Archivi del mese: maggio 2017

Urbanizzazione e toponomastica inglesi

Sono molto incuriosito dalle origini dei luoghi e dell’origine dei loro nomi. In ogni posto in cui vado cerco di capire quanti e quali strati siano “dietro” o sarebbe meglio dire “sotto” il luogo odierno. Spesso il nome di un paese o città dice molto se non più della sua archeologia. Detto questo l’Inghilterra è il posto peggiore dove sia mai stato per fare questo tipo di ricerche per varietà ma soprattutto per unicità urbanistica. L’urbanizzazione come la definiamo oggi incomincia coi romani e di questo ne abbiamo ampia dimostrazione dalla toponomastica: tutte le città che finiscono con chester non sono altro che antichi forti militari romani (Manchester, Gloucester, Chichester, Leicester, Winchester, Chester, Doncaster, Lancaster, Rochester e così via. Il castrum latino era il primo insediamento dei conquistatori romani ed è così tuttora. I romani non conquistarono città celtiche, dovettero fare tutto da zero, inclusa Londinium. Le prime città nel suolo britannico quindi nascono come castri, ovvero accampamenti militari dalla tipica forma a croce. Ovvero due strade che si intersecano a formare una croce. Ed è così tuttora. Il centro della città non esiste ma semplicemente è la parte più antica di questo incrocio di strade. A parte qualche civiltà extraeuropea mi pare che il Regno Unito sia l’unico posto in cui non esista la piazza centrale dove tempio e palazzo si contendono il potere. Anzi, a ben vedere (a parte Londra che è una scimmiottatura delle capitali europee e che le ha introdotte nel 18esimo e 19esimo secolo) le piazze non esistono del tutto. Dalle culture mesopotamiche in cui c’era il centro cittadino con i templi e il palazzo reale all’agorà delle città stato greche fino al forum della città romana, dalla platz tedesca con palazzo del borgomastro, cattedrale e mercato alle olandesi/fiamminghe Grote Markt; tutte le civiltà più vicine a noi hanno un centro focale della vita pubblica. Nel Regno Unito non è così. Tutto è decentralizzato e non esiste un luogo pubblico d’incontro. Tuttora il city council è spesso un edificio anonimo in una parte a caso della città. Le chiese sono disposte a caso e la poca vita pubblica si svolge nella High Street. Ovvero la via principale dove ci sono tutti i negozi. Fuori da questa sono miglia e miglia di “terraced houses” a due piani, tutte uguali ovviamente. Non è un caso che a parte le città fondate dai romani intorno alle loro caserme gli altri villaggi e paesi siano semplicemente degli insediamenti nati sul ciglio della strada, anch’essa costruita dai romani. E l’origine di questi insediamenti non-romani è tradita dalla toponomastica: tantissimi villaggi e paesi finiscono in -field, che vuol dire campo. Nel senso di un “campo” in contrasto con quello che vi è intorno, ovvero foresta. In pratica gli insediamenti britannici altro non sono che tagli nella foresta. E infatti gli unici spazi liberi da case nelle zone urbane altro non sono che pezzi di campo lasciati crescere selvaggiamente, ovvero parchi con boschi. I britannici non creano parchi piantando alberi e giardini, semplicemente lasciano che la natura prenda il sopravvento dopo anni. Ora, come la vita sociale possa solo lontanamente esistere in una situazione del genere è un miracolo. Ed è forse a causa di questo che gli inglesi vengono considerati in sociologia come “socially awkward” e che l’unico punto d’incontro sia il pub, un luogo di incontro pubblico unico al mondo che non ha corrispettivi in altre culture. Pub deriva da “public house” ed è il punto focale della vita di un villaggio, paese o quartiere. Non è un posto dove ci si ubriaca, come si pensa nel continente, ma un posto dove ci si rilassa e si parla con amici e perfino con gli sconosciuti. Il pub è l’unico posto in cui un inglese vi approccerà in pubblico anche se siete sconosciuti. Dentro al pub le rigorose regole sociali della vita britannica non esistono o sono temporaneamente sospese. Non esistono metodiche file, la gente sbraita e dice parolacce, gioca e scherza. E non è neppure un posto per uomini, come si pensa nel continente ma per l’intera famiglia. E secondo Wikipedia le sue origini sono da ricercarsi nelle tabernae romane costruite a ridosso delle strade romane. Insomma tutto torna, prima dei romani di urbano non c’era nulla in Albione a parte i “campi”. Hic sunt campi.

