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Regionalismi da asporto

Per chi (come molti miei lettori non sardi) non lo sapesse  i sardi hanno un complesso d’inferiorità non da poco con il resto degli italiani e una tendenza senza eguali a fare paragoni con il resto delle regioni. L’isola più distante (più vicina all’Africa che all’Italia) del paese è vista come una sorta di colonia dal resto degli italiani e nella testa dei sardi convive la paradossale doppia natura della voglia di separatismo e della voglia di sentirsi accettati. Questo vale anche e soprattutto per la lingua. In Sardegna ci sono varie lingue: sardo campidanese, sardo logudorese (considerate varianti del sardo ma che per me poiché inintelligibili tra loro sono lingue separate), le lingue derivanti dal toscano tramite corso come gallurese e sassarese, algherese (variante catalana), tabarchino (dialetto ligure) e ovviamente l’italiano. L’italiano è tra queste l’ultima lingua ad essere approdata in Sardegna. I Savoia imposero l’italiano alla classe burocratica e nobiliare sarda ma il primo vero tentativo di diffusione di massa dell’italiano nell’isola lo si deve prima al fascismo e poi alla scolarizzazione di massa del Dopoguerra. Significa che i sardi hanno dovuto imparare una lingua imposta dall’alto in due generazioni con tutte le difficoltà del caso: calchi dal sardo in italiano sono infatti innumerevoli che a loro volta sono calchi dal castigliano e dal catalano. I sardi delle campagne spesso con un vocabolario minimo di italiano hanno dovuto attingere alla loro lingua madre, il sardo, per esprimere parole che non conoscevano in italiano, creando un melting pot.

E infatti oggi esistono due italiani: quello standard e quello regionale. Pochissimi, se non gli addetti ai lavori di linguistica e quelli che come me vivono all’estero, parlano italiano standard (diciamo meno dell’1%). Per il resto i sardi parlano una versione regionale dell’italiano senza esserne consapevoli. Anch’io prima di stare all’estero a contatto con italiani di altri regioni usavo molti termini regionali senza rendermene conto. La natura isolana della Sardegna e le percentuali risibili di immigrati dal continente infatti precludono al sardo di distinguere tra regionalismi e italiano standard. Non aiuta il fatto che la maggior parte degli insegnanti nelle scuole sia sardo e quindi la scuola non corregge, anzi rinforza ancora di più la convinzione nei sardi che il loro italiano sia standard. E però da quando sono all’estero a contatto con centinaia di italiani – forse il Regno Unito è il posto dove si possono incontrare più facilmente nello stesso luogo tutti i rappresentanti delle regioni italiane – mi sono reso conto che si’ i sardi non parlano italiano standard ma la cosa vale egualmente se non di più per le altre regioni. Come è possibile? Si chiede il giovane sardo emigrato. Comprensibile e giustificabile per i sardi per le difficoltà geografiche e storiche della Sardegna ma come è possibile che pure a Roma e a Napoli nessuno parli italiano standard? E anche per questi come con i sardi, senza rendersene conto? Poi mentre parli con loro ti rendi conto che veramente pochi hanno abitato fuori dal loro paesino di provenienza, addirittura meno fuori dalla propria regione. Tra sardi si sognava da ragazzini: se fossi al nord Italia andrei ogni fine settimana in Francia o in Svizzera! Beati i continentali che possono andare a vedere tutte le città d’arte italiane! E invece ho conosciuto liguri che non avevano mai attraversato il confine con la Francia, milanesi che non sono mai andati in Svizzera o a Roma. Veneti che non sono mai andati al di sotto di Roma. E poi sono i sardi a lamentarsi della continuità territoriale! E allora mi sono resto conto che la Sardegna non è l’unica isola linguistica e geografica in Italia: ce ne sono ben 20. E che anzi, nonostante gli handicap isolani, l’italiano regionale sardo sia uno dei più vicini all’italiano standard (chiaro, non il migliore). E questo è anche provato dal fatto che per un sardo scoprire di aver sempre sbagliato un termine in italiano sia motivo di vergogna mentre per altri italiani sia naturale o addirittura motivo di orgoglio.

