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E ora riporta il bastoncino Donald

Guardatelo mentre si inchina di fronte al vero padrone del mondo, capo chino non per il peso della collana in oro massiccio ma per la mancanza di spina dorsale tipica dei vermi, con rispetto parlando per i vermi ovviamente. Lui che aveva testualmente dichiarato che l’Arabia Saudita era il piu’ grande esportatore di terrorismo al mondo e che era dietro l’11 Settembre. Sentitelo mentre dice che vuole fondare un centro antiterrorismo in Arabia Saudita (ridiamo a denti stretti ma ridiamo suvvia). Non c’e’ mai limite all’assurdo e Trump ci insegna che viviamo in un mondo di vermi, ancor peggio di vermi al potere.

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Sulla razza nel Regno Unito

Ho avuto coscienza della mia appartenenza ad un subgruppo razziale solo nel momento in cui sono arrivato in Inghilterra. Nello specifico del sub gruppo caucasico mediterraneo. Avevo una certa coscienza del mio essere mediterraneo ma pensavo di essere “visto” dagli altri semplicemente come “bianco”, una varietà di bianco caucasico. (Anche se alla fine dei conti da bravo biologo non posso che rendermi conto che queste sono solo convenzioni linguistiche: dal punto di vista genetico a parte alcune popolazioni isolate per decine di migliaia di anni come gli aborigeni australiani o molte popolazioni polinesiane, siamo tutti interconnessi bene o male attraverso scambi genetici di popolazioni intermedie. Io come sardo so per certo di avere nel sangue geni nuragici (di origine sconosciuta), geni fenici, i quali avevano scambi genetici con l’intera Mesopotamia (non dimentichiamoci che i sumeri forse venivano dall’India) e con l’Elam (Iran), geni italici attraverso i romani i quali avevano scambi genetici dall’Atlantico all’India e dalla odierna Germania fino al Maghreb. Sono veramente bianco? Sono un caucasico? Sicuramente no.)

Dicevo, questo è cambiato nel momento in cui sono arrivato in Albione. Quello che pensavo di me non equivaleva a quello che gli altri pensavano di me qui in UK (questa è una lezione che vale per qualsiasi cosa ovviamente; percezione propria e degli altri spesso non combaciano). Ero mediterraneo, la mia pelle olivastra, scura, i capelli corvini. E va bene sono più scuro della media inglese ma questo continuo farlo notare? Di certo commenti del genere non vengono MAI fatti verso persone non caucasiche come africani, asiatici o mediorientali. In un certo senso per gli inglesi è tabù parlare di tratti razziali a meno che non siano di un subgruppo caucasico. Quindi sono coscienti del fatto che un italiano e un inglese abbiano antenati comuni ma comunque ne demarcano la differenza e questo non è considerato razzista. Ché a me va non crea fastidio, ci mancherebbe, ma è la frequenza di queste demarcazioni che non mi piace. E questo non si limita alla vita di tutti i giorni ma anche alla burocrazia. Per esempio, l’intera vita nella burocrazia inglese gira intorno a scartoffie che ti chiedono continuamente di quale background etnico si appartiene. Dal medico all’università, dal lavoro ai survey delle compagnie private. È solo per statistica, ti dicono. Col tempo mi sono reso conto che invece trattasi semplicemente di una ossessione vittoriana con la razza. I purosangue britannici inconsciamente cercano in tutti i modi di demarcarsi dal resto. E questo è stato traslato con risultati terribili nelle colonie britanniche di Australia e USA. Basti pensare alla appena inventata (anni 70) categoria di latinos.

“Are you White British?” Che cavolo significa? Puoi davvero vantare un pedigree tale che possa andare indietro nel tempo fino a quando le isole britanniche non sono mai state invase? Cioè mai? Ah sì dimenticavo, i Celti, che si sono probabilmente estinti e avevano capelli e occhi scuri? Ma sei un White British che deriva dall’invasione romana di soldati siriani e egiziani o derivi dai vichinghi? La cosa che più fa inorridire e che è un sintomo di quanto siano razzisti questi sondaggi è che white British è distinto da “Other White”. Come se essere White British fosse una razza a parte rispetto al resto d’Europa.

