Archivi del mese: giugno 2015

Il papa a chilometro zero

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Ci tocca fare le parti degli orchi di nuovo, ancora una volta per l’ennesima volta. Se loro sono per la vita noi siamo contro la vita, se loro sono per la pace noi siamo per la guerra, ora loro sono per la salvezza della Terra, noi automaticamente siamo per la sua distruzione. Ma ci tocca fare le parti del diavolo, facciamo parte dell’economia del creato, non possiamo tirarci indietro.
La pubblicazione dell’enciclica Laudato Si pone le basi per una sacra alleanza tra le due più grandi e influenti religioni del nostro tempo: il cattolicesimo e l’ambientalismo. Trattasi di atto politico, ovvero un tentativo di evangelizzazione di quella parte della popolazione secolarizzata occidentale più facilmente abbindolabile dal papa pop che strizza l’occhio un po’ a tutti. Gli ambientalisti infatti rappresentano un gruppo incredibilmente vicino alle posizioni cattoliche: credono ad un Eden perduto, credono all’immutabilità della Natura (con la N maiuscola perché si tratta di dea da rispettare) e quindi ad un Universo immutato fin dall’atto della Creazione, credono che tutti i mali del mondo derivino dalla malvagità umana e che il rispetto di alcuni rituali giornalieri purifichi il mondo e se stessi. Il riciclo, l’utilizzo di prodotti a chilometro zero, il biologico, l’OGM-free sono atti purificatori tanto quanto le confessioni, le preghiere, i giubilei. La carbon tax? E’ come le indulgenze medievali. Se paghi la Chiesa raggiungi il paradiso, se paghi lo Stato la CO2 scompare. Ma il popolo dei fessi ha anche altre preoccupazioni. Le multinazionali, il consumismo, la disparità di ricchezze nel mondo, il terzomondismo. Tutti sintomi di una malattia ben più grave: il liberismo selvaggio. Il liberismo è come il diavolo, è dappertutto, produce tutti i mali del mondo ma non lo si può vedere, ché manco un esorcista sarebbe in grado di tirarlo fuori dal corpo di un indemoniato. Ci devi credere e basta. E allora mi pare di essere tornato al passato quando i pochi illuminati che spiegavano che gli indemoniati altro non erano che epilettici venivano derisi o peggio definiti eretici. Così come non si potevano contestare i dogmi della chiesa così oggi non si possono contestare i dogmi del chilometro zero, del biologico, dell’OGM-free. Tutti dogmi connessi al fair trade e alla mancata ridistribuzione della ricchezza sul pianeta, causata dai soliti sporchi capitalisti in giacca e cravatta. Vi ricorda qualcosa? Da Marx passando per Lenin e Che Guevara, da San Francesco e Padre Pio a Papa Francesco I. Infatti questi nuovi adepti di una religione, secolarizzata certo, ma identica nella mentalità e nella superstizione a tutte le altre che l’umanità ha già visto sono per lo più di sinistra. Un terreno di evangelizzazione che la Chiesa ha recentemente perso. Molti sono ex comunisti alla ricerca di una nuova chiesa che li accolga. I numeri parlano chiaro: gli ex comunisti stanno diventando tutti cattolici. Ieri chiedevano di impiccare i preti, oggi sono adoranti in ginocchio a Piazza San Pietro. Insomma Bergoglio (o BerGrillo come su internet lo stanno già chiamando) ci ha visto giusto. Questa enciclica è un investimento che porterà i suoi frutti su lungo termine ma non con un rischioso cambiamento del cattolicesimo stesso. Introdurre elementi di un’altra religione nel proprio seno non è cosa nuova per la Chiesa Cattolica che ha fatto della propria capacità di adattarsi ai tempi la chiave del suo successo. Qualcuno ha già parlato pure di neo paganesimo, fusione tra cattolicesimo e ambientalismo. Se è così questo Leviatano antico di 2000 anni sopravvivrà pure al secolarismo dei nostri tempi e ci tormenterà per i prossimi 2000 a venire. Niente più roghi per eresia ma per inquinamento. Cambia la religione ma i preti sono sempre gli stessi.

