Un piacevole incontro

Mi fermo ad una stazione di servizio sulla M25 – quella che in UK chiamiamo scherzosamente il più grande parcheggio di Londra. Ordino dei noodles per me e mio figlio di 3 anni. Alla cassa un ragazzo capisce che sono italiano da come parlo a mio figlio. Mi parla in italiano ma si sente che non e’ la sua lingua madre. Gli chiedo da dove viene e mi dice che originariamente veniva dall’Albania ma ora e’ italiano a tutti gli effetti e considera Milano casa sua. Chiacchieriamo ancora un po’ e poi mi dice che il pranzo lo offre lui. Gli chiedo, molto impacciato e sorpreso, perché mai dovrebbe fare una cosa simile. Mi risponde indicando mio figlio: “E’ grazie a lui se ora sono qui e sono quello che sono.”. Intendeva che e’ grazie all’Italia se lui e’ riuscito ad avere un futuro, una casa che può chiamare “casa” e se ora può lavorare in UK come cittadino europeo. Non ho parole, perché mi sono commosso dopo quello che mi ha detto. Mi limito ad un grazie veloce ma lui capisce e mi dice di non preoccuparmi, ma vedo che gli scende una lacrima, che fa scomparire in fretta prima del prossimo cliente.

Lui non sapeva che pure io sono un immigrato e che come lui ringrazio il Regno Unito per avermi dato cosi tanto nella vita. Mai pero’ mi era capitato di sentire qualcuno ringraziare un cittadino di un paese per quello che quel paese aveva fatto per lui/lei. Specialmente ringraziare la nuova generazione – come mio figlio – che non aveva contribuito alcunché alle condizioni che hanno favorito il suo riscatto economico e di vita.

Sicuramente arrivato da ragazzino con quei barconi stracolmi di disperati dall’Albania, quell’esercito di centinaia di migliaia di albanesi che avrebbero – a sentire le cronache dell’epoca – distrutto l’Italia. Ve la ricordate l’emergenza albanesi? Dove sono ora nelle nostre cronache? Le prime pagine dove venivano dipinti come criminali, stupratori, assassini? Anche quella era una invasione che avrebbe cambiato il paese in peggio. Molti ci sono ancora, tantissimi integrati e italianissimi, altri tornati in Albania a rimettere il paese a posto dopo aver acquisito conoscenze, esperienza e ricchezza in Italia. Molti come questo ragazzo che chiama Milano casa sua e che ringrazia uno sconosciuto italiano per quello che l’Italia gli ha dato.

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Sulla cecità cromatica

Vero titolo sarebbe dovuto essere “Sulla cecità cromatica di alcune culture, ovvero percezione e descrizione dei colori dipendono dalla cultura”. Troppo lungo vero? Però dà l’idea di che cosa questo post parlerà. Sembra incredibile ma la percezione e la descrizione dei colori non sono universali. E non parlo di culture lontane da noi, perfino all’interno della famiglia Indo-europea esistono differenze enormi nel modo in cui percepiamo e classifichiamo i colori. Per prima cosa molte culture raggruppano i colori in gruppi. Per esempio il termine moderno (ne parlo più giù) blu raggruppa al suo interno una serie di tonalità che alcune culture non classificano come distinte. Quando mi spostai a vivere in Inghilterra rimasi sorpreso dalla povertà di termini usati nel gergo colloquiale per indicare tonalità di colori. Mentre in italiano abbiamo turchese, azzurro, celeste, blu o indaco ecc. per indicare diverse tonalità gli anglofoni tendono a raggruppare il tutto con il termine blu. Esistono turquoise, azure, indigo ma sono termini specialistici, usati raramente nel linguaggio di tutti i giorni (a parte indigo per arcobaleno che da noi dovrebbe essere il violetto/viola).