Questa cosa mi fa così incavolare che ogni volta che devo fare questo tipo di sondaggi scrivo sempre sul campo Other due semplici parole che spero altri copino in futuro: Homo sapiens. Che non me ne voglia a male il Neanderthal che è geneticamente in (alcuni) di noi.

 

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Occhi grandi, infanticidi e evoluzione

Spesso facciamo l’errore di pensare che ogni caratteristica fenotipica abbia un suo perché evolutivo. O molto piú spesso invertiamo causa ed effetto. Un esempio di questo è la grandezza negli occhi dei bambini. Si dice che gli occhi dei bambini siano così grandi rispetto al resto della testa e corpo per incutere tenerezza negli adulti. Una sorta di riflesso pavloviano che ci viene ogni volta che vediamo quei grandi occhioni: diventiamo docili e perdiamo aggressività. Si dice che questo si sia evoluto per evitare che i bambini vengano uccisi.

In effetti questa è una caratteristica tipica di quasi tutti i vertebrati. L’infanticidio è tristemente comune nel mondo animale e avere un fenotipo esteso come gli occhi sproporzionati potrebbe aiutare ad evitare molte morti. Ma è veramente così? Secondo questa teoria i cuccioli dei vertebrati hanno sviluppato questa caratteristica per sopravvivere all’assalto degli adulti, più spesso maschile che femminile. Chiamiamo Occhio la causa e Docilità l’effetto.

Cosa si è evoluto prima, allora, Occhio o Docilità? Qualcuno risponderebbe che è la domanda a non avere senso in termini evoluzionistici ed è vero. Ma invece io vorrei contestare l’intero costrutto di questa teoria. Si dice che gli occhi dei cuccioli non crescano dalla nascita all’età adulta, ovvero si nasca con gli occhi già della grandezza adulta. Una veloce ricerca su internet mi informa che questo però è parzialmente un mito. Ovvero gli occhi crescono dopo la nascita ma raggiungono la grandezza massima intorno ai tre anni di vita circa. Ma la loro crescita è veramente di poco conto rispetto al resto del corpo (da 17 mm a 22 mm). Quindi possiamo dire che la crescita c’è ma non è così drammatica come ci aspetteremmo nella crescita del corpo di un bambino. Il motivo è forse da ricercare nella loro origine. Gli occhi sono parzialmente di derivazione neuroepiteliale e sono connessi al nervo ottico che fa parte del sistema nervoso, di cui fa parte anche la retina. Ora, nonostante recenti scoperte dimostrino che la neurogenesi continui anche in età adulta e soprattutto nelle prime fasi della infanzia possiamo dire che però è estremamente limitata. Cosa cresce nell’occhio dopo la nascita? Soprattutto le parti che derivano dal mesoderma, meno quelle che derivano dalla cresta neurale. Nervo ottico e retina hanno crescita limitata e questo condiziona tutto il resto dell’occhio. Quindi quello che abbiamo è un occhio che deve per necessità già essere sproporzionatamente grande fin dalla nascita. Per necessità, non perché il suo scopo sia quello di far diventare docili gli adulti. Ed ecco che forse gli occhi grandi (causa) non si sono evoluti per evitare l’aggressività degli adulti (effetto). Il fatto che poi il riflesso pavloviano Docilità si sia sviluppato in risposta a questo è tutto un altro discorso. In realtà è una combinazione di caratteristiche fenotipiche che abbassano l’aggressività negli adulti (dimensioni occhi, testa sproporzionata rispetto al corpo, forme curve, movimenti scoordinati ecc.) e non solo la dimensione degli occhi. L’evoluzione utilizza sempre caratteristiche preesistenti per creare nuove funzioni.

Questo è solo un esempio delle fallacie a cui ci può portare un approccio sbagliato all’evoluzione.

