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La Rivoluzione Russa, Lenin e il complottismo di oggi

Ho finito di leggere October, the story of the russian revolution, di China Mieville. Mieville e’ forse più conosciuto per i suoi romanzi New Weird di cui sono un appassionato, ma pochi sanno che e’ anche uno studioso del marxismo. In questo saggio ci parla della rivoluzione Russa da Febbraio a Ottobre 1917. Ho imparato molte cose da questo libro e vi elenco le principali, una delle quali spiegherà il titolo di questo post.

  1. una cosa che ignoravo era che la rivoluzione di Febbraio non fu come pensavo inizialmente guidata dai socialisti, o perlomeno non solo. La rivoluzione di Febbraio fu una spontanea protesta di vari gruppi sociali di svariate idee politiche contro lo Zar, la guerra e la carestia di quegli anni. Dopo l’abdicazione dello Zar molti consigli, o soviet, sorsero sia nelle città che nelle campagne. Questi soviet erano strutture spontanee che sorsero dal vuoto dell’impero russo appena collassato. E i soviet non erano necessariamente socialisti. C’era di tutto, da anarchici a borghesi, da socialdemocratici a marxisti, da islamisti a nazionalisti georgiani/armeni, finlandesi ecc. E cosi rimase per molti mesi fino a quando Lenin cambio’ tutto con il suo ritorno dall’esilio. In pratica, le cose sarebbero potute andare in modo diverso politicamente se non fosse stato per la preponderanza dei socialisti che furono quelli già con un piano prestabilito e le armi in pugno;
  2. sin da Febbraio il potere fu diviso tra il Governo Provvisorio voluto dalla Duma (parlamento) e il Soviet di Pietroburgo, un consiglio gestito da soldati e lavoratori. E questo e’ il punto che mi ha più colpito: i militari furono il motivo principale della vittoria dei socialisti e della Rivoluzione d’Ottobre. Spesso dipingiamo la rivoluzione russa come quella fatta da lavoratori, contadini ecc. In realtà le cose andarono diversamente. Chi aveva le armi e le navi erano esercito e marina. Senza l’appoggio di esercito e marina non avremmo mai avuto la rivoluzione. MAI. E questo e’ un particolare spesso nascosto dalla propaganda marxista. I militari erano una classe, o meglio una casta, dell’impero che fu criminalmente punita dallo zarismo per decenni. Vivevano in condizioni miserabili e furono mandati in guerra contro varie potenze ai confini dell’impero impreparati e senza speranza. Sono loro che fecero la rivoluzione, non le falci e i martelli dei lavoratori. Sono loro che assediarono il Palazzo d’Inverno e la Duma a Ottobre e che arrestarono i membri del governo provvisorio. E questo ce lo fa notare lo stesso Lenin quando nel suo primo documento ufficiale scritto a Ottobre scrisse: “Soldati, lavoratori, impiegati! Il destino della rivoluzione e della pace democratica e’ nelle vostre mani!”. La prima categoria che Lenin esorta e’ quella dei soldati. E non poteva essere altrimenti visto che sono loro quelli con le armi e la forza indispensabile per prendere il potere.
  3. Dopo i fatti di Febbraio Lenin torno’ dall’esilio in Svizzera aiutato da Germania e Svezia. Fu lui che spinse a usare la forza contro il governo provvisorio in Ottobre. Senza di lui la Rivoluzione non ci sarebbe mai stata in Ottobre (e questo lo sappiamo). E ora arrivo al punto del mio strano titolo del post: la rivoluzione socialista non esisteva nelle menti della maggior parte delle persone fino ad Agosto/Settembre. Eppure noi pensiamo che da Febbraio fino ad Ottobre fosse stato un processo in fieri inevitabile. Non e’ cosi. Lenin prese la palla al balzo e ne approfitto’ pensando che fosse il momento e il luogo perfetto, nonostante molti altri socialisti pensassero il contrario. La posizione leninista fu minoritaria per molti mesi. A noi del futuro pare che fu tutto già scritto: lo Zar abdica, i militari prendono il potere con i socialisti, Lenin prende il potere. Quindi, pensiamo che fosse già tutto nei piani dei socialisti, che fossero stati loro a far abdicare lo Zar e cominciare la rivoluzione di Febbraio. Questo e’ quello che spesso capita nei casi di complottismo odierno. Vediamo una serie di eventi, poi qualcuno o qualcosa li sfrutta e pensiamo che quel qualcuno sia stato la causa prima. Per esempio, guardiamo a questa nuova dottrina del Great Reset, ovvero la convinzione di alcuni gruppi di potere di poter fare ingegneria sociale sul mondo per farlo ripartire con regole nuove. I complottisti vedono che questo Great Reset sta prendendo piede esattamente dopo la pandemia, quindi pensano che il virus sia stata un’arma artificiale creata da questo gruppo politico transnazionale per arrivare al loro obiettivo. In realtà questo gruppo ha preso la palla al balzo durante una crisi globale, esattamente come fece Lenin. Lenin non fu il fautore della caduta dello Zar, ne’ il motore primo della Rivoluzione di Febbraio ma approfitto’ della situazione per completare il suo piano. Un piano che esisteva già nella sua mente. In un certo senso quindi le teorie complottiste sono un po’ come quelle profezie che si autoavverano semplicemente perché certi “attori” politici che avevano già un piano ne approfittano per mettere in moto il loro piano. E noi spettatori di questi eventi pensiamo che la crisi che ha scatenato quegli eventi facesse parte del piano fin dall’inizio. Ecco, perché spesso e’ difficile dire ad un complottista: “Ehi, il virus non e’ una arma costruita a tavolino da quelli che volevano il Great Reset.”. Perché il complottista vede i due avvenimenti e pensa che A (il gruppo di potere) abbia creato B (gli eventi). Ma in realtà e’ l’esatto contrario: gli eventi B hanno spinto il gruppo di potere A ad uscire allo scoperto e a prendere la palla al balzo.