Ma esistono culture e quindi anche lingue con più povertà cromatica. Prendiamo gli antichi greci, i quali non avevano alcun interesse nel classificare le tonalità dei colori, e raggruppavano i colori in gruppi che noi moderni ora distinguiamo nettamente. La differenza tra verde e blu non era cosi marcata (chloros e glaukos indicavano tonalità dello stesso colore dal grigio al giallognolo; xanthos dal giallo al rosso; il termine blu kuanos fu introdotto solo nel VI secolo d.C.). In Omero il mare non era azzurro o blu ma “come il vino”. Euripide parla del mare perfino come purpureo. C’è da dire che per i greci i colori venivano riempiti di significati emotivi e perfino sacri che spesso prevalevano sulla descrizione più “scientifica” della gamma di colori. Noi moderni forse abbiamo acquisito questa maggiore precisione nel descrivere le tonalità dopo Newton e il suo esperimento con il prisma. Ma questo è un altro discorso.

Esistono comunque molti problemi con il colore blu, direi quasi da ricercare non tanto nella semantica quanto piuttosto nella capacità dei nostri occhi di distinguere tra le diverse lunghezze d’onda al confine tra blu e verde. In Giapponese non esiste distinzione tra blu e verde, per esempio, che usa la parola ao per definire entrambi. Il termine midori per indicare verde è relativamente recente e il suo uso si è diffuso solo dopo la Seconda Guerra mondiale a causa dell’influenza occidentale. Qui invece una mappa con alcuni esempi di lingue che non distinguono tra verde e blu.

Ma tornando al blu, in realtà la parola blu deriva dal francese bleu, il quale a sua volta deriva da una radice germanica. Dal francese poi blu fu esportata in tutte le lingue romanze relativamente di recente. Per esempio, guardate questo grafico che indica la frequenza dell’uso di blu in italiano in letteratura. Come potete vedere è molto probabile che i nostri nonni alla scuola elementare non abbiano mai incontrato la parola blu. Durante il fascismo ci fu un picco di azzurro (forse per contrastare l’uso del francesismo blu?) ma poi alla fine blu ha vinto rispetto ad azzurro e ora quasi tutti quelli delle nuove generazioni prediligono l’uso di blu. Tipico caso di forestierismo che ha vinto sul termine autoctono*.

*aggiornamento: azzurro tanto autoctono non è visto che deriva deriva dall’arabo lazurd a sua volta derivante dal persiano lazward. Da cui anche lapislazzuli!

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Il Vietnam persiano

Nelle prossime settimane incomincerete a vedere molti servizi giornalistici e articoli sui maggiori giornali riguardo all’Iran. Parleranno di presunti attacchi iraniani agli interessi occidentali, sabotaggi, interferenze con elezioni, pericoli contro Israele ecc. Ci saranno esperti militari ospiti di telegiornali e trasmissioni che parleranno di documenti dei servizi segreti che provano che l’Iran sta organizzando qualche attacco contro gli interessi americani e israeliani. Opinionisti scriveranno op-eds su grandi giornali come il New York Times e il Washington Post che verranno copia-incollati da agenzie in tutto il mondo. Non abboccate. Tutto questo e’ stato deciso a tavolino da qualche generale del Pentagono e spin doctor della Casa Bianca.

Tutte queste notizie verranno date in pasto ai giornali da agenzie dei servizi segreti americani e israeliane. Su Twitter e su Facebook vedrete un aumento delle campagne di appoggio per le donne che protestano contro il velo. Più del normale ovviamente. Questo viene fatto dagli algoritmi delle piattaforme per amplificare un messaggio di propaganda anti-iraniana. Voci contro la guerra verranno silenziate e le campagne anti-iraniane saranno martellanti. I social media e la maggior parte dei media tradizionali sono alle dirette dipendenze degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita (Twitter e’ in mano ai sauditi infatti). E’ tutto fatto di modo tale che l’opinione pubblica arrivi preparata alla prossima guerra contro l’Iran. Già, la guerra. Perché ora?