 

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Eventually si impara, eventually

Ci sono due tipi di italiani all’estero. Quelli che pensano ancora che eventually e eventualmente vogliano dire la stessa cosa. E quelli che lo hanno capito. Sfortunatamente il 90% degli italiani all’estero (anche con 20 anni di onorato servizio) fa parte della prima categoria.

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Anticlericalismo versione 2.0

Di là Yoshi parla di islamofobia e giustamente distingue tra paura dell’ideologia e paura degli appartenenti alla religione. L’uso del termine Islamofobia è furbescamente utilizzato dagli jihadisti in Europa (incluso Erdogan) e dalle sinistre terzomondiste per giustificare le proprie malefatte e la sharia in generale. Non vuoi che le minorenni vengano forzate ad indossare il velo? Sei un islamofobo! Non vuoi che le bambine vengano infibulate? Sei un islamofobo! Peggio, sei un Le Pen o un agente di Putin. Fine della conversazione. Ostracizzato dalla conversazione pubblica.

Islamofobia ha connotati negativi che in una società così politically correct come la nostra non ha spazio o legittimazione.

Continuo a pensare che anticlericalismo sia il termine adatto a descrivere la nostra posizione. Così come siamo contro l’imposizione della legge cattolica sulle nostre vite e sulla res publica così siamo contro l’imposizione della sharia islamica.

Di Islam bisogna avere paura eccome. Le forme più estreme, ovvero il wahabismo jihadista e il salafismo in generale, sono quelle che di più abbiamo vicino al nazismo. Quindi non vedo perché dobbiamo avere paura di dire che ne abbiamo, appunto, paura. Persone come me vengono uccise con il machete per le strade di Dhaka, gettate dal quinto piano di un palazzo di Mosul, decapitate in una piazza di Rihad. Persone come me non vengono neppure risparmiate con il pagamento della jizya nel califfato dell’ISIS o nell’emirato di Idlib come accade ai cristiani. Noi liberi pensatori siamo peggio dei cristiani, considerati almeno fratelli minori o cittadini di serie B. Noi non siamo neppure considerati umani. Su di noi pesano le fatwe di imam e ayatollah. Perché dovrei rispettare queste persone? Perché non dovrei averne paura? Sono un ebreo nelle strade di Norimberga per loro.

Abbiamo sconfitto il papismo che ci metteva al rogo in Campo dei Fiori, abbiamo sconfitto il nazifascismo che ci spediva nei campi di concentramento, vorrei che, di grazia, sconfiggessimo chi nel 2017 mi chiama maiale o cane e non degno di respirare su questa Terra. Dobbiamo essere anticlericali contro tutti i chierici del mondo, non solo quelli che abbiamo sconfitto dopo 2000 anni di oscurantismo.

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L’ingiustizia più grande

L’ingiustizia più grande è quella di aver resistito per quattro anni l’inferno e nel momento in cui si è vista la libertà a pochi metri si è morti nel peggiore modo possibile. L’ingiustizia più grande è quella di essere agli occhi del mondo cittadini di serie B. L’ingiustizia più grande è quella di morire senza che nessuno sappia neppure che sei morto in un modo tanto atroce. Le foto che vedete su questo blog ma sfortunatamente non sui grandi giornali sono di decine di civili uccisi mentre fuggivano da Foua e Kafriya verso la salvezza di Aleppo (ora sotto la protezione del governo). Un autobomba kamikaze si e’ fatta esplodere nel mezzo del parcheggio dove i loro bus si erano fermati a pochi chilometri dalla salvezza. Alcuni jihadisti sunniti hanno attratto un gruppo di bambini con patatine facendo finta di essere li’ con aiuti umanitari. I ragazzini si sono fiondati in massa, malnutriti e sneza vedere dolci o snack da 4 anni. In quel momento “Allah Aqbar, uccidi i maledetti takfiri”, la detonazione. Le bestie erano assettate di sangue e ora festeggiano in tutta Idlib. Si pensa che il conto dei morti possa arrivare a cento.