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Comunicazioni di ISIServizio

E così si chiude la settimana dell’attentato a Manchester con la solita pletora di hashtag – #prayformanchester #terrorismwontwin – e frasi fatte come “vogliono toglierci la nostra libertà”. Lo abbiamo visto ogni volta che c’è stato un attentato terroristico. Il magico mondo di internet si attiva immediatamente con riflesso pavloviano e poi dopo una settimana tutto torna come prima: #xfactor #bigbrother #wewantboobs

Come al solito l’opinione pubblica e i media sono completamente slegati dalla realtà se pensano che gli attentati dell’ISIS abbiano come obiettivo quello di fare terrore e toglierci libertà. L’ISIS con i suoi attentatori suicidi non parla alle folle ma ai governi. Non parla ai libertini apostati occidentali ma ai servizi segreti. Usa le masse e i mass-media come amplificatore per smuovere governi e servizi segreti. E in questo chi fa retweet soprattutto durante le prime ore degli attacchi è tecnicamente uno strumento nelle mani dell’ISIS. Ma cosa vogliono dire gli attentatori ai governi occidentali e ai servizi segreti? Semplice: lasciateci stare. ISIS, al contrario di Al Qaeda, non ha canali ufficiali con i governi occidentali (almeno di cui abbiamo evidenza) e non ha altri strumenti per comunicare se non gli attentati terroristici. Infatti tutti gli attentati terroristici sono sempre legati a battaglie su campo in Siria o Iraq. Raqqa è circondata dalle truppe SDF (alleanza curdo-araba) con l’aiuto logistico e militare di US e UK. Proprio nei giorni scorsi hanno incominciato la manovra a tanaglia per assediarla completamente. Inoltre l’esercito siriano sta conquistando Maskanah a Est di Aleppo e sta muovendo le truppe per liberare Deir Ezzor. È un modo per dire ai governi occidentali: se non ci lasciate in pace ne faremo degli altri e ancora e ancora e ancora. E visto che ci siete fermate le truppe di Assad con ogni mezzo (quello che gli USA stanno facendo in questi giorni con l’invasione segreta dal confine giordano). È un modo già usato da altri gruppi terroristici anche negli anni 70 e mi pare assurdo che nessun analista ne parli oggi. Quando le milizie sciite irakene conquistano un nuovo quartiere di Mosul, ISIS fa detonare le sue bombe a Baghdad. Di nuovo, comunicazione per dire una sola cosa: fermatevi. Non è un caso che Al Qaeda abbia smesso di fare attentati terroristici in Occidente. Al Zawahiri ha esplicitamente vietato di farli perché ora i governi occidentali sono alleati su campo di Al Qaeda e la proteggono. Se qualcosa va storto hanno canali di comunicazione aperti tramite intermediari locali, non hanno più bisogno di fare attacchi suicidi. Al Qaeda è stata sdoganata e la comunicazione normalizzata. Governi, servizi segreti e ISIS sono indifferenti alle sorti delle masse. Lavorano su altri piani di esistenza rispetto a quello della nostra vita reale, su livelli paralleli che intersecano con il nostro mondo solo quando fa comodo per amplificare il messaggio.

 

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Il medioevo prossimo venturo

Se ce ne fosse bisogno di una prova dell’abisso in cui la mente umana può cadere è proprio di questi tempi moderni quando persone che sono sopravvissute fino alla vita adulta perché vaccinate protestano contro i vaccini. O quando le masse aizzate dagli ambientalisti sono contrarie al nucleare, il sistema di produzione energetico più pulito e più efficiente che l’umanità abbia mai ideato. O quando grazie alla ricerca su animali gli animalisti sono sopravvissuti fino a età adulta e possono continuare a protestare fino a 100 anni o più. O quando nonostante chiunque si possa informare gratis sul sistema più onnisciente che l’uomo abbia mai creato, Internet, la gente continui a informarsi solo grazie a catene di Sant’Antonio su Facebook moltiplicando ignoranza e superstizione su omeopatia, OGM, antivax, nucleare, vivisezione, complottismo.