Ma i regionalismi, quali che siano, hanno eguale dignità alle lingue o sono solo storpiature della lingua standard? Io sono dell’opinione che i regionalismi possano avere pari dignità a patto che escano dal recinto regionale, siano usati da una buona fetta della popolazione e siano originali (diventando da regionalismi dialettismi). Cosa significa, originali? Significa termini che non hanno equivalente in italiano ma che solo il regionalismo può rendere. Spesso importiamo anglicismi (forse troppi senza motivo recentemente) di termini che non hanno corrispettivo in italiano come feedback, spelling, email, computer ecc. Negli anni lo abbiamo fatto coi dialettismi come dal siciliano (abbuffarsi, mattanza, omertà, minchia, minchione) e veneto (marionetta, ballottaggio, pantaloni ecc.) per fare solo due esempi, perche non farlo anche dall’italiano regionale sardo? Tra i tanti ve ne elenco solo tre:

  1. scramentare: calco dal sardo scramentai a sua volta calco dal castigliano escarmentar che significa “apprendere dagli errori passati per non farli di nuovo” o “sbagliando si impara”. Questo meraviglioso iberismo passato al sardo sarebbe perfetto in italiano.
  2. uso del gerundio al posto dell’infinito: per “ho visto i bambini mangiare (mentre mangiavano)” un sardo direbbe “ho visto i bambini mangiando”, calco dal sardo “appu biu is pippius pappendi”. Costruzione tipica delle lingue iberiche e in parte dell’inglese (verbi che finiscono in -ing) che per un caso non si e’ adottato pure in italiano. Ora, se ci sono 750 milioni di persone al mondo che usano il gerundio in questo modo ci sarà un motivo? Comodo, veloce, trasmette un senso temporale che l’infinito non può. Il numero dei parlanti al mondo ne giustifica il prestito all’italiano.
  3. non fare: “non fa!” lo sentirete spesso solo in Sardegna ma i sardi pensano sia italiano. Viene dal sardo “non fairi” e significa “non si può”. E’ una espressione cosi efficace che tutti i continentali che conosco che vivono in Sardegna lo hanno adottato immediatamente, segno che e’ arrivato il tempo di contaminare il resto del continente con questa bellissima espressione dell’italiano regionale sardo.

I regionalismi sono una fonte inestinguibile di nuovi termini e anzi spesso ci rammentano di termini antichi ormai desueti o aulici che nell’italiano odierno sono scomparsi. Faccio alcuni esempi di parole italiane oggi scomparse ma ancora presenti nell’italiano regionale sardo:

  1. andito: dal latino medievale anditus, termine ormai usato quasi esclusivamente in Sardegna per indicare corridoio.
  2. imperiale: si usava per indicare il portabagagli sopra il tettuccio nelle carrozze. Oggi traslato in Sardegna per indicare il portabagagli sopra il tettuccio delle auto.
  3. cinto: direttamente dal latino e sinonimo di cintura.
  4. braghetta: come sinonimo di zip, deriva dall’apertura anteriore dei pantaloni con bottoni di qualche secolo fa.
  5. cacciare: nel senso di vomitare che deriva dall’accezione di cacciare che indica “far uscire fuori” come nel “cacciar fuori”.
  6. mischino: da meschino nel senso di persona infelice, sfortunata. Usato anche in Sicilia e in Veneto.
  7. arsella: sinonimo di vongola verace dal latino arcella, piccola scatola.

 

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Manganellate liberali

Se fossi stato scozzese avrei votato no

Se avessi avuto diritto al voto – da residente fisso in Inghilterra – avrei votato no alla Brexit.

Se ci fosse un referendum su indipendenza della Sardegna voterei – da sardo non praticante – no, ma voterei si per l’annessione della Sardegna alla Svizzera per la formazione del Canton Marittimo.

Se fossi stato catalano prima di ieri avrei votato probabilmente no. Oggi dopo quello che ho visto forse avrei votato si.

Sono molto critico del metodo referendario e delle decisioni prese da maggioranze contro minoranze.

Quello che ne viene fuori è un profilo, il mio, atipico: transnazionalista, panarchico, libertario. E quindi non mi si possa tacciare di indipendentismo quando difendo il diritto al voto dei catalani contro madrileni. Un diritto basilare che sovrasta quelle architetture (prigioni le chiamerei) ottocentesche del Leviatano chiamate Costituzioni. Tutte posizioni che, fino a ieri, presumevo facessero parte del portfolio di libertari (certo!) ma anche di liberali e radicali.