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Fenomenologia di Ciao2020

Incomincerò questo post facendo finta che non esista nessuno in Italia che non abbia ancora visto Ciao2020. Ma se siete una di quelle sfortunate persone che hanno vissuto sotto un sasso e che non l’hanno ancora visto agevolo con video qui sotto.

Non è passato giorno dal 30 Dicembre che non abbia visto o canticchiato o pensato ad una scena di Ciao2020. E’ stato scritto tanto nel mese scorso su questo geniale fenomeno diventato virale e non staro qui a ripetere le stesse cose che altri hanno scritto. Vorrei quindi esplorare interpretazioni e letture che non ho ancora visto in rete.

Il genio conduttore “Giovanni” Urgant ha detto in una recente intervista alla RAI che quando hanno ideato e diretto Ciao2020 non hanno guardato o copiato alcuna puntata di Sanremo o Drive In. Tutto nasceva da quello che si ricordavano degli anni 80, della loro memoria durante l’infanzia. Parliamo quindi di una sorta di memoria collettiva condivisa dal popolo russo. Urgant non ha fatto altro che pescare da quella memoria collettiva con tutti i filtri/deformazioni che la memoria opera col passare degli anni. Trovo questo estremamente affascinante. Molti russi non hanno mai visitato l’Italia degli anni 80 eppure l’hanno vista attraverso Sanremo e Drive In e altri programmi e canzoni. Quell’Italia non esiste più e potremmo dire che non è mai esistita perché era solo la TV italiana di quell’epoca, non la vera Italia. Ogni persona elabora le proprie memorie in modo differente e cosi ogni popolo. Ciao2020 è quello che i russi hanno visto. Se altre TV del mondo avessero fatto lo stesso esercizio mentale avremmo avuto risultati molto diversi. Questo mi affascina molto perché significa che ovviamente il giudizio e la rappresentazione di un popolo sono determinati non da fatti oggettivi ma dalla interpretazione che un popolo ne dà. E quello che pensiamo di un popolo o civiltà cambia anche col tempo. Spesso rappresentiamo l’antica Roma come un mondo monocromaticamente albino dove nobili senza scrupoli frustano schiavi mentre loro vomitano la cena mentre sono seduti su un triclinio. Sul bianco in particolare è quello che il Rinascimento ci ha inculcato da centinaia di anni. Oggi sappiamo che probabilmente non esisteva una singola scultura o colonna di marmo che non fosse colorata. Il bianco era quasi inesistente. Eppure questa memoria collettiva è quasi impossibile da eliminare dalle nostre menti. Il Medioevo viene sempre rappresentato come un periodo cupo anche dal punto di vista visivo: si parla scherzosamente spesso di filtro Medioevo, ovvero un filtro grigio che viene aggiunto a tutte le pellicole che rappresentano il Medioevo.

I Vichinghi non hanno mai avuto gli elmi con le corna eppure questo è rimasto nel nostro subconscio collettivo. La Storia è solo una rappresentazione della memoria collettiva che non corrisponde alla realtà. Cosi, se un giorno la civiltà italiana dovesse estinguersi, nel futuro quello che rimarrà dell’idea Italia sarà probabilmente molto simile a Ciao2020 che alla realtà. Ma anche senza andare tanto lontano nel tempo chiunque abbia fatto un viaggio di vacanza o lavoro negli USA si sarà reso conto che la realtà è ben diversa dalla rappresentazione che la TV ci dà degli USA e di conseguenza la nostra rappresentazione è falsata da Hollywood.

Nei giorni successivi a Ciao2020 il mio cervello lo ha associato immediatamente a un film di fantascienza della mia infanzia, Explorers. In questo stupendo film degli anni 80 tre ragazzini vengono a contatto con degli alieni i quali parlano perfettamente l’inglese e conoscono tantissimo della cultura pop americana. Alla fine si scopre che tutto quello che sanno della Terra è stato grazie ai programmi TV che riuscivano a ricevere attraverso l’etere. Parlavano per slogan pubblicitari, conoscevano le battute dei film a memoria, pensavano che gli umani avessero già incontrato vita extraterrestre e che ogni volta che questo succedeva era uno scontro tra Terra e alieni. Da qui la loro convinzione che gli esseri umani fossero crudeli guerrafondai dediti a distruggere la vita aliena. I ragazzini cercano invano di fargli capire che quella era TV, finzione. Ecco in un certo senso i russi sono come gli alieni, hanno captato le trasmissioni TV di un’Italia di 40 anni fa e pensano che quella sia l’Italia.

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Le compagnie Big Tech sono private?