Alcune cose sono capitate negli ultimi mesi: la rielezione di Netanyahu in Israele, la riapertura del fronte di guerra siriano di Idlib, le pesanti perdite dei sauditi nel teatro yemenita a causa della guerrilla degli Houthis. Ma soprattutto una legge non scritta che dice che qualsiasi presidente americano che non va in guerra non viene rieletto per un secondo mandato. Trump ci ha provato con il Venezuela ma ha miseramente fallito e ora ci prova con l’Iran. Con modi da criminali gli americani hanno prima lasciato l’accordo internazionale sul nucleare che stava funzionando benissimo, poi hanno incominciato ad inviare navi e bombardieri nel Golfo Persico per stuzzicare una risposta dall’Iran. Come un bambino con un bastone che scuote un alveare stanno solo aspettando che una ape faccia una mossa sbagliata per poi giustificare un attacco.

Il problema e’ che gli americani sono cosi ignoranti che non si rendono conto che questa sarà la più dura e difficile guerra mai combattuta dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Non hanno alcuna idea di cosa sia l’Iran, quanto sia impervio geograficamente e quanti alleati fedeli abbia nella regione e fuori dalla regione. Non sarà una passeggiata e questi sono i motivi principali:

1. geograficamente l’Iran e’ immenso. Grande quanto l’Europa Occidentale (Germania, Francia, Italia e Regno Unito assieme per esempio) con zone impervie e montagnose, deserti e foreste. E’ un microcontinente a se stante. E’ impossibile da invadere dal mare, cioè dal Golfo Persico, perché controlla il passaggio delle navi sullo stretto di Hormuz. (infatti e’ una trappola per le navi nemiche) e da terra e’ circondata da paesi alleati o neutrali.

2. alleanze: A Est il Pakistan non ha alcun interesse ad allearsi con gli USA e a Nord-Est l’Afghanistan e’ in caos. A Ovest l’Iraq e’ diventato praticamente un paese satellite dell’Iran, l’Oman e’ storicamente neutrale ma si affaccia su Hormuz quindi ha interesse a non entrare nel conflitto, lo Yemen e’ in piena guerra civile, la Siria sta vincendo contro gli ultimi bastioni di Al Qaeda ad Idlib con l’aiuto dei russi, in Libano Hezbollah controlla parte del governo, la Turchia e’ alleata della Russia e in rotta di collisione con la NATO. Gli unici paesi che potrebbero supportare un attacco sono Arabia Saudita e Israele. E potrebbero farlo solo con supporto aereo.

3. conseguenze: se gli USA dovessero attaccare l’Iran, la prima mossa dell’Iran sarebbe quella di chiudere lo stretto di Hormuz e affondare la flotta americana. E potrebbero farlo perché in tutti questi anni si sono preparati a questa evenienza. Con minisommerigibili, droni, razzi terra-terra, motoscafi veloci da due posti per azioni kamikaze. Queste sono tutte azioni di guerriglia e  sabotaggio che non necessitano di tecnologie avanzate o di flotte di fregate o squadroni di jet. Sarà una sorta di Vietnam sull’acqua che terrà in scacco matto gli americani. Israeliani e sauditi tenteranno di usare la loro aviazione per fare sortite nel territorio iraniano ma come sappiamo dall’esperienza l’unico modo per vincere e’ con una invasione di terra. Impossibile a meno che non si facciano sbarcare 500000 mila soldati con perdite devastanti. Al confronto il D-Day fu una passeggiata. Nel frattempo l’Iran non ha neppure bisogno di spostare truppe al confine. Deve solo aspettare che i suoi alleati attacchino Israele (Hezbollah, Siria e Hamas) da più fronti e internamente, i sauditi (houthis dallo Yemen e dall’est sciita) e gli americani stazionati in Iraq (PMU sciite e IRGG). Non solo ma sarebbe impossibile per le petroliere dei paesi arabi attraversare lo stretto senza essere attaccati. Il prezzo del petrolio schizzerebbe a livelli mai visti dagli anni 70 con conseguenza disastrose sull’economia mondiale.

