Farouk e Aisha

Silvia Romano. Tema caldo, quasi impossibile da affrontare senza sentirsi urlare contro che si è insensibili da sinistra o che si è dei filoislamici (e un po’ punkabestia) da destra. Eppure, ho molte cose di cui vorrei parlare e ora a freddo vorrei metterle per iscritto.

Il primo punto riguarda l’impianto giuridico del fenomeno dei sequestri. Mi ricordo come fosse ieri quando Farouk Kassam fu sequestrato. Avevo 11 anni e Farouk aveva quasi la mia età. Mi rimasero impresse due cose: la prima ovviamente fu il barbarico taglio dell’orecchio e la seconda fu la scoperta che lo Stato bloccò i conti dei genitori e dei parenti più vicini. Mi ricordo la villa del padre di Farouk circondata da giornalisti e assediata dai poliziotti perché si aveva paura che la famiglia potesse pagare il riscatto. Ai miei occhi il padre sembrava quasi essere trattato alla stregua di un criminale. Difatti la linea dello Stato era quella che uno Stato di diritto non tratta con i sequestratori. Ed è per questo che fu scritta la legge Scotti che blocca i conti bancari dei parenti della vittima e ne sequestra i beni (la famiglia non poteva vendere la villa per esempio).

Ora, 28 anni dopo sento dire dai rappresentanti dello Stato che è il dovere di quest’ultimo pagare il riscatto, chiunque il sequestrato e i sequestratori siano. Il che rende il tutto surreale e anche illegale (oggi è a discrezione del giudice decidere se applicare la legge Scotti in un sequestro). Il paradosso più grande è senz’altro il fatto che all’interno dei confini nazionali lo Stato non paghi riscatti ma fuori sì. Quindi la legge italiana non viene applicata dallo Stato al di fuori dei confini. L’Anonima Sarda, se ancora esistesse, potrebbe prendere nota e sequestrare qualcuno e portarlo ad un’ora di gommone in Corsica o a 10 ore di gommone in Tunisia. In queste condizioni infatti riceverebbe riscatti milionari. Non ho sentito alcun commentatore o politico fare riferimento alla legge Scotti. I conti dei genitori di Silvia Romano furono monitorati o bloccati per esempio? Qualche giudice ha preso in mano il fascicolo? Non lo so, sembra tutto un teatrino surreale di due gruppi, i primi che urlano cose oscene ad una persona convertita, gli altri ad urlare cose oscene agli altri. Nessuno parla di legge, diritto, di procedure ecc. Eppure sono questioni di interesse pubblico, visto che sono in gioco milioni di euro pubblici, relazioni internazionali e terrorismo internazionale. Ridurre tutto a frasi cretine sul velo islamico o commenti altrettanto cretini tipo “e allora i 49 milioni della Lega?” che fa tanto “e allora Bibbiano?” di grillina memoria, fanno cadere le braccia a terra. Il governo deve rispondere all’opinione pubblica e dare risposte chiare.

Il secondo punto riguarda la geopolitica: È stato veramente umiliante vedere la liberazione dell’ostaggio riuscita grazie alla mediazione dei servizi turchi. Ex-colonia la Somalia su cui i nostri servizi non hanno più alcun peso, abbiamo dovuto chiedere ad un nuovo arrivato nel Corno d’Africa, la Turchia, di intercedere per noi. I favori tra Stati non sono mai fatti per beneficenza ma per interesse. Cosa ha promesso l’Italia alla Turchia? Un patto sulla Libia? Sulla situazione dei giacimenti petroliferi al largo della costa di Cipro? Sulla Siria? Questi sono temi importanti e sono stati offuscati dalle chiacchiere da bar sul velo.

7 commenti

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7 risposte a “Farouk e Aisha

  1. Nuvola

    Hm, mi hanno mandato questo: Silvana De Mari – Alle sciacquine in Africa lo stato non paghi la vacanza.
    Diciamo che io mi trovo d’accordo. Fa riferimento alla legge che impedisce di pagare i sequestri.
    Non so chi sia Silvana de mari e di che orientamento politico sia, ma davvero questo riscatto è andato a finanziare il terrorismo.
    Inoltre, la “convertita” mi sa tanto che non è davvero in sè. Potrebbe avere il buon senso di tacere. Mi fa rabbia che dica che “Capisce i motivi dei sequestratori”. Ecco, allora perché non è rimasta là a combattere con loro? Poveri i genitori di questa ragazza… e poveri noi.

  2. Kirbmarc

    Non sapevo nemmeno che esistesse la legge Scotti prima che me ne parlassi tu. Sapevo che in caso di rapimento solitamente si cerca di fare in modo che il riscatto non venga pagato (per non dare incentivi) ma non sapevo del sequestro dei beni e del blocco dei conti per decisione giudiziaria!

    L’assurdità di uno stato che paga i riscatti per gli Italiani sequestrati all’estero e se ne vanta persino mentre impedisce ai privati di farlo con la forza in Italia è degna di un racconto di Kafka.

    Comunque lo stato italiano paga persino mazzette a vari gruppi in Afganistan per non fare attaccare i militari italiani.