La domanda nel titolo può apparire assurda ma voglio buttare giù alcuni pensieri per farvi riflettere. Fin da quando le grandi corporazioni come Microsoft e Apple sono cresciute a dismisura e diventate globali hanno sempre ricevuto un grande interesse da parte degli apparati dello stato federale americano, FBI, CIA e NSA in particolare. L’interesse – chiamiamolo cosi – si e’ poi spostato ai social media come Facebook, Twitter, Youtube, Instagram ecc. Questo interesse iniziale si e’ poi trasformato in vero e proprio controllo. La NSA ha accesso a tutti i dati dei social media provider grazie a PRISM, un programma di sorveglianza voluto da Bush, un programma di spionaggio globale che registra qualsiasi conversazione che avviene su internet. Questo programma fu poi riconfermato da Obama nel 2012. Fu grazie a Edward Snowden che sappiamo di PRISM ed e’ il motivo per cui ora vive in Russia in esilio. Le compagnie, volenti o nolenti, sono quindi obbligate a dare accesso dei vostri dati al governo federale. Quindi il governo ha accesso completo a tutto quello che postate e può richiedere dati personali, inclusi numeri di telefono, indirizzi email ecc. Questo rende le compagnie Big Tech quindi delle entità pubbliche? Diciamo che queste compagnie, volenti o nolenti, sono costrette a farlo, quindi potremmo considerarle delle vittime degli apparati del governo. Allo stesso modo delle compagnie cinesi, vittime del controllo centralizzato del governo cinese. Ma le compagnie cinesi sono anche delle estensioni del governo cinese come ben sappiamo. Ovvero il governo cinese usa le compagnie private per spionaggio, propaganda e controllo. Ma questo vale lo stesso per le compagnie americane? La mia risposta e’ si ed e’ una tendenza che e’ cresciuta negli ultimi anni. CIA e FBI e Pentagono controllano queste piattaforme tramite ricatti impliciti e anche espliciti: se critichi il governo americano avrai conseguenze. Julian Assange con il suo Wikileaks e Edward Snowden in esilio in Russia sono dei moniti per tutti. Alcuni account e conversazioni su Twitter sono oscurati con quello che in gergo si chiama shadowbanning. Questi account e queste conversazioni sono spesso se non quasi totalmente critici del ruolo americano nei conflitti nel mondo o critici dell’establishment. Quando gli apparati decidono di fare una campagna anti-russa o anti-siriana o anti-iraniana o anti-venezuelana Twitter e Facebook promuovono contenuti governativi e cancellano o limitano fruizione di quelli critici. Migliaia di bot appaiono nelle piattaforme con messaggi e con tempistiche pre-concordati che amplificano la propaganda governativa.

E ieri lo abbiamo visto in maniera più che esplicita: nel giro di 12 ore tutti i social media – Twitter, Facebook, Instagram, Twitch, Snapchat – e tutti gli app provider come Apple e Google hanno messo al bando account di Trump o collegati a Trump. E’ stata una vera e propria campagna di propaganda governativa, centralizzata e organizzata allo stesso modo e con tempistiche concertate.

In pratica le democrazie moderne non possono esplicitamente avere un ministero della propaganda come facevano paesi autoritari del passato o come quelli moderni come Cina e Corea del Nord. Sarebbe inaccettabile agli occhi dei cittadini. Ma hanno bisogno di controllare l’opinione pubblica comunque e hanno fatto “outsourcing” della propaganda usando le compagnie della Silicon Valley. La Silicon Valley e’ una estensione degli apparati governativi. E come tale deve essere considerata alla stregua del ministero della propaganda fascista o nordcoreana. Al contrario di molti, quindi, non considero le compagnie Big Tech delle compagnie private alla stregua del vostro macellaio sotto casa. Il libero mercato in America non esiste, il crony capitalism e’ ormai la norma nelle democrazie occidentali. Tra aiuti statali, controllo quasi totale di contenuti e pratiche e spionaggio la linea di demarcazione tra privato e pubblico e’ quasi invisibile.

Questa e’ una situazione incredibilmente favorevole per l’elite che vuole controllare opinione pubblica e governare senza problemi perché queste compagnie paiono private di facciata ma sono pubbliche e parte integrante dell’establishment. E perfino i liberali, che si eccitano al solo sentire la parola “privato”, difendono questo sistema senza rendersi conto che senza lo stato queste compagnie non esisterebbero.

Come ho detto spesso più volte noi siamo la Cina di 5 anni fa e la Cina siamo noi fra 5 anni.

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I demoni

Da qualche settimana sto leggendo “The Darkening Age” (in italiano Nel segno della croce) di Catherine Nixey. Il saggio parla di come i primi cristiani una volta preso il potere nell’Impero romano distrussero sistematicamente l’arte scultorea, il teatro, la filosofia, insomma tutte le arti e le scienze pagane dell’epoca. Una parte della storia che gli storici (e i libri di scuola) fanno finta che non sia mai accaduta. Tanta carne al fuoco e non mi basterebbe un post per riportare tutto quello che vi e’ scritto e documentato. Un terzo del saggio e’ fatto di note, referenze e bibliografia. E la cosa più incredibile e’ che la maggior parte della documentazione di questa distruzione sistematica non e’ di parte pagana (quella fu distrutta per prima), ma cristiana. Sono gli stessi autori cristiani che si vantano di aver distrutto quel tempio, di aver messo a fuoco quella biblioteca, di aver squartato un sacerdote o la filosofa Ipazia. Quindi non ci sarebbe neanche spazio per accuse di parte perché basterebbe la biblioteca vaticana a darci le prove di quello che e’ successo. Alcune cose mi sono rimaste impresse e le elencherò qui di seguito.