Ne ho parlato prima delle due piccole enclave di Foua e Kafriya, la cui unica colpa era di essere a maggioranza sciita. Un’eresia che merita la morte secondo gli jihadisti sunniti che ti assediano da quattro anni lanciandoti missili e facendo a tiro a bersaglio coi cecchini. Lo so, lo so non le avete mai sentite nei giornali queste enclave. I media non ve le vogliono far conoscere perché rovina la loro narrativa del ribelle buono che si oppone al governo cattivo. Eppure migliaia di civili erano li per anni senza che nessuno ve ne parlasse, senza che nessun messaggio su Facebook vi arrivasse in bacheca. Motivo? I siti che gli occidentali guardano sono TUTTI pro-jihad, ovvero sunniti. La loro sorte sembrava segnata con i “ribelli moderati” pagati dalla CIA e dal governo inglese che giuravano che avrebbero decapitato l’intera popolazione (vedere screenshot in basso). Finalmente si e’ riusciti grazie all’intervento dell’Iran ad evacuare queste isole di diversita’ in un oceano di totalitarismo jihadista, ovvero l’emirato di Idllib. Lo si e’ fatto scambiando le popolazioni civili di Madaya e Zabadani, roccaforti jihadiste vicino al confine col Libano, anche loro sotto assedio da parte dell’esercito siriano. Ci e’ voluto l’intervento del Qatar (che con la Turchia finanzia gli jihadisti) per arrivare a questo accordo. E solo perche’ un gruppo affiliato ad Hezbollah deteneva da anni due familiari della famiglia reale qatarina che erano stati catturati tra Arabia Saudita e Iraq mentre facevano caccia con il falco. Sembrava tutto pronto, tutto a posto quando i bus che portavano via i civili sciiti sono stati fatti esplodere. I bus con i civili sunniti di Madaya e Zahadani invece sotto la protezione del governo di Assad sono salvi da linciaggi e kamikaze. Ma sui social vi diranno che il diavolo Assad vuole fare pulizia etnica su Madaya e Zahadani come hanno detto da mesi.

Con questo post pasquale volevo solo ricordare le vittime innocenti del massacro jihadista di ieri che non si vedranno mai sui vostri giornali. Civili di minoranze che Assad protegge da decenni dalle bestie, bestie pagate dai governi occidentali. Nessuno muovera’ un dito, nessuno si scandalizzera’, nessuno vi fara’ vedere le foto dei bambini carbonizzati dai banchi dell’ONU, nessuna Ivanka che chiedera’ al babbo di fare giustizia. Nulla. Come ha detto un arcivescovo siriano cattolico in un’intervista l’altro giorno: “Se non fosse stato per Assad e la Russia a quest’ora saremmo stati tutti massacrati”.

 

 

 

 

 

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Il giornalismo è morto e le nostre vite sono appese al filo di un like su Facebook

Su 47 delle più importanti testate giornalistiche americane solo una, Houston Chronicles, si è schierata contro l’attacco incostituzionale di Trump alla Siria e lo ha fatto solo sulle basi dell’incostituzionalità, non su questioni morali o geopolitiche. Tutte le altre erano a favore dell’attacco, perfino quelle che durante le elezioni erano contro Trump. Nessun editorialista, nessun giornalista, dico nessuno in America si è fermato e ha avuto alcun dubbio: c’è stato un attacco col sarin e il colpevole è Assad. Non la Siria, non un generale dell’esercito, non il ministro della difesa. Proprio lui personalmente ha dato l’ordine di lanciare un missile in un villaggio a caso lontano dal fronte in mezzo ai civili, mentre stava vincendo a man bassa alcuni giorni prima dei colloqui di pace. Non lo ha sparato contro i terroristi che massacravano con le loro autobombe kamikaze le sue truppe, neppure contro l’ISIS che riconquistava Palmira facendogli fare una figuraccia internazionale, non contro le truppe israeliane che occupano il Golan, non contro gli odiati turchi che occupano il nord della Siria. No, un giorno si è svegliato e ha chiamato il pilota di un aereo e gli ha proprio detto direttamente di sganciare un missile in un posto a caso del nord della Siria. Nessuno si è fermato a chiedersi se davvero quello fosse sarin, chi lo avesse lanciato, l’illogicità di un attacco del genere. Niente, neppure dopo quello che gli stessi servizi segreti e i governi di oltre un decennio fa avevano fatto con l’Iraq e le sue armi di distruzioni di massa. Sappiamo che era una menzogna, tutto ricostruito per giustificare l’invasione americana. Sappiamo tutto, tutto è entrato a far parte nei libri di storia come il finto attacco al sarin del 2013 che l’ONU ha ufficialmente negato fosse stato fatto dalla Siria.

