Archivi del mese: febbraio 2019

Mercator come strumento di dominio occidentale

Veramente pochi sanno che quasi tutte le mappe del mondo – inclusa quella di GoogleMaps- non rappresentano le vere proporzioni dei continenti della Terra. Avrete sicuramente notato che la Groenlandia risulta essere immensa, grande quanto l’intera Africa. Lo stesso vale per il Canada, la Scandinavia e la Siberia. In realtà è una distorsione data dalla proiezione di Mercator, utilizzata con successo per la navigazione marittima per secoli ma che ha grossi problemi di distorsione con le masse terrestri. Una conseguenza di questa distorsione è che i paesi dell’emisfero boreale risultano più grandi di quanto non lo siano, mentre quelli vicini all’equatore più piccoli. Sembra una cosa da nulla ma questo condiziona pesantemente il nostro modo di vedere il mondo e di rapportarci (noi occidentali) con gli altri paesi. Prendete l’Africa per esempio: l’Africa è immensa e al suo interno ci stanno USA, Europa, Cina e India. O il Brasile che è grande quanto gli USA. Gli stessi USA sono grandi appena quanto il Sahara. Non mi credete? Guardate voi stessi su questo sito theTruesize.com. Scrivete nome del paese in inglese e spostatelo a diverse latitudini. Un ottimo strumento da usare a scuola durante geografia.

Quali sono le conseguenze politiche di questo?

Cosa sarebbe successo se le mappe fossero state fedeli alle vere proporzioni dei paesi quando l’Occidente ha dichiarato guerra ad Afganistan, Siria o Libia? L’Afghanistan è grande quanto Francia e Germania messe assieme. Francia e Germania insieme e fatte di impenetrabili montagne e vallate. Davvero gli USA si sarebbero avventurati in un territorio cosi ostile con qualche migliaio di soldati? O la Gran Bretagna si definirebbe ancora così se la spostassimo nel Mediterraneo, grande appena quanto l’Italia? Volete fare la guerra all’Iran? Beh, spostatela in Europa e vediamo se riuscireste a conquistare un paese grande quasi quanto il continente europeo. Altro che D-Day.

Ma non solo guerre. Per esempio, da ragazzino negli anni 90 mi ricordo come fosse ieri che il WWF aveva una campagna di sensibilizzazione contro la deforestazione dell’Amazzonia. Dicevano che ogni anno un’area grande quanto l’Umbria veniva distrutta in Brasile. Guardavo la mappa e mi preoccupavo: in meno di 20 anni l’intera Amazzonia scomparirà! Provate a spostare l’Italia in Brasile e cercate di capire quanto piccola e insignificante sia l’Umbria rispetto al resto del paese. Poi non ci dobbiamo meravigliare se esistano ancora tribù di indios ancora isolate e che non hanno ancora avuto contatto col mondo!

I miei amici inglesi quando sentono parlare della Sardegna, pensano che sia un’isoletta come Santorini o Rodi, insomma una montagna in mezzo al mare. Pensano di poterla visitare in 48 ore. Quando invece la spostiamo più a nord ci accorgiamo che la Sardegna è grande quanto il Belgio, più grande della Slovenia e non cosi tanto piccola rispetto alla Svizzera. Grande quanto il Galles e il doppio rispetto al Nord Irlanda. Immaginatevi tutti i discorsi sull’indipendentismo di certe regioni se utilizzassimo le loro reali dimensioni. Chi negherebbe alla Sardegna (che molti in Europa neanche sanno dove sia) il diritto all’autodeterminazione se si scoprisse che è grande quasi quanto la Svizzera?