E invece noto con amarezza e un po’ di sorpresa che tra tanti liberali italiani -molti ex-radicali tra l’altro – il tema dell’indipendenza catalana ha suscitato risa, commiserazione e soprattutto cinismo. Si parla di farsa, di referendum incostituzionale, di illegalità (tutti termini badate bene adottati dal franchista Rajoy). Allora, mi pare doveroso fare qualche lezioncina di ripasso a quei ex-compagni radicali e liberali su quale sia rapporto tra legalità e diritto per ricordargli le battaglie vinte e perse del passato (ormai da quando Pannella morto lontanissimo quasi remoto).

  1. la dicotomia legalità-illegalità non è sinonimo di giusto-sbagliato. Tutto quello che è legale è stato deciso da maggioranze (in realtà minoranze ben organizzate) ma questo non evidenzia alcuna “giustezza” della legge. In parole povere legalismo non si sposa con etica. Vorrei ricordare che schiavitù, apartheid, guerre, genocidi erano (sono) legali e a suo tempo costituzionali. E senza andare lontano aborto e divorzio erano illegali. E sono tuttora illegali liberalizzazione droghe, eutanasia ecc. e ovviamente le secessioni. Tra l’altro la cosa buffa e molto, molto triste è che ho visto le stesse persone che supportavano Kurdistan e Tibet liberi appoggiare le manganellate di Rajoy contro civili inermi in Catalogna. Le cosiddette manganellate liberali. Gente che nel profilo ha la Statua della Libertà e non si rende conto che gli USA nascono da un atto di sedizione e illegale. Gente che fino a qualche anno fa parlava di disobbedienza civile che tradotto significa “atti illegali” per evidenziare quanto una legge fosse sbagliata e immorale.
  2. Non puoi essere per la disobbedienza civile e per l’applicazione della legge, quale che sia, allo stesso tempo. Ma soprattutto non si può essere dalla parte di uno Stato che invia 5000 poliziotti in tenuta antisommossa e manganella cittadini inermi. Se fai questo ti metti fuori dalla famiglia del liberalismo (non tocchiamo neppure il libertarismo per carità).
  3. nello specifico spesso si accusa il governo catalano di avere usato metodi sbagliati per referendum indipendentista come se ci fosse un’alternativa legale. Non credete a queste balle: l’alternativa legale non esiste. Catalani o baschi o sardi o veneti non hanno possibilità di scegliere sui temi secessionisti tra metodi legali o illegali perché la Costituzione lo proibisce. E poiché sono minoranze non potranno mai avere maggioranza per cambiare Costituzione. Fine della storia. Niente cavilli costituzionalisti o legalisti. Infatti realtà senza costituzione come il Regno Unito permettono referendum secessionisti.
  4. Molti liberali e ex-radicali/radicali sono pro-Unione Europea e pure il sottoscritto ne esalta -spesso prendendosi insulti- gli aspetti positivi considerandola il meno peggio rispetto agli Stati nazionali ma come si può oggi applaudire a Bruxelles quando ha permesso che il fascista Rajoy manganellasse a sangue, censurasse internet e stampa libere parlando di “questioni interne alla Spagna”? Da che pulpito allora Bruxelles attacca (giustamente) le questioni interne dei suoi vicini di casa come la Russia e la Turchia? Come si può ergere a difensore dei diritti umani quando al suo interno chiude un occhio sulla repressione fascista dei suoi membri?