4. effetto domino. Non solo l’Iran non deve fare nulla – solo aspettare con pazienza – ma può contare su appoggio indiretto di Russia e Cina i quali faranno di tutto per sabotare gli interessi statunitensi aumentando la loro pressione su aree diverse come il Mare Cinese nel caso della Cina e l’Ucraina nel caso della Russia. Altri paesi poi potrebbero approfittarne come il Venezuela e la Corea del Nord (difatti la Corea nei giorni successivi all’annuncio della guerra contro l’Iran ha sparato missili a lunga gittata) per contrastare il potere americano nelle loro regioni di influenza.

5. Conclusioni: non solo gli USA non possono vincere militarmente contro l’Iran ma rischiano di esacerbare conflitti che non sembrano connessi come in Corea del Nord, Venezuela, Libia, Ucraina ecc. Esiste un solo modo per vincere la guerra militarmente: le armi nucleari. E non e’ da escludere che Netanyahu possa sganciare qualche atomica strategica su qualche piccola città iraniana. Ma come reagirebbe al comunità internazionale ad un tale atto criminale?

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Tempi bui

Abbiamo gridato al lupo al lupo molte volte in passato. Forse troppe qualcuno di voi dirà, anche se se siamo arrivati a questo punto è proprio perché da certi piccoli gesti in passato si è arrivati al decadimento istituzionale attuale. Questa volta pero ci troviamo di fronte a gesti di certe parti del governo chiaramente e spudoratamente anticostituzionali e come tali illegali.

Nel giro di poche settimane abbiamo assistito:

1. alla polizia che per ordine di Salvini ha provveduto a sequestrare telefonini, striscioni, scritte di contestatori. In alcuni casi entrando in casa di privati cittadini senza mandati di perquisizione o motivo di ordine pubblico.

2. all’account Twitter ufficiale della Polizia di Stato che risponde ad un privato cittadino denigrandolo in pubblico perché ha osato contestare Salvini. Tweet poi difeso dallo stesso capo della polizia Gabrielli sul Corriere dicendo che “quel tweet non appartiene ad un funzionario anonimo sfuggito al controllo dell’amministrazione ma è stato sollecitato e autorizzato.”

3. ad un esponente della Polizia che all’apertura di una sede della Lega a Roma dichiara che “Il connubio tra Lega e Polizia di Stato e’ diventato indissolubile grazie a Salvini.”

4. ad uno striscione con la scritta “non sei benvenuto” a Brembate rimosso dai Vigili del Fuoco “costretti” dalle forze dell’ordine mentre c’era un comizio di Salvini.

Tutti questi episodi sono di una gravità incredibile e sono propri di paesi dove l’autoritarismo la fa da padrone come la Russia. Prendiamo atto che la Polizia di Stato ha deciso dai gradi più alti fino a quelli più bassi di diventare un corpo di polizia privato per il ministro dell’Interno e che il suo operato sia un tutt’uno con un solo e unico partito, la Lega. E come tale non è più imparziale. Non si sono mai viste e sentite cose di questo genere in tutta la storia repubblicana e se lo sommiamo a quello che sta succedendo con i svariati partiti fascisti a cui si lascia fare qualsiasi crimine impudentemente e spesso con l’appoggio implicito dello stesso ministro dell’Interno ci troviamo ad un impasse storica. Una da cui spesso non si può più tornare indietro.

Deve essere chiaro che queste cose da staterello del centro-America debbano finire. Salvini è ubriaco di potere. E’ un bambino che ha bisogno di attenzioni e ora che le ha ricevute pensa di poter essere sopra la legge, anzi di essere la legge stessa. Persone di questo genere osano sempre di più e alzano l’asticella dell’ammissibile ogni giorno che passa per vedere l’effetto che fa.

Non sono mai stato tipo da girotondini o da proteste di piazza né grande supporter di attività extraparlamentari ma ora è d’obbligo agire con atti di disubbidienza civile. Non abbiate paura di avere striscioni o scritte o messaggi su internet che critichino Salvini. Non possono di certo strapparli tutti a meno che non facciano una legge apposita. Niente di volgare o che possa essere accusato di istigazione a delinquere, ovviamente. Arriverà un momento in cui qualcuno dovrà intervenire, internamente la presidenza della Repubblica o internazionalmente l’Unione Europea.

