Archivi del mese: settembre 2014

Sul referendum scozzese e sul perché (forse) voterei no

scottish-independe_2737680b1276527709“My heart votes Yes but my head votes No.”

Queste sono le parole del mio collega scozzese di oggi e credo che riassumano il mio orientamento di questi giorni. Perché se fino a qualche mese fa avrei votato (se fossi stato in Scozia) Yes all’indipendenza della Scozia oggi non ne sono più convinto. E il motivo non è che sono diventanto di botto unionista. Al contrario il motivo è più semplice e pragmatico: il referednum che si terrà domani in Scozia non è o voti per l’indipendenza o voti per lo status quo. No, il voto di domani è o voti per la nascita di un nuovo stato brutta copia del Regno Unito o su modello scandinavo oppure voti per una federazione di paesi britannici. Infatti se al referendum dovesse vincere il no il Regno devolverà quasi tutti i poteri, a parte la difesa, alla Scozia rendendo di fatto il Regno una federazione. E a mio parere il paragone con USA o Germania non calza perché sarebbe la nascita di un nuovo tipo di federazione, formato da popoli diversi con lingue diverse sotto la stessa corona. Una sorta di Impero Britannico in versione ridotta. Molti commentatori pro-No si sono perfino spinti a proporre una devoluzione a livello perfino di contee, villaggi e città, insomma una sorta di cantonizzazione britannica. Ora questa soluzione sarebbe preferibile a mio parere alla nascita di una Scozia indipendente per due motivi: il primo è che sono favorevole a federazioni, confederazioni, atomizzazioni e le prefersico rispetto alla riproposizione del solito  Stato Nazione ottocentesco. Secondo motivo è che una Scozia indipendente penderebbe pericolossamente a sinistra e pro-UE mentre un Regno senza Scozia penderebbe pericolosamente a destra e si avvicinerebbe sempre più agli USA. Ora, io non voglio che il Regno stia né troppo con l’Unione Europea né troppo con gli USA. Voglio che sia il più indipendente possibile e aperto a tutti e due i mondi ma non sottomesso ad uno solo dei due mondi.

Il voto per il No sarebbe il “best of the two worlds” e renderebbe la monarchia più forte di prima con un pound superstrong e una razionalizzazione dell’economia più liberale. Inoltre spingerebbe Galles, Nord Irlanda, Cornovaglia, e le dipendenze della Corona a cercare sempre più autonomia e indipendenza ma sempre all’interno di una cornice britannica. Esiste poi il pericolo vendetta tra ex amici: dogane, negazione di moneta comune, protezionismo, piccole vendette infantili che in genere i governi si fanno tra di loro.

C’è anche un altro fattore da considerare: la visione romantica che nel resto del mondo si ha dell’indipendentismo scozzese. La gente pensa che il caso della Scozia sia simile a quello del Kurdistan, Kosovo o più vicino a noi Catalogna, Fiandre o Veneto. In realtà non si tratta di una nazione oppressa, tutt’altro. Magari lo è stata in passato ma ora gode di privilegi enormi, primo fra tutti quello di far parte di uno dei paesi più avanzati economicamente e per le libertà civili del mondo. Lo sviluppo della Scozia è passato anche e soprattutto grazie all’Unione. In Catalogna e in Veneto invece succede il contrario: ovvero quasi tutta la ricchezza prodotta va ai governi centrali. In questo caso si parla di parassitismo del governo centrale che giustifica le spinte indipendentiste. Inoltre in Veneto e in Catalogna abbiamo bilinguismo e biculturalismo mentre in Scozia si parla inglese e la cultura locale è stata diluita nei secoli. E più semplicemente in un caso abbiamo il rispetto dovuto dal governo centrale e dalla Regina ad un popolo, mentre negli altri casi esistono solo disprezzo, arroganza, e pretesa di sottomissione da parte dei governi centrali.

Perché di una cosa sola sono sicuro: che il Regno Unito è forse stato l’unico paese della storia moderna ad aver concesso in maniera così civile e democratica ad una parte della propria popolazione di secedere. E di questo bisogna dar atto al governo britannico di Cameron e alla Regina. Altri paesi dell’Unione Europea (non nomino extraUE come Russia o Cina) come Spagna e Italia hanno sempre minacciato l’uso di carri armati contro la secessione di un pezzo di loro territorio o hanno usato e usano tuttora pratiche da terrorismo di stato per evitare referendum. Basti vedere come il Re di Spagna o il Re d’Italia, Napolitano, si comportino rispetto a Elisabetta II. Una lezione di civiltà da un paese che da secoli è alla guida del pensiero occidentale.