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Due o tre cose sul referendum in Kurdistan

Negli ultimi giorni ho sentito un po’ di notizie inesatte riguardo al referendum in corso nel Kurdistan iracheno e quindi mi e’ sembrato opportuno elencare alcuni punti qui sotto per chiarire:

  1. si parla di Kurdistan iracheno non dell’intera regione abitata dai curdi divisa tra Turchia, Iraq, Siria e Iran. I curdi chiamano questa regione Başûrî.
  2. Nonostante il popolo curdo abbia una serie di denominatori comuni come lingua, cultura e in parte storia ogni regione ha le sue caratteristiche, politica e aspirazioni. Per esempio i curdi siriani in genere non chiedono di avere uno stato indipendente ma sono per una Siria federale con ampi poteri devoluti a livello locale. I curdi iracheni sono divisi tra aspirazione ad uno stato indipendente e federalismo con Iraq. Molti non vedono di buon occhio l’indipendenza perché significherebbe conflitti con Iraq, Turchia e Iran e diminuzione di commerci con Iraq. In Iran i curdi sono divisi tra sciiti e sunniti. Quelli sciiti godono di un trattamento migliore e infatti sono contro annessione al Grande Kurdistan.
  3. Il presidente del Kurdistan che ha indetto il referendum, Barzani, non e’ uno stinco di santo. E’ al potere dal 2005 nonostante il suo mandato sarebbe dovuto finire nel 2013. Fa parte di una famiglia i cui affari si stimano in decine di miliardi di dollari. E’ accusato da più parti di corruzione. Fa il doppio gioco ed e’ amico di Erdogan, dell’Iran ma anche degli USA e di Israele. Vende il petrolio alla Turchia senza pagare le accise al governo centrale iracheno ma pretende che gli stipendi dei dipendenti pubblici vengano da Baghdad. E il fatto che abbia indetto il referendum in un momento cosi’ critico e lo abbia indetto pure nelle regioni contese con l’Iraq fa parte del suo gioco continuo di scacchi. Vedi prossimo punto.
  4. ci sono alcune regioni contese tra governo centrale iracheno e il Kurdistan: Kirkuk, Ninive, Diyala, Sinjar e Salahaddin. Queste regioni hanno una minoranza curda e maggioranza araba e turcomanna o nel caso Sinjar Yazidi. Nonostante questo i peshmerga hanno presenza militare in alcune zone di queste regioni e vi hanno indetto il referendum. Questa e’ una mossa molto pericolosa che infatti ha avuto come reazione l’immediato intervento di Baghdad e della Turchia. In effetti siamo al limite della guerra a causa di questa decisione. Le PMU, ovvero le unita’ di mobilitazione popolare sciite si stanno già ammassando a Kirkuk e la Turchia si sta organizzando con Iran e Iraq per intervenire. Inoltre nel Sinjar dove vi fu il massacro di migliaia di Yazidi da parte dell’ISIS si ricordano ancora della ritirata strategica dei peshmerga che ha di fatto permesso all’ISIS di conquistare l’area. Una ritirata venuta da ordini dall’alto, per questioni politiche non militari.
  5. l’unico paese che riconoscerà a breve il Kurdistan e’ Israele. Il motivo di questa scelta incredibile e’ solo, unicamente e egoisticamente in chiave anti-iraniana e anti-turca. Nonostante vi dicanodi come la grande democrazia d’Israele sia l’unica ad avere avuto il coraggio di riconoscere il futuro stato curdo, non fatevi ingannare dalle apparenze. Netanhyau ha perso la guerra in Siria contro l’Iran e ora sta puntando a dividere l’Iraq per fomentare un nuovo conflitto con l’Iran. La politica di Netanhyau e’ semplice nella sua malvagità: un Medio Oriente continuamente nel caos per attrarre gli sciiti in guerre regionali e evitare che si focalizzino su Israele.

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Come volevasi dimostrare

In un post precedente avevo predetto 3 possibili scenari pro-ISIS della coalizione occidentale in risposta alle vittorie dell’esercito siriano sull’ISIS. Felicissimo di averne azzeccato 1 e 1/2. (E se non abbiamo avuto il terzo dobbiamo ringraziare la crisi in Nord Corea.)

Primo scenario: bombardamento da parte di Israele o US della Siria. Infatti esattamente il giorno dopo la rottura dell’assedio a Deir Ezzor Israele bombarda una base siriana adducendo che era un sito dove si producevano armi chimiche. Israele, ovvero l’aviazione di Al Qaeda e ISIS in Siria, come ormai molti dicono ironicamente in Siria. Ovviamente quei pochi fini commentatori occidentali che hanno riportato la notizia non hanno legato le due cose. Come ormai è pratica dei mass-media occidentali: riportare reazioni politiche e militari selettive senza collegarle a ciò che le ha iniziate.