I demoni dentro le statue: vi sarete sicuramente accorti passeggiando nei musei di arte antica di come le sculture abbiano sempre il naso rotto, mancante o ricostruito. Ho sempre pensato che fosse per il fatto che si trattasse della parte più delicata. E invece, ci raccontano gli storiografi cristiani, si trattava di premeditato vandalismo. Quando dopo Costantino la chiesa prese le redini del potere e i sacrifici agli dei furono vietati orde di monaci e/o di jihadisti cristiani guidati dai vescovi incominciarono a distruggere i templi greci e romani e a saccheggiarli. Le statue degli dei furono ovviamente i loro obiettivi prediletti. Ma qui viene il bello di cui io ero all’oscuro: i primi cristiani non distruggevano le statue pagane perché erano blasfeme, andavano contro la dottrina del monoteismo ecc., insomma per lo stesso motivo per cui l’ISIS oggi distrugge i templi in Medio Oriente. No, il motivo era molto più banale: pensavano che le statue contenessero dei demoni. Credevano che gli dèi fossero dei demoni e che questi involucri di pietra fossero un modo tramite il quale potessero passare dall’Olimpo alla Terra.

“Le statue, il luogo dove dimoravano i demoni, soffrirono alcuni degli attacchi peggiori. Non era abbastanza abbattere una statua poiché il demone che vi risiedeva al suo interno doveva anche essere umiliato, disonorato, torturato, smembrato e reso impotente. Un trattato ebraico noto come Avodah Zarah forniva istruzioni dettagliate su come profanare in modo idoneo una statua. La si poteva maltrattare <<tagliando la punta delle sue orecchie, del naso o delle dita, oppure picchiandola>>.”

Dall’agiografia di Porfirio, vescovo di Gaza: “il demone che abitava presso la statua veniva fuori dal marmo con grande confusione, facendo cadere la statua e spaccandola in molti pezzi.”

Qui non parliamo di iconoclastia perché si peccava di politeismo, blasfemia ecc. Qui parliamo di cristiani che credevano negli dèi pagani, di cui avevano terrore e che volevano distruggere e umiliare. Erano veri e propri politeisti ma non accettavano la competizione pagana. E usavano rituali magici come il taglio del naso e delle orecchie o la decapitazione delle statue come strumenti per umiliarli e mandarli via dalle sculture. A causa di questa isteria collettiva si pensa che abbiamo perso il 90% delle opere scultoree antiche. Molte sono sopravvissute (senza nasi) solo grazie al fatto che venivano riciclate come materiale da costruzione per palazzi e chiese. Oppure perché una volta decapitate venivano buttate in discariche.

I santi distruttori: alcuni dei santi più famosi oggi come San Martino e San Benedetto da Norcia (fondatore del monacheismo) furono essi stessi vandali e andavano di villaggio in villaggio per le campagne a mettere a ferro e fuoco templi, altari, sculture e boschi sacri. San Marcello distrusse il tempio di Zeus ad Apamea. San’t Agostino nel 401 d.C. diede ordine di distruggere i templi di Cartagine in cui morirono anche 60 persone. Immaginatevi se dopo cento anni il califfo dell’ISIS Al Baghdadi venisse fatto santo per aver distrutto i templi di Palmira in Siria e Ninive in Iraq. La Palmira distrutta dall’ISIS qualche anno fa fu distrutta dai cristiani 1700 anni prima. Il tempio di Atena con la sua statua ciclopica fu quasi interamente raso al suolo. L’ISIS semplicemente ha finito l’opera di distruzione che il cristianesimo aveva incominciato.

I numeri: alla fine del IV secolo solo il 10% dell’Impero era cristiano. Un secolo dopo il 99%. In cento anni i cristiani riuscirono a prendere il potere, a distruggere l’intera produzione di arte e filosofia pagana. Si calcola che solo il 10% dei testi greci sia arrivato a noi e meno del 10% di quelli latini. E quelli che sono sopravvissuti sono stati redatti e censurati da chi, oggi, consideriamo come i salvatori della cultura classica, ovvero i monaci medievali amanuensi. Ma parlare della Chiesa come “salvatrice” della cultura classica suona oggi come una barzelletta. Non solo fu la Chiesa stessa a distruggere le opere classiche, a vietarne la riproduzione per secoli ma quelle poche che hanno “salvato” furono censurate e redatte. Sono sopravvissute solo quelle opere che i censori consideravano vicine al cristianesimo.

Ecco, la prossima volta che passeggerete in un museo guardate a quei nasi mancanti o ricostruiti e ricordatevi di come dei selvaggi monaci di 1700 anni prima distrussero quella statua pensando che dentro ci fosse un demone da umiliare.