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Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese: (gli altri) 10 errori più comuni degli italiani

false-friendsVisto il grande successo del precedente post sui 10 errori più comuni degli italiani con l’inglese ho pensato di compilare una lista di altri 10 errori abbastanza comuni. Enjoy!

1) To miss/to lose (accezione 1): questo errore è così comune che faccio veramente fatica a capire perché non venga corretto dagli insegnanti d’inglese. Questo lo fate tutti fino a quando qualche madrelingua ve lo fa notare. Quante volte avete perso il treno, il bus o l’aereo e avete esclamato: “Oh no, I lost my train/flight/bus!”. E gli inglesi che vi guardano e vi chiedono con stupore: “You lost a… train? Was it yours? And where is it now?”. Mentre in italiano il verbo perdere ha il doppio significato di “perdere un oggetto” e “perdere un mezzo di locomozione” in inglese esistono due verbi ben distinti per indicare le due azioni. Il primo è to lose (I lost something) mentre il secondo è to miss (I missed the train). Ora questa cosa è così difficile da fare entrare in testa che perfino io che vivo qui in UK da dieci anni devo pensare qualche millisecondo prima di dire “I missed the train” (o forse è perché non perdo mai treni?). Mentre per altri errori ho inventato trucchi linguistici e associazioni di suoni che mi permettono di evitare gli errori più comuni per questo ho sempre serie difficoltà. Non sbaglio mai ma quando dico quella frase mi devo fermare per qualche millisecondo perché l’ho messa nel cassetto mentale delle frasi intraducibili con il bollino rosso. Da un po’ di tempo a questa parte cerco di pensarla così: mentre gli italiani perdono oggetti d’ogni tipo inclusi aerei e treni gli inglesi “mancano all’appuntamento con la partenza del mezzo”.

2) to miss/to lose (accezione 2): simile ma forse più insidioso l’utilizzo di to lose per indicare la perdita di una occasione. Proprio l’altro giorno leggevo una recensione su Amazon di una italiana che faceva più o meno così: “A book not to be lose”. Ora a parte che sarebbe dovuto essere “lost” ma quello che avrebbe dovuto scrivere sarebbe stato “a book not to be missed”. Il commento più sotto era “hilarious”: “How can you lose such a big book?”

3) Terrific/dramatic/tremendous: quando qualcuno vi descrive la propria vacanza come “terrific” e i paesaggi che ha visto come “dramatic” non pensate che sia state così terrificante né drammatica. Vi sta semplicemente dicendo che è stata magnifica, eccezionale e che i paesaggi erano sensazionali. “A tremendous experience” è stata un’esperienza positiva, anzi straordinaria. Devo dire che però qui è la lingua inglese che ha “messed up tremendously” con le radici romanze di queste parole.

4) foreigner/stranger: altra incredibile figuraccia del sottoscritto che per mesi nella mia prima esperienza all’estero in Svezia parlava di tutti gli immigrati come strangers quando invece erano foreigners. Devono avere pensato che fossi un po’ razzista o semplicemente pazzo. Come infatti potevo chiamare me stesso o i miei amici stranieri come “estranei”. “We strangers.”. Se solo al corso di inglese per prepararmi all’Erasmus qualcuno si fosse degnato di dirmi che io sarei stato un “foreigner in Sweden” e non un “estraneo in Svezia” forse mi sarei risparmiato un bel po’ di figuracce. Ma non avrei scritto il punto 4 e voi non l’avreste letto, quindi forse è meglio così.

5) sensitive/sensible: capisco che siate delle persone sensibili e che siate rimasti shockati nel sapere che gli inglesi parlino con i morti (sensitive). Infatti sensibile si dice sensitive. Mentre sensitivo si dice medium. Siate ragionevoli invece, usate emotional. Infatti sensible vuol dire “ragionevole”. Questa differenza mi è entrata così tanto in testa che ormai in italiano sbaglio sempre e dico “fammi un’offerta sensibile” e dico “è una persona sensitiva”.