E veniamo agli USA. Un anno fa più di 60 soldati siriani furono assassinati in un vigliacco attacco aereo mentre difendevano una collina su Deir Ezzor. Questo permise a ISIS di conquistare quella collina e di separare l’aeroporto militare dalla città assediata di fatto creando due sacche di assedio. Se non fosse stato per l’aiuto dell’aviazione russa nei giorni seguenti ISIS avrebbe conquistato la città e ridotto in schiavitù 90000 persone. Si stima che più di 1000 jihadisti morirono nell’assalto finale alla città. Il messaggio era chiaro: gli USA volevano che ISIS conquistasse Deir Ezzor massacrando i suoi civili di modo che poi l’intera provincia di Deir Ezzor potesse essere distaccata dal resto della Siria. Ma perché questa volta gli USA non hanno bombardato le truppe siriane? Il motivo è semplice: il progetto di balcanizzazione siriana è fallito e Trump ha capito di aver perso la guerra a ovest dell’Eufrate. Infatti il giorno dopo la vittoria di Deir Ezzor ha ordinato ai gruppi jihadisti pagati e addestrati dalla CIA di ripiegare nel deserto giordano. Stessa cosa per UK che alla chetichella sta abbandonando tutte le forze siriane jihadiste che ha finanziato per anni.

Secondo scenario: alcuni di voi avranno visto un breve lancio di agenzia il giorno dopo la vittoria di Deir Ezzor che diceva che secondo gli esperti dell’ONU dietro al recente attacco di gas sui civili ci fosse dietro la Siria. Le prove, dicono, sono le testimonianze e le foto che abbiamo visto essere molto flebili. Nessun esperto è andato di persona a constatare. Il risultato del lancio di agenzia è stato veramente miserrimo. E il motivo per cui non è stato amplificato dai social media è che gli USA hanno abbandonato tutti i ribelli in Siria e cambiato strategia. Come al solito è la politica a guidare la diffusione delle notizie e non il contrario.

 

Ma torniamo alla notizia geopolitica più importante del 2017 insieme alla liberazione di Mosul, che nessun giornale ha riportato: la rottura dell’assedio di Deir Ezzor da parte dell’esercito siriano di questa settimana. Dopo tre anni finalmente 90mila civili sono stati liberati dal brutale assedio da parte dell’ISIS. La parte a ovest dell’Eufrate della strategica città di Deir Ezzor è ora connessa ad un cordone umanitario e militare che da Damasco passa da Palmira. Questi civili sono doppiamente sfortunati: primo perché sono stati assediati da ISIS per 3 anni e secondo perché hanno la colpa di appoggiare il governo siriano. L’ONU non li nomina, per i media non esistono, sono fake news.

Ma non sono fake news per le migliaia di militari e volontari che sono morti per aiutarli in questi anni. Massacrati da decine di attacchi suicidi degli inghimasi sulle loro file o letteralmente bruciati vivi dentro i carri armati colpiti dai MANPAD ricevuti dagli americani o per i milioni di siriani che questa settimana sono scesi per le strade per festeggiare. E sono umani perfino per Iran e Hezbollah nonostante il 99% di questi civili siano sunniti. Esatto migliaia di sciiti iraniani e libanesi hanno dato la loro vita volontariamente per salvare 90mila sunniti. Con buona pace di chi, mentendo spudoratamente, promuove una visione della guerra in Siria come una guerra settaria.

p.s.

nella foto il generale druso Issam Zahreddine che ha resistito con la Brigata 137 per tre lunghi anni l’assedio dei barbari. Se fosse stato americano ci sarebbero bestsellers e film di Hollywood a celebrarlo. Invece il suo nome compare in una lista di sanzioni contro alti comandi militari dell’UE per il presunto attacco al sarin di un anno fa. Peccato che Zahreddine era assediato in Deir Ezzor da tre anni 1000 Km piu’ a Est. Questo vi da’ l’idea della totale partigianeria/malvagita’ dei governi occidentali contro la Siria.

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Quel pazzo di Kim, o forse no?