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Non chiamate vostro figlio Andrea… in UK

In un certo senso questo post si ricollega alla serie “Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese”(*), perché se esiste una funzione del nostro caro corso d’inglese è quella di aiutarci non solo a comprendere un madrelingua ma anche a vivere in un paese dove vivono i madrelingua. E se il vostro insegnante d’inglese si fosse premurato di spiegarvi la differenza tra nomi propri tra le due culture (anglosassone e italiana) invece di farvi perdere giorni sugli esercizi dei libri d’inglese, scritti da inglesi, a quest’ora molti connazionali avrebbero risparmiato alcune figuracce nella loro vita. Ma buttiamoci immediatamente sull’anedottica spicciola. Un mio collega di nome Andrea quando si presentò nel suo futuro laboratorio di ricerca  destò non poca delusione. Tutti si aspettavano un’avvenente ricercatrice mediterranea. Andrea infatti è un nome maschile SOLO in italiano e albanese. In tutte le altre lingue è femminile. Stessa sorte per i poveri cristi che si chiamano Nicola. Ma passiamo al gruppo di nomi maschili italiani che finiscono con la E: Daniele, Gabriele, Michele, Simone, Emanuele. Sfortunatamente tutti questi nomi sono molto simili agli equivalenti femminili Danielle, Gabrielle, Michelle, Simone e Emanuelle e spesso in alcuni paesi anglosassoni sono scritti esattamente come in italiano. Avrete sicuramente notato che molti angloitaliani e italoamericani si fanno chiamare Dan, Danny, Mike ecc. Il motivo è semplice: hanno capito loro malgrado che avere un nome femminile a scuola non è consigliabile. Meglio usare nicknames e shortnames per non creare il risolino continuo dei proprio coetanei. Trattasi di scelta di necessità purtroppo.

Ecco, durante la mia carriera scolastica e universitaria ho avuto credo 9 insegnanti d’inglese e ce ne fosse stato uno che avesse detto “Bene ragazzi, oggi mettete da parte il libro degli esercizi così affrontiamo uno dei più grandi problemi che alcuni di voi affronteranno all’estero: come evitare che vi prendano per donne o che pensino che siate passati per Casablanca.” Quante sofferenze e figuracce molti connazionali si sarebbero risparmiati. But, hey, we need to finish Unit 4 for tomorrow.

*https://fabristol.wordpress.com/category/quello-che-non-vi-hanno-mai-insegnato-al-corso-dinglese/

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The art of reading the right book at the right time

“The most merciful thing in the world, I think, is the inability of the human mind to correlate all its contents. We live on a placid island of ignorance in the midst of black seas of infinity, and it was not meant that we should voyage far. The sciences, each straining in its own direction, have hitherto harmed us little; but some day the piecing together of dissociated knowledge will open up such terrifying vistas of reality, and of our frightful position therein, that we shall either go mad from the revelation or flee from the deadly light into the peace and safety of a new dark age.”

509983I’ve always been a great fan of Lovecraft. I devoured all his stories when I was a teenager; in an age when teens typically rebel against authority and society I funneled all my natural anger on his world. I even wrote my high school thesis based on Lovecraft universe. So I’m a lovecraftian fan, but not your typical kind of fan though. No, I’m not an adept that prays for the return of Cthulhu from the depth of R’lyeh. Don’t worry. More like a scholar maybe. I love his way of looking at the universe, I love the hopeless cosmocentric phylosophy behind it. I agree with most of his statements regarding humanity, our place in the universe, the brutality of the cosmos itself, the non-sensical existence that we are experiencing with our lives. When you read and understand the deep implications of Lovecraft’s world you realise how stupid our everyday discussions, fears and anxieties are compared to the great horrors that lurk in the deep swathes of space. The only way is madness, says Lovecraft. Yes, I believe if we were able to get the very fabric of the universe our brains won’t be able to cope with it and madness will haunt us until our death. That’s why I think only the machines will be able to understand the universe, luckily they can’t get mad.

In a way I consider Lovecraft very similar to Epicurus: gods exist but don’t be bothered by them because they don’t interact with us. If you get too involved with their world you lose your sanity. Hence the only way for happyness in life is to live your ordinary life without peeking at the slightly open door. Don’t open that door and you will be happy. Ignorance is truly bliss. Sure Lovecraft didn’t believe in any god but his pantheon was more like a visual representations of the horrors of the cosmos and existence. A physics horror embodied in monsters of unimmaginable power and brutality. And by the way Cthulhu was not a god in any of the senses we consider a divine being. It was more lke an alien with such powers that could destroy entire worlds.

So yes, I consider myself a lovecraftian epicurean if that means that the universe is not by any chance anthropocentric, our existence useless and the aeons and spaces out there are impossible to grasp with a human mind.

Why am I talking about this then? The thing is I now got in my hands the omnibus volume of Lovecraft work in an english edition. I would like to read it again after so many years, now that I’m an adult, now that I experienced the truth of his teachings. And I’m scared and I can’t open it because I don’t know if I’m going to ruin all the magic that was dwelling in my mind since I was 15. I’m worried of ruining it and finding out that his writing wasn’t that good or his stories weren’t that original. What if his books must be read at a certain age only? I’m not saying that Lovecraft stories are for children, what I’m saying is that the fascination for the dark, gothic and horrors might not be the same for me after 20 years. And I’ll be disappointed. And he will fall down from my personal pantheon of writers. Maybe I shouldn’t do like the protagonists of his stories: tempted by dark knowledge they peered on an ancient book and they lost their mind. Maybe I should stay blissfully ignorant and keep the magic like it is.