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A me mi

La mia famiglia è un piccolo esperimento scientifico. Infatti i miei bambini vivono in una bolla linguistica tutta loro. Nati e cresciuti qui in UK hanno imparato l’italiano quasi esclusivamente solo da me e mia moglie, quindi posso studiare come l’apprendimento del linguaggio si sviluppa in un bambino in quasi completo isolamento. A parte qualche piccolo errore che proviene dall’inglese (tipo “Cosa è quello per?” invece di “A cosa serve?”) il loro italiano è ottimo e non contiene regionalismi. Italiano standard. Eppure fanno errori ogni tanto, errori che pero’ non provengono dalla famiglia. Per esempio, non hanno mai sentito alcuno dire “a me mi”, eppure lo dicono e nonostante io li corregga persistono nel dirlo. Cosa significa? Significa che “a me mi” non deriva dall’apprendimento della lingua in famiglia ma viene fuori naturalmente. E ho avuto conferma di questo da questo ottimo articolo che spiega per bene che in italiano la ripetizione o ripresa con il pronome è la norma. Per esempio si dice “Maria non l’ho vista”, dove lo è ripetizione del complemento oggetto Maria. Questa ripetizione è una regola obbligatoria dell’italiano. I miei bambini quindi hanno ricavato a me mi dalla regola generale e l’hanno semplicemente applicata giustamente dappertutto.

Altra prova che l’apprendimento del linguaggio è un processo razionale della nostra mente è la regolarizzazione dei verbi irregolari. Infatti per molto tempo hanno detto (e ancora ogni tanto gli scappa) “aprito” invece che “aperto” e “bevere” invece che “bere”, “dicio” invece di “dico”, “spegno” invece di “spengo”. Il loro cervello inconsciamente ha deciso che il verbo aprire debba essere declinato regolarmente.

Mi chiedo per quale motivo siano nate le forme irregolari dei verbi visto che paiono cosi innaturali, tanto che i bambini li imparano ben più tardi.

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I complottisti in mezzo a noi

“Gran Maestro del Male, mi ha chiamato?”

“Vieni pure avanti giovane Occam. Ho letto sui giornali dei nostri nemici che esiste nel mio impero del male un politico che potrebbe detronizzarmi. Chi sarebbe? Chi osa disturbare il mio partito che alle ultime elezioni ha preso il 76%?”

“Un insignificante politico che ha preso appena il 2% e non ha alcun rappresentante al parlamento.”

“Oh, allora bisogna assolutamente ucciderlo.”

“Ma, sire. Non presenta alcun pericolo per il suo trono.”

“Lo voglio uccidere per gioco. Anzi, per mandare un segnale ai miei nemici.”

“Va bene, come vuole Sua Malignità. Una pallottola mentre dorme…”

“No! Deve essere plateale. Pubblico. Usate il veleno più potente che abbiamo.”

“In teoria il Novichok e’ quello più potente ma non ha mai ucciso nessuno. L’ultima volta lo abbiamo messo in un profumo e il doppio agente e sua figlia non sono morti. In più e’ stato creato da noi e viene associato a noi.”

“Perfetto. Usate quello cosi non muore.”

“Maestà, ma non volevate ucciderlo?”

“Si, ma voglio ucciderlo senza ucciderlo cosi i miei nemici avranno un segnale.”

“Ah, e mi raccomando seguitelo passo dopo passo cosi se qualcosa va storto sapremo aggiustare la situazione.”

Due giorni dopo.

“Maestà, il novichok non ha funzionato come da Voi previsto.”

“Bene, dite a chi lo segue di far atterrare l’aereo per emergenza cosi potete salvarlo.”

“Maestà, continuo a non capire il suo piano. Se abbiamo i nostri agenti in quell’aereo perché lo facciamo atterrare per salvarlo?”

“Devo ripetere? Voglio ucciderlo ma non ucciderlo cosi i miei nemici penseranno che ho fatto un complotto e un controcomplotto.”

“Geniale maestà!”

“Ora e’ all’ospedale, che facciamo? Chiudiamo il tubo a cui e’ attaccato per 1 minuto e poi nascondiamo le prove?”

“Nah, speditelo dai nostri nemici cosi lo possono curare.”

“Ma poi vedranno le tracce del novichok e ci accuseranno e ci metteranno sanzioni e bloccheranno il più grande progetto di esportazioni di gas del nostro paese a cui stiamo lavorando da decenni!”

“Esatto. Tutto quello che hai detto avverrà. Cosi i nostri nemici vedranno complotto, controcomplotto e controcontrocomplotto e accuseranno chi negherà di essere un complottista.”

“Geniale!”

***

Ora, chiunque che non sia stato intaccato da un verme nel cervello penserebbe che questa spiegazione del presunto assassinio di Navalny sia non dico solo ridicola ma IMPOSSIBILE. Eppure, chi critica questa versione nevrotica e complottista viene considerato complottista egli stesso.

Pensiamo sempre che la mentalità del complottismo sia relegata a temi come il terrapiattismo, che non siamo mai andati sulla luna, i danni dal 5G ecc. e invece i complottisti sono tra noi, sono il vostro vicino, il vostro professore, il vostro sindaco, il vostro macellaio. I governi sanno che basta individuare un nemico e la gente crederà a qualsiasi cosa pur di confermare i propri pregiudizi.

A voi la conclusione.

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Colston, Giordano Bruno e Tunisi

Iconoclastia.