In Occidente facciamo finta che la Guerra di Corea non sia mai accaduta, che gli americani non abbiano ucciso più di 1.5 milioni di nordcoreani, il 20% della popolazione, che non abbiano sganciato più di 650mila tonnellate di bombe (record nella storia umana per una singola guerra), che abbiano distrutto e messo in ginocchio un paese per più di 50 anni. Nei libri di Storia a scuola la guerra di Corea non esiste. Eppure fu una delle più violente e dove l’America compi’ i più efferati crimini di guerra senza conseguenza alcuna. Sorvoliamo sul napalm sui civili, sorvoliamo sull’embargo infinito che uccide i civili e aiuta Kim Jong-Un e prima di lui suo padre a rimanere al potere. Sui giornali ci vanno vedere reazioni violente della Corea del Nord e ci dicono che questi comportamenti sono frutto della pazzia o della malvagità del regime. Mai nessuno che ci dica che ogni singola volta che Kim fa un test missilistico lo fa SEMPRE in risposta alle annuali esercitazioni militari US-Corea del Sud al confine. Esercitazioni a pochi metri dal confine con decine di migliaia di militari che simulano non una difesa ma un attacco preventivo alla Corea del Nord.

Quindi dicevamo Kim Jong Un viene dipinto come un pazzo suicida guidato dall’odio e dalla malvagità. Ma in realtà non ci fermiamo mai a pensare che Kim Jong Un e’ figlio di 60 anni di Guerra Fredda, di una guerra in Corea per cui non si e’ mai segnata la pace, di una strategia del contenimento che ha rafforzato, non indebolito il regime e impoverito la popolazione civile. Ogni volta che si rinforza l’embargo sono i civili a rimetterci, non il regime. E alimenta la propaganda anti-americana. Non che ci voglia molto ad odiarli gli americani dal punto di vista coreano: tutti hanno nei propri ricordi le immagini dei soldati americani che bombardano indiscriminatamente i civili come fossero…ops… uno stato canaglia. L’Asse del male ve lo ricordate? A parte Assad, salvato in extremis dalla Russia, tutti gli altri sono stati eliminati: Saddam, Gheddafi, fra un po’ Maduro. Chissà perché Kim Jong Un e’ ancora al potere. Sara’ mai che la minaccia delle armi nucleari funzioni? Sara’ mai che tra Corea del Nord e USA il contendente più razionale sia la prima?

Kim ha fatto sua la dottrina della Guerra Fredda del deterrente nucleare: le armi nucleari servono a non essere attaccati. Chi non ce le ha viene decapitato. Punto. Saddam e Gheddafi hanno rinunciato ai loro programmi nucleari e guarda che fine hanno fatto. Kim deve essere proprio un pazzo ad usare tutte le risorse e il denaro in un programma nucleare invece che nutrire il suo popolo affamato, vero? La verità e’ che Kim sta giocando la partita in modo molto razionale e Trump non può far altro che guardare e infliggere danni collaterali, come embargo e sanzioni. Se invece avesse seguito le raccomandazioni di Cina e Russia di dialogo a quest’ora non saremmo arrivati a questo punto. Ma per gli USA non e’ di certo una sconfitta: l’obiettivo e’ aumentare la tensione nel Pacifico, tagliare ponti tra Corea del Nord e Cina e Russia, unici suoi partner commerciali, e vendere armamenti a Corea del Sud e Giappone. D’altro canto l’industria bellica americana dovrà pur sopravvivere. La fame di un’altra guerra e’ tanta e si vive anche di questi bocconcini piccoli.

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Un altro weekend di paura?

Tal Afar quasi conquistata del tutto da esercito irakeno e PMU sciite. Uqayribat presa nella provincia di Hama da esercito siriano e ISIS hunters. Qalamoun conquistato da Esercito libanese e Hezbollah. Le Tiger Forces a 40 km da Deir Ezzor. Forze siriane e alleate trasferiscono cannoni e mezzi pesanti per assedio finale alla città circondata dai barbari da 3 anni. Ma quando qualche cellula dell’ ISIS farà una strage in Europa prossime settimane i giornali continueranno a dire che lo fanno perché odiano il nostro stile di vita.

La Siria è l’Iraq non esistono e quello che succede lì in questi giorni fa parte di un universo parallelo.