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Casal Bruciato è la fine dello stato di diritto

La scena è questa: una residente italiana riceve legittimamente (ripeto, legittimamente) l’assegnazione di una casa popolare dal comune di Roma. I residenti di Casal Bruciato insieme ad un gruppo di militanti di Casapound cercano di bloccare con la forza l’entrata della suddetta residente (con bambino in braccio) nella sua nuova residenza legittimamente assegnata dal comune e cercano di linciarla e la minacciano urlando “Puttana, vi vogliamo tutti impiccati!”, “Zoccola, ti stupro!”. Questo linciaggio è giustificato (secondo loro) perché pare che sia di etnia rom (non so neppure se sia cittadina italiana ma non fa differenza di che nazionalità sia). Potrebbe essere anche boliviana ma se la legge lo consente lei può accedere a quel diritto comunale e soprattutto non deve essere minacciata a causa della sua etnia.

Questo post non riguarda il neofascismo né la legge Scelba e Mancino. Questo post riguarda la legge, lo stato di diritto. La Rule of Law come si dice nei paesi anglosassoni. Ecco, l’altro giorno a Casal Bruciato lo stato di diritto è morto. L’ordinamento giuridico italiano ha tra i suoi pilastri (che vi piaccia o no) l’obbligatorietà dell’azione penale da parte della magistratura. Ma la magistratura non procede contro questi individui non in quanto fascisti (questione complessa che lascio ad altri) ma in quanto delinquenti. I reati che vedo sono almeno quattro: istigazione a delinquere, minaccia, interruzione di ufficio, odio razziale e violenza privata (con aggravante perché presente minore). In un paese civile la polizia avrebbe dovuto schedare tutte quelle persone, la magistratura intervenire indipendentemente. E invece questo non accade e la sindaca Raggi ha dovuto usare risorse comunali per difendere questa persona dalle minacce.

Ma forse non vi rendete conto di quello che è successo: Casapound si è sostituito allo stato ed è ora una forza sopra la legge. Non solo per quanto riguarda questo episodio ma pensiamo allo stabile pubblico occupato da 15 anni a Roma o i sit-in non autorizzati da prefetto ecc. Il gruppo può agire indisturbato in molte periferie e la magistratura non interviene. Non dico la polizia, che sappiamo ha al suo interno molti simpatizzanti neofascisti. Parliamo del potere giudiziario totalmente inesistente. Ricordatevelo quando qualcuno si chiederà in un futuro non molto tempo come siamo potuti arrivare a tali abissi di inciviltà.

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“Ma non ti conviene”

Ho contatti con l’italiano medio molto di rado (e meno male) ma quando mi capita noto una frase che si ripete continuamente: ma non ti conviene. Per chi vive nella bolla Italia questa frase passa inosservata ma per chi come me vive da quasi 15 anni all’estero si nota tantissimo e in ogni contesto. Gli italiani sono cosi abituati a questa frase e a tutto ciò che ne consegue che non si rendono conto nemmeno di usarla. Dal traffico al supermercato, dal lavoro alle vacanze, qualsiasi conversazione include questa frase. Ed e’ una frase che disintegra, distrugge, oblitera l’intera loro esistenza. Secondo l’italiano medio non conviene fare nulla. La sentono fin da bambini e poi da ragazzini quando vorrebbero fare un lavoretto saltuario e i genitori gli dicono “non ti conviene”. La sentono in auto quando vorrebbero fare un giro panoramico per vedere un posto nuovo “ma non ti conviene”. La sentono quando vorresti cambiare un prodotto/servizio “ma non ti conviene”. Qualsiasi cambiamento, qualsiasi progresso, qualsiasi cosa che vada fuori dall’ordinario “non conviene”. In una società del genere un ragazzo non può che diventare come i propri genitori: un vecchio incapace di cambiare, di accettare il diverso, di progredire. In UK non ho mai sentito nessuno dire ad un altro “it’s not worth it”. Mai.