Era il lontano 2005 a Cagliari (o forse il 2004, ormai non ricordo). Una serata come altre se non fosse che presenziavo, grazie al gruppo locale dei Radicali, una piccola conferenza sul busto di Giordano Bruno. Pochi sanno che Cagliari aveva l’equivalente sardo del Campo dei Fiori, un busto del frate di Nola che ricordava a chi entrava a Castello attraverso la Porta dei Leoni quanto dolore fu arrecato dal potere temporale della Chiesa di secoli prima. All’indomani dei Patti Lateranensi tra governo fascista e Vaticano un prefetto fascista molto zelota decise che il busto doveva essere rimosso. Non coincideva infatti con la sensibilità dell’epoca. Il Risorgimento era cosa del passato, l’anticlericalismo era considerato come un retaggio barbaro del passato (anche del passato fascista da dimenticare). Il presente esigeva l’igienizzazione del passato, perché la rivoluzione fascista esigeva di riscrivere la storia. E così fu fatto con molti altri busti di Bruno in giro per l’Italia. Si fecero varie riunioni e si decise che però il busto non dovesse venire distrutto ma semplicemente rimosso. Rimase per anni nello scantinato di qualche ufficio per poi dopo la guerra venire esposto all’interno di una facoltà dell’Università in Piazza d’Armi. Chi decise di non rimetterlo nel suo Campo dei Fiori fece un’altra decisione dettata dalla sensibilità dell’epoca. Un simbolo dell’anticlericalismo non doveva essere esposto pubblicamente.

Nel 2006 parto per Bristol, mi aspettano 4 anni di dottorato all’università tra esperimenti, analisi e tanta scienza. Abitavo a 50 metri da College Green. Là a due passi dalla Cattedrale stava la statua di Edward Colston. Ci passavo davanti ogni giorno quando a fine giornata andavo ai canali a prendere un po’ d’aria e sole quando quest’ultimo si degnava di comparire timidamente. A pochi metri dalla statua si trova Colston’s Hall, un teatro dove avrò visto un paio di concerti in tutto. Il nome di Colston si trova un po’ dappertutto, considerato che l’intera Bristol post-medievale e’ stata costruita grazie al suo commercio e alle sue donazioni. Salendo verso St Michael Hill non potevo non notare le centinaia di case, alcune con decorazioni sontuose risalenti a secoli prima. Spesso pensavo a quanta ricchezza Bristol avesse guadagnato dal commercio di spezie e schiavi. Pietre su pietre, bovindo su bovindo, strade su strade. L’intera città era stata costruita sul sangue di decine di migliaia di schiavi. Bristol è una città schiavista, tanto quanto fu Tenocthitlan o la Roma imperiale. Tutti hanno usato il sangue degli schiavi per costruire le proprie case, tutti hanno mangiato dalla loro pelle escoriata, tutti hanno respirato l’ultimo respiro prima che naufragassero nell’Atlantico. E questa ricchezza l’hanno poi data ai propri figli e poi ai nipoti fino ad oggi. Quelle case sono marchiate, quelle strade ancora trasudano del sudore e del sangue di innocenti. E mentre passeggiavo per le strade mi chiedevo se alla fine non fosse immorale viverci in quelle case, fare uso di quella ricchezza dopo 300 anni. Ma era giusto che fossero lì a ricordarmi di quel passato terribile quando gli avi di chi oggi abbatte la scultura di Colston facevano spallucce quando sentivano da dove provenivano i soldi della loro ricchezza. Le stesse spallucce che oggi molti di noi facciamo quando mangiamo carne proveniente dai macelli. Chissà, un giorno qualcuno ci giudicherà per questo e ci cancellerà dalla Storia. Per i futuri zeloti maoisti saremo dei subumani e le nostre vite verranno definite da questo o quel fatto che in futuro sarà considerato immorale.

Avremmo potuto radere al suolo Auschwitz e invece abbiamo deciso di inviarci le scolaresche per imparare dagli errori del passato. Potremmo riempire i musei di statue che rappresentano un passato oscuro ma non possiamo, non dobbiamo gettarle nell’oblio di un canale, facendo finta che non appartengano alla nostra storia, inclusa quella dei propri antenati. Oppure potremmo arricchire quegli spazi occupati da queste statue con altre che facciano da contraltare o come ha suggerito Banksy rimettere la scultura di Colston al suo posto e aggiungere le sculture dei manifestanti che tentano di buttarla giù. Racconterebbe una storia, darebbe un messaggio invece che relegare tutto all’oblio.

Responsabilità collettive.

Giusto qualche mese prima che partissi per Bristol andai a Tunisi in catamarano. Dal Sulcis alle coste del Nord Africa sono appena 250 Km. Molte delle ricchezze della Tunisia derivano dalle “corse”, ovvero gli assalti dei saraceni alle coste del Sud Italia, inclusa la Sardegna. Vi sarete sicuramente chiesti per quale strano motivo i sardi non vivano sulle coste, non mangino cibo di mare e molti della vecchia generazione non sappiano nuotare. Il motivo è che quelle scorribande hanno lasciato il segno indelebile sulla geografia, cultura e abitudini del sud dell’isola.