  3. @Kirbmarc
    Si, e il bello che il privato che tenta di pagare riscatto rischia di essere accusato di concorso in sequestro di persona, cioè dal punto di vista giuridico un padre che paga per liberare il figlio e’ colpevole di sequestro tanto quanto il sequestratore. Se e’ cosi, lo Stato che paga per liberare un cittadino italiano e’ colpevole di concorso in sequestro di persona. Ma invece di lasciare alla libera decisione e ai soldi della famiglia del sequestrato la decisione se farlo o no, lo Stato si sostituisce alla famiglia e usa soldi pubblici per, di fatto diventare, secondo ordinamento giuridico italiano, colpevole di concorso in sequestro di persona.
    Altro punto importante: pagare il riscatto con soldi pubblici significa anche deresponsabilizzare le scelte sbagliate delle persone. Se si va in una zona di guerra non esisterebbe mai una assicurazione che ti copra i danni, mentre lo Stato i danni li paga sempre, qualsiasi scelta scellerata l’individuo faccia.

  4. minimum@hotmail.it

    La questione “giuridica” fa acqua da tutte le parti e già questo getterebbe un ombra inquietante su tutta la vicenda. Ma io metterei l’accento sul copione che anche stavolta si è ripetuto persino con maggiore forza: il ritorno di questa ragazza è diventato uno spot spettacolare per la diffusione di un concetto veramente pericoloso, solidarietà univoca verso chi agisce contro i tuoi ideali di donna e persona, abbraccio incomprensibile verso chi ha compiuto nei tuoi confronti un crimine schifoso. Tutti i media, fatta qualche doverosa eccezione, di questo non parlano.
    Silvia è partita donna ed è tornata femmina, è partita libera ed è tornata schiava di un’ideologia sociale e religiosa che la annulla come donna e persona. A Milano aveva un sogno? Tornata ha un’altra identità…Io ci rifletterei. La commedia ha avuto un prezzo molto alto sia in senso economico che in senso sociale -esistenziale-ideologico: Aisha dichiara che vuole tornare in Kenia, io mi sento preso per fondelli e avverto un forte odore di farsa. Persino il suo nome ha cambiato, adesso rappresenta bene la sua sottomissione. Non mi piace affatto.

  5. @Fabristol sì ma Silvia Romano non è andata in una ‘zona di guerra’. E’ andata in Kenya, non lontanissimo da Malindi, insomma posti dove ci sono migliaia e migliaia di turisti oltre che cooperanti a vario titolo. Cioè non stiamo parlando di una ragazzina con manie di onnipotenza che vuole andare nel Kurdistan siriano a bordo di un asino per portare il proprio messaggio di pace. Quando ero studente di medicina sono stato per un breve periodo in un ospedale missionario in Angola, insieme a mio nonno, pediatra allora ottantenne. Né noi né gli altri medici e volontari avevamo la sensazione di essere degli irresponsabili votati alla morte. Quindi l’argomentazione del ‘moral hazard’ secondo me funziona poco.

    Poi: la differenza tra l’anonima sequestri sarda e Al Shaabab (o se per questo qualsiasi banda di armati) in Kenya o Somalia è che in Sardegna lo stato italiano ha la responsabilità di far rispettare la legge (quindi sconfiggere le associazioni criminali che si occupano di rapimento per estorsione), in Kenya o in Somalia lo stato italiano ha la responsabilità di tutelare i cittadini italiani (che si tratti della vittima di un rapimento come di un turista coinvolto da uno tsunami o da uno sprovveduto che si è fatto fregare tutti i soldi).

    Questo non vuol dire che sia per forza GIUSTO e OPPORTUNO pagare i riscatti. Ci sono evidentemente delle esternalizzazioni negative: non il moral hazard (perché non è che dico: vado in Somalia a fare il fricchettone, tanto dopo uno o due anni di prigionia mi liberano), ma il fatto che in questo modo si danno soldi a criminali e terroristi e soprattutto che si rendono tutti i cittadini italiani all’estero bersaglio per i rapimenti (cioè se sono un americano non mi rapiscono perché tanto il mio governo non paga il riscatto, se sono italiano piatto ricco mi ci ficco).

    Ma rimane un atto LEGITTIMO perché non ricade nella legislazione nazionale sui sequestri. La storia è abbastanza semplice: dopo che hanno ucciso Quattrocchi e Baldoni l’Italia ha cominciato a pagare i riscatti. E’ successo almeno una mezza dozzina di volte negli ultimi anni. Ogni volta c’è qualche malumore, ma mai le robe che si sono sentite per la povera Silvia/Aisha Romano, e chiaramente questo solo perché è stata fotografata col chador e si è convertita all’Islam. Cioè stiamo parlando di una poveretta che è stata per un anno e mezzo in costante timore per la propria vita e in totale isolamento (l’unico contatto umano era uno dei rapitori, col volto coperto, che parlava un po’ di inglese), ma chi ha voglia di andare a questionare su come ha risposto a questo trauma? Io credo che siano tutti impazziti.

  6. Ma io non ho parlato nel mio post di queste cose.

  7. Sì scusa, era in parte una risposta al tuo post (in merito al pagamento dei sequestri) e in parte ai commenti precedenti, anche uno tuo per quanto riguarda il riferimento alla ‘zona di guerra’ e al moral hazard (cioè la deresponsabilizzazione).

    Tornando al nocciolo del post, ribadisco che secondo me la differenza fondamentale sta tra lo stato (ministero degli interni, FFOO) che combatte la criminalità organizzata nel proprio territorio, e lo stato (ministero degli esteri, servizi segreti) che protegge i propri cittadini fuori dal proprio territorio. Non dico che per forza sia una differenza sensata e ragionevole, ma dal punto di vista legale non c’è nessuna ambiguità.

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