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Siria, quel piccolo dettaglio omesso di proposito

Di tutti i giornali che leggo, nazionali e internazionali, sugli articoli sui fatti di Barcellona non c’è’ stato uno che abbia nominato quello che sta succedendo in Siria. Nel presente distopico orwelliano che viviamo le notizie vengono date in pacchetti a tenuta stagna. O forse c’è’ solo il fatto che il 99% dei giornalisti o dell’opinione pubblica non abbia alcuna idea di quello che sta succedendo in Siria. Come si possa commentare su un attentato ISIS  senza nominare la Siria mi pare assurdo. E infatti quello che e’ successo fa parte della fisiologia del terrorismo islamico odierno: usare gli attentati come messaggi ai governi e ai servizi segreti occidentali. Il messaggio qual era? Se non ci lasciate in pace in Siria continuiamo a fare attacchi. L’attentato e’ stato fatto esattamente nello stesso giorno in cui l’esercito siriano ha sconfitto l’ISIS nel mezzo del deserto siriano con una mossa a tenaglia che ha decretato la sconfitta dell’ISIS nella provincia di Hama. In particolare dopo aver conquistato Al Suknah vicino a Palmira l’esercito siriano insieme alle milizie iraniane ha chiuso la roccaforte dell’ISIS di Uqayrabat in una manovra a tenaglia mortale. Ora la strada per liberare Deir Ezzor (sotto assedio da pare dell’ISIS con 90mila civili da 3 anni) e’ spianata e, come promesso dai generali siriani, Deir Ezzor verrà liberata entro Agosto.

Non lo sapevate? Certo che no. I media non vi diranno mai che l’esercito siriano di Assad sta sconfiggendo l’ISIS. L’unico vero nemico dell’ISIS insieme all’Iran e a Hezbollah e alla Russia. Queste notizie si leggono solo tramite gli account Twitter/Facebook dei soldati siriani e dei russi (digitate #saa su Twitter). I media occidentali censurano a bella posta cosicché ci ritroviamo con analisi sugli attacchi terroristici ISIS che omettono ciò che succede nella terra da cui l’ordine di attaccare e’ arrivato, la Siria. Roba assurda. Cosi’ assurda che l’unica spiegazione e’ che sia una omissione voluta. Infatti farebbe di Assad un eroe contro il terrorismo e dell’Iran e di Hezbollah delle forze che proteggono le minoranze siriane e distruggono l’estremismo islamico. Quando mai! Gli americani ci hanno detto che Assad e Iran sono cattivi cattivi mentre i tagliateste che la CIA pagava con milioni di dollari erano eroi.

Assadisti e Hezbollah tra l’altro che in questi giorni sui loro account Twitter dedicano la loro vittoria non ad Allah o ad Assad ma a tutto il mondo libero, incluse le vittime di Barcellona. Non sia mai che il pensiero unico venga minacciato da queste verità.

Badate bene che l’ISIS non colpisce mai i centri di potere, ne’ uccide politici, militari, corpi di polizia occidentali. Il motivo e’ che con questi ci dialoga ogni giorno con informatori, talpe della CIA e quant’altro. Sarebbe facilissimo uccidere un primo ministro occidentale, o il capo di un servizio segreto. E invece gli attentatori scelgono solo i civili. Se attaccassero un politico o le forse di sicurezza il tenue filo di dialogo cesserebbe. E’ un tacito accordo tra i due. E questa cosa e’ cosi banale che non capisco come i fini analisti dei media la omettano. A meno che… beh non lo si faccia apposta.

Quindi ora i governi occidentali cosa faranno per evitare altri attentati? Semplice: colpiranno l’esercito siriano o l’Iran per rassicurare i loro partner criminali dell’ISIS. Non sia mai che Assad sconfigga l’ISIS in Siria. L’ISIS e’ una manna dal cielo per tutti: USA, Turchia, Arabia Saudita e Israele. Preparatevi per uno dei seguenti scenari: a) finto attacco chimico sui civili con risposta USA; b) aviazione israeliana e/o USA che colpiscono l’esercito siriano mentre combattono ISIS; c) pressione su Iran con minacce di guerra preventiva. In tutto questo ISIS ringrazia.

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