Un giorno quando il mondo sarà distrutto a causa si questi idrocefali che saranno al potere ci guarderemo indietro e ci chiederemo: come è possibile che abbiamo buttato al vento tutto quello che abbiamo conquistato durante l’apice della nostra civilizzazione e lo abbiamo barattato col medioevo?

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E ora riporta il bastoncino Donald

Guardatelo mentre si inchina di fronte al vero padrone del mondo, capo chino non per il peso della collana in oro massiccio ma per la mancanza di spina dorsale tipica dei vermi, con rispetto parlando per i vermi ovviamente. Lui che aveva testualmente dichiarato che l’Arabia Saudita era il piu’ grande esportatore di terrorismo al mondo e che era dietro l’11 Settembre. Sentitelo mentre dice che vuole fondare un centro antiterrorismo in Arabia Saudita (ridiamo a denti stretti ma ridiamo suvvia). Non c’e’ mai limite all’assurdo e Trump ci insegna che viviamo in un mondo di vermi, ancor peggio di vermi al potere.

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Sulla razza nel Regno Unito

Ho avuto coscienza della mia appartenenza ad un subgruppo razziale solo nel momento in cui sono arrivato in Inghilterra. Nello specifico del sub gruppo caucasico mediterraneo. Avevo una certa coscienza del mio essere mediterraneo ma pensavo di essere “visto” dagli altri semplicemente come “bianco”, una varietà di bianco caucasico. (Anche se alla fine dei conti da bravo biologo non posso che rendermi conto che queste sono solo convenzioni linguistiche: dal punto di vista genetico a parte alcune popolazioni isolate per decine di migliaia di anni come gli aborigeni australiani o molte popolazioni polinesiane, siamo tutti interconnessi bene o male attraverso scambi genetici di popolazioni intermedie. Io come sardo so per certo di avere nel sangue geni nuragici (di origine sconosciuta), geni fenici, i quali avevano scambi genetici con l’intera Mesopotamia (non dimentichiamoci che i sumeri forse venivano dall’India) e con l’Elam (Iran), geni italici attraverso i romani i quali avevano scambi genetici dall’Atlantico all’India e dalla odierna Germania fino al Maghreb. Sono veramente bianco? Sono un caucasico? Sicuramente no.)

Dicevo, questo è cambiato nel momento in cui sono arrivato in Albione. Quello che pensavo di me non equivaleva a quello che gli altri pensavano di me qui in UK (questa è una lezione che vale per qualsiasi cosa ovviamente; percezione propria e degli altri spesso non combaciano). Ero mediterraneo, la mia pelle olivastra, scura, i capelli corvini. E va bene sono più scuro della media inglese ma questo continuo farlo notare? Di certo commenti del genere non vengono MAI fatti verso persone non caucasiche come africani, asiatici o mediorientali. In un certo senso per gli inglesi è tabù parlare di tratti razziali a meno che non siano di un subgruppo caucasico. Quindi sono coscienti del fatto che un italiano e un inglese abbiano antenati comuni ma comunque ne demarcano la differenza e questo non è considerato razzista. Ché a me va non crea fastidio, ci mancherebbe, ma è la frequenza di queste demarcazioni che non mi piace. E questo non si limita alla vita di tutti i giorni ma anche alla burocrazia. Per esempio, l’intera vita nella burocrazia inglese gira intorno a scartoffie che ti chiedono continuamente di quale background etnico si appartiene. Dal medico all’università, dal lavoro ai survey delle compagnie private. È solo per statistica, ti dicono. Col tempo mi sono reso conto che invece trattasi semplicemente di una ossessione vittoriana con la razza. I purosangue britannici inconsciamente cercano in tutti i modi di demarcarsi dal resto. E questo è stato traslato con risultati terribili nelle colonie britanniche di Australia e USA. Basti pensare alla appena inventata (anni 70) categoria di latinos.