Fossi rimasto in Italia e avessi obbedito al mantra del “non ti conviene” non sarei dove sono ora. Ho fatto tutte le cose che gli altri avrebbero considerato “non convenienti”: studiare, investire su esperienza e nuove professioni, andare all’estero, in una parola migliorarsi. Quando un vecchio vi dirà che il lavoretto da pochi euro estivo non vi conviene o che fare un’esperienza all’estero non vi conviene o che fare un corso formativo o fare volontariato non vi convengono, lasciate perdere e ditegli: voglio migliorarmi, voglio avere esperienza, voglio vivere.

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Simulazioni abramitiche

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Prende sempre più piede la teoria secondo cui il nostro universo sia solo una simulazione creata da una civiltà avanzata, probabilmente nel futuro o addirittura aliena. tutto incomincia con Nick Bostrom che in un articolo “Are you living in a simulation?” ipotizza che le probabilità che il nostro universo sia simulato siano molto alte. Insomma un po’ come nel film Matrix i nostri cervelli sono collegati ad un computer e per noi e’ impossibile sapere se il nostro mondo sia vero o simulato. Ed e’ questo il punto forte o debole della teoria: poiché non e’ possibile dimostrarlo rimane solo un esperimento mentale. Anche se vivessimo dentro una simulazione non cambierebbe nulla, questo e’ il nostro mondo e questo rimane. Dobbiamo sottometterci alle leggi della fisica, siano queste “vere” (e a questo punto non so neppure cosa significhi vere) o simulate.

Il punto del post pero’ e’ un altro. Molti pensano che questa ipotesi sia una cosa nuova e che chi creda a quest’ipotesi sia un pazzo. In realtà la teoria della simulazione dell’universo e’ una teoria antica tanto quanto le religioni abramitiche. La vita che viviamo, per ebrei, cristiani e musulmani e’ solo un test creato da dio per testare la nostra fede. L’universo non ha alcun senso se non come laboratorio di sperimentazione per un dio scienziato che ci studia, mantiene tabelle con tutti i nostri comportamenti e che ci seleziona per una più grande simulazione, quella del dopovita. La seconda vita ha due simulazioni principali, paradiso e inferno, che sono solo temporanee.

Per i primi cristiani infatti la vita era una simulazione senza alcun valore anche perché sapevano che Cristo sarebbe ritornato di li’ a poco per far risorgere questa volta tutti con i loro corpi che avevano nella prima simulazione. Ogni giorno che passava non era altro che un conto alla rovescia in attesa del suo ritorno. Il martirio era cosi comune perché la vita per loro non aveva senso e morire da martiri significava assicurarsi un biglietto per direttissima al secondo livello della simulazione.

Per i cristiani secolarizzati di oggi queste cose possono sembrare incredibili ma questa era la mentalità dei primi cristiani. Ed e’ per questo che per i romani pagani dell’epoca il cristianesimo pareva una pazzia incredibile. Basta leggere i loro testi e cosa pensavano del cristianesimo e dei cristiani, considerati invasati e pazzi. I loro martirii, cercando la bella morte, oggi vengono visti come gesti eroici in difesa della fede ma in realtà erano semplici scorciatoie per passare al secondo livello. Oggi persone del genere verrebbero considerate pazze dagli stessi cristiani. Un comportamento simile anche con inclusa violenza nei confronti degli altri lo vediamo con i kamikaze islamici. L’atto del suicidio per difendere la fede e’ una scorciatoia per passare ad un altro livello d’esistenza. Questa vita terrena non ha alcun valore, ecco perché uccidere altri o perfino i propri familiari o se stessi e’ perfettamente normale e moralmente accettabile. D’altronde la vita e’ una simulazione. Siamo tutti fatti di bit in un computer. Il nostro programmatore ci darà extrapunti e ci farà andare in un altro livello dove saremo felici perché li ci sarà un altro programma di simulazione dove non ci sarà la simulazione della sofferenza.

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