I sardi, insieme a siciliani e calabresi, erano le prede più ambite da rivendere nei mercati del Nord Africa e Istanbul. Si stima che l’1% della popolazione sarda dell’epoca sia stata rapita e poi venduta come schiava nei mercati dell’Impero Ottomano. Le strade e le case di Tunisi e Algeri sono fatte del sangue di migliaia di sardi e di altri europei. Allo stesso tempo mentre Edward Colston vendeva schiavi neri alle colonie americane, gli ottomani vendevano i sardi per i lavori più umili nell’Impero. Eppure, non mi verrebbe mai in mente di incolpare i tunisini e gli algerini di oggi per la tratta degli schiavi dei miei antenati. Mai mi verrebbe in mente di abbattere le mura della medina di Tunisi, costruita col sangue dei miei antenati. Mai mi verrebbe in mente di chiedere agli odierni tunisini di inginocchiarsi in segno di perdono. Non esiste argomento più razzista di quello che vuole accomunare i peccati di un individuo al suo popolo o civiltà o razza, non esiste argomento più ignobile di quello che vuole che i figli paghino per i peccati dei padri. Ricordatevi che ognuno di voi non ha responsabilità per quello che vostro padre o nonno hanno fatto. Chi vi dice il contrario e vi costringe ad inchinarsi è il peggior razzista che esista, un barbaro che non merita neppure di essere considerato come interlocutore. È lo stesso argomento che ha portato gli ebrei ad essere perseguitati per millenni in Europa, rei secondo i cristiani, di aver crocifisso Cristo. È lo stesso argomento che ha portato la donna ad essere stata umiliata e considerata colpevole di aver colto la mela dall’Albero della Conoscenza dell’Eden.

Ne avrete sentite decine di commenti su questo argomento ma prima di additarmi come il solito “bianco privilegiato borghese” permettetemi di parlare. Mi trovo in una posizione singolare per vari motivi: non solo perché la mia prima esperienza politica riguardò l’iconoclastia, ho vissuto a 50 metri da Colston, ho vissuto nelle case degli schiavisti, sono un appassionato di Mesopotamia e ho sofferto come un cane nel vedere l’ISIS distruggere i monumenti di Ninive, ma anche perché sono soprattutto uno scultore. Creo le sculture, le faccio nascere dalla pietra con rivoli di sudore, sacrificio e perfino sangue dei miei calli. Permettetemi di inorridire nel vedere qualcuno che le abbatte quelle sculture. Chi crede di essere nel giusto, anzi IL giusto, il zelota, il giacobino, lo studente delle madrasse, il maoista della rivoluzione culturale, il prefetto di Cagliari che rimosse il busto di Giordano Bruno, incomincia ad abbattere statue, poi simboli e poi la finisce con libri e persone. Non si ferma alla distruzione ma punta all’oblio e alla rieducazione di chi non la pensa come lui. E i molti esempi di questi giorni di titoli cinematografici rimossi o modificati da servizi digitali lo dimostrano. Guai a continuare su questa china, altrimenti Fahrenheit 451 invece di essere un ammonimento servirà come un manuale.

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Farouk e Aisha

Silvia Romano. Tema caldo, quasi impossibile da affrontare senza sentirsi urlare contro che si è insensibili da sinistra o che si è dei filoislamici (e un po’ punkabestia) da destra. Eppure, ho molte cose di cui vorrei parlare e ora a freddo vorrei metterle per iscritto.

Il primo punto riguarda l’impianto giuridico del fenomeno dei sequestri. Mi ricordo come fosse ieri quando Farouk Kassam fu sequestrato. Avevo 11 anni e Farouk aveva quasi la mia età. Mi rimasero impresse due cose: la prima ovviamente fu il barbarico taglio dell’orecchio e la seconda fu la scoperta che lo Stato bloccò i conti dei genitori e dei parenti più vicini. Mi ricordo la villa del padre di Farouk circondata da giornalisti e assediata dai poliziotti perché si aveva paura che la famiglia potesse pagare il riscatto. Ai miei occhi il padre sembrava quasi essere trattato alla stregua di un criminale. Difatti la linea dello Stato era quella che uno Stato di diritto non tratta con i sequestratori. Ed è per questo che fu scritta la legge Scotti che blocca i conti bancari dei parenti della vittima e ne sequestra i beni (la famiglia non poteva vendere la villa per esempio).

Ora, 28 anni dopo sento dire dai rappresentanti dello Stato che è il dovere di quest’ultimo pagare il riscatto, chiunque il sequestrato e i sequestratori siano. Il che rende il tutto surreale e anche illegale (oggi è a discrezione del giudice decidere se applicare la legge Scotti in un sequestro). Il paradosso più grande è senz’altro il fatto che all’interno dei confini nazionali lo Stato non paghi riscatti ma fuori sì. Quindi la legge italiana non viene applicata dallo Stato al di fuori dei confini. L’Anonima Sarda, se ancora esistesse, potrebbe prendere nota e sequestrare qualcuno e portarlo ad un’ora di gommone in Corsica o a 10 ore di gommone in Tunisia. In queste condizioni infatti riceverebbe riscatti milionari. Non ho sentito alcun commentatore o politico fare riferimento alla legge Scotti. I conti dei genitori di Silvia Romano furono monitorati o bloccati per esempio? Qualche giudice ha preso in mano il fascicolo? Non lo so, sembra tutto un teatrino surreale di due gruppi, i primi che urlano cose oscene ad una persona convertita, gli altri ad urlare cose oscene agli altri. Nessuno parla di legge, diritto, di procedure ecc. Eppure sono questioni di interesse pubblico, visto che sono in gioco milioni di euro pubblici, relazioni internazionali e terrorismo internazionale. Ridurre tutto a frasi cretine sul velo islamico o commenti altrettanto cretini tipo “e allora i 49 milioni della Lega?” che fa tanto “e allora Bibbiano?” di grillina memoria, fanno cadere le braccia a terra. Il governo deve rispondere all’opinione pubblica e dare risposte chiare.

