta il marchio della nascita del passaporto per ritrovarsi con una stella di David cucita sul petto. Questo è il nazionalismo, la versione 2.0 economica e sociale del ghetto ebraico. A conti fatti tra due individui che pagano le stesse tasse, obbediscono alle stesse leggi, parlano la stessa lingua e contribuiscono alla ricchezza della società chi ha il passaporto della nazione ospitante (per puro caso è nato in quel suolo) è superiore in tutto. Un tempo si usavano categorie religiose ed etniche per sottolineare l’appartenenza ad un gruppo superiore, ora basta un timbro di un annoiato burocrate di un’anagrafe di provincia.

 

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Compro una vocale

https%3A%2F%2F67.media.tumblr.com%2F4979592c4892159acf95dc31c2cd36f0%2Ftumblr_o8p8qvrM0T1ty9rczo1_1280Si dice che il dipartimento del marketing dell’ISIS abbia perso 4 teste (letteralmente) dalla strage di Orlando. Sembra che sia andata più o meno così:

“Abu hai uploadato il video di rivendicazione della strage di Orlando?”

“Certo Ali! Come mi era stato detto.”

“Beh pare di no caro fratello.”  dice Ali lisciando la lama del suo coltello sulla cinghia di cuoio. “Alla TV americana dicono che sia stata un’altra sigla fondamentalista a orchestrare l’attentato. Una certa “Om’ophob-ya”. Mai sentita, deve essere un spin-off di quei porci di Al Nusra. Comunque sta di fatto che il tuo lavoro non lo hai fatto e…”

“Noooo aspet…”

Due ore dopo.

“Che è successo a questa postazione?” chiede Omar vedendo un bagno di sangue sul pavimento e Mohammed che pulisce il tutto con uno straccio.

“Ah, il tuo predecessore si era dimenticato di uploadare la rivendicazione della strage di Orlando e… ZAC!” fa Mohammed imitando il  movimento di un coltello sulla gola.

Omar si tocca il collo e rabbrividisce. Prima di sedersi alla sua postazione vede un poster con la foto di Al Baghdadi e sotto scritto: “Morte agli infedeli di Om’ophob-ya!”

“E quello?”

“Pare che sia nata una nuova sigla dell’universo islamista ma sappiamo poco. Ne parlano tutti i giornali.”

In quel momento entra Ali.

“Eccoti Omar. Allora come ti dicevo è di estrema importanza che come primo lavoro ti metta ad uploadare il nostro comunicato che possa rivendicare l’attentato. Nel frattempo screditiamo su Twitter questi bastardi di Om’ophob-ya, ora ci rubano pure le rivendicazioni!”

“Certo, nessun problema, ecco qua. Basta un click.”

Due ore dopo Mohammed entra in ufficio e trova un altro corpo senza testa. “Ma non è possibile! questi giovani informatici sono proprio degli incapaci!”

Vede un nuovo poster affianco al primo che recita: “Morte a Al lalobbi delear-miya!”

“Un altro gruppo! Ma non è possibile! Va, ci penso io a fare questo upload della rivendicazione. Basta un click.”

Il giorno dopo Ali viene fatto inginocchire di fronte ad Al Baghdadi.

“Califfo! Califfo! E’ una congiura di quegli sporchi sciiti, lo giuro!”

Al Baghdadi non lo guarda neppure negli occhi. Legge in un foglio i nomi dei gruppi che hanno rivendicato la strage di Orlando:

“Om’ophob-ya, Al lalobbi delear-miya e ora pure questo emiro invasato di Dhon Al ‘dtramp. Quante volte dobbiamo rivendicare un attentato prima che ci degnino di attenzione?”

“Non lo so ma sembra che ogni volta che rivendichiamo un attentato in nome dell’Islam i giornali ne escano fuori con questi gruppi inesistenti. E’ una congiura le dico!”

Al Baghdadi non sembra convinto.

“Forse,” urla Ali “se scrivessimo col sangue ISIS sui muri della prossima strage la gente ci crederebbe!”

“Buona idea Ali, lo dico sempre che prima di tagliare una testa bisogna farla parlare per l’ultima volta, gli ultimi pensieri sono sempre i migliori.”

“Nooooo…aahhh….ehhh.”

Due giorni dopo i giornali occidentali riportano di un’altra strage in America. Il Presidente USA Barack Obama convoca una conferenza stampa.

“Sembra che un nuovo gruppo estremista si sia aggiunto alle sigle che combattono contro le nostre libertà. Non sapremo mai cosa ha mosso l’attentatore ma quello che sappiamo è che era affiliato all’Isis, un gruppo fondamentalista religioso che si rifà alla dea egiziana Iside.”

Alcuni giorni dopo.

Al Baghdadi viene trovato morto soffocato da un kebab dalle sue guardie mentre guardava la TV americana. Mentre portano via il corpo una delle guardie si infila il resto del kebab in tasca e dice:

“Alla fine è meglio che sia andata così. Questo fatto che nessuno riconosceva i suoi attentati gli stava attaccando alla bile. Poveretto, come si fa a vivere così?”

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