6) factory/fabric/farm: è vero, esistono fattorie che sembrano delle fabbriche (poveri animali in batteria!) ma ciò non significa che in inglese factory abbia lo stesso significato che in italiano. Factory significa industria/fabbrica mentre fattoria è farm. Questi me li ricordo perché uno dei miei gruppi preferiti è Fear Factory (la fabbrica di paura) e Animal Farm è un libro distopico di Orwell che parla di una fattoria di animali “politicamente schierati”. Fabric d’altro canto vuol dire tessuto e questo me lo ricordo grazie a Doc di Ritorno al futuro: “the encounter could create a time paradox, the result of which could cause a chain reaction that would unravel the very fabric of the space-time continuum and destroy the entire universe!”. Ricordatevi quindi che quando andate dietro nel tempo e baciate vostra madre potreste “disfare il tessuto dello spazio tempo!”. (beside you are morally disgusting!)

7) pretendo/to pretend: come con miss/lose questo false friend è nel mio cassetto mentale con il bollino rosso e ho ancora difficoltà a trovare un’associazione mentale che mi permetta di evitarla. Ti pretendo cantava Raf negli anni 80 ma forse non intendeva dire che “faceva finta” di volere la sua amata. To pretend infatti significa “far finta di”, non pretendere. Non ho alcun problema ad usare to pretend in inglese per questo significato, il problema è quando cerco di dire “pretendere” in inglese. Per il quale si dovrebbe utilizzare “to expect” or “to demand”.

8) vacancy/estate: può capitare che qualcuno cerchi lavoro come giardiniere o custode (vacancy) per una proprietà/residenza (estate) ma è sicuramente più comune di chi invece pensa di aver prenotato una vacanza estiva in una agenzia immobiliare! Vacancy vuol dire letteralmente posto vacante e significa sia che c’è un posto di lavoro disponibile o una camera disponibile in un albergo. Estate, pronunciato “esteit” invece indica una proprietà, non l’estate!

9) fresh: “She is fresh, fresh, exciting” cantava il ritornello di una canzone anni 80 che ad un orecchio italiano fa sorridere. Una ragazza fresca? Magari si è appena buttata in piscina è la sua pelle bagnata ha una temperatura fresca? Mmm. Quando qualcosa è fresh significa il più delle volte “nuovo”. Per esempio una casa appena dipinta può essere fresh, un nuovo look di capelli può essere fresh (fresh look). Se invece volete andare a mangiare fuori al fresco, attenzione perché un inglese potrebbe capire che volete mangiare nella Cappella Sistina. Fresco significa affresco. Per l’acqua fresca o il vino fresco, non chiedete fresh water/fresh wine. Il cameriere potrebbe offendersi: è ovvio che non vi porterà acqua/vino andati a male! Utilizzate invece cool. Bonus: si dice still water non sweet water!

10) to watch/to see: tempo fa lessi un articolo molto divertente della BBC sui false friends degli immigrati (non solo italiani) a Londra. In uno dei tanti episodi una ragazza italiana era appena entrata in un negozio di abbigliamento (to browse o to have a look at) e quando la commessa le ha chiesto se avesse bisogno d’aiuto lei ha semplicemente detto “no, I’m just watching”. Al che la commessa ha chiamato la guardia di sicurezza del centro commerciale e la poveretta è stata arrestata per poche ore, giusto il tempo di spiegare l’equivoco. L’inglese distingue tra to watch che in questo caso avrebbe pouto significare “osservare”, nel senso di spiare qualcuno per controllare cosa fa, e to see o to have a look at. che significa appunto vedere, guardare. Big brother is watching you!! è la famosa frase dell’orwelliano 1984. Ecco, quando usate to watch ricordatevi di Orwell, a parte quando guardate la TV ovviamente: to watch the TV. Io distinguo tra i due semplicemente pensando ad un vedere attivo e un vedere passivo. You can see something in front of you or you can watch something in front of you. Un po’ come to listen e to hear. I can hear someone listening to the music. To hear è passivo, nel senso che si usa per sentire dei suoni senza essere molto attenti mentre “if you listen carefully” se ascolti bene… Il passaggio da to hear a to listen richiede attenzione da parte della persona.

P.S.

Kudos if you get the joke in the cartoon. 😉

 

 

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