Il fatto è che questa rappresentazione falsata della realtà del Mondo è un’arma nelle mani dell’Occidente. Le nostre politiche, le nostre convinzioni di superiorità, perfino la giustificazione per nuove guerre si basano su questa percezione che gli USA e l’Europa siano continenti enormi mentre i paesi poveri all’equatore siano piccoli. Non è un caso infatti che la mappa dell’ONU, più vicina alla realtà, non sia una proiezione Mercator. Di certo non fu colpa di Mercator, che inventò la sua proiezione pensando alla navigazione (per cui è ottima), ma ormai tutti lo sanno e esistono alternative più veritiere ma si è preferito mantenere questa menzogna nelle scuole, nelle nostre mappe di navigazione su internet. Per esempio, recentemente (nel 2016) Narukawa inventò la proiezione Authagraph (vedi sotto), simile a quella dell’ONU, che viene definita quella più vicina alla realtà. Forse è giunto il momento di adottarla nelle nostre scuole, che dite?

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Vilfredo Pareto e l’ineguaglianza della società umana

Da qualche tempo mi sto dilettando nel leggere Vilfredo Pareto. Ingegnere, sociologo, economista, Pareto fu uno studioso attivo fino agli anni 20 del secolo scorso quando morì, ma nonostante questo incredibilmente moderno. Credo che il suo pensiero possa servire a capire molti dei drammi del secolo scorso e i mutamenti di questi ultimi anni nel nostro mondo.

Per Pareto le società umane sono sempre invariabilmente divise tra elite e masse, e questa divisione in genere è in 20/80%. Studiò la suddivisione della proprietà delle terre in varie epoche storiche e varie società e si rese conto che non importa dove e quando nelle società umane l’elite (il 20%) detiene sempre l’80% delle terre. Ma attenzione, questa suddivisione in classi non è fissa ma estremamente mobile. In quella che spesso raffiguriamo come una piramide sociale – ma che per Pareto era una sorta di freccia sociale con una grossa base (80%) e una punta sottile (20%) – esiste un moto magmatico continuo tra l’80% e il 20%. Rivoluzioni avvengono continuamente e nuove elite rimpiazzano le vecchie, mantenendo la proporzione 20-80 intatta. In alcuni paesi come antica Atene e Inghilterra questi mutamenti sono più veloci, in altri come a Sparta o in Cina più lenti ma sono sempre presenti (parla di Inghilterra e Cina della sua epoca ovviamente e usa Atene e Sparte come esempi di democrazia e despotismo). Le democrazie sono più veloci a dare questo cambio, mentre i paesi autoritari più lenti. E questa è l’unica differenza tra i due, perché, dice Pareto, la democrazia o il “bolscevismo” sono illusioni o frodi se pensano di poter creare società egualitarie. Democratici e comunisti/socialisti pensano che la loro rivoluzione dia il potere al popolo e che elimini le elite, ma invece questa proporzione non può essere cambiata. Infatti, e lo abbiamo visto con l’URSS, perfino nei paesi socialisti si forma una elite che accumula potere e denaro. La chiamiamo oligarchia per i paesi socialisti, monarchia e nobiltà per le monarchie e governo nelle democrazie ma sono sempre la stessa cosa: il 20% d’elite della popolazione. Le democrazie danno un’illusione di distribuzione del potere ma in realtà vi è sempre una elite che scalza l’altra distruggendola.

Oggi, lo vediamo chiaramente nelle democrazie moderne: i grandi partiti politici dal dopoguerra in poi hanno creato un bastione difficilmente espugnabile, distribuendo la ricchezza solo ai propri accoliti. Il resto della popolazione, l’80%, prende le briciole ed è sfruttato con lo strumento della tassazione dando l’illusione che il potere appartenga al popolo. Ma a volte le rivoluzioni avvengono ed ecco che il M5S sale al potere e magicamente diventa quel 20% che tanto odiava. In pochi mesi distribuisce favori tra i propri accoliti, si chiude in un bastione inespugnabile, tutti i comportamenti meschini ed immorali che contestava ora sono permissibili e a quel paese va l’onestà.

Insomma Pareto ci aveva azzeccato e sarebbe bene rileggerlo per capire la storia e quello che sta succedendo oggi nel mondo.