Il secondo punto riguarda la geopolitica: È stato veramente umiliante vedere la liberazione dell’ostaggio riuscita grazie alla mediazione dei servizi turchi. Ex-colonia la Somalia su cui i nostri servizi non hanno più alcun peso, abbiamo dovuto chiedere ad un nuovo arrivato nel Corno d’Africa, la Turchia, di intercedere per noi. I favori tra Stati non sono mai fatti per beneficenza ma per interesse. Cosa ha promesso l’Italia alla Turchia? Un patto sulla Libia? Sulla situazione dei giacimenti petroliferi al largo della costa di Cipro? Sulla Siria? Questi sono temi importanti e sono stati offuscati dalle chiacchiere da bar sul velo.

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La più grande concentrazione di potere mai vista nella storia moderna

Distratti, troppo distratti dall’emergenza pandemia la situazione democratica nei paesi occidentali è passata in secondo piano. Eppure ogni giorno è sotto gli occhi di tutti quello che sta succedendo: i governi si sono dati poteri eccezionali, spesso anticostituzionali, spesso senza consultare i parlamenti e hanno di fatto sospeso tutti i diritti fondamentali dei cittadini nonché le regole fondamentali su cui si fondano le democrazia moderne.

Nel caso italiano dobbiamo tornare indietro di molti secoli per vedere una concentrazione tale di poteri in una persona sola. Parliamo della storia preunitaria, prima che lo Statuto Albertino fosse promulgato. Insomma di monarchia. Infatti, neppure durante il Fascismo il potere si era concentrato cosi tanto come in questi mesi con il governo Conte. Mussolini si consultava con il Gran Consiglio, i gerarchi del Partito Fascista e il Re. Giuseppe Conte ha sospeso con una serie di decreti tutti i diritti fondamentali dei cittadini garantiti dalla costituzione senza consultare Parlamento e spesso neppure il Consiglio dei Ministri. Di fatto creando uno stato di polizia permanente con imposizione di misure draconiane, poteri illimitati a forze di polizia e equiparazione dell’esercito alle forze di polizia.

Tutto quello che abbiamo criticato dei paesi autoritari come Cina, Russia e Iran è stato adottato in poche settimane. La situazione istituzionale è preoccupante perché è peggiore rispetto a quello che succede appunto in Cina e Russia dove invece un minimo di bilanciamento dei poteri è esistito. Putin, per dire, ha dovuto parlare di fronte alla Duma.

“Ma si tratta di un’emergenza, sarà solo temporaneo.” Sento dire. E invece il problema è che anche quando questa pandemia sarà finita molte di queste misure rimarranno. Cosi come molte leggi, istituzioni e prassi del fascismo sono rimaste dopo la guerra, cosi come molte leggi anti-terrorismo sono rimaste dopo gli anni di piombo, cosi come il Patriot Act è rimasto dopo l’11 Settembre 2011 cosi molte di queste regole e disposizioni rimarranno nel Dna del paese. Alcune come legge, altre come disposizioni locali, altre come format latenti da tirare fuori quando un governo avrà bisogno di poteri speciali. Nessuno potrà dire nulla quando il prossimo governo Lega-FDI vorrà chiudere i confini o sospendere Schengen o usare i militari per la prossima emergenza migranti. O per una ipotetica Italexit.

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Cassandra in terra straniera

In questi giorni vivere nel Regno Unito è alquanto estraniante. È come avere poteri di preveggenza mentre tutti gli altri sono ciechi. 48 ore fa dicevo ai miei amici inglesi che sarebbe successo questo e quello e mi guardavano come se fossi una Cassandra. Tutto è accaduto esattamente come negli altri paesi ma 10 giorni più tardi eppure NESSUNO ci credeva. Ieri sono andato al supermercato ed era vuoto per l’assalto delle persone. Domani ci sarà la chiusura delle scuole come previsto. I miei bimbi li ho presi in casa una settimana prima. Fra un po’ forse arriverà l’obbligo di quarantena in casa. E tuttora le persone non ci credono. In quasi tutti i paesi abbiamo avuto rivolte ed evasioni dalle carceri. Son sicuro che capiterà pure qui.

Il problema principale è che essere un anglosassone ti permette di vivere in una bolla tutta tua. Il mondo potrebbe morire oltre La Manica e nessuno se ne accorgerebbe a parte noi stranieri che abbiamo contatti fuori dalla bolla. E questo si nota immediatamente anche all’interno della società britannica tra classi sociali che hanno contatti con l’esterno, cosmopolite, altamente istruite rispetto alla working class che non ha mai viaggiato e che pensa che il mondo finisca dove incomincia il mare. Tra i miei amici, solo quelli che hanno vissuto all’estero, hanno laurea e/o hanno partner straniero erano allarmati fin dall’inizio. Gli altri, quelli che chiamo arci-inglesi (equivalente dei nostri arci-italiani ma questa è un’altra storia) sembravano delle macchiette churchilliane degli anni 40, francamente insopportabili. È la stessa suddivisione che abbiamo visto durante il referendum su Brexit. E chi ha fatto lo snob in questi giorni sono proprio gli stessi che facevano campagna per Brexit. Stessa mentalità da propaganda bellica: “abbiamo sconfitto i nazisti, sconfiggeremo pure UE/questo virus!”. Decenni di propaganda churchilliana hanno reso questo popolo completamente cieco al resto del mondo. A volte penso che ogni paese debba sperimentare una sconfitta in guerra per imparare un po’ di umiltà e di buon senso.

 

 

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