“Are you White British?” Che cavolo significa? Puoi davvero vantare un pedigree tale che possa andare indietro nel tempo fino a quando le isole britanniche non sono mai state invase? Cioè mai? Ah sì dimenticavo, i Celti, che si sono probabilmente estinti e avevano capelli e occhi scuri? Ma sei un White British che deriva dall’invasione romana di soldati siriani e egiziani o derivi dai vichinghi? La cosa che più fa inorridire e che è un sintomo di quanto siano razzisti questi sondaggi è che white British è distinto da “Other White”. Come se essere White British fosse una razza a parte rispetto al resto d’Europa.

Questa cosa mi fa così incavolare che ogni volta che devo fare questo tipo di sondaggi scrivo sempre sul campo Other due semplici parole che spero altri copino in futuro: Homo sapiens. Che non me ne voglia a male il Neanderthal che è geneticamente in (alcuni) di noi.

 

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Occhi grandi, infanticidi e evoluzione

Spesso facciamo l’errore di pensare che ogni caratteristica fenotipica abbia un suo perché evolutivo. O molto piú spesso invertiamo causa ed effetto. Un esempio di questo è la grandezza negli occhi dei bambini. Si dice che gli occhi dei bambini siano così grandi rispetto al resto della testa e corpo per incutere tenerezza negli adulti. Una sorta di riflesso pavloviano che ci viene ogni volta che vediamo quei grandi occhioni: diventiamo docili e perdiamo aggressività. Si dice che questo si sia evoluto per evitare che i bambini vengano uccisi.

In effetti questa è una caratteristica tipica di quasi tutti i vertebrati. L’infanticidio è tristemente comune nel mondo animale e avere un fenotipo esteso come gli occhi sproporzionati potrebbe aiutare ad evitare molte morti. Ma è veramente così? Secondo questa teoria i cuccioli dei vertebrati hanno sviluppato questa caratteristica per sopravvivere all’assalto degli adulti, più spesso maschile che femminile. Chiamiamo Occhio la causa e Docilità l’effetto.

Cosa si è evoluto prima, allora, Occhio o Docilità? Qualcuno risponderebbe che è la domanda a non avere senso in termini evoluzionistici ed è vero. Ma invece io vorrei contestare l’intero costrutto di questa teoria. Si dice che gli occhi dei cuccioli non crescano dalla nascita all’età adulta, ovvero si nasca con gli occhi già della grandezza adulta. Una veloce ricerca su internet mi informa che questo però è parzialmente un mito. Ovvero gli occhi crescono dopo la nascita ma raggiungono la grandezza massima intorno ai tre anni di vita circa. Ma la loro crescita è veramente di poco conto rispetto al resto del corpo (da 17 mm a 22 mm). Quindi possiamo dire che la crescita c’è ma non è così drammatica come ci aspetteremmo nella crescita del corpo di un bambino. Il motivo è forse da ricercare nella loro origine. Gli occhi sono parzialmente di derivazione neuroepiteliale e sono connessi al nervo ottico che fa parte del sistema nervoso, di cui fa parte anche la retina. Ora, nonostante recenti scoperte dimostrino che la neurogenesi continui anche in età adulta e soprattutto nelle prime fasi della infanzia possiamo dire che però è estremamente limitata. Cosa cresce nell’occhio dopo la nascita? Soprattutto le parti che derivano dal mesoderma, meno quelle che derivano dalla cresta neurale. Nervo ottico e retina hanno crescita limitata e questo condiziona tutto il resto dell’occhio. Quindi quello che abbiamo è un occhio che deve per necessità già essere sproporzionatamente grande fin dalla nascita. Per necessità, non perché il suo scopo sia quello di far diventare docili gli adulti. Ed ecco che forse gli occhi grandi (causa) non si sono evoluti per evitare l’aggressività degli adulti (effetto). Il fatto che poi il riflesso pavloviano Docilità si sia sviluppato in risposta a questo è tutto un altro discorso. In realtà è una combinazione di caratteristiche fenotipiche che abbassano l’aggressività negli adulti (dimensioni occhi, testa sproporzionata rispetto al corpo, forme curve, movimenti scoordinati ecc.) e non solo la dimensione degli occhi. L’evoluzione utilizza sempre caratteristiche preesistenti per creare nuove funzioni.

Questo è solo un esempio delle fallacie a cui ci può portare un approccio sbagliato all’evoluzione.

 

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