 

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Differenze tra Risiko italiano e Risk internazionale

Ho sempre considerato Risiko uno dei giochi da tavolo più entusiasmanti e complessi. Lo adoro e quando ho amici a casa lo propongo sempre. Pochi però sanno che la versione di Risiko italiana è unica al mondo e si discosta abbastanza dalle versioni internazionali.  Ed è questa sua unicità a renderla la versione forse migliore in assoluto. Ieri ho avuto il piacere di giocare con la versione britannica, fedele all’originale. Vediamo le maggiori differenze:

  1. Come molti di voi avranno notato nella versione italiana ci sono carri armati ma quelli raffigurati nelle carte sono fanteria, cavalleria e artiglieria. Come è possibile? La versione originale infatti era basata sulle guerre napoleoniche e la mappa ne è un’altra prova. Significa che nelle versioni internazionali non ci sono carri armati ma fanteria, cavalleria e artiglieria. Vedi foto. Le differenti pedine non significano differenti livelli di potenza di fuoco (come pensavo fino a ieri) ma semplicemente un modo per aggregare numeri di battaglioni (da noi armate) superiori a 5 (1 cavalleria equivale a 5 fanterie) e 10 (1 artiglieria equivale a 10 fanterie o 2 cavallerie). Insomma, lo stesso uso che nel nostro si fa delle bandierine che equivalgono a 10 carri armati. Il motivo di questo non è solo per questioni di spazio ma anche perché nella versione internazionale i battaglioni di fanteria sono limitati a poco meno di 40. Quindi si è forzati a sostituirli con cavalleria e artiglieria.
  2. Questo significa che i movimenti di truppe sulla mappa sono limitati da questa aggregazione. Nell’italiano possiamo spostare carri armati uno ad uno da un territorio all’altro, in quelle internazionali la cavalleria e l’artiglieria non si possono dividere e quindi spesso ci si trova con territori sguarniti e esposti ad attacchi.
  3. I dadi per la difesa sono solo due, non tre. Questo fa sì che l’attaccante sia avvantaggiato. Insomma, è più facile conquistare territori in Risk rispetto a Risiko tanto che nella partita che ho fatto (durata appena 1 ora e mezzo) ho conquistato il Sud America e riperso completamente in due turni! Basta un errore o un po’ di sfortuna per vedere la partita ribaltarsi immediatamente. In Risiko in media per essere vincitori in una battaglia l’attaccante deve accumulare almeno tre volte tante armate della difesa. In Risk basta il doppio. Come potete capire le partite durano molto meno rispetto a quelle italiane.
  4. In Risiko c’è un collegamento marittimo tra Medio Oriente e Africa Orientale che rende l’Africa molto più esposta agli attacchi dall‘Asia.

Una curiosità: nella mappa del Risk del 1992 con cui ho giocato sono chiaramente segnate Sardegna, Corsica, Baleari, Creta e Cipro. In quella italiana queste non ci sono, segno che pure nei giochi da tavolo i continentali non hanno alcun riguardo nei confronti dei sardi! 😉

La versione britannica del 1992 invece è molto patriottica: la scatola rappresenta truppe britanniche e le Falkland sono rappresentate e ingrandite in maniera innaturale. Quando l’ho fatto presente al mio amico inglese ne è rimasto sorpreso, più che altro per il fatto che lui non se ne sarebbe mai accorto se non glielo avessi fatto notare io. Come dire che quando vivi nella tua bolla nazione pensi che il mondo giri intorno a te.

In conclusione per una volta la versione italiana è quella migliore e più equilibrata e che permette strategie a lungo termine complesse. La mappa italiana pero’ lascia a desiderare (soprattutto per la mancanza della Sardegna!) e infatti ho deciso di comprare la versione britannica e di usare la sua mappa con le regole italiane. Insomma, prendo il meglio delle due versioni.

 

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