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Di Arborea, di gas e di vacche: una breve disamina fuori dai soliti schemi

env-burpingGiugno 2015. Una piccola lista civica capitanata da una giovane ragazza vince le elezioni comunali in un piccolo paese della Sardegna. Fin qui niente di speciale se non fosse che questa piccola lista civica non e’ altro che una gemmazione di un comitato civico ambientalista o NIMBY come si dice oggi (not in my backyard) in un paese dell’oristanese, Arborea. Ma torniamo indietro di qualche anno. Tutto nasce dal Progetto Eleonora (dal nome della famosa giudichessa d’Arborea del periodo giudicale sardo), una concessione data dalla Regione Sardegna alla Saras per l’attivita’ di ricerca di gas naturale nella zona tra Cabras e Arborea. Si sospetta infatti la presenza di metano nell’area. La Regione consente alla Saras di fare sondaggi esplorativi ma nasce un comitato del no, “No al progetto Eleonora” appunto. Il motivo del no e’ che ci potrebbe essere la possibilita’ d’inquinamento delle falde acquifere e dell’atmosfera a livello locale. Tra i vari motivi si elencano anche le possibili ricadute negative sulle tradizionali attivita’ della zona d’Arborea, ovvero la produzione di latticini bovini e l’agricoltura. Arborea infatti con i suoi 30000 capi bovini e’ il polo principale per la produzione di latte e derivati vaccini in Sardegna.

La cosa piu’ interessante pero’, ed e’ qui che voglio arrivare dopo questa lunga premessa, e’ che sono proprio le attivita’ tradizionali di Arborea ad avere l’impatto piu’ grande sull’inquinamento a livello locale. Infatti sappiamo che ogni vacca da latte produce circa tra i 250 e i 500 litri di metano al giorno. Se moltiplichiamo per 30 mila abbiamo tra 7 milioni e 500 mila litri e 15 milioni di litri di metano al giorno. Le vacche producono pure CO2 che e’ stato calcolato possa arrivare a 5000 litri al giorno, 150 milioni di litri al giorno. Ricordiamo che CO2 e CH4 sono i principali responsabili dell’effetto serra sulla Terra. Ma non e’ finita qui: 30000 vacche producono 1500000 chili di letame. Letame che viene poi usato in agricoltura anche a livello locale (non e’ un caso che le due attivita’ siano quasi sempre collegate). Il letame e’ fonte di nitrati, ottimi per la crescita delle piante, ma assolutamente dannosi se contaminano le falde acquifere. Inoltre gli antibiotici che rappresentano parte integrante della produzione vaccina moderna vengono escreti attraverso urina e letame e finiscono sulle piante. Escherichia Coli e Salmonella sono la ciliegina sulla torta. Dopo aver raggiunto le falde acquifere tutti questi prodotti collaterali finiscono sugli stagni di Cabras dove vengono pescati la maggior parte dei muggini sardi e dove viene prodotta la famosa bottariga.

Del comitato del no fa parte pure il WWF che in una nota dice che [il Progetto Eleonora non è] “compatibile con le caratteristiche naturali del luogo e in particolare con la presenza di un’area protetta, con la tutela della salute dell’uomo e la vocazione socio economica dell’area”. Viene quindi ribadito da molti all’interno del comitato per il no che l’estrazione di metano dal suolo possa rappresentare un pericolo per l’attivita’ economica dell’area (latticini e agricoltura).

L’ironia della cosa quindi – e mi sorprende che nessun commentatore in questi anni lo abbia fatto notare – e’ che Arborea rappresenta gia’ una delle aree della Sardegna a piu’ alto rischio inquinamento, non solo a livello locale ma anche a livello globale visto che si calcola che i gas prodotti dalle vacche da latte rappresentino il 4% della quantita’ di gas che causa effetto serra. Latte che, ironia della sorte, rappresenta in primo luogo un danno alla salute dei sardi: la Sardegna ha una delle piu’ alte intolleranze al lattosio d’Europa.

Per proteggere questa economia falsamente in armonia con l’ambiente si sta ora vietando di estrarre metano. Metano che – a meno di perdite accidentali nell’atmosfera – verrebbe convogliato direttamente nelle cisterne e usato per scaldare le case dei cittadini di Arborea; pure quelle del comitato del no che preferiscono scaldare le loro case con gas estratto da altre parti del mondo (sembra che il gas estratto in Africa non dia problemi all’ambiente e agli africani) e nel frattempo proteggono l’industria lattearia locale dannosa per l’ambiente e per la salute. Paradossalmente rimpiazzare le 30000 vacche da latte con 100 pozzi di metano sarebbe piu’ salutare per l’ambiente e la salute della situazione corrente.

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