Ma attenzione, è bastato condividere foto finte con pessimi attori (basta guardare i video di gente che risorge dopo che la telecamera si sposta o bambini che prima sono morti e poi aprono gli occhi per rendersi conto di quanto amatoriali questi “ribelli” sono) sui social per fa scattare un attacco aereo da 100 milioni di dollari. Perché pare che sia stata la figlia Ivanka a convincere il padre Donald a reagire con la forza emozionata dalle foto sui social. Ora, forse non ci rendiamo conto della gravità della cosa perché siamo continuamente bombardati da milioni di notizie e pare che questo mondo in cui viviamo sia completamente frutto di una sorta di programma virtuale tipo Matrix -tutto è reale e tutto è virtuale, quali sono i confini? -ma fermatevi un attimo e pensate a questo: un paese è stato bombardato illegalmente sulla base delle emozioni di una ragazzina suscitate da un retweet o like sui social di una indubbia fake news, di una bufala insomma. Se questo non vi fa tremare i polsi non so che cosa possa suscitare più orrore nelle vostre menti.

Si è scelto di non attendere i risultati di alcuna inchiesta neutrale e di distruggere immediatamente quello che la Casa bianca vi dice essere l’aeroporto da cui è partito l’aereo. Così da poter dire “ecco quello era il posto.” Era il posto, non è il posto. Non lo sapremo mai, non potremo neppure avere un report da parte dell’ONU come è successo nel 2013. Ed è proprio questo il punto: si è deciso di non ripetere l’errore dell’altra volta, meglio distruggere le evidenze. Nonostante tutto però possiamo lavorare sulle immagini gentilmente forniteci da Al Qaeda (mi sembra di essere in un universo parallelo signori; i media occidentali che accettano come vere le dichiarazioni di psicopatici, gente che si fa esplodere tra i civili e guida tir sulla folla, decapita oppositori e eretici e manda i propri figli a farsi esplodere; rendetevi conto a che livello siamo) e fare congetture come ha fatto il professore Theodore Postol dell’MIT ed ex-consulente della Casa Bianca su questo report. È chiaro che il proiettile è di fabbricazione artigianale ed è stato fatto esplodere in situ da sopra. Ovvero non per l’impatto sul terreno come se fosse stato lanciato da un Su-22 siriano.

Nessuno si mette a chiedere, contestare, a chiarire. Nulla. Sembra di essere ai tempi di Mussolini quando la stampa doveva schiacciarsi sulle posizioni del governo. Anzi almeno allora c’era chi con coraggio cercava clandestinamente di andare contro il governo fascista. Oggi, nell’apice della conoscenza umana, con internet grazie al quale tutti possono avere accesso a qualsiasi punto di vista e conoscenza la gente decide di schiacciarsi sulla stessa monolitica posizione che è comodamente offerta dal governo. Se questo non è un fascismo globale non so come chiamarlo. Nel momento in cui un giornalista copia-incolla senza verificare fonti o contestare il governo si trasforma in organo di propaganda. E ancora peggio a tutto questo si somma il sentore del maccartismo strisciante per cui qualsiasi notizia che svia dalla linea ufficiale di governo si è subito accusati di essere pro-Putin o pro-Russia. Putin accusato di fare propaganda, giustamente, ma come si dice “il bue che dice cornuto all